Nazireo

Il nazireato (in ebraico: נזיר, Nazir, cioè “consacrato”, “separato”) è il più antico tra i voti mensionati nella Bibbia, ovvero la consacrazione di un fedele a DIO con il conseguente voto di seguire alcuni rigidi precetti di vita; il consacrato è detto nazireo, ma anche nazareo, nazirita, nazarita o nazareno.

Il Cristo di Rembrandt raffigurato con lunghi capelli e barba. Molti studiosi ritengono che Gesù il Messia fosse stato un Nazireo (temporaneo) sulle orme del cugino Giovanni il Battista (nazireo a vita)

Gli obblighi inerenti a questo voto sono illustrati nella Bibbia, nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici (Gc13,1-14): il nazireo non può mangiare cibi impuri né cibi provenienti dalla vigna.
Nello specifico, questo voto di nazireato richiedeva che l’uomo o la donna seguissero le seguenti regole:

  • Astenersi dal vino, aceto di vino, uva, uva passa, liquori intossicanti, aceto distillato da tali sostanze, e dal mangiare o bere qualsiasi sostanza che contenga traccia d’uva.
  • Evitare di tagliarsi i capelli in testa, ma consentire alle ciocche di capelli di crescere.
  • Non diventare impuro/a toccando cadaveri o tombe (quindi non si può partecipare a funerali né entrare in un cimitero), anche di membri di famiglia e parenti stretti.

Dopo aver seguito queste regole per un determinato lasso di tempo (specificato al momento del voto individuale), la persona si immergeva in un mikveh e faceva tre offerte: una come offerta d’olocausto (olah, bruciata sull’altare del Tempio), 2 tortore o 2 piccioni uno come offerta del peccato e l’altro come Olocausto e un giovane Montone come offerta per la colpa (shelamim), oltre ad un cesto di pane azzimo, grano e libagione, che accompagnavano l’offerta di pace. Il nazireo poi compiva davanti a un sacerdote il rito nel quale gli venivano rasati i capelli, che poi erano bruciati nello stesso fuoco come sacrificio di comunione (Numeri 6:18).

Alcuni personaggi biblici, furono nazirei per tutta la vita “fin dal seno materno” (era la stessa madre che consacrava, prima della nascita, il figlio o la figlia a DIO), come ad esempio l’eroe Sansone (Gc13,2-7), uno dei Giudici d’Israele, al quale DIO donò una forza incredibile proprio per la sua obbedienza ed osservazione del voto di nazireato (13,1-16,31).

Il termine Nazir

Il termine nāzîr è radicato nel verbo che significa “separare”. La radice linguistica denota un senso di consacrazione o dedicazione. Levitico 22:2 descrive le donazioni che sono sacre a DIO come “separate, messa da parte”. Il ruolo dei sacerdoti è quello di “separare la gente dalle proprie impurità” (Levitico 15:31: “terrete separati i figli d’Israele da ciò che li contamina”). Il profeta Osea denuncia la peccaminosità del popolo dicendo che si sono separati o “consacrati a quell’infamia” nell’adorare il dio straniero Baal, divinità canaanea (Osea 9:10).

La “separazione” può avvenire anche in senso negativo, e in Isaia (Is 1:4) e in Ezechiele (Ez 14:5-7) alcuni peccatori vengono descritti come “sviati e voltati indietro” (cioè estraniati da DIO).
Nella Bibbia, molti dei termini che derivano dalla radice nzr sembrano riferirsi ad una condizione di possedere una sorta di regalità, una “corona”. L’amalecita che afferma di aver ucciso Saul quando gli chiedeva loro di farlo morire perché sofferente di troppe ferite, porta a Davide, futuro re successore, la corona di Saul, la sua nezer, come prova dell’avvenuta morte. Tale nezerè simbolo dell’uomo che fu precedentemente “distinto, riservato a” DIO (cfr. anche 2 Re 11:12; Cronache 23:11; Proverbi 27:24; Salmi89:40 ; 132:18). Questa condizione di essere separati viene applicata a Giuseppe nel linguaggio formulaico riscontrato negli antichi poemi: si veda Genesi 49:26 e Dueteronomio 33:16 – ûlĕqodqōd nĕzîr `eḥāyw, letteralmente “sulla testa di colui che fu separato dai suoi fratelli” (cfr. anche Lamentazioni 4:7 dove il termine forse significa “prìncipi” o regalità: coloro che sono separati). Levitico 21:12 si riferisce alla condizione speciale del sacerdote che è “esaltato al di sopra dei suoi simili” a causa della “consacrazione che è su di lui “mediante l’olio dell’unzione”” versato sul suo capo. In modo simile, ciò che appare essere una particolare gemma spesso tradotta con “diadema”, è chiamata nēzer e viene indossata in una sorta di turbante o acconciatura dal sacerdote (Esodo 29:6;39:30: “gli porrai sul capo il turbante e fisserai il diadema sacro sopra il turbante”; cfr. anche Zaccaria9:16).

Sansone Nazireo e Giudice di Israele, appena tradito tra le braccia di Dalila

Anche il Nazirita Sansone, come gli altri così designati nella Bibbia (Tanakh, per la tradizione Ebraica, o secondo la tradizione Cristiana Pentateuco), è uno che è separato, consacrato e dedicato in un qualche senso. In Giudici 13-16, la condizione di Sansone quale nazareno si collega con l’astenersi da parte di sua madre gravida dai prodotti fermentati del vino e da cibo impuro, dalla promessa di Sansone di non far mai avvicinare al proprio capo un rasoio. Il più ampio contesto biblico (per esempio Numeri 6:3-4 e Amos 2:11-12) indicano che l’astinenza dal vino in particolare fa sempre parte di ciò che si potrebbe chiamare la condizione rituale del nazareno, anche se emergono delle differenze nell’interpretare questa condizione rituale, in particolare tra Numeri 6 e altri riferimenti: vino e capelli sono parte di un complesso simbolico condiviso.

Nell’ebraico moderno la parola “nazir” viene anche usata per indicare i monaci, sia cristiani che buddhisti.

Leggi del nazireato

La Halakhah (la tradizione delle norme ebraiche) ha una ricca tradizione sulle leggi del nazireato. Tali leggi vennero registrate per la prima volta sulla Mishnah e sul Talmud nel Trattato Nazir. Furono poi codificate da Maimonide nella sua opera Mishneh TorahHafla’ah, Nazir. Dalla prospettiva dell’Ebraismo ortodosso queste leggi sono praticate tutt’oggi. Tuttavia, poiché ora non esiste più il Tempio di Gerusalemme onde poter completare il voto, le autorità rabbiniche sconsigliano l’osservanza del nazireato, tanto che non se ne ha quasi più notizia.

Leggi generali

Come voto

Le leggi dei voti in generale si possono applicare anche al voto di nazireato. Come per gli altri voti, un padre ha la capacità di annullare il voto nazireo della sua figlia giovane, e un marito ha la capacità di annullare il voto della moglie, la prima volta che ne viene a conoscenza (Numeri 30). Allo stesso modo tutte le leggi relative ai voti d’intento e condizionali si applicano anche ai voti nazirei.

Tipi di nazireato

Secondo la Bibbia esistono due tipi di voto di naziereato:

  1. Nazirita per un tempo determinato
  2. Nazirita permanente

Al nazirita è permesso di tagliarsi i capelli una volta l’anno, se i capelli gli creano disagio, inoltre in battaglia un nazirita permanente e non è obbligato ad evitare i cadaveri in quanto si legge che anche il Giudice Sansone durante le sue stragi di filistei, nemici del popolo di Israele, ne veniva indubbiamente a contatto uccidendoli.

Una persona può diventare nazirita sia che il Tempio di Gerusalemme sia in esistenza o meno. Tuttavia, mancando il Tempio, non c’è modo di portare le offerte che facciano terminare il periodo nizireo.

Ripetere il nazireato

Se un nazirita non riesce a soddisfare i citati tre obblighi, possono verificarsi delle conseguenze. Tutto o parte del tempo che la persona ha passato come nazirita potrebbe essere necessario ripeterlo.

Se un nazirita debba ripetere il tempo di nazireato dipende da che parte del voto sia stato trasgredito. Quel nazirita che divenisse contaminato da un cadavere è obbligato a cominciare l’intero periodo di nazireato nuovamente. Nella Mishnah, la Regina Elena di Adiabene promise di essere una nazirita per sette anni, ma venne contaminata vicino alla fine di ciascuno dei due suoi primi periodi nazirei, costringendola a ricominciare due volte. Fu nazirita per totale di 21 anni.

Diventare nazireo

Un credente, uomo o donna che sia, può diventare nazareno solo con una dichiarazione a DIO verbale ed intenzionale. Tale dichiarazione può esser fatta in qualsiasi lingua, e può essere formulata nella maniera più semplice, dicendo per esempio “anch’io” quando passa vicino ad un nazareno.
La persona può specificare la durata, a partire da 30 giorni in su. Se una persona non lo specifica, il voto è di 30 giorni. Una persona che dice “Sono nazirita per sempre” o “Sono nazirita per tutta la vita” è un nazirita permanente.
Dopo la nascita anche il padre, può dichiarare nazareno suo figlio, ma non sua figlia. Ciononostante, il figlio o qualsiasi membro stretto della famiglia ha il diritto di rifiutare tale condizione.

Essere un nazareno

Questo voto, come già specificato in apertura di voce, richiedeva che l’uomo o la donna osservassero le seguenti restrizioni:

  • Astenersi dal vino, aceto di vino, uva e uva passa;
  • Evitare di tagliarsi i capelli del capo;
  • Evitare di venire a contatto con cadaveri o tombe, anche di membri di famiglia, o entrare in qualsiasi struttura che contenga cadaveri o tombe.

È inoltre proibito al nazareno di consumare uva o derivati dell’uva, anche se non alcolici. Secondo l’interpretazione rabbinica, al nazirita non viene proibito di bere bevande alcoliche non derivate da uva, mentre stando l’interpretazione non rabbinica, al nazirita è proibito di consumare qualsiasi tipo di alcolico o aceto da tale alcolico, indipendentemente dalla fonte.

La tradizione Ebraica sostiene che un nazareno può pulirsi i capelli con le mani o grattarsi la testa e non si deve preoccupare se qualche capello cade. Tuttavia il nazirita non può pettinarsi i capelli dal momento che è quasi certo che il pettine strapperà qualche capello. Il nazareno che guarisce dalla Tzaraath, una forma di malattia della pelle descritta in Levitico 14, è obbligato a tagliarsi i capelli nonostante sia un nazirita.

Un nazareno che trova un cadavere insepolto è obbligato a seppellirlo, e in questo caso la sua contaminazione non sarà considerata tale.

Il vino e il cibo impuro devono essere compresi in un più ampio contesto per rendersi conto delle risonanze culturali della condizione di nazareno di cui i capelli intonsi sono una parte. Il vino, ad esempio, è frequentemente associato al sociale, quindi da evitare per colui che si “separa dalla massa”. Che si stia offrendo ospitalità ad amici o sperando di pacificare un nemico, la gente viene spesso descritta mentre porta o condivide del vino. Anna dà del vino e altri commestibili a Eli, il sacerdote, mentre porta suo figlio Samuele a servirlo. In simile modo, Iesse, padre di Davide, manda del vino a Saul, il re unto, tramite Davide stesso. Abigail mette del vino di fronte a Davide durante la sua fase di bandito, come segno di benvenuto e pacificazione, per evitare violenza contro il proprio inospitale marito e la famiglia (1 Samuele 25:18. Il vino ha anche un significato rituale di comunione nell’offerta quotidiana di libagione (Esodo 29:40, Levitico 23:13; cfr. anche l’interessante scena di Abramo e Melchisedek in Genesi 14:18). Insieme al pane, il vino denota partecipazione sociale nel pasto, con frequenti implicazioni di gioia, condivisione e letizia (Isaia 22:13; Giudici 9:13). Il vino inoltre è un medium culturale: deve essere fermentato e richiede abilità nella sua produzione. Di conseguenza, ad un livello, astenersi dal vino è come separarsi dal sociale e dal culturale.

D’altra parte, il vino nella Bibbia è anche associato con l’eccesso e il comportamento asociale, come nel caso di Lot, che una volta ubriaco (Genesi 19:32-35) si lascia contaminare dalle figlie, e Noè (Genesi9:21), che involontariamente espone la sua nudità a due dei suoi figli (cfr. anche 2 Samuele 13:28 e Genesi 27:25). Bere vino significa perdere controllo o liberarsi delle proprie responsabilità (Isaia 5:11,22 ; 28:1; Amos 2:8). Nella Bibbia quindi esiste una posizione morale dove si richiede astinenza – per esempio, da parte dei sacerdotiche servono nel santuario (Levitico 10:8-10; Ezechiele 44:21). In alcune fasi della cultura Ebraica antica, astenersi dal vino significa partecipare al santo e al sacro, essere ritualmente disponibili per la Divinità e identificarsi col divino. La proibizione al nazirita di bere vino in questo modo si affianca alla proibizione del cibo: non deve mangiare cibo impuro, secondo una versione dell’elenco dettagliato nel passo sacerdotale di Levitico 11.

Lo studio delle Sacre Scritture, fonte di Luce nel firmamento di coloro che credono

Di grande rilevanza per gli usi del nazareno, è la descrizione in Geremia 35 di un gruppo chiamato dei “Racabiti”, il cui patriarca proibisce loro non solo di bere vino, ma anche di abitare in case, di seminare, o di piantare vigne; devono invece vivere da nomadi in tende per tutta la loro vita. L’immagine ad un livello è quella dell’astinenza, e Geremia sembra ammirare l’autodisciplina dei Racabiti che mantengono queste regole, in contrasto con gli Israeliti, che spesso trasgrediscono dai Comandamenti di DIO. Similmente, il nazareno permette ai suoi capelli di crescere, incontaminati da strumenti umani; esso è quindi un tipo speciale di persona distinta, separata, santa, e autodisciplinata in aderenza a queste regole. Non bere vino lo mantiene asociale (socialmente separato) da un importante prodotto agricolo che forma relazioni tra la gente e tra gli esseri umani e DIO. Sansone, tuttavia, è un nazir secondo quanto ordinato dalla Divinità tramite un Suo emissario in un’annunciazione alla madre. 

Concludere il periodo di nazireato

Alla fine del periodo di nazireato, il nazireo (o nazareno) portava tre sacrifici al Tempio di Gerusalemme: il primo era un agnello come offerta d’olocausto (olah, bruciata sull’altare del Tempio), seconda era una pecora come offerta del peccato (hatat) e infine un capretto come offerta di pace (shelamim), oltre ad un cesto di pane azzimo (matzah), grano e libagione, che accompagnavano l’offerta di pace. Dopo l’offerta di tali sacrifici, il nazirita si radeva la testa nella corte esterna del Tempio e bruciava i capelli.

Parte dell’offerta di inizio del nazireato veniva data al kohen. Tale dono viene elencato come uno dei 24 doni kohanici.

Atteggiamenti nei confronti dei nazirei

Il nazireo è chiamato “consacrato al SIGNORE” (Numeri 6:8), ma allo stesso tempo deve portare un’offerta per il peccato (Numeri 6:11) ed i suoi peccati sono esplicitamente menzionati (“farà espiazione per lui, perché ha peccato”). Questa contraddizione apparente, indicata nel Talmud babilonese, portò a due interpretazioni divergenti. Samuel di Nehardea e Rabbi Eleazar ha-Kappar, concentrandosi sull’offerta del peccato del nazareno, lo consideravano un peccatore, insieme a chiunque altro digiunasse quando non ve n’era obbligo o che prendesse voti di qualsiasi tipo. Un altro Rabbi Eleazar sosteneva che il nazareno fosse santo e che il peccato citato nel versetto biblico si applicasse solo a quel nazirita che diventava impuro ritualmente (per esempio, venendo a contatto con un morto).

Simeone il Giusto (un Sommo Sacerdote del Secondo Tempio) si opponeva al voto nazareno e consumò il sacrificio offerto da un nazareno solo una volta. Un giorno, un giovane dai capelli fluenti venne da lui, desiderando di farsi radere la testa. Quando gliene fu chiesto il motivo, il giovane rispose che aveva visto il proprio volto riflesso in una fontana e ciò gli era piaciuto immensamente, in modo tale che ora temeva che la sua bellezza gli potesse diventare un idolo. Egli voleva quindi offrire i suoi capelli a DIO, e Simeone approvò e poi mangiò l’offerta del peccato che il giovane aveva portato.

Maimonide, seguendo l’opinione di Rabbi Eleazar ha-Kappar, chiama il nazareno peccatore, spiegando che una persona dovrebbe sempre essere moderata nelle sue azioni e non andare agli estremi. Ciò nonostante, afferma anche che il nazareno può essere iniquo o giusto a seconda delle circostanze.

Nahmanide, nel suo commentario della Torah, spiega che la persona dovrebbe essere un nazareno per tutta la vita e quindi, nel cessare di esserlo, si richiede l’offerta del peccato.

I nazirei nella storia

Due esempi di nazareni nella Bibbia sono Sansone (Giudici 13:5) e Samuele (1 Samuele 1:11). Nel primo caso, DIO inviò un Angelo a far conoscere alla madre, che ancora non aveva concepito, che DIO voleva il voto per suo figlio in modo che conducesse una vita da nazareno (cfr. Giudici 13:3-5), e nel secondo caso, la madre di Samuele (Anna) fece il voto prima ancora di aver concepito un figlio, dato che era sterile (cfr. 1 Samuele 1:11) – tali voti obbligavano a vivere una vita devota, ma in cambio avrebbero ricevuto doni straordinari (la grande forza e abilità nel combattimento fisico di Sansone, e il dono di Profezia di Samuele)

Sansone sembrerebbe aver trasgredito al voto in eccezionali occasioni, toccando un cadavere (Giudici 14:8-9) e bevendo del vino (“Sansone fece un convito, in ebraico: משׁתה‎ “festa del bere”, in Giudici 14:10). L’esegeta Gregory Goswell indica che “non si può capire la carriera ed gli errori di Sansone senza prendere in considerazione la sua condizione di nazareno”.

  • Giudici 13:6-7
6.La donna andò a dire al marito: «Un uomo di DIO è venuto da me; aveva l’aspetto di un Angelo di DIO, un aspetto spaventoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome.
7. Ma mi ha detto: ‘Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un consacrato a DIO dal seno materno fino al giorno della sua morte’.»
  • Amos 2:11-12
11. «Feci sorgere alcuni profeti tra i vostri figli e Nazareni fra i vostri giovani. Non è forse così, o figli d’Israele?»: dice l’Eterno.
12. «Ma voi avete fatto bere vino ai Nazareni e avete comandato ai profeti, dicendo: “Non profetizzate”.

 

 

Continua >>> pagina 2

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