Cassino – Gerusalemme: Giorno 4

Lo storico Forno a Villetta Barrea

13-14 Settembre 2017

Partenza: Villetta Barrea – 7:20 am
Arrivo: Rionero del Sannio
Meteo: Nuvoloso
Distanza: 29,1 Km
Tempo in movimento: 5h 29m
Dislivello effettuato: 665 mt

La casa nella quale mi sono risvegliato il quarto giorno mi era stata offerta gentilmente da Alessandro, un mio caro amico di Villetta Barrea. Era inabitata, e non era stata utilizzata da tempo, ma quel letto è stato davvero confortevole. Sopra un materasso ti muovi molto, molto meno di quando dormi a terra, e al risveglio le energie riaffiorano, mentre il pensiero di camminare per un ulteriore giorno sparisce.

La giornata era calda e senza nuvole, il viaggio davanti a me era così lungo che decisi di prendermi un giorno di completo riposo, il mio cammino poteva certamente attendere, e così decisi di recuperare qualche energia extra. Spesi quasi l’intera giornata al fiume, considerandolo una vera e propria Spa naturale, mi sono lavato i capelli, e ho messo più volte le gambe affaticate in ammollo nell’acqua montana freddissima di Settembre.
Fù il primo dei miei 5 giorni completi di riposo su un tutale di 101 giorni (95 camminando). Nel pomeriggio andai a salutare un mio amico in paese che, a causa di una caduta da cavallo, si trovava convalescente a letto. Mi fece anche una piccola offerta in denaro, inizialmente ero imbarazzato ad accettarla, ma sapevo che il viaggio poteva riservarmi degli imprevisti, e quindi con piacere accettai. Trascorsi il resto della giornata principalmente rilassandomi, facendo stretching e in serata i miei amici mi offrirono generosamente un’abbondantissima cena a base di carne (in foto) e dopo averli salutati e ringraziati andai presto a dormire.
Il supporto, durante quei primi giorni di adattamento, delle persone che ami ha accresciuto grandemente la mia fiducia. Io non ho mai dubitato un solo signolo momento di farcela ad arrivare a Gerusalemme, la Fede in DIO è l’unica realtà oggettiva che può generare nell’uomo una forza interiore tale che ti fa dimenticare la sofferenza, l’indigenza e la solitudine, ma onestamente credo che nessuno di loro si aspettasse che alla fine potessi davvero completare il mio viaggio.

La mattina dopo mi sono recato allo storico forno del paese, dove gentilmente mi hanno offerto una squisita pagnotta di pane appena tolta dal forno. Il pane si conserva a lungo nello zaino, anche più di una settimana se fresco, e riammorbidito dall’acqua torna a sfamare come appena sfornato, ma quei due kili sono finiti appena il giorno dopo. È difficile limitarsi nel mangiare quando spendi di media circa 4000 calorie solo camminando (le mie app sul cellulare monitoravano costantemente le mie attività fisiche).

Sono ripartito percorrendo il magnifico versante del Lago di Barrea (video a fondo pagina), e una volta attraversato il ponte mi sono ricollegato al Tratturo Pescasseroli-Candela che da Civitella conduce prima a Barrea, per poi proseguire nel territorio di Civitella Alfedena. Riscoprire questo percorso ormai eclissato dalla civiltà e spesso ricoperto dalla vegetazione, è stato davvero per me un fine stimolante. Mi sono chiesto più volte come il nostro “progresso” avesse potuto trascurare l’importanza e la bellezza di una strada a fondo naturale lunga circa 200Km e larga più di 60 metri. Un vero decadimento per un patrimonio dell’Umanità così rilevante, ma grazie a DIO negli ultimi anni molte organizzazioni si stanno dando da fare per riportare alla luce e salvaguardare almeno una parte di questo tesoro.
La strada in salita del tratturo è stata abbastanza dura, più che altro perchè mi sono perso più volte. Ho trovato frequentemente tratti di questo sentiero delimitati da pietre accuratamente accatastate dai nostri antenati, suggerendomi in quale direzione proseguire, ma ancora più spesso mi sono perso nella fitta vegetazione. Le mappe e la tecnologia mi hanno sempre riportato sulle zone battute ancora dai pascoli, e quindi facilmente visibili e percorribili. Ma per quanto riguarda i tratti completamente occultati dal tempo, i fitti rovi ne avevano ormai preso pieno possesso, ed i graffi delle spine sulle mie mani scoperte (più il sole) ancora oggi dopo un anno e mezzo visibili, mi ricordano di quanta forza si cela nella natura. Ma tutto era davvero così bello per arrestare la mia voglia di arrivare alla mia prossima destinazione, e dopo poco mi sono ritrovato ai piedi della montagna spaccata.

Spesi davvero molto tempo per superare quel tratto, non ero a conoscenza che la denominazione “spaccata” riferisse esattamente alla sua particolare geologia. Una fenditura nella roccia lunga molte centinaia di metri collocata in una zona molto affascinante seppur poco battuta anche dal punto di vista dei sentieri, e delle passeggiate. La frattura nella roccia apparentemente sembrava sormontabile, ma dopo numerosi tentativi provati e miseramente falliti senza l’ausilio di un sentiero, decisi di percorrere la passerella sul crinale della diga. Non ho potuto evitare di scavalcare un’alto cancello che mi ostacolava l’accesso, ma davvero i precedenti continui tentativi di attraversare quel valico mi avevano stremato. Avevo finito gli approvvigionamenti, l’imminente bisogno di rifornirmi di acqua, ed il sole caldissimo mi ricordarono di quanto le mete eccelse si raggiungano attraverso le vie più angustie. La mia prima emergenza, e la mia seconda vitale lezione imparata: Meglio essere appesantiti e lenti negli spostamenti dal sovraccarico di acqua, che leggeri e terribilmente assetati ed estenuati. Così anche quella mattinata era passata, e una volta attraversato il lungo crinale della diga (e scavalcato un’ulteriore recinzione) mi sono precipitato all’unico edificio distinguibile, suonando per chiedere se potevo rifornire il camelbak da 5lt.

Valico del Macerone

Niente è inverosimile per chi davvero ha fede, non ricevetti solo acqua, ma uno dei ragazzi che lavorava lì (solo dopo compresi che era un piccolo edificio della centrale idroelettrica) mi conosceva bene dato che avevamo condiviso momenti di sport insieme. In un altra regione, e molto tempo prima, ma quello non importava, avevo avuto acqua e riabbracciato un amico. Evitai abilmente le domande dei ragazzi incuriositi dal viandante, e rifiutai l’invito alla loro pausa pranzo. L’imprevisto precedente mi stava ritardando, dovevo raggiungere Rionero Sannitico prima del tramonto, e mi rimisi in marcia sempre con le mie Sacre Scritture in formato MP3 a darmi compagnia e sostegno nelle mie cuffiette.

Poco dopo persi le traccie del tratturo e mi ritrovai alle porte del bellissimo paese di Alfedena (comune dell’alto bacino del Sangro), dove feci una breve tour per ammirare le bellissime case del centro storico, e mi allontanai seguendo l’alberata Strada Statale 83 Marsicana. I miei passi erano accompagnati da un sole caldo, e in mezzo all’attraente natura del Parco Nazionale Abruzzese, decisi di “tagliare” per i campi per risparmiare qualche Kilometro (usanza che ho mantenuto per tutti i miei 95 giorni di cammino). Incontrai e percorsi una vecchia ferrovia ad un binario (foto), ma a causa dei grandi sassi sul fondo che mi rallentavano l’andatura, tagliai ulteriormente attraversando un pascolo di mucche, rimanendo sorpreso di quanto questi grossi bovini fossero ospitali nei confronti di un forestiero che rispettosamente attraversava un territorio sotto la loro amministrazione. Gli animali quasi sempre sono più ospitali degli uomini stessi, questa è la congettura.

Arrivai prima del tramonto a Rionero Sannitico e mi apprestai ad entrare in Chiesa per le mie preghiere serali. La preghiera è principalmente lode al CREATORE, ringraziamento e meditazione, ma quella sera per me principalmente fù di ringraziamento, DIO continuava a stare alla mia destra (Sal 16, 8). Uscito cercai un alimentari per mangiare qualcosa, era chiuso, riposo settimanale. Ero davvero stanco e affamato, mi concessi un “regalo”, la pizza. Ritenevo un modo giusto per investire i miei pochi soldi delle offerte ricevute fino a quel momento. Entrai, mi sedetti, ed ordinai. Dopo essermi lavato completamente e furtivamente nel bagno mi sentii davvero un principe davanti quella quattro formaggi. Ma scese la notte, ed era tardi per chiedere ospitalità. Mi ero imbarazzato a chiedere aiuto in Chiesa, erano solo i primi giorni di quella vita. Dormii fuori, al riparo dalle fronde dei pini, ricordo principalmente il luogo morbido sull’erba che trovai, i cani che abbaiavano ad ogni mio piccolo rumore e qualche goccia di pioggia.


“Io pongo sempre innanzi a me il SIGNORE, [Egli] sta alla mia destra, non potrò vacillare”.
(Libro dei Salmi 16, 8)


Tracciato gpx Giorno 4



Video Giorno 4

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