Cassino – Gerusalemme: Giorno 5

La magnifica strada statale 17 (S.S.17) che da Rionero Sannitico prosegue attraverso una natura quasi incontaminata fino ad Isernia

15 Settembre 2017

Partenza: Rionero del Sannio – 5:00 am
Arrivo: Castelpetroso
Meteo: Soleggiato
Distanza: 32,0 Km
Tempo in movimento: 5h 59m
Dislivello effettuato: 718 mt

La notte fu abbastanza movimentata. Il terreno, seppur avessi posizionato la mia stuoia su dell’erba alta e soffice, risultò ben presto umido e scomodo. Inoltre ogni qual volta facessi un minimo movimento, i cani delle case li attorno abbaiavano minacciando di rivelare a tutti la mia presenza. Non volevo di certo passare per un malintenzionato che si stava nascondendo, invece che per l’impacciato ed esausto viandante.

Partii molto presto, ancora prima dell’alba, ed infatti accesi l’applicazione Strava alle 5:00 am esatte, iniziando a camminare ancora con il buio. Oltrepassai il paese, e appena mi apprestai a percorrere la strada che in discesa mi conduceva nel cuore del Molise, mi resi conto che senza la luce dei lampioni del centro cittadino era quasi impossibile proseguire. Trovai una casa in costruzione, salii al primo piano, srotolai nuovamente la stuoia e posizionai il sacco a pelo. Avevo ancora molto sonno e riuscii a strappare un’altra oretta o due all’inizio del mio nuovo giorno di cammino.

La mattinata era fresca seppur soleggiata, continuai, come da programma, a seguire i resti del percorso  del vecchio tratturo Pescasseroli-Candela. Nei pressi di Forlì del Sannio chiesi alcune informazioni riguardo questa vecchia via di transumanza ad un anziano del luogo, e la storia che mi riportò fu davvero sorprendente. I pastori a cavallo che guidavano le carovane, il rumore dei numerosissimi campanacci, l’intero paese in festa per l’occasione così speciale, i racconti di quell’uomo allora bambino mi trasportarono davvero indietro negli anni, in un luogo in cui la vita del creato, degli animali, si intrecciava realmente con quella degli uomini. Gli abitanti facevano rifornimento di cibi freschi e nutrienti, spesso in cambio della sola ospitalità ai mandriani, e il duro viaggio dei pastori era ben ricompensato all’arrivo nei centri abitati. Che pensiero triste apprendere di aver ormai perso tradizioni così ricche di valori.

Ripresi il mio percorso verso la città di Isernia, il continuo sali e scendi della strada tra le montagne fù davvero arduo (valico del Macerone), ma così immerso nel verde non potevo non trovare la forza di spingere con più forza le gambe. Inoltre l’acqua e la frutta per strada erano abbondanti. Anche la Bibbia attesta che prendere lo stretto necessario nei campi non ti macchia del peccato di furto (Levitico 19, 9-10 e Deuteronomio 24, 20-22) ed io ho sempre seguito più la Legge impeccabile di DIO che quella imperfetta dell’uomo.
Arrivai ad Isernia evitando il più possibile le strade trafficate, e proseguii subito per la mia destinazione finale della giornata: il Santuario di Maria Addolorata di Castelpetroso.
Nei pressi di Pettoranello del Molise, abbandonai la S.S. 17 tagliando in mezzo a dei campi per risparmiare qualche chilometro. In seguito, dopo una breve sosta immerso nel verde, mi accinsi a risalire lungo il vecchio sentiero di montagna (foto nella galleria sotto) che conduceva alla Basilica. Non riuscii ad evitare di attraversare dei grossi rovi di spine che chiudevano il passaggio, fù evidente che la strada asfaltata era più in voga del sentiero da molti molti anni. Arrivai sicuramente con qualche graffio in più degli automobilisti, ma alla fine sopraggiunsi alle pendici del Santuario.

Rimasi meravigliato di quanta gente e quanto fermento ci fosse in quel magnifico luogo di culto. Appena giunto feci una preghiera all’interno e in seguito mi apprestai a chiedere informazioni per richiedere ospitalità.
Appresi subito da un’addetta all’accoglienza che quello era un giorno di festa: la celebrazione della Madonna dell’Addolorata. Subito il mio pensiero andò a mia madre, e a quanto dolore le avesse arrecato la mia partenza, ma non mi recriminai sul mio operato da figlio, DIO conosceva il mio cuore, e io quello di mia madre. Ero al corrente del malessere che il mio viaggio le stava procurando, ma allo stesso tempo mi risollevava il pensiero del bene che stava producendo nel mio Spirito questo cammino di Fede. Da sempre quella donna così tenace è stata la mia forza, così negli studi teologici, come nella preghiera e nella vita; confidavo che entrambi non saremo stati abbandonati dal PADRE nostro.

Una gentile addetta all’accoglienza di nome Francesca mi spiegò che in quel giorno così movimentato per il Santuario non erano previste ulteriori accoglienze di fedeli senza un preavviso. Ma dopo averle spiegato brevemente il mio status da pellegrino autentico (dato che non ero arrivato lì con i mezzi di trasporto come gli altri fedeli di quel giorno) si prodigò per garantirmi comunque il pernottamento. Il concetto di pellegrino oggigiorno ritengo sia spesso confuso, il termine (dal latino peregrinus) si riferisce sì a “straniero”, ma se si analizza l’etimologia si scopre che l’origine proviene da “per + agros” (in italiano “per + campi”), cioè da coloro che attraversavano anche i campi per giungere la loro destinazione. Originariamente nell’antica Roma erano quindi quelle persone libere che, non avendo lo status di cittadino Romano, si ritrovavano spesso a viaggiare di città in città a piedi.
Mi fece molto piacere aver avuto una “corsia preferenziale” ed essere stato aiutato in extremis, non ho mai annunciato in anticipo alle comunità ecclesistiche il mio arrivo durante il pellegrinaggio (tranne durante la tappa del 27 Ottobre 2017 nella Repubblica Monastica di Monte Athos in Grecia dato le problematiche burocratiche con la dogana), l’accoglienza, così come il rifiuto, entrambi provengono dalla Provvidenza di DIO, ed avere Fede significa proprio questo: affidarsi.

Avrei dormito quindi su un letto, e ricevuto in offerta anche del cibo cucinato. Il compito di ricevermi fu affidato ad una suora in un abito di un celeste inusuale che subito si occupò di me con apprensione (Matteo 25, 35-40). Ti rende molto riconoscente trovare ecclesiastici che davvero esercitano nel Nome di DIO. Suor Boniconsilli fu per me la prima esperienza di un clero che davvero opera, rimanendo vicina a me soprattutto nella preghiera, e questa cose mi ha dato grande forza durante il protrarsi delle mie fatiche camminando.
La cena fu gustosa ed abbondante, e la notte calma e ristoratrice, ci sono posti sulla Terra che emanano sacralità, e dove la presenza del Divino si percepisce maggiormente, ed il Santuario di Castelpetroso è sempre rimasto uno di questi luoghi Santi per me.

 


“Il nome dell’ETERNO è una torre fortificata; il giusto vi corre dentro ed è al sicuro.”
(Libro dei Salmi 46, 1 [2]*)

* Nel canone Ebraico il v.1 (considerato come introduzione) è il v.2:
Ebraico: לַֽמְנַצֵּ֥חַ לִבְנֵי־קֹ֑רַח עַל־עֲלָמ֥וֹת שִֽׁיר
English:
For the conductor, a psalm [song] of the sons of Korah, on alamoth.


Tracciato gpx Giorno 5



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