Cassino – Gerusalemme: Giorno 7

Eremo S.Egidio

17 Settembre 2017

Partenza: Eremo di Sant’Egidio – 15:51 am
Arrivo: Bojano
Meteo: Nuvoloso
Distanza: 9,43 Km
Tempo in movimento: 2h 06m
Dislivello effettuato: 181 mt

La serata precedente era stata vivace e piacevole, i due ragazzi di Bojano, Ilario e Massimiliano, si sono rivelati da subito persone spelndide, non solo per come mi hanno ricevuto, ma anche per essersi interessati a me e al cammino che stavo compiendo. Facemmo lunghe conversazioni, prima sotto le stelle davanti la grigliata di carne, e dopo nel rifugio dell’eremo fino a pochi istanti prima di crollare per l’inevitabile stanchezza.
Quando viaggi molto, conosci molte persone, e hai modo di sviluppare una certa capacità nel riconoscere in poco tempo la trasparenza d’animo del prossimo. L’apparenza spesso camuffa la realtà, invece il dialogare, il discorrere, specialmente davanti ad un pasto condiviso insieme (e per loro anche del vino), riescono a far molta chiarezza sulla sincerità o sull’ipocrisia dei tuoi interlocutori.

La terza persona che conobbi la sera del mio arrivo era anche l’unica vera abitante dell’eremo, e si chiamava suor Margherita. Infatti, mentre i due ragazzi si trovavano lì occasionalmente a causa della festa di Sant’Egidio, la monaca, con un deciso accento del nord Italia, mi spiegò che invece lei era la sola a risiedere stabilmente in quell’isolato, seppur magnifico luogo. La religiosa si dimostrò interessata al mio viaggio, anche se non esattamente empatica dato che la soluzione migliore che mi propose come letto fu il tavolo del vecchio rifugio. Stanco dal lungo viaggio, mi auguravo di trovare in quel posto un giaciglio più comodo, forse l’eremo non aveva una soluzione migliore per un pellegrino come me, eppure la tradizione di Bojano riporta che il complesso datato IX-X Secolo d.C (e ristrutturato nel 1995), funse da sempre come ricovero per i viandanti. Onestamente, guardando a ritroso, ho bei ricordi riguardo quella notte, per quanto scomodo abbia dormito (infatti quel giorno camminai solo poco più di 9Km), la compagnia dei ragazzi di Bojano mi aveva riempito lo Spirito di buoni propositi.

Già la sera prima, durante una delle tante chiacchierate avute con Massimiliano ed Ilario, ero stato avvertito del fatto che molti abitanti della cittadina molisana ai piedi del Matese, avrebbero l’indomani raggiunto quota 1025 metri per unirsi alle celebrazioni.
La mattina la prima cosa che mi colpì appena uscito dal rifugio, fu la magnifica vista del panorama sottostante all’eremo, un vero e proprio balcone sul Molise. Quanto più faticoso, solitario e tortuoso è il cammino, e tanto più è apprezzata, per gli occhi e per lo Spirito, la visuale che si ha una volta giunti a destinazione. Avendo percorso così tanti chilometri a piedi nel mio pellegrinaggio, così a stretto contatto con la natura, ho generato dentro di me una profonda relazione con essa. Sia nelle vesti di sapiente
insegnante, che in quelle di nonna che conferisce indispensabili consigli, non mi meraviglia il perchè alla natura sia stato nella storia imposto il nome di Madre. Seppure il CREATORE può essere trovato ovunque, sicuramente i luoghi più probabili d’incontro con DIO sono quelli dove dimora maggior pace. DIO è amico del silenzio.

Impiegai la mattinata per ammirare il luogo scelto saggiamente dal Santo per ritirarsi in isolamento. La mente e lo Spirito si fortificano nella solitudine, e quando si ritorna in mezzo alle persone, la loro compagnia è ancor più apprezzata, dopo lunghi momenti di introspezione avevo particolarmente accolto il socializzare con i presenti quel giorno.
La mattinata terminò con la Santa Messa celebrata da un giovane parroco, la piccola Chiesa nel suo stile rustico, era in perfetta armonia con il clima semplice di quel rifugio dalla società.
Dopo la Celebrazione Eucaristica ci sedemmo a tavola, io su esplicita richiesta mi unii di buon grado alla famiglia dei miei ormai due cari nuovi amici. Fu assolutamente degno della folcloristica tradizione del sud Italia, la generosità delle persone presenti si spinse talmente tanto da impedirmi quasi la ripartenza, a causa dell’eccesso di peso del mio zaino che era stato riempito di così tanta carne e formaggi. Ma per quanto pesante fosse sulle spalle, questo non poteva non strapparmi un rasserenato sorriso.
Avevo così deciso di concedermi una giornata di pieno recupero, ripartii solo a pomeriggio inoltrato e sulla via del ritorno casualmente mi accompagnai con un altro camminatore, che si presentò come Don Gianni.

Vista dal Matese

Percorremmo la discesa per mezzo di una strada secondaria conosciuta dal parroco che aveva appena celebrato la funzione religiosa, conosceva molto bene quelle montagne essendo originario e attaccatissimo a quei luoghi.
Don Gianni era stato rispettosamente da parte durante il convivio comunitario, ma nel corso di quella camminata insieme, riuscii ad apprezzare il suo marcato Spirito cristiano.
Mi spiegò che era appassionato di trekking, e che, nonostante la sua missione lo avesse condotto in una piccola Chiesa di Monteverde nel pieno della caoticissima Roma, si impegnava nel ritagliarsi degli spazi per le attività all’aperto.
A poco più di 40 anni, fu per me una bella attestazione di quanto la fede in DIO, tra i più giovani, non stia scomparendo, ma semplicemente scelga occupare molto più spazio negli Spiriti, seppur in molte meno persone. Ma forse è solo un effetto dell’essere credente, infatti la fede alimenta così tanto la speranza, che anche quando il tuo corpo è immerso nel buio, dentro di te, il cuore e lo Spirito si compiacciono nella luce. Anche Paolo di Tarso nelle sue lettere al discepolo Timoteo, lo istruisce su come lo zelo non ha età:

12 Non farti disprezzare da nessuno a causa della tua giovinezza. Sii un esempio tra i credenti in quello che dici, nella condotta, nell’amore, nello Spirito, nella fede e nella purezza.
(1Timoteo 4, 12)

Scendendo attraversammo il paesino di Civita Superiore, non potei far a meno di notare un curioso nome di una via, in un borgo ormai disabitato e cadente: “Località Giudecca” (in foto sotto). È incredibile di quanto la società e la cultura Ebraica abbia influenzato e contribuito alla crescita di altri Paesi in passato, ma le tracce di questa profiqua collaborazione sembrano ormai essere purtroppo dimenticate.

Dopo molto tempo trascorso a parlare insieme di teologia, sociologia e altri argomenti che io ricordo estremamente edificanti, le nostre strada si separarono, prima però Don Gianni si accertò di contribuire attivamente alla buona riuscita del mio viaggio, e contattò il Convento della Santissima Trinità di Sepino facendomi da ambasciatore.
La giornata era stata davvero piena di eventi, continuando a camminare appena fuori Bojano, trovai un’altura isolata e decisi di montare la tenda prima del tramonto. Subito dopo le preghiere serali, mi coricai nella minuta e traballante struttura, era così piccola che non permetteva nemmeno al mio zaino di entrare, e così lo lasciai fuori.
Passai la notte molto scomodo e con il costante pensiero, forse infondato, di poter essere raggiunto dai cinghiali a causa del persistente profumo che i viveri, in particolare la carne da poco cotta, emanavano tra la vegetazione circostante. Non accadde, ma comunque per premura alle primissime luci smontai la tenda e mi rimisi in marcia, in tutti i 101 giorni di viaggio verso Gerusalemme, quella fu l’unica volta che utilizzai la tenda.


1 SIGNORE, Tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.
2 Prima che nascessero le montagne, e la terra e il Mondo fossero generati,
da sempre e per sempre Tu sei, oh DIO.
3 Tu fai ritornare l’uomo in polvere quando dici: “Ritornate, figli dell’uomo”.
4 Mille anni, ai Tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.”

Libro dei Salmi 89(90), 1-4


Tracciato gpx Giorno 7



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