Il Natale Cristiano e le sue radici: nessuno conosce la data di nascita di Gesù Cristo

Papa Francesco nel Monastero “Mater Ecclesiae” porge gli auguri di Natale al Papa Benedetto XVI – 2018 (fonte avvenire.it)

Sembrerebbe davvero un peccato non festeggiare il Natale per un Cristiano, sia perchè questa ricorrenza è tra più le più gioiose e sane occasioni nella cultura occidentale (addirittura “imitata” dagli orgogliosi fratelli Ebraici con la festività “gemella” non riportata nella Torah, di Hannukkah), e sia perchè questo inno alla pace e all’unità familiare è entrata davvero nei cuori dei credenti.
Ma la Bibbia sia nel nuovo che nel vecchio Testamento non riporta affatto questa data, allora perchè non fare un pò di chiarezza sull’origine di questa festività?
Eppure, oggi più che mai, dovrebbero essere le autorità ecclesiatiche e i sacerdoti a farlo dato che la Chiesa è “guidata” non da uno, ma da due leaders. Infatti per la prima volta nella storia abbiamo due Papi, dato che originariamente per il Sommo Pontefice non erano previste le dimissioni dal proprio mandato.
Ma allora a cosa servono ai fedeli i regali e le cerimonie che Papa Francesco rivolge a Papa Benedetto XVI quando invece i sempre meno numerosi credenti Cristiani hanno bisogno principalmente di conoscenza e di chiarezza? E sulla nascita di Gesù, se si apre qualsiasi Testo Teologico e non sull’argomento scopriremo cose incredibili, perchè come diceva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

Non se ne parla mai, ma è scritto nella “Nuova Enciclopedia Cattolica” dell’Ordine Francescano (ed. 1941):

“…per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I Vangeli non indicano né il giorno né l’anno

“fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il Sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti” (giorno della nascita del sole invincibile)”

La notte tra il 24 e il 25 Dicembre è stata usata convenzionalmente (circa 300 anni dopo la morte di Gesù) come giorno della nascita del Messia (dal greco antico Messías – ebraico māšīāḥ משיח ,ovvero “unto” o “eletto”) e introdotta nel rito Cristiano. Sembra davvero strano quindi che la principale Festività d’Occidente, diffusa e celebrata in molte parti del Mondo, abbia a supporto una così vaga documentazione storica.
La data del 25 dicembre originariamente è il giorno natale principalmente del Sole ed è tra le più ricca di dibattiti culturali e religiosi della storia umana: nelle radici del Natale abbiamo culture e religioni provenienti dalla Siria, l’Egitto, la Mesopotamia, la Persia, l’Arabia e dalla stessa antica Roma.
Il 25 dicembre è la data di nascita e festeggiamento di personaggi divini precedenti la comparsa di Cristo: il dio Horus egiziano, il dio Mitra indo-persiano, il dio babilonese Tammuz/Yule e Shamas; sempre il 25 dicembre veniva festeggiato l’Invictus Sol Elagabalus a Emesa e il dio Sole Dusares/Helios a Petra. In tale data viene accreditata la nascita anche di Zarathustra, Khrisna e Dioniso, secoli o millenni prima di Cristo.

Le origini in astronomia
Nell’emisfero nord, nei giorni 22-23-24 dicembre il Sole sembra fermarsi in cielo (più si è vicini all’equatore più il fenomeno è evidente): è il Solstitium (Sole fermo). In astronomia sono quei giorni in cui il sole si ferma per invertire il proprio moto nel senso della declinazione; è cioè il punto dove il Sole raggiunge la massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Abbiamo la notte più lunga ed il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare ed il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, a giugno quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Convenzionalmente il solstizio cade il giorno 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. In poche parole il solstizio d’inverno ai tempi significava che il Sole, giunto nella fase più debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre dove sembrava precipitare, ma diventava con la sua vitalità “invincibile” (invictus) sulle stesse tenebre, il Sole “rinasceva”, aveva un nuovo “natale”. Appunto il “Natale del Sole Invincibile”.
Le popolazioni antiche ben conoscevano questo fenomeno del solstizio e lo trasformarono in occasione di festa. Questa interpretazione astronomica spiega perché il 25 dicembre (e giorni adiacenti) sia una data presente in culture e paesi molto distanti tra loro, dall’India al Messico, dal nord Europa all’Etiopia.

274 d.C: Il primo Natale a Roma
Il 25 Dicembre viene introdotto come giorno di festa per la prima volta nel 274 d.C. per ordine dell’Imperatore Aureliano che fece diventare Festa Ufficiale il Natale del Sole e la volle celebrata in tutto l’Impero Romano: il Dies Natalis Solis Invicti.
L’imperatore Aureliano aveva appena concluso la riunificazione dell’Impero Romano ed era reduce dalla grande vittoria sull’allora principale nemica dell’impero, la Regina Zebedia del Regno di Palmira. La vittoria era stata resa possibile dallo schierarsi di Emesa, città-Stato rivale, a fianco dell’esercito romano in un momento di sbandamento delle milizie; questa discesa in campo a favore dei Romani fu sostenuto dai sacerdoti di Emesa, cultori del dio “Sol Invictus”; Aureliano all’inizio della battaglia decisiva disse di aver avuto la visione benaugurante del dio Sole di Emesa.
L’Imperatore trasferì a Roma, in segno di ringraziamento, la classe sacerdotale e il culto del Sole di Emesa ed in onore del dio Sole Invincibile fece edificare un tempio di Stato a Roma, sulle pendici del Quirinale (Campus Agrippae, attuale piazza S. Silvestro).
All’imperatore non sfuggiva inoltre come l’adozione del culto del Sole in tutto l’Impero potesse servire a consolidare la riunificazione ed essere elemento di unità culturale.
La festa del Sol Invictus si affermò come la festa più importante dell’Impero, con grande partecipazione popolare a Roma, anche perché si innestava ed andava a concludere la festa romana più antica, i Saturnali. In questo grande pentolone di culti solari anche gli stessi riti cristiani si confondevano con essi, tanto che Sant’Agostino esortava i fratelli cristiani a non festeggiare il 25 dicembre il Sole, bensì Colui che aveva creato il Sole.

Carlo Maratta, Natività, 1650 – Roma, San Giuseppe dei Falegnami

330 d.C: Il primo Natale dei Cristiani
L’Imperatore Costantino, che era e rimase anch’egli un cultore del dio Sole, abbracciando la fede cristiana trasformò nel 330 la festa del Sol Invictus del 25 dicembre in Festa Cristiana. In precedenza (7 marzo 321) Costantino aveva cambiato anche il nome del primo giorno della settimana festivo, da Dies Solis (giorno del Sole) a Dominus (giorno del SIGNORE).
Questi cambiamenti non furono sempre graditi, tanto che nel centro-nord Europa è rimasto l’antico nome di giorno del Sole (Sunday tra i Sassoni, Sontag tra i germanici). Nel 337 Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cattolica, come riferito da San Crisostomo nel 390:

“In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu ultimamente fissata in Roma”.

Nel 354, si menziona per la prima volta in un calendario della liturgia romana la festa del 25 dicembre cristiano. Nel 461 questa scelta sarà riconfermata da Papa Leone Magno. Altri autori ecclesiastici rinviano al 354 con Papa Liberio la prima apparizione del Natale in Occidente.

La scelta della Chiesa di Roma di far coincidere la nascita di Cristo con la festa pagana più celebrata fu un tentativo di rispondere alla grande partecipazione che il culto del sole conservava tra la popolazione dell’Impero, adattandolo culto alla nuova religione.

L’imperatore Giustiniano, circa duecento anni dopo, legalizzò questa data per tutto l’Occidente, ed altre Chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarla il 6 gennaio (Epifania = Annunciazione).
All’epoca i cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli “romani” di idolatria e di adorare il Sole per aver adottato la Festa del Sole come festa della nascita di Cristo.
Anche le Chiese della Riforma, a cominciare dai Calvinisti, accusarono la Chiesa di Roma di cedimento dei cristiani al paganesimo. In effetti la dimensione pagana nel Natale durò a lungo.

Ancora centotrenta anni dopo la decisione di Costantino, nel 460, il Papa Leone Magno sconsolato scriveva:

”E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di S. Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei”
(7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4).

Lo stesso S. Ambrogio affermò che: “Cristo è il nostro nuovo Sole”, e nel 376 venne soppresso il culto di Mitra a Roma per ordine del prefetto, che con l’editto dell’imperatore Teodosio del 392 che diede inizio alle persecuzioni contro i riti pagani (da “pagos”= villaggio”), così il 25 Dicembre si affermò lentamente come Natale di Gesù e festa cristiana in tutto l’impero.

Una questione complicata: la data di nascita di Gesù
Chi stabilì che Cristo nacque nell’anno I fu il monaco Dionigi il Piccolo nel secolo VI, al quale risultava dai suoi calcoli che fosse nato in corrispondenza dell’anno 754 dalla fondazione di Roma. La sua datazione fu poi adottata come inizio dell’era cristiana dal Monaco Beda il venerabile nel 725 d.C. ed è la datazione attualmente in uso.
Gli storici hanno dimostrato che è una data assolutamente non certa, anche basandosi sul Vangelo di Matteo (Capitolo 2, 1) dove l’evangelista raccontava che Erode decise la strage di tutti i bambini primogeniti sotto i due anni. Di Erode si conosce solo la data della morte, che avvenne nel 4 a.C. pochi giorni prima dell’eclisse del 13 marzo. Luca, nel suo Vangelo, scrive che Gesù era nato durante il censimento di Quirino, funzionario romano in Siria. Quirino però fece due censimenti, uno nel 6 d.C. come governatore, l’altro nel 6 a.C. come funzionario insieme a Sanzio Saturnino. Gli storici prendono quindi il 6 a.C. come data di riferimento per ulteriore indagine.
Quando nel 330 d.C. l’imperatore Costantino stabilì la celebrazione in tutto l’impero del Natale Cristiano in luogo della festa del Sol Invictus (in occasione delle cerimonie per la nuova capitale dell’impero, Bisanzio) accadde che il Natale fu celebrato due volte in quell’anno: il 6 gennaio come da tradizione in Bisanzio e poi ancora il 25 dicembre come da decreto imperiale che fissava il definitivo cambiamento.

Statuetta di Mitra al British Museum

Mitra: il dio pagano
I primi secoli dell’era cristiana videro riversarsi su Roma una alluvione di culti, soprattutto dall’Oriente; in linea di massima ben tollerati dagli Imperatori in quanto accettabili nell’universo politeistico della religione romana. Presero piede in particolare culti solari come quello monoteista persiano di Mitra nel II-III Secolo d.C. che diventò il culto più concorrenziale al cristianesimo (leggi intero articolo), il culto egiziano di Horus e Iside o di Serapide, il culto ellenico-orientale di Dioniso e Apollo. Nel primo secolo d.C. scriveva Petronio “Il nostro territorio pullula di presenze divine, a tal punto che si incontra più facilmente un Dio che un uomo”.
L’imperatore Massimino il Trace fu invece cultore del Dio Sole Mitra come sembra lo fosse stato Nerone. Nel 218 divenne imperatore Elagabalus (già sacerdote del Sole ad Emesa), che si attribuì il nome del Dio Sole (El Galab = Dio Sole) e che fece costruire un tempio sul Palatino dedicato al Dio Sole Invictus siriano.
Successivamente l’imperatore Aureliano stabilì la festa del Sol Invictus, che continuò con Diocleziano ed altri fino a Costantino compreso, che fece incidere il Sole sul suo famoso Arco in Roma. In quei secoli furono fatte coniare da molti imperatori monete con l’effige del Sole e sul retro la propria, in altre monete è raffigurata Iside che allatta il Dio Sole bambino Horus.Anche le insegne militari dell’ esercito imperiale portavano i simboli del Sol Invictus. In quei secoli Roma era piena di templi e luoghi di culto delle diverse divinità solari.
Basti pensare che la Basilica di San Pietro è stata costruita sopra il tempio del Dio Sole Mitra ed ha tuttora al centro della piazza un obelisco egiziano. Ancora oggi le guide turistiche di Roma offrono escursioni nei mitrei, luoghi catacombali, santuari ricavati in ambienti sotterranei dei cultori di Mitra: le cripte dove avveniva questo culto sono state trovate in tutta Europa fino in Irlanda.
Festività e riti dell’ antica Roma furono un continuo adattare la tradizione di Roma a quella dei popoli vinti per renderla “universale”: all’inizio abbiamo influenze latine, etrusche e sabine, poi greco-ellenistiche e orientali.
Ma il culto di Mitra è quello che ha sostanzialmente più influenzato il rito religioso del Natale e la stessa religione cristiana. Sia a Mitra/dio Sole sia ad un suo profeta, Zarathustra, sono accreditate le nascite il 25 dicembre, molti secoli prima della nascita di Cristo. Mitra è fatto partorire da una vergine, è denominato “il buon pastore”, aveva 12 compagni, effettuava miracoli, sepolto in una tomba è risorto dopo tre giorni e la sua resurrezione veniva celebrata ogni anno.
Successivamente il culto mitriaco, ebbe una grande ripresa con l’imperatore persiano Artaserse II e nel periodo ellenistico, quando si diffuse nelle province dell’impero Romano e nella stessa Roma portato dai soldati romani che già sotto Pompeo si convertivano in massa.

Krishna: il dio Indiano
C’è scritto nei Rig Veda (Veda della Lode) indiani in epoca antecedente al primo millennio a.C.: “Il capo degli anacoreti chiamò a sé Devaki e le disse:

Vergine e madre, salve! Nascerà da te un figlio e sarà il salvatore del mondo. Ma fuggi, perché il tiranno Kansa ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel seno. Darai al mondo il figlio divino e lo chiamerai Krishna il sacro.

Krishna nacque da una vergine: “Mahadeva, il Sole dei Soli, le apparve nel lampo di un folgorante raggio sotto forma umana. Allora concepì il figlio divino.” (Rig Veda, brani tratti dalla traduzione di E. Shurè, I Grandi Iniziati, Bari, 1941).
Anche la storia di Krishna suggerisce influenze sulle religioni posteriori, compreso il cristianesimo. E’ partorito da una vergine, chi la feconda compare sotto forma di luce, è perseguitato da un tiranno che ordina l’uccisione di migliaia di bambini, è la seconda persona della trinità indiana, è denominato il dio pastore, fa miracoli e ascende al cielo. La radice del suo nome è similare a quella di Cristo (Il nome completo di Gesù Cristo fu definito integralmente e ufficialmente solo nel 325 d.C. nel Consiglio di Nicea). La vita di Krishna è ricchissima di particolari che ritroviamo nella storia narrata di Cristo.

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