Vade Retro Satana

La locuzione latina Vade retro Satana, tradotta letteralmente, significa “Arretra Satana“, oppure “Va dietro di me Satana”.
Si tratta da un versetto Biblico in lingua latina presa dalla Vulgata, in cui Pietro apostolo cerca di opporsi a Gesù quando questi annuncia che avrebbe dovuto essere ucciso. Il Messia subito risponde a Pietro apostrofandolo duramente con le parole:

La medaglia di San Benedetto (detta anche croce di San Benedetto)

Dal tenore verbale del testo (vade post me, vade retro me) si evince che Gesù sta invitando Pietro a “rimettersi” nella posizione da discepolo che segue il maestro, senza quindi contraddirlo. La parola Satana indica che la reazione di Pietro e le sue parole andavano contro la dottrina che Gesù insegnava, e quindi contro la volontà di DIO, come da tradizione fa l’Angelo caduto ribellandosi al proprio CREATORE.

Questa espressione deve la sua fama soprattutto dall’essere stata inserita in una formula di esorcismo. Testo integro:

(C.S.S.M.L N.D.S.M.D.) Crux sancta sit mihi lux / Non draco sit mihi dux
(V.R.S. N.S.M.V.) Vade retro satana / Nunquam suade mihi vana
(S.M.Q.L. I.V.B) Sunt mala quae libas / Ipse venena bibas
(Latin)
Croce santa sii la mia luce, non sia il drago [serpente] la mia guida,
vai dietro di me satana, non persuadermi con cose vane,
sono cose sbagliate quelle che offri, bevi tu stesso i veleni.
(Italiano)

In seguito l’espressione è diventata quasi un proverbio con cui si vuole intimare ad una entità maligna di ritirarsi, e viene usata durante gli esorcismi.

San Benedetto e il Segno della Croce

Nella tradizione il farsi la croce per Benedetto fu un segno di salvezza in più occasioni. Si liberò dal veleno che alcuni monaci invidiosi gli offrirono per ucciderlo:

“…a mensa, secondo una loro usanza, presentarono all’abate per la benedizione il recipiente di vetro che conteneva la mortale bevanda. Benedetto alzò la mano e tracciò il segno della croce. Il recipiente era sorretto in mano ad una certa distanza: il santo segno ridusse in frantumi quel vaso di morte, come se al posto di una benedizione vi fosse stata scagliata una pietra. Comprese subito l’uomo di DIO che quel vaso non poteva contenere che una bevanda di morte, perché non aveva potuto resistere al segno che dona la vita.”

L’episodio, secondo il racconto di San Gregorio Magno, dovette ispirare le parole dell’esorcismo riferite alla bevanda che è offerta dal Male in persona, così come la protezione attribuita al segno della croce.

Già dall’inizio della permanenza a Subiaco, il demonio rompe la campanella che serviva al monaco Romano per avvisare il nostro Santo del momento in cui doveva ricevere i suoi alimenti. Leggiamo anche che il demonio, sotto forma di un uccello nero, provocò terribili tentazioni allo stesso Benedetto, e distrasse dalla preghiera un altro monaco, portandolo a vagabondare . Un fratello viene portato a mostrarsi superbo, invogliato dai cattivi pensieri che il demonio gli suggerisce; significativamente, Benedetto, accortosi del suo turbamento, gli ordina: “Traccia una croce sul tuo cuore, fratello”. Il demonio è l’ispiratore del presbitero Fiorenzo che, geloso, perseguita Benedetto ed i suoi discepoli, cercando sempre di rendere difficile la vita del monastero, tanto quella materiale, che quella spirituale, suscitando inconvenienti di ogni tipo, come la morte di un adolescente.

Questi episodi, riportati da Papa San Gregorio Magno, mostrano come San Benedetto combatté il demonio, che lo attaccava incessantemente, in qualità di avversario di ogni opera buona.

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