Teocrazia (definizione)

Teocrazia Forma di governo in cui la sovranità è teoricamente esercitata dalla divinità. Si distinguono due forme tipiche di teocrazia. In certi casi sono uomini particolari (profeti, sacerdoti, re-sacerdoti) che, nella pretesa di conoscere meglio di altri (per es. per diretta ispirazione) la volontà del dio o degli dei, governano, conformemente a questa, il popolo, come, per es., nell’ebraismo antico, o nella t. islamica sotto Maometto. In altri casi, invece, la t. è fondata sul carattere divino attribuito al re o capo, come nella t. tibetana; nel caso di dinastie ereditarie la qualità divina del re si giustifica con la sua discendenza divina, come nelle dinastie imperiali cinese e giapponese.

Storia delle dottrine politiche. Nella storia delle dottrine politiche s’intende per dottrina teocratica quella che, richiamandosi al detto paolino «non c’è autorità se non da DIO» (Romani 13, 1), riporta a DIO l’origine e il fondamento del potere politico. Già nella patristica si incontra una prima limitazione della portata di questa affermazione, venendo questa intesa nel senso che bisogna obbedire a DIO piuttosto che agli uomini quando il comando del principe contrasti con il volere di DIO. A mano a mano che il papato si rende indipendente e superiore al potere laico, la dottrina tende a riservare al papato l’origine divina, trasformando in un privilegio quello che era il comune fondamento di ogni potestà. Già in Incmaro di Reims la distinzione tra potere giusto e ingiusto, regio e tirannico, consente di ammettere eccezioni all’obbedienza dei sudditi e di mettere un limite al potere del principe. Il pensiero di Tommaso D’Aquino porta un atteggiamento nuovo, muovendo dal principio teorico che il potere politico è di diritto umano. Che il potere effettivo, concreto, venga concesso da una o altra persona è fatto del tutto umano, da DIO viene la «forma» del potere, ciò che vi è di essenziale nell’idea del potere e dell’autorità, spettante al corpus, al coetus consociatus come suo contributo; nelle posizioni concrete, storiche del potere non è DIO a investire il principe, ma la collettività. Il Rinascimento segnò una lunga interruzione nello sviluppo della dottrina teocratica, che riprese vita nel Seicento. Ma la posizione dei nuovi teorici della t. (in particolare, di F. Suárez) può definirsi come un eclettismo demo-teocratico. Suárez riafferma la tesi teocratica secondo cui il sovrano ha il suo potere da DIO e lo esercita come suo rappresentante, ma egli ricade immediatamente nella tesi democratica affermando che la potestà di dominare sugli altri uomini non fu data a nessun uomo singolo immediatamente da DIO. La potestà politica, per diritto naturale, risiede nella comunità e il concretarsi della sovranità del popolo nelle mani di un principe o di un collegio avviene per la via del contratto. Il fondamento divino del potere politico è tuttavia riaffermato, contro le dottrine democratiche, dai re e dai loro apologisti. Così la dottrina teocratica dà origine alla dottrina del diritto divino dei re, sostenuta nel sec. 17° da R. Filmer con il Patriarca, C. Salmasio con la Defensio regia, J.-B. Bossuet con la Politica. Soprattutto Bossuet con la restituzione del significato originale dei testi scritturali riafferma che il potere politico è creazione diretta di DIO, il consenso del popolo aggiungendosi solo per renderne possibili le trasformazioni. Nel sec. 18° trionfa la dottrina del diritto naturale; con la Restaurazione però, che si fonda ancora sul diritto divino, la dottrina teocratica viene rinnovata dai dottrinari del legittimismo. Ma ancora prima la dottrina era stata riaffermata da J. de Maistre, a fianco del quale  vi sono L.-G.-A. de Bonald, K.L. Haller, F.-J. Stahl, L. Taparelli d’Azeglio. Ma, analogamente a quanto era accaduto nel Seicento, su queste stesse correnti s’innesta una propaggine democratica rappresentata da F.-R. de La Mennais, per la sua avversione all’assolutismo regio e per l’affermazione della Chiesa come tutrice dei diritti del popolo e della libertà di fronte al potere civile. A La Mennais si richiamò poi il cattolicesimo democratico che avrebbe dato vita tra l’altro alla democrazia cristiana, trovando così fine la dottrina teocratica nel senso tradizionale e proprio del termine.

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