Cassino: La Porta della Roma Antica

La Porta di Roma

Cassino è un comune italiano della provincia di Frosinone nel Lazio, seconda città della provincia per numero di abitanti (circa 40 mila). Per secoli rimase il centro amministrativo della Terra di San Benedetto, e, per essere stata luogo di nascita di numerosi grandi credenti, la sua area viene tutt’oggi denominata la “Valle dei Santi“.
Anche la regione storica viene designata con un nome: la “Terra di Lavoro”[nota a], e infatti, sviluppatasi ai piedi del monte su cui sorge la celebre Abbazia di Montecassino, questa fù la terra che diede via alla rinascita dell’Europa (per questo Benedetto da Norcia è stato nominato Santo patrono d’Europa). A seguito del rovinoso collasso, sia politico che sociale, dell’Impero Romano, il popolo, seguendo l’esempio del Santo Monaco, riniziò a fondare la propria struttura societaria dalle basi fondando la sua etica proprio sul binomio Fede in DIO e lavoro (“Ora et labora“).

Durante l’Antica Roma

L’area archeologica testimonia l’antica importanza della città di Casinum, e oggi conserva alcuni notevoli monumenti della vecchia città romana, in parte all’interno delle vecchie mura, e in parte immediatamente a valle. Si conservano resti del tracciato viario antico, in particolare una strada pavimentata in basoli di calcare (un vecchio tratto urbano della via Latina prolungata sino a Casinum in occasione dell’acquisizione della città ai domini di Roma), nonché “Porta Campana” (un’entrata alla città così identificata in un’epigrafe relativa a restauri realizzati nel 57 d.C.) e l’anfiteatro.

Tra le più grandi vie romane ci fu la Appia Antica innaugurata dal censore del 312, Appio Claudio Cieco. Per la prima volta una grande strada prese il nome non già dalla sua funzione (come la “via Salaria” che serviva per il commercio del sale) o dal luogo dove conduceva (la “via Ostiense“) ma dalla persona che l’aveva fatta costruire. La via, denominata “regina viarum“, ossia la “regina delle strade”, all’inizio terminava a Capua, poi nel 268 a.C. venne prolungata fino a Benevento ed infine (191 a.C.) fino a Brindisi, divenendo così il principale porto e sbocco di Roma per i suoi traffici con la Terra Santa e l’Oriente. L’Appia Antica ha una posizione particolare, passa in alto nella Campagna Romana e non in un fondovalle come, ad esempio, la via Appia Nuova e come in genere facevano tutte le grandi vie di comunicazione. La via usa come tracciato la colata di Capo di Bove, una colata di lava di 270 mila anni fa che veniva dal Vulcano Laziale (i Colli Albani) e che, fluiva all’interno di un valloncello. Millenni dopo le colline laterali, tra le quali la lava era fluita, franarono perché composte di terra e divennero vallette (come quella dove oggi passa la via Appia Nuova). Invece la colata di lava (formata da leucitite, una selce durissima usata per pavimentare la strada) divenne la dorsale di una collina quasi rettilinea, che arriva dai Colli Albani fino a Roma. Allora Appio Claudio sfruttò proprio la sommità di questa dorsale per tracciare la via Appia, formidabile, nei secoli scorsi, anche per il panorama che dava sui due versanti.  L’obiettivo era avere una strada nuova e più grande per Capua, la grande alleata di Roma in una sorta di stato federale romano-campano, entrato inevitabilmente in collisione con la federazione sannitica. Per arrivare in Campania esisteva già una strada, la “via Latina”, questa via percorreva la valle del Sacco collegando Valmontone, Artena, Colleferro, Anagni, Frosinone, Cassino in un percorso a zig-zag di origine spontanea ma molto più lungo e tortuoso (inoltre attraversava una zona pericolosa visto che le montagne erano abitate dai Sanniti). Appio Claudio volle quindi una nuova strada che costeggiasse il versante marittimo, più rapida e sicura della “via Latina” ed arretrata rispetto al fronte di guerra. L’Appia nacque dunque come via strategica e militare, la cui realizzazione richiese due anni di lavoro, un onere ingente ed un grosso impegno tecnico per superare le notevoli difficoltà naturali.

Cassino la “Porta di Roma”

Cassino era storicamente, e lo è ancora oggi dal punto di vista geografico, considerata la porta d’accesso dal versante sud alla maestosa città di Roma. Un’entrata infatti di grande rilevanza e splendore, e questo è testimoniato dai molti scritti di storici e dai resti presenti: ville Romane, mausolei, l’anfiteatro e l’acquedotto (solo per citarne alcuni). Cassino per lo scrittore romano Aulo Gellio fu “la città simulacro e immagine della maestà del popolo romano” durante il glorioso periodo repubblicano e imperiale, e per questo motivo stategico i Romani la annessero alla città come baluardo. [nota b].

 

al tempo del suo primo splendore: e si veggon parte delle antiche mura che giravano per ispazio di circa quattro miglia, una porta assai ben conservata presso la via Latina
(Viaggio da Roma a Montecassino, Emilio Pistilli)

Ben presto però con il decadimento del dominio di Roma, questo territorio della penisola italiana fu calpestato e per lunghi periodi rimasto desolato. Una vallata troppo esposta alle orde barbariche, e da quel tramontare di grandezza, rimase sempre oggetto di predominio straniero. Una posizione difficile da difendere, il centro e sud di Roma (e dell’Italia odierna) si trova nel bel mezzo del mar Mediterraneo, ed infatti Mediterraneus, dal latino significa “in mezzo alle terre”. Così, come Cassino fu considerata “la porta di Roma”, questo piccolo mare era ritenuto come “la porta per l’Europa”, l’accesso ad un territorio molto ambito dalle potenze straniere. I Saraceni, su tutti, dopo molti anni di supremazia in questi luoghi, hanno lasciato un’influenza indelebile nel sud Italia che, ad oggi, si è ormai completamente fusa con le radici del popolo. Questi abitanti originari del medio Oriente venivano così chiamati dal latino sarraceni (che derviva dall’aramaico sarq[iy]īn che significa “abitanti del deserto”, da sraq, “deserto”) o “orientali” (sharq[iyy]ūn, dal sostantivo arabo sharq, “oriente”). Come afferma la famosa etimologia di Isidoro di Siviglia:

“I Saraceni sono stati così chiamati o perché si proclamano discendenti di Sara, ovvero perché, come dicono i gentili, sono originari della Siria, quasi Sirigini: abitano un deserto vastissimo. Sono chiamati anche Ismaeliti, così come insegna il libro del Genesi, in quanto discendenti di Ismaele, e prendono anche il nome di Kedar, da quello del figlio di Ismaele, o di Agareni, da Agar.”
(Isidoro di Siviglia, Etimologie, IX, 2,57.)

La linea Gustav (Linea d’Inverno) “il confine”dell’11 Maggio 1944

Cassino quindi è stata sempre terra di grandissima rilevanza, considerata il “limite” prima del quale abbiamo l’accesso nella capitale del mondo antico. Un confine ed una barriera da oltrepassare per arrivare a Roma che, anche nella II Guerra Mondiale, fu palcoscenico di importantissimi eventi. Proprio per Cassino passava una linea fortificata difensiva approntata in Italia con disposizione di Hitler, chiamata la linea Gustav (detta anche la Linea d’Inverno). Questa divideva in due la penisola italiana: a nord il territorio in mano alla Repubblica Sociale Italiana e alle truppe tedesche, a sud gli Alleati, Cassino fu quasi totalmente distrutta dai bombardamenti (per questo è nota anche come la Città Martire), seppur completamente ricostruita nel dopoguerra, questo luogo da sempre rimane strategico per le comunicazioni tra il centro e il sud d’Italia.

Per queste motivazioni, il Monastero fondato da Benedetto da Norcia, ottenne un grande vantaggio politico e sociale, la sua collocazione lo rese come il “porto” internazionale degli scambi interculturali. La Biblioteca e l’archivio di Montecassino sono ancora oggi riconosciuti come i più imponenti e di valore del mondo intero.

 


Note

[nota a] “Tornando a dir di San germano, essa è piccola ma molto illustre città in su la terra di Lavoro, animata da poco più di cinquemila abitatori. Il suo sito e a piè di Monte Cassino in fertil pianura tutta irrigata dalle acque del Rapido e di altre fiumane, che scendono copiose dai giochi delle vicine montagne. Vari personaggi ella generò di nome assai chiaro il famoso quali per pregio di armi e di lettere, quali del maneggio di grandi civili negozi.” (Viaggio da Roma a Monte Cassino ; Alessandro Guidi 1868)

[nota b] “L’illustre letterato Marco Terenzio Varrone, che il loco ebbe una sontuosa villa, ci informa che per lunghi periodi i Sanniti occuparono la città, fino a quando i romani la conquistarono definitivamente per farne un proprio baluardo contro le sollecitazioni nemiche dal meridione.” (Cassino – Dalle origini ad oggi ; Emilio Pistilli 1994)


Bibliografia

 

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