Nazireo

Il nazireato (in ebraico: נזיר, Nazir, cioè “consacrato” o “separato”) è il più antico tra i voti menzionati nella Bibbia, ovvero la consacrazione di un fedele a DIO con il conseguente impegno di seguire alcuni rigidi precetti di vita; il consacrato è detto nazireo, ma anche nazareo, nazirita, nazarita o nazareno.

Il Cristo di Rembrandt raffigurato con lunghi capelli e barba. Il Messiah è di solito raffigurato con caratteristiche da Nazireo. Molti studiosi ritengono che Gesù il Messia fosse stato un Nazireo (temporaneo) sulle orme del cugino Giovanni il Battista (nazireo a vita)

Gli obblighi inerenti a questo voto sono illustrati nella Bibbia, nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici (Gc 13): il nazireo non può mangiare cibi impuri (ovvero quelli vietati nel Libro del Levitico) né cibi provenienti dalla vite.
Nello specifico il voto di nazireato richiedeva che l’uomo o la donna seguissero le seguenti regole:

  • Astenersi dal vino, aceto di vino, uva, uva passa, liquori intossicanti, aceto distillato da tali sostanze, e dal mangiare o bere qualsiasi sostanza che contenga traccia d’uva.
  • Evitare di tagliarsi i capelli in testa, ma consentire alle ciocche di capelli di crescere.
  • Non diventare impuro/a toccando cadaveri o tombe (quindi non si può partecipare a funerali né entrare in un cimitero), anche di membri di famiglia e parenti stretti.

Dopo aver seguito queste regole per un determinato lasso di tempo (specificato al momento dell’inizio del voto), la persona si immergeva in un mikveh e faceva tre offerte: una come offerta d’olocausto (olah, bruciata sull’altare del Tempio), 2 tortore o 2 piccioni uno come offerta del peccato e l’altro come olocausto e un giovane montone come offerta per la colpa (shelamim), oltre ad un cesto di pane azzimo, grano e libagione, che accompagnavano l’offerta di pace. Il nazireo poi compiva davanti a un sacerdote il rito nel quale gli venivano rasati i capelli, che poi erano bruciati nello stesso fuoco come sacrificio di comunione (Libro dei Numeri 6, 18).

Alcuni personaggi biblici, furono nazirei per tutta la vita “fin dal seno materno” (era la stessa madre che consacrava, prima della nascita, il figlio o la figlia a DIO), come ad esempio l’eroe Sansone (Gc 13,2-7), uno dei Giudici d’Israele, al quale DIO donò una forza incredibile proprio per la sua obbedienza ed osservazione del voto di nazireato (13,1-16,31).

Il termine Nazir

Il termine nāzîr è radicato nel verbo che significa “separare”. La radice linguistica denota un senso di consacrazione o dedicazione. Levitico 22, 2 descrive le donazioni che sono sacre a DIO come “separate, messa da parte”. Il ruolo dei sacerdoti è quello di “separare la gente dalle proprie impurità” (Levitico 15, 31: “terrete separati i figli d’Israele da ciò che li contamina”). Il profeta Osea denuncia la peccaminosità del popolo dicendo che si sono separati o “consacrati a quell’infamia” nell’adorare il dio straniero Baal, divinità canaanea (Osea 9, 10).

La “separazione” può avvenire anche in senso negativo, e in Isaia (Is 1, 4) e in Ezechiele (Ez 14, 5-7) alcuni peccatori vengono descritti come “sviati e voltati indietro” (cioè estraniati da DIO).
Nella Bibbia, molti dei termini che derivano dalla radice nzr sembrano riferirsi ad una condizione di possedere una sorta di regalità, una “corona”. L’amalecita che afferma di aver ucciso Saul quando gli chiedeva loro di farlo morire perché sofferente di troppe ferite, porta a Davide, futuro re successore, la corona di Saul, la sua nezer, come prova dell’avvenuta morte. Tale nezerè simbolo dell’uomo che fu precedentemente “distinto, riservato a” DIO (cfr. anche 2 Re 11, 12; Cronache 23, 11; Proverbi 27, 24; Salmi89, 40 ; 132, 18). Questa condizione di essere separati viene applicata a Giuseppe nel linguaggio formulaico riscontrato negli antichi poemi: si veda Genesi 49, 26 e Dueteronomio 33, 16 “ûlĕqodqōd nĕzîr `eḥāyw”, letteralmente “sulla testa di colui che fu separato dai suoi fratelli” (cfr. anche Lamentazioni 4, 7 dove il termine forse significa “prìncipi” o regalità: coloro che sono separati). Levitico 21, 12 si riferisce alla condizione speciale del sacerdote che è “esaltato al di sopra dei suoi simili” a causa della “consacrazione che è su di lui “mediante l’olio dell’unzione” versato sul suo capo. In modo simile, ciò che appare essere una particolare gemma spesso tradotta con “diadema”, è chiamata nēzer e viene indossata in una sorta di turbante o acconciatura dal sacerdote (Esodo 29, 6 ; 39, 30: “gli porrai sul capo il turbante e fisserai il diadema sacro sopra il turbante”; cfr. anche Zaccaria 9, 16).

Sansone Nazireo e Giudice di Israele, appena tradito tra le braccia di Dalila

Anche il Nazirita Sansone, come gli altri così designati nella Bibbia (Tanakh, per la tradizione Ebraica, o secondo la tradizione Cristiana Pentateuco), è uno che è separato, consacrato e dedicato in un qualche senso. In Giudici 13-16, la condizione di Sansone quale nazareno si collega con l’astenersi da parte di sua madre gravida dai prodotti fermentati del vino e da cibo impuro, dalla promessa di Sansone di non far mai avvicinare al proprio capo un rasoio. Il più ampio contesto biblico (per esempio Numeri 6, 3-4 e Amos 2, 11-12) indicano che l’astinenza dal vino in particolare fa sempre parte di ciò che si potrebbe chiamare la condizione rituale del nazareno, anche se emergono delle differenze nell’interpretare questa condizione rituale, in particolare tra Numeri 6 e altri riferimenti: vino e capelli sono parte di un complesso simbolico condiviso.

Nell’ebraico moderno la parola “nazir” viene anche usata per indicare i monaci, sia cristiani che buddhisti.
Alcuni studiosi ritengono che se una persona dovesse fare un voto di nazireato nell’era moderna, deve osservarlo fino alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, dato che al momento è distrutto e per concluderlo si devono offrire sacrifici nel luogo sacro.
Inoltre le leggi naziree dovrebbero essere osservate solo in Terra Santa, e chi prende il voto nella diaspora è costretto a trasferirsi in Israele per completarlo.

Le leggi del nazireato sono registrate nel trattato talmudico Nazir e codificate da Maimonide nelle Leggi del Nezirut.

Leggi del nazireato

La Halakhah (la tradizione delle norme ebraiche) ha una ricca tradizione sulle leggi del nazireato. Tali leggi vennero registrate per la prima volta sulla Mishnah e sul Talmud nel Trattato Nazir. Furono poi codificate da Maimonide nella sua opera Mishneh TorahHafla’ah, Nazir. Dalla prospettiva dell’Ebraismo ortodosso queste leggi sono praticate tutt’oggi. Tuttavia, poiché ora non esiste più il Tempio di Gerusalemme onde poter completare il voto, le autorità rabbiniche sconsigliano l’osservanza del nazireato, tanto che non se ne ha quasi più notizia.

Leggi generali

Come voto

Le leggi dei voti in generale si possono applicare anche al voto di nazireato. Come per gli altri voti, un padre ha la capacità di annullare il voto nazireo della sua figlia giovane, e un marito ha la capacità di annullare il voto della moglie, la prima volta che ne viene a conoscenza (Numeri 30). Allo stesso modo tutte le leggi relative ai voti d’intento e condizionali si applicano anche ai voti nazirei.

Tipi di nazireato

Secondo la Bibbia esistono due tipi di voto di naziereato:

  1. Nazirita per un tempo determinato
  2. Nazirita permanente

Al nazirita è permesso di tagliarsi i capelli una volta l’anno, se i capelli gli creano disagio, inoltre in battaglia un nazirita permanente e non è obbligato ad evitare i cadaveri in quanto si legge che anche il Giudice Sansone durante le sue stragi di filistei, nemici del popolo di Israele, ne veniva indubbiamente a contatto uccidendoli.

Una persona può diventare nazirita sia che il Tempio di Gerusalemme sia in esistenza o meno. Tuttavia, mancando il Tempio, non c’è modo di portare le offerte che facciano terminare il periodo nizireo.

Ripetere il nazireato

Se un nazirita non riesce a soddisfare i citati tre obblighi, possono verificarsi delle conseguenze. Tutto o parte del tempo che la persona ha passato come nazirita potrebbe essere necessario ripeterlo.

Se un nazirita debba ripetere il tempo di nazireato dipende da che parte del voto sia stato trasgredito. Quel nazirita che divenisse contaminato da un cadavere è obbligato a cominciare l’intero periodo di nazireato nuovamente. Nella Mishnah, la Regina Elena di Adiabene promise di essere una nazirita per sette anni, ma venne contaminata vicino alla fine di ciascuno dei due suoi primi periodi nazirei, costringendola a ricominciare due volte. Fu nazirita per totale di 21 anni.

Diventare nazireo

Un credente, uomo o donna che sia, può diventare nazareno solo con una dichiarazione a DIO verbale ed intenzionale. Tale dichiarazione può esser fatta in qualsiasi lingua, e può essere formulata nella maniera più semplice, dicendo per esempio “anch’io” quando passa vicino ad un nazareno.
La persona può specificare la durata, a partire da 30 giorni in su. Se una persona non lo specifica, il voto è di 30 giorni. Una persona che dice “Sono nazirita per sempre” o “Sono nazirita per tutta la vita” è un nazirita permanente.
Dopo la nascita anche il padre, può dichiarare nazareno suo figlio, ma non sua figlia. Ciononostante, il figlio o qualsiasi membro stretto della famiglia ha il diritto di rifiutare tale condizione.

Essere un nazareno

È inoltre proibito al nazareno di consumare uva o derivati dell’uva, anche se non alcolici. Secondo l’interpretazione rabbinica, al nazirita non viene proibito di bere bevande alcoliche non derivate da uva, mentre stando l’interpretazione non rabbinica, al nazirita è proibito di consumare qualsiasi tipo di alcolico o aceto da tale alcolico, indipendentemente dalla fonte.

La tradizione Ebraica sostiene che un nazareno può pulirsi i capelli con le mani o grattarsi la testa e non si deve preoccupare se qualche capello cade. Tuttavia il nazirita non può pettinarsi i capelli dal momento che è quasi certo che il pettine strapperà qualche capello. Il nazareno che guarisce dalla Tzaraath, una forma di malattia della pelle descritta in Levitico 14, è obbligato a tagliarsi i capelli nonostante sia un nazirita.

Un nazareno che trova un cadavere insepolto è obbligato a seppellirlo, e in questo caso la sua contaminazione non sarà considerata tale.

Il vino e il cibo impuro devono essere compresi in un più ampio contesto per rendersi conto delle risonanze culturali della condizione di nazareno di cui i capelli intonsi sono una parte. Il vino, ad esempio, è frequentemente associato al sociale, quindi da evitare per colui che si “separa dalla massa”. Che si stia offrendo ospitalità ad amici o sperando di pacificare un nemico, la gente viene spesso descritta mentre porta o condivide del vino. Anna dà del vino e altri commestibili a Eli, il sacerdote, mentre porta suo figlio Samuele a servirlo. In simile modo, Iesse, padre di Davide, manda del vino a Saul, il re unto, tramite Davide stesso. Abigail mette del vino di fronte a Davide durante la sua fase di bandito, come segno di benvenuto e pacificazione, per evitare violenza contro il proprio inospitale marito e la famiglia (1 Samuele 25, 18. Il vino ha anche un significato rituale di comunione nell’offerta quotidiana di libagione (Esodo 29, 40, Levitico 23, 13 ; cfr. anche l’interessante scena di Abramo e Melchisedek in Genesi 14, 18). Insieme al pane, il vino denota partecipazione sociale nel pasto, con frequenti implicazioni di gioia, condivisione e letizia (Isaia 22, 13; Giudici 9, 13). Il vino inoltre è un medium culturale: deve essere fermentato e richiede abilità nella sua produzione. Di conseguenza, ad un livello, astenersi dal vino è come separarsi dal sociale e dal culturale.

D’altra parte, il vino nella Bibbia è anche associato con l’eccesso e il comportamento asociale, come nel caso di Lot, che una volta ubriaco (Genesi 19, 32-35) si lascia contaminare dalle figlie, e Noè (Genesi 9, 21), che involontariamente espone la sua nudità a due dei suoi figli (cfr. anche 2 Samuele 13, 28 e Genesi 27, 25). Bere vino significa perdere controllo o liberarsi delle proprie responsabilità (Isaia 5, 11,22 ; 28, 1; Amos 2, 8). Nella Bibbia quindi esiste una posizione morale dove si richiede astinenza – per esempio, da parte dei sacerdotiche servono nel santuario (Levitico 10, 8-10; Ezechiele 44, 21). In alcune fasi della cultura Ebraica antica, astenersi dal vino significa partecipare al santo e al sacro, essere ritualmente disponibili per la Divinità e identificarsi col divino. La proibizione al nazirita di bere vino in questo modo si affianca alla proibizione del cibo: non deve mangiare cibo impuro, secondo una versione dell’elenco dettagliato nel passo sacerdotale di Levitico 11.

Lo studio delle Sacre Scritture, è da sempre ritenuto la base per la ricerca della conoscenza

Di grande rilevanza per gli usi del nazareno, è la descrizione in Geremia 35 di un gruppo chiamato dei “Racabiti”, il cui patriarca proibisce loro non solo di bere vino, ma anche di abitare in case, di seminare, o di piantare vigne; devono invece vivere da nomadi in tende per tutta la loro vita. L’immagine ad un livello è quella dell’astinenza, e Geremia sembra ammirare l’autodisciplina dei Racabiti che mantengono queste regole, in contrasto con gli Israeliti, che spesso trasgrediscono dai Comandamenti di DIO. Similmente, il nazareno permette ai suoi capelli di crescere, incontaminati da strumenti umani; esso è quindi un tipo speciale di persona distinta, separata, santa, e autodisciplinata in aderenza a queste regole. Non bere vino lo mantiene asociale (socialmente separato) da un importante prodotto agricolo che forma relazioni tra la gente e tra gli esseri umani e DIO. Sansone, tuttavia, è un nazir secondo quanto ordinato dalla Divinità tramite un Suo emissario in un’annunciazione alla madre. 

Concludere il periodo di nazireato

Alla fine del periodo di nazireato, il nazireo (o nazareno) portava tre sacrifici al Tempio di Gerusalemme: il primo era un agnello come offerta d’olocausto (olah, bruciata sull’altare del Tempio), seconda era una pecora come offerta del peccato (hatat) e infine un capretto come offerta di pace (shelamim), oltre ad un cesto di pane azzimo (matzah), grano e libagione, che accompagnavano l’offerta di pace. Dopo l’offerta di tali sacrifici, il nazirita si radeva la testa nella corte esterna del Tempio e bruciava i capelli.

Parte dell’offerta di inizio del nazireato veniva data al kohen. Tale dono viene elencato come uno dei 24 doni kohanici.

Atteggiamenti nei confronti dei nazirei

Il nazireo è chiamato “consacrato al SIGNORE” (Numeri 6, 8), ma allo stesso tempo deve portare un’offerta per il peccato (Numeri 6, 11) ed i suoi peccati sono esplicitamente menzionati (“farà espiazione per lui, perché ha peccato”). Questa contraddizione apparente, indicata nel Talmud babilonese, portò a due interpretazioni divergenti. Samuel di Nehardea e Rabbi Eleazar ha-Kappar, concentrandosi sull’offerta del peccato del nazareno, lo consideravano un peccatore, insieme a chiunque altro digiunasse quando non ve n’era obbligo o che prendesse voti di qualsiasi tipo. Un altro Rabbi Eleazar sosteneva che il nazareno fosse santo e che il peccato citato nel versetto biblico si applicasse solo a quel nazirita che diventava impuro ritualmente (per esempio, venendo a contatto con un morto).

Simeone il Giusto (un Sommo Sacerdote del Secondo Tempio) si opponeva al voto nazareno e consumò il sacrificio offerto da un nazareno solo una volta. Un giorno, un giovane dai capelli fluenti venne da lui, desiderando di farsi radere la testa. Quando gliene fu chiesto il motivo, il giovane rispose che aveva visto il proprio volto riflesso in una fontana e ciò gli era piaciuto immensamente, in modo tale che ora temeva che la sua bellezza gli potesse diventare un idolo. Egli voleva quindi offrire i suoi capelli a DIO, e Simeone approvò e poi mangiò l’offerta del peccato che il giovane aveva portato.

Maimonide, seguendo l’opinione di Rabbi Eleazar ha-Kappar, chiama il nazareno peccatore, spiegando che una persona dovrebbe sempre essere moderata nelle sue azioni e non andare agli estremi. Ciò nonostante, afferma anche che il nazareno può essere iniquo o giusto a seconda delle circostanze.

Nahmanide, nel suo commentario della Torah, spiega che la persona dovrebbe essere un nazareno per tutta la vita e quindi, nel cessare di esserlo, si richiede l’offerta del peccato.

I nazirei nella storia

Due esempi di nazareni nella Bibbia sono Sansone (Giudici 13, 5) e Samuele (1 Samuele 1, 11). Nel primo caso, DIO inviò un Angelo a far conoscere alla madre, che ancora non aveva concepito, che DIO voleva il voto per suo figlio in modo che conducesse una vita da nazareno (cfr. Giudici 13, 3-5), e nel secondo caso, la madre di Samuele (Anna) fece il voto prima ancora di aver concepito un figlio, dato che era sterile (cfr. 1 Samuele 1, 11) – tali voti obbligavano a vivere una vita devota, ma in cambio avrebbero ricevuto doni straordinari (la grande forza e abilità nel combattimento fisico di Sansone, e il dono di Profezia di Samuele)

Sansone sembrerebbe aver trasgredito al voto in eccezionali occasioni, toccando un cadavere (Giudici 14:8-9) e bevendo del vino (“Sansone fece un convito, in ebraico: משׁתה “festa del bere”, in Giudici 14, 10). L’esegeta Gregory Goswell indica che “non si può capire la carriera ed gli errori di Sansone senza prendere in considerazione la sua condizione di nazareno”.

Giudici 13, 6-7

6 La donna andò a dire al marito: «Un uomo di DIO è venuto da me; aveva l’aspetto di un Angelo di DIO, un aspetto spaventoso. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome.
7 Ma mi ha detto: ‘Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un consacrato a DIO dal seno materno fino al giorno della sua morte’.

Amos 2, 11-12

11 “Feci sorgere alcuni profeti tra i vostri figli e Nazareni fra i vostri giovani. Non è forse così, o figli d’Israele?”: dice l’ETERNO.
12 “Ma voi avete fatto bere vino ai Nazareni e avete comandato ai profeti, dicendo: ‘Non profetizzate'”.

L’aggettivo נְזִ֥יר “separato” è stato attribuito anche a Giuseppe (Genesi 49, 26).

26 Le benedizioni di tuo padre hanno superato le benedizioni dei miei antenati, [fino] le estremità delle colline eterne. Possano arrivare fino alla testa di Giuseppe e alla corona (della testa) di colui che fu separato dai suoi fratelli.

כו בִּרְכֹ֣ת אָבִ֗יךָ גָּֽבְרוּ֙ עַל־בִּרְכֹ֣ת הוֹרַ֔י עַד־תַּֽאֲוַ֖ת גִּבְעֹ֣ת עוֹלָ֑ם תִּֽהְיֶ֨יןָ֙ לְרֹ֣אשׁ יוֹסֵ֔ף וּלְקָדְקֹ֖ד נְזִ֥יר אֶחָֽיו:

Nazireato nel Talmud

Nazir (in ebraico: נזיר ) è un trattato della Mishnah e della Tosefta, appare inoltre in entrambi i Talmud, quello babilonese e quello gerosolimitano. Contiene principalmente le discussioni rabbiniche delle leggi del Nazireato, come descritte nel Libro dei Numeri 6, 1-21. Nella Tosefta il suo titolo esatto è Nezirut (“Nazireato”). Nella maggioranza delle edizioni della Mishnah questo trattato è il quarto dell’Ordine Nashim ed è suddiviso in 9 capitoli che contengono un totale di 48 paragrafi.

Tipi differenti di voto

Capitolo 1: I diversi tipi di voto imprescindibili per il Nazireato obbligatorio (§§ 1-2); Nazireato a vita, Nazireato di Sansone e la differenza tra questi due tipi (§ 2); il Nazireato viene calcolato in giorni, non in ore, e dura in genere trenta giorni se non è specificato un periodo definito (§ 3); diverse espressioni che rendono obbligatorio un tipo di Nazireato, anche se i capelli possono essere tagliati una volta sola in trenta giorni (§ 4); particolari espressioni indefinite utilizzate in connessione con il voto (§§ 5-7).

Capitolo 2: Se i voti, che vengono espressi in maniera incorretta o particolare, sono vincolanti (§§ 1-2); casi in cui un voto di Nazireato espresso chiaramente non è vincolante (§ 3); voti fatti in condizioni incompatibili col Nazireato (§ 4); combinazione di due Nazireati o di uno col voto di portare un sacrificio aggiuntivo per un altro nazareno; voti condizionali (§§ 5-9).

Capitolo 3: Quando un nazireo può tagliarsi i capelli nel caso in cui abbia fatto voto per un solo periodo di Nazireato o quando si è vincolato per due periodi specifici (§§ 1-2); se un nazareno, che è diventato impuro nell’ultimo giorno del suo periodo votivo, debba ricominciare il proprio Nazireato e i casi in cui è obbligato a farlo (§§ 3-4); il caso di uno che prende voti di Nazireato mentre si trova in un luogo di sepoltura (§ 5); Sembrerebbe inoltre che in alcune circostanze il Nazireato può esser osservato solo in Terra Santa; Elena, Regina di Adiabene, una volta fece voto di Nazireato per sette anni e completò tale voto ma quando andò in Terra di Israele, alla fine del settimo anno, Hillel il Vecchio decise che la regina doveva osservare il voto per altri sette anni poiché il periodo che lei aveva passato fuori della Terra di Israele non poteva esser preso in considerazione (§ 6).

Tutori e minorenni

Capitolo 4: Casi nei quali una persona annuncia un voto di Nazireato e quelli presenti dicono “Anche noi”; dispensa da tali voti; in merito all’annullamento da parte del marito dei voti di Nazireato fatti dalla moglie (§§ 1-5); un padre può far voto di Nazireato a nome di suo figlio minorenne ma non la madre; e in simile maniera un figlio, ma non una figlia, può in certi casi e per certi rispetti succedere al padre e continuare il suo periodo di Nazireato (§§ 6-7).

Capitolo 5: Casi in cui una persona dedica o fa’ voto per sbaglio; Nazirei che presero i voti prima della distruzione del Tempio e, arrivando a Gerusalemme per offrire sacrifici, apprendono che il Tempio è stato distrutto (§ 4); voti condizionali di Nazireato (§§ 5-7).

Sacrifici dei Nazirei

Capitolo 6: Cose proibite al nazireo; enumerazione delle diverse cose provenienti dal vitigno; casi in cui un nazireo è colpevole di violazione del divieto di bere vino (§ § 1-2); casi in cui è colpevole di trasgressione in merito al taglio dei capelli (§ 3); quando e come l’interdizione di contaminazione da cadavere è più rigorosa rispetto a quella del bere vino e del taglio dei capelli e quando e come gli ultimi due divieti sono più rigorosi del primo (§ 5); sacrifici e taglio dei capelli se il nazareno è diventato impuro (§ 6); sacrifici e taglio dei capelli quando il Nazireato è completato; bruciare i capelli tagliati nel contenitore dove si cuoce la carne del sacrificio; altre norme riguardanti i sacrifici fatti dai nazirei (§ § 7-11).

Capitolo 7: Il nazireo e il Kohen Gadol non possono contaminarsi tramite il contatto con cadaveri, anche in caso di decesso di un parente prossimo; discussione della questione se il nazireo o il sommo sacerdote si contaminino nel caso che tutti e due insieme trovino un cadavere che deve essere sepolto e non c’è nessun altro a farlo (§ 1); cose che contaminano il nazareno e altre norme in materia di impurità di una persona che entra nel Tempio (§§ 2-3).

Capitolo 8: Regolamenti nei casi in cui è in dubbio se il nazireo sia diventato impuro.

Capitolo 9: A differenza degli schiavi e delle donne, i “Kutim” (ovvero i Samaritani) non possono fare un voto di nazireato; quando e come i voti nazirei delle donne sono più rigorosi di quelli degli schiavi, e viceversa (§ 1); ulteriori dettagli riguardanti la contaminazione di un nazireo; esame dei luoghi di sepoltura e, in relazione ad essi, le regole per l’esaminazione di una persona che soffre di emorragie o tzaraath (lebbra o altre malattie infettive della pelle) (§ § 2-4); discussione sulla questione se Samuele fosse un nazireo (§ 5).

Tosefta

la Tosefta di questo trattato è suddivisa in sei capitoli. Interessante è la storia che narra del Sommo Sacerdote Simon il Giusto, che non consumò mai il sacrificio offerto da un nazareno eccetto che quello offerto da un bel giovane del sud poiché in quel caso si poteva desumere che il ragazzo avesse fatto il voto con le migliori intenzioni e in maniera ben accetta da DIO: quando Simone gli chiese perché avesse deciso di tagliarsi i capelli, il giovane rispose che, vedendo la propria immagine in una pozza d’acqua, era diventato vanitoso della propria bellezza ed aveva quindi preso il voto di Nazireato per evitare ogni tentazione (4, 7).

La Gemara babilonese, che in un passo introduttivo spiega, facendo riferimento alla Bibbia, la ragione per cui il trattato Nazir viene messo nell’Ordine Nashim, contiene anche molte frasi interessanti tra cui: “I quaranta anni (Samuele II 15, 7) son conteggiati da quando gli Israeliti chiesero un re per la prima volta” (5a). “Il nazireo ha peccato (Numeri 6, 11) negandosi il vino e, se uno che si nega il vino, che non è cosa essenziale, è considerato un peccatore; uno che si nega altre cose, che sono invece essenziali per il sostentamento della vita, è un peccatore ben più grande” (19a). “Una violazione della legge con buone intenzioni è meglio della sua osservanza senza buone intenzioni. Ciononostante si deve studiare la Torah e osservare i suoi comandamenti anche se non si è nel giusto stato d’animo dal momento che così si acquista gradualmente una mentalità congeniale” (23b).

Voti nazirei nel periodo intertestamentario

Questo voto venne osservato anche nel cosiddetto periodo “intertestamentario” (cioè il periodo tra la scrittura della Bibbia denominata Ebraica, ovvero il Vecchio Testamento secondo i Cristiani e Musulmani, e quella del Nuovo Testamento). 1 Maccabei 3, 49 (parte dei Libri deuterocanonici cristiani) cita che avevano finito i loro voti nazirei, con un esempio datato verso il 166 p.e.v. Flavio Giuseppe menziona una quantità di persone che avevano presi i voti, tra cui il suo tutore Banns (Antichità giudaiche 20.6) e Gamaliele registra nella Mishnah come il padre di Rabbi Chenena avesse fatto un voto nazireo per tutta la vita davanti a lui (Nazir 29b).

La Settanta LXX (ovvero la Bibbia dei “Settanta” la prima traduzione dall’Ebraico al Greco antico) usa vari termini per tradurre i 16 usi di Nazir nella Bibbia ebraica, come per esempio “colui che fece voto” (euxamenos εὐξαμένος) o “colui che fu fatto santo” (egiasmenos ἡγιασμένος) e altri. Non viene tradotto e traslitterato in Giudici 13, 5 come nazir (ναζιρ).

Naziriti nel Nuovo Testamento

Spesso il termine Nazareno attribuito dai Vangeli a Gesù viene erroneamente inteso come natio della città di Nazareth, in quanto al tempo della sua nascita la città stessa non esisteva, e non è mai stata menzionata nel Vecchio Testamento. Il termine “Nazareno” quindi sembra riferirsi proprio al voto (il sacrificio di un agnello e l’offerta del pane dei nazarei suggerisce una relazione col simbolismo cristiano).

Nel Vangelo secondo Matteo 11, 18-19 e in quello secondo Luca 7, 33-35 l’attributo dato a Gesù (indicato come “beone”) rende dubbio che possa essere stato un Nazareno permanente durante il suo ministero. Durante il consumo rituale del vino come parte dell’Eucaristia, il tevilah in Marco 14, 22-25 indica che Gesù osservava il voto di nazireato, quando disse: “In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di DIO”. Il rituale purificatorio col quale Gesù inizia il suo ministero (riportato in gGreco con “Battesimo”) ed il suo voto in Marco 14, 25 e Luca 22, 15-18 alla fine del suo ministero, rispettivamente riflettono i passi finali ed iniziali (purificazione con immersione in acqua e astensione dal vino) inerenti al voto di nazireato. Tali passi potrebbero indicare che Gesù stesso intendeva identificarsi come nazareno (“non bevendo il frutto della vigna”) prima della sua crocifissione e persino rifiutando l’aceto/vino mentre appeso in croce (Matteo 27, 34: “gli diedero da bere vino [aceto] mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.”)

Giovanni il Battista, cugino di Gesù e nazireo a vita

Luca evangelista chiaramente era consapevole che il vino era proibito in questa pratica votiva, poiché l’Angelo (Luca 1, 13-15) che annuncia la nascita di Giovanni Battista predice che “egli sarà grande davanti al SIGNORE; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito di DIO fin dal seno di sua madre”, in altre parole, un nazireo fin dalla nascita, con l’implicazione è che Giovanni avesse fatto il voto di nazireato permanente.

Scritti Neotestamentari

Gli Atti degli Apostoli sono attribuiti a Luca l’Evangelista; in Atti 18, 18, Paolo di Tarso si taglia i capelli a causa di un “voto che aveva fatto”. Si apprende inoltre che i primi giudeo-cristiani occasionalmente prendevano il voto nazireo temporaneo ed è probabile che il voto di Paolo menzionato in Atti 18, 18 fosse lo stesso, sebbene radersi la testa a Cencrea (Corinto), fuori della Palestina, non fosse in conformità con le regole rabbiniche. Se si deve prestar fede alla leggenda di Egesippo citata da Eusebio di Cesarea, Giacomo il Minore, Vescovo di Gerusalemme, fu un nazareno ed eseguì con rigorosa precisione tutte la pratiche comandate da quella regola di vita. In Atti 21, 20-24 Paolo venne avvisato di controbattere le accuse di alcuni giudaizzanti (che egli incoraggiasse una rivolta contro la Legge Mosaica). Egli allora dimostrò che andava a Gerusalemme per purificarsi e accompagnava quattro uomini al Tempio “che hanno un voto [nazireo] da sciogliere. Prendili con te, compi la purificazione insieme con loro e paga tu la spesa per loro perché possano radersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c’è nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la Legge.” (al fine di confutare gli oppositori). In ogni modo, tali stratagemmi ritardarono di poco l’inevitabile assalto contro di lui. Quando entrò nel Tempio lo arrestarono e accusarono in Atti 24, 5-18:

« Abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è capo della setta dei Nazareni. Ha perfino tentato di profanare il Tempio e noi l’abbiamo arrestato. »   (Atti 24, 5-6)

Il fatto che Paolo venga accusato di essere il “capo della setta dei Nazareni” – tradotto anche con “Nazorei” – fornisce un’ulteriore verifica che il termine “Nazoreo/Nazareno” era un’altra traduzione del nome Nazirita/Nazireo.

Cosa curiosa è il fatto che Luca qui non citi che l’apostolo Giacomo il Giusto abbia preso i voti di nazireato, sebbene storici cristiani successivi (per esempio, Epifanio di Salamina, Panarion 29.4) credettero che lo avesse fatto, e il voto di un nazareno spiegherebbe l’ascetismo che Eusebio di Cesarea appunto attribuisce a Giacomo, un’attribuzione che diede a Giacomo il titolo di “Giacomo il Giusto”.

Descrizione nella Bibbia

Il Libro dei Numeri 6, 1-27 riporta il testo seguente:

« …Il SIGNORE disse ancora a Mosè: «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al SIGNORE, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti; non berrà aceto fatto di vino né aceto fatto di bevanda inebriante; non berrà liquori tratti dall’uva e non mangerà uva, né fresca né secca.Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dai chicchi acerbi alle vinacce.

Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è consacrato al SIGNORE, sarà santo; si lascerà crescere la capigliatura. Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al SIGNORE, non si avvicinerà a un cadavere; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, di suo fratello e di sua sorella, non si contaminerà per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a DIO. Per tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato al SIGNORE.

Se uno gli muore accanto improvvisamente e il suo capo consacrato rimane così contaminato, si raderà il capo nel giorno della sua purificazione; se lo raderà il settimo giorno; l’ottavo giorno porterà due tortore o due colombi al sacerdote, all’ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno in sacrificio espiatorio e l’altro in olocausto e farà per lui il rito espiatorio del peccato in cui è incorso a causa di quel morto; in quel giorno stesso, il nazareno consacrerà così il suo capo. Consacrerà di nuovo al SIGNORE i giorni del suo nazireato e offrirà un agnello dell’anno come sacrificio di riparazione; i giorni precedenti non saranno contati, perché il suo nazireato è stato contaminato.

Questa è la legge del nazireato; quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all’ingresso della tenda del convegno; egli presenterà l’offerta al SIGNORE: un agnello dell’anno, senza difetto, per l’olocausto; una pecora dell’anno, senza difetto, per il sacrificio espiatorio, un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi fatti con fior di farina, di focacce intrise in olio, di schiacciate senza lievito unte d’olio, insieme con l’oblazione e le libazioni relative. Il sacerdote presenterà quelle cose davanti al SIGNORE e offrirà il suo sacrificio espiatorio e il suo olocausto; offrirà l’ariete come sacrificio di comunione al SIGNORE, con il canestro dei pani azzimi; il sacerdote offrirà anche l’oblazione e la libazione. Il nazireo raderà, all’ingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato; prenderà i capelli del suo capo consacrato e li metterà sul fuoco che è sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prenderà la spalla dell’ariete, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata senza lievito e le porrà nelle mani del nazareno, dopo che questi si sarà raso il capo consacrato. Il sacerdote le agiterà, come offerta da farsi secondo il rito dell’agitazione, davanti al SIGNORE; è cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto dell’offerta da agitare ritualmente e con la spalla dell’offerta da elevare ritualmente. Dopo, il nazareno potrà bere il vino. Questa è la legge per chi ha fatto voto di nazireato, tale è la sua offerta al SIGNORE per il suo nazireato, oltre quello che i suoi mezzi gli permetteranno di fare. Egli si comporterà secondo il voto che avrà fatto in base alla legge del suo nazireato». Il SIGNORE aggiunse a Mosè: «Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
Ti benedica il SIGNORE e ti protegga.
Il SIGNORE faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il SIGNORE rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.
Così porranno il Mio Nome sugli Israeliti e Io li benedirò»”. »   (Numeri 6:1-27)

Voti nazariti moderni

Movimenti protestanti

In uno dei suoi libri il predicatore protestante cinese Witness Lee – della denominazione Chiese cristiane locali – designa ciascuno dei tre requisiti del voto nazireo come rappresentazione metaforica di certe separazioni fisiche; tali requisiti vengono anche indicati come digiuni:

  • Astenersi dal vino – “Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dai chicchi acerbi alle vinacce.”(Numeri 6, 4) Secondo Lee, il vino significa digiunare dai “piaceri terreni o godimenti mondani.”
  • Evitare di tagliarsi i capelli – “Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo”(Numeri 6, 5). Il Nuovo Testamento afferma che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli. Quindi, secondo Lee, indecoroso significa separazione dalla “vanagloria”.
  • Evitare la morte – “Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si avvicinerà a un cadavere.”(Numeri 6, 6) Per Lee evitare la morte, anche la morte di un membro di famiglia, significa separazione dai nostri “affetti naturali”

Rastafarianesimo

I rastafariani seguono i Precetti della Bibbia e vedono il voto di nazireato come una raccomandazione di DIO a lasciar crescere i capelli lunghi (da qui che nasce il concetto dei dreadlocks, il tipico taglio “rasta”). Infatti essi vedono questa pettinatura come il simbolo di forza e di coraggio dell’immagine di Sansone.

In verità la tradizione del nazireato ha avuto una rimarchevole influenza sul moderno movimento del Rastafari, e certi elementi del voto sono stati adottati come parte di questa religione. Nel descrivere gli obblighi della propria religione infatti i rastafariani fanno riferimento al voto nazireo fatto da Sansone. I rastafariani affermano che Sansone aveva dreadlocks, come indicato da una descrizione che asserisce che egli avesse sette ciocche (=locks in ingl.) sul capo.

Inoltre, ai rastafariani viene insegnato di astenersi dagli alcolici in base al voto nazireo, mentre è consentiato l’uso della marijuana in quanto ritenuta la pianta che crebbe sulla tomba del Re Salomone, chiamato il Re Saggio, e da esso ne tragga forza utilizzandola come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, apportatrice di saggezza, ausilio alla preghiera. La Marijuana è anche associata all’Albero della Vita e della Saggezza che era presente nell’Eden a fianco dell’Albero della conoscenza del bene e del male.

« Non puoi cambiare la natura umana, ma puoi cambiare te stesso mediante l’uso dell’Erba…
In tal modo tu permetti che la tua luce risplenda, e quando ognuno di noi lascia risplendere la sua luce, ciò significa che stiamo creando una cultura divina »

I rastafariani, comunque, predicano la disciplina morale ed il controllo di sé, e sono avversi ad ogni forma di ubriachezza.

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