Matteo e il suo Vangelo: Colto esattore delle tasse, Ebreo Levita ed Apostolo

Matteo ben (figlio di) Alfeo chiamato anche Levi apostolo di Gesù ed evangelista (nato a Cafarnao 4/2 a. C. – Etiopia, 24 gennaio 70) fu, secondo i Vangeli, uno dei dodici apostoli ed autore del Vangelo secondo Matteo. In questo stesso vangelo viene chiamato “il pubblicano”, ovvero il colto esattore delle tasse che viene chiamato dal Maestro (Rabbì) Gesù; in Marco e Luca lo stesso pubblicano viene chiamato Levi, anche se non viene esplicitamente identificato con l’apostolo Matteo.

Secondo la tradizione della Chiesa, Matteo viene raffigurato insieme ad un Angelo al fianco che lo ispira e gli guida la mano mentre scrive il Vangelo; la figura alata è uno dei quattro esseri viventi presenti nel Libro di Ezechiele e nel Libro dell’Apocalisse e ciò perché il Vangelo di Matteo esordisce con la genealogia terrena e l’infanzia di Gesù Figlio dell’uomo, sottolineandone quindi la sua umanità.
A Matteo sono anche tradizionalmente riferiti dei testi apocrifi: il Vangelo dello pseudo-Matteo, che parla dell’infanzia del Cristo, gli Atti di Matteo e il Martirio di Matteo che ne descrivono la predicazione.

Il Vangelo più vecchio

La tradizione ecclesiastica antica ha considerato Matteo come il primo Vangelo, scritto in lingua Ebraica (Aramaica), anche se una parte della critica recente invece ritiene Marco come il Vangelo più antico. Il Vangelo secondo Matteo fù comunque composto subito dopo la seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme, dunque tra gli anni 70/100. Tra i sinottici, quello di Matteo è il vangelo più esteso, più completo, il più strutturato e anche il più citato.
Il pubblicano Matteo, è un uomo di elevata cultura, un esattore delle tasse, di formazione Ebraica/Ellenistica, tanto che pare abbia grecizzato il suo nome, i Vangeli secondo Marco e Luca infatti lo presentano con il nome di Levi (di famiglia Ebraica).

Analisi del Testo

Jesu che chiama Matteo, esattore delle tasse al banco delle imposte.

Gli Scritti di Matteo sembranono dichiarare lotta su due fronti, interno ed esterno. Quello interno costituito da carismatici (Mt.7,21), che hanno una intensa vita religiosa (Mt.7,22), ma non osservano o addirittura rifiutano l’interpretazione della Legge data da DIO, e perciò commettono iniquità (7,23). Contro costoro Matteo fa valere la continuità dell’autorità della legge, che non è stata abolita ma portata a compimento da Gesù (5, 17-20).
Ma c’è sicuramente anche un fronte esterno, costituito dal Giudaismo, che dopo la distruzione del Tempio nel 70, tentava di ricompattarsi attorno ai Comandamenti e alle sue differenti interpretazioni offerte dai rabbini farisei.
Le ribbellioni sociali/religiose contro gli ecclesistici del tempo “scribi e farisei” (23,1-36) che detenevano il potere e il culto, e dall’estraneità che esprime nei confronti dei loro luoghi di preghiera le “loro sinagoghe” (4,23; 9,35; 10,17; 13,54; 23,34).
Lo stile del vangelo secondo Matteo è solenne, quasi liturgico (ed infatti il più usato nella liturgia), e a differenza di Marco e Luca, che prediligono esposizioni vivaci e ricche di particolari, Matteo preferisce un racconto essenziale. Lo stile del suo scrivere è molto importante per capirne le intenzioni (l’esegesi).

Storia

I pubblicani costituivano una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. Gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all’erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente. I sacerdoti, per rispettare il primo comandamento, vietavano al popolo ebraico di maneggiare le monete romane che portavano l’immagine dell’imperatore. I pubblicani erano quindi accusati di essere peccatori perché veneravano l’imperatore.

Gesù passò vicino al pubblicano Levi e gli disse semplicemente Seguimi (Marco 2,14). Ed egli, alzandosi, lo seguì; e immediatamente tenne un banchetto a cui invitò, oltre a Gesù, un gran numero di pubblicani e altri pubblici peccatori. Il riferimento a un esattore di imposte a Cafarnao, di nome Levi, compare anche in Luca 5,27. Lo stesso episodio è riportato in Matteo 9,9, dove però il pubblicano viene chiamato Matteo; Levi e Matteo vengono generalmente ritenuti la stessa persona. Gesù lo scelse come membro del gruppo dei dodici apostoli e come tale appare nelle tre liste che hanno tramandato i tre vangeli sinottici: Matteo 10,3; Marco 3,18; Luca 6,15. Il suo nome appare anche in Atti 1,13, dove si menzionano gli apostoli che costituiscono la timorosa comunità sopravvissuta alla morte di Gesù.

Dipinto di Simone Cantarini, “San Matteo e l’angelo”, 1645-1648.

Il nome Matteo vuol dire Dono di DIO. Alcuni suppongono che abbia cambiato il nome come una forma tipica dell’epoca, per indicare il cambiamento di vita, analogamente a Simone, poi Pietro, e Saulo, poi Paolo.

Secondo alcune tradizioni, riportate da Clemente Alessandrino e dallo gnostico Eracleone, sarebbe morto per cause naturali. Secondo altre Passiones apocrife, attestate nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, avrebbe portato alla conversione il re Egippo e la terra su cui regnava, l’Etiopia, dopo aver fatto risorgere miracolosamente la figlia Ifigenia. La tradizione racconta anche che, alla morte del sovrano, gli sarebbe succeduto sul trono il re Irtaco, fratello di Egippo, che avrebbe voluto sposare la figlia del re defunto, Ifigenia, che però aveva consacrato la sua verginità al Signore.

Dal momento che la sua proposta di matrimonio era stata rifiutata dalla giovane, Irtaco chiese a Matteo di persuaderla a concedersi a lui, ma il santo in risposta lo invitò ad ascoltare una sua predica che avrebbe tenuto il sabato successivo nel tempio al cospetto di tutta la popolazione. Quel sabato l’apostolo proclamò solennemente che il voto di matrimonio di Ifigenia con il re celeste non sarebbe potuto essere infranto per il matrimonio con un re terreno perché se un servo usurpasse la moglie del suo re sarebbe giustamente arso vivo. Il santo sarebbe stato ucciso sull’altare mentre celebrava la messa, trafitto a colpi di spada da un sicario inviato dal re.

Sturttura

Il vangelo di Matteo si compone di sette parti nettamente distinte tra loro. Il nucleo centrale è formato di cinque discorsi (Matteo si rifà al Pentateuco), ognuno dei quali è separato dagli altri da una formula sempre uguale:” Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi [parabole, istruzioni]…” ( Mt.7,28; 11,1; 13,53; 19,1; 26,1).
Prima di ogni discorsi vi è una raccolta di fatti o miracoli, strettamente connessi al discorso stesso: Matteo vuole sottolineare che Gesù, Parola del PADRE, è il vero dabar (in Ebraico il termine significa parola-fatto, o fatto-parola).
La parola di DIO produce sempre un evento e gli eventi che Egli compie contengono sempre un Messaggio Divino. Prima e dopo il nucleo dei cinque ‘fatti e discorsi’, Matteo pone due sezioni. Una riguarda la nascita e l’infanzia del Messia, l’altra chiude il Vangelo e descrive la morte-risurrezione di Gesù.
Matteo è dunque strutturato come una cattedrale a 5 navate (i cinque discorsi) con un atrio (infanzia) e un’abside (morte e risurrezione). I cinque ‘discorsi’ (dabar) sono in relazione coi cinque Libri del pentateuco, come per dimostrare che Gesù è il nuovo legislatore, il nuovo Mosè.

– Introduzione e nascita di Gesù: Mt. 1-2 (genealogia, nascita, visita dei magi, fuga in Egitto, strage degli innocenti, ritorno a Nazaret.
Ognuno di questi fatti realizza un aspetto delle Sacre Scritture. Con Cristo inizia il tempo della realizzazione, del compimento della Salvezza. Matteo presenta chiaramente Cristo come il centro e il culmine della Salvezza.
Interessante è il parallelo tra la genealogia di Gesù e il Capitolo 33 del libro di Numeri: Questo è un capitolo intero di luoghi geografici, ma se si fa il calcolo, questi luoghi geografici sono 42 , esattamente come la genealogia, divisa in tre parti: le tre parti hanno 42 nomi= 42 tappe, 42 generazioni.

– Ai primi due capitoli segue il primo discorso (o discorso del monte): Mt. 5-6 (preceduto dai fatti riguardanti l’inizio del ministero (Mt.3-4).

– Il secondo discorso comprende una serie di miracoli (Mt. 8-9) e il discorso missionario (Mt. 10).

– Il terzo discorso comprende l’opposizione alla missione del Messia (Mt. 11-12).

– Il quarto comprende i fatti riguardanti la fondazione della Chiesa (Mt. 14-17) e il corrispondente discorso ecclesiale (Mt. 18).

– L’ultimo discorso comprende eventi riguardanti l’opposizione o lo scontro diretto di Gesù con le autorità di Israele (Mt. 19-23) e il discorso escatologico (Mt.24-25).

– Alla fine troviamo l’ultima sezione, che narra il compimento della vita del Messia: la sua passione, morte e risurrezione (Mt. 26-28).

Matteo capitolo 7, 12 la Regola d’Oro

Da questo schema si comprende facilmente come il Vangelo secondo Matteo abbia uno scopo didattico: Matteo vuol porsi come un “maestro” del Vangelo, un rabbino cristiano.
Egli è “lo scriba che trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt. 13,52). Le cose nuove sono quelle realizzate dal Messia, ovvero le sue azioni e le sue parole, mentre le cose antiche sono le promesse fatte da DIO a Israele, i riferimenti che l’Antico Testamento ha nei confronti del Messia.
Il vangelo secondo Matteo è segnato all’inizio e alla fine da un richiamo che rappresenta il filo tematico di tutta la narrazione: l’annucio della nascita dell’Emmanuele (dall’Ebraico “DIO con noi”) Mt. 1,22-23, e la promessa del risorto: “Io sono con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt.28,20).
Siamo di fronte a un vangelo dottrinale, centrato sulla fondazione della Chiesa, nuovo Israele, dopo che l’antico Israele ha rifiutato il Messia. La legge mosaica non è abolita, ma portata a compimento. l’Alleanza operata da Cristo è il completamento delle Alleanze sancite dai Profeti del passato.

La Teologia di Matteo

Matteo presenta Gesù come il Maestro (“Rabbino” in Ebraico), il Messia, il fondatore della Chiesa, nuovo Israele perchè, separata dalla Tribù di Giuda porti il messaggio a tutte le Nazioni del Mondo (Ez 36, 24-27 ; Ger 23, 5-8).
L’uomo ogni uomo è quindi posto di fronte ad una scelta che non ammette tentennamenti o compromessi: stare con la dottrina insegnata dal Maestro o contro quindi la Legge di DIO: Su questa discriminante ciascuno vive la propria esistenza rischiando di compromettere l’eternità dello Spirito.
La storia è un continuo antagonismo fra il bene e il male, un continuo ripetersi di eventi sotto diverse forme. Cristo è il progresso verso questa vittoria che si manifesta gradualmente nella Chiesa e nel mondo e si rivelerà solo nel “tempo escatologico” (“Era Messianica”), quando il pastore dividerà i capri delle pecore (Mt. 25).
DIO in Gesù si rivela come PADRE che ama (come è spiegato dal Maestro nel pregare il “PADRE nostro”), bisogna diventare piccoli come bambini, in relazione a DIO, umiliati e sottomessi (“Islam” in Arabo) è la condizione per entrare nel Regno Eterno(Mt.18,3-4).
Facendosi povero, Gesù chiamo ogni uomo ad accettare liberamente e gioiosamente spogliazioni e persecuzioni (Mt.5, 11-12).
Matteo inoltre cita sette monti:
– il monte delle tentazioni (Mt.4,8),
– il monte delle Beatitudini (Mt.5,1)
– il monte della Trasfigurazione (Mt.17,19,
– il monte degli Ulivi (Mt. 21,1; 24,3; 26,30),
– il monte della missione universale (Mt. 28,16).
La simbologia del monte richiama il monte Sinai e sottolinea la volontà di DIO di incontrarsi con l’uomo e Gesù, salendo sul monte, sembra ereditare da Mosè, il legislatore.

Gesù affida ai discepoli la missione di annunziare il vangelo, cioè la buona notizia, fonte di gioia, che DIO è con noi come padre che ama e perdona, così come noi perdoniamo coloro che sbagliano contro di noi (“nostri debitori”).
Gesù, di fronte al rifiuto da parte delle istituzioni a capo di Gerusalemme, fonda la sua Chiesa, di cui Pietro, l’apostolo che lo testimonia come “Figlio di DIO”, è il fondamento. La Chiesa è chiamata a proseguire nel tempo l’opera di Gesù, ad annunciare l’avvento del Regno. Il Regno è una simbologia ricorrente nei testi dell’A.T. In Israele l’esperienza storica del regno comincia con Davide, il re secondo il cuore di DIO, ed infatti gli promette un Regno eterno (cf 2 Sam 7, 13-16).

Matteo riporta quasi centocinquanta riferimenti, tra espliciti e impliciti, presenti nell’ Antico Testamento e riguardanti il Cristo.
Matteo riprende il tema del Protovangelo (Gen.3,15). La contrapposizione fra mondo e Cristo, fra i malvagi che rifiutano il Messia e la Chiesa , è espressa nella formula : “Non si possono servire due padroni. O si serve DIO o mammona” (ovvero il Mondo, i beni materiali) (Mt.6,24).

Anche gli altri evangelisti richiamano spesso profezie dell’A.T. riguardanti il Messia, ma Matteo, però, lo fa in modo sistematico e con uno scopo preciso volendo dimostrare la divinità di Cristo, ma soprattutto vuol dimostrare come Israele avrebbe dovuto al tempo riconoscere in Gesù Profeta e Messaggero di DIO.

Dopo la risurrezione Cristo invia gli apostoli fino agli estremi confini della terra (Mt.28,16-20). Essi devono essere il sale della terra e la luce del Mondo (Mt.5, 13-16). Essere sale vuol dire conservare per il Regno coloro che il PADRE ci affida, essere luce vuol dire prendere per mano i fratelli e condurli con amore sulle strade di DIO.

 


 

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