Le Conferenze Spirituali di Cassiano: Imparare dall’esperienza dei nostri antenati

 

8.a CONFERENZA

SECONDA CONFERENZA DELL’ABATE SERENO

GLI SPIRITI CHE SI DICONO PRINCIPATI

 

Indice dei Capitoli

I – Cortesia dell’abate Sereno;
II – Domande sulle diversità che si riscontrano tra gli spiriti maligni;
III – Risposta: la sacra Scrittura racchiude diversi alimenti;
IV – Nella interpretazione della sacra Scrittura si possono avere due sentenze diverse;
V – La risposta al quesito proposto è da computarsi tra le opinioni liberamente dibattute;
VI – Dio non ha creato nulla che sia cattivo;
VII – Origine dei Principati o Potestà;
VIII – Della caduta del diavolo e degli angeli;
IX – Obiezione: la caduta del diavolo incomincia con la seduzione di Eva;
X – Risposta riguardante l’origine della caduta del diavolo;
XI – Il castigo riservato a chi inganna e a chi è ingannato;
XII – Demoni che a schiere popolano l’aria e loro movimenti;
XIII – Le schiere degli angeli buoni e di quelli malvagi esercitano tra loro le stesse battaglie che suscitano tra gli uomini;
XIV – Da dove è derivato il nome di Principati e Potestà agli spiriti maligni;
XV – Non senza una ragione gli spiriti celesti hanno ricevuto il nome di Angeli e Arcangeli;
XVI – La sottomissione che i demoni osservano nei confronti dei loro capi viene dimostrata attraverso la visione di un monaco;
XVII – Ogni uomo ha due angeli attorno a sé;
XVIII – Due filosofi dimostrano la diversità di malizia esistente tra gli spiriti maligni;
XIX – Niente possono i demoni contro gli uomini, se prima non s’impossessano della loro mente;
XX – Domanda riguardante quegli angeli ribelli dei quali si legge, nel libro del Genesi, che ebbero rapporti con le figlie degli uomini;
XXI – Soluzione della questione proposta;
XXII – Come si può imputare ai figli di Seth la loro unione con le figlie di Caino, se quella unione non era stata proibita in antecedenza?;
XXIII – Risposta: fin dall’inizio dei tempi la legge naturale rese gli uomini passibili di giustizia e di pena;
XXIV – Coloro che peccarono prima del diluvio furono puniti giustamente;
XXV – Come si deve intendere il Vangelo quando dice che il demonio è « bugiardo e padre della menzogna » [1].

 

I – Cortesia dell’abate Sereno

Dopo aver compiuti gli atti che il giorno festivo esigeva, quando l’assemblea si sciolse, noi tornammo alla cella del santo vecchio, dove ci fu offerta una lauta refezione. Invece della solita salsa condita d’una goccia d’olio, che costituiva il suo cibo quotidiano, quel giorno l’abate Sereno preparò un intingolo nel quale versò una razione d’olio più abbondante del solito.

Ho detto prima che ogni monaco, quando sta per prendere il suo cibo quotidiano, vi lascia cadere una goccia d’olio, ma non lo fa per avere qualche piacere nel gustarla. Del resto la quantità è così piccola che, oltre a non poter accarezzare le papille della gola, direi che non è neppur capace di raggiungerle.

L’uso della goccia d’olio ha lo scopo di reprimere la superbia, che in seguito alle penitenze straordinarie, tenta accortamente e nascostamente d’insinuarsi nel cuore. Quella goccia vuole spuntare le armi dell’orgoglio, perché quanto più l’astinenza è segreta e nascosta allo sguardo degli uomini, tanto più diventa un motivo di sottile tentazione per colui che l’esercita.

Oltre all’intingolo, Sereno ci offrì sale arrostito e tre olive per ciascuno; poi portò un canestro con ceci abbrustoliti — quei ceci nel linguaggio dei monaci si chiamano Trogalia o Zuccherini — e noi ne prendemmo soltanto cinque per ciascuno. Prendemmo inoltre due prugne e un fico secco, perché in quel deserto sarebbe una colpa oltrepassare una tal misura.

Terminata la refezione, chiedemmo al nostro ospite di mantenere la promessa e di continuare la trattazione del tema. Al che Sereno rispose: proponete la domanda di cui abbiamo rimandato l’esame a questo momento.

II – Domanda sulle diversità che si riscontrano tra gli spiriti maligni

Germano allora incominciò: vorremmo sapere da dove nasce questa sì grande varietà e molteplicità di potenze nemiche collegate fra loro ai danni dell’uomo. Di queste potenze parla l’Apostolo quando dice: « La nostra lotta non è col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria »[2] e ancora: « Né angeli, né principati, né virtù, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù Signor nostro »[3].

Da qual parte, io domando, ci son venuti contro tanti nemici gelosi e malintenzionati? È forse vero che il Signore ha creato queste potenze nemiche perché facessero guerra agli uomini con diversità e con gradi diseguali?

 

III – Risposta: la sacra Scrittura racchiude diversi alimenti

Sereno – Tra le tante verità che la divina Scrittura offre alla nostra istruzione ve ne sono alcune che sono rivestite di assoluta chiarezza, anche per le menti meno colte; quelle verità non soltanto escludono un senso nascosto sotto i veli dell’allegoria, ma non hanno bisogno neppure di una spiegazione letterale: ogni parola mostra chiarissimo il suo significato. Altre verità, invece, sono così nascoste e coperte da veli che, per essere spiegate e comprese, chiedono una applicazione vasta e profonda.

I motivi per cui Dio ha voluto così, sono certamente molti. Il primo è questo: se i segreti di Dio non si nascondessero sotto il velo del senso spirituale, potrebbero conoscerli tutti, senza alcuna distinzione tra iniziati e profani; tutti avrebbero la stessa facilità e si annullerebbe la differenza tra gli indolenti e coloro che s’impegnano a cercare con fatica e prudenza. In secondo luogo la sacra Scrittura, per il fatto che offre profondità vertiginose da esplorare, presenta una ragione valida per rimproverare ai cristiani pigri la loro negligenza, e per lodare l’ardore e l’impegno dei cristiani fervorosi.

La sacra Scrittura si può opportunamente paragonare a un campo ricco e fertile, che produce una mirabile varietà di cibi; ma alcuni di questi sono atti a diventare cibo del- l’uomo, così come son nati, senza che sia necessaria la cottura; altri invece sono sconvenienti o nocivi a chi li usa se prima non hanno perso, attraverso la cottura, la loro naturale asprezza, che dev’essere sostituita da una tenera appetibilità. Ci sono poi altri prodotti dei campi che si prestano ad essere mangiati cotti e crudi; anche se non sentono il fuoco, la loro asprezza non è disgustosa, né può causare mali di sorta. Tuttavia, quando sono cotti al fuoco, acquistano una più alta virtù nutritiva. Una gran parte dei prodotti della natura son destinati agli animali privi di ragione: alle bestie da soma, alle bestie selvagge, agli uccelli. Quei prodotti non andrebbero bene come cibo dell’uomo, ma sono ottimi per conservare la vita degli animali bruti, ai quali convengono, così come la natura li ha prodotti, senza bisogno d’alcuna cottura.

Qualche cosa di somigliante avviene — almeno così mi pare — in quel paradiso ricchissimo che è la sacra Scrittura. In esso si trovano alcune espressioni così luminose ed evidenti che, senza bisogno di spiegazioni più profonde, nutrono lo spirito col semplice suono delle parole. Ecco qualche esempio: « Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è il solo Dio »[4]; e ancora « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze »[5].

Altri passi del Libro sacro, invece, se non si ammorbidiscono con una spiegazione allegorica e non si addolciscono alla prova del fuoco spirituale, anziché fornire all’uomo interiore un alimento vitale, immune da ogni germe d’infezione, possono portare un danno serio. Daremo anche a questo riguardo qualche esempio: « I vostri fianchi siano cinti, e le lucerne stiano nelle vostre mani »[6]; e ancora: « Chi non ha una spada venda la tunica e se la compri »[7]; oppure: « Chi non prende la sua croce e mi segue, non è degno di me » [8]. Quest’ultima parola del Vangelo, da certi monaci molto austeri, che possedevano « lo zelo di Dio ma non secondo scienza » [9], fu presa alla lettera; perciò si costruirono delle croci di legno che portavano continuamente sopra le spalle. Ma così facendo non dettero edificazione al prossimo, anzi mossero tutti al riso.

Altri passi della sacra Scrittura possono essere intesi storicamente e allegoricamente, sempre con vantaggio di chi legge: in tutti e due i casi l’anima vi trova vital nutrimento. Ecco anche qui alcuni esempi: « Se uno ti percuote sulla guancia destra, mostragli la sinistra » [10]; e ancora: « Quando vi perseguitano in questa città, fuggite in un’altra » [11]; e infine: « Se vuoi essere perfetto, va’ vendi quel che possiedi, donalo ai poveri ed avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi » [12].

Ma la sacra Scrittura produce anche il fieno per le bestie da soma [13]; anzi di quel fieno sono ripieni tutti i campi delle Scritture: intendo dire il senso storico — letterale puro e semplice. Anche le menti prive di cultura e incapaci di una perfetta penetrazione del senso mistico, vi trovano un alimento proporzionato al loro stato, rispondente ai loro bisogni, un alimento che dona vigore e forza soltanto per l’escremo della vita attiva. È per questo che il salmista ha detto al Signore: « Tu salverai gli uomini e le bestie »[14].

 

IV – Nella interpretazione della sacra Scrittura si possono avere due sentenze diverse

Nei casi in cui la sacra Scrittura parla con evidente chiarezza, possiamo affermare la nostra interpretazione senz’alcun timore, esprimere con certezza il nostro pensiero.

Ma in quelle verità che lo Spirito Santo ha profondamente velato, allo scopo di somministrare materia alla riflessione e alla ricerca, in quelle cose, dico, che il Signore ha voluto farci apprendere per semplici indizi e congetture, occorre avanzare con cautela, a passi circospetti, in modo che chi parla sia libero di affermare o no, e chi ascolta sia libero di accettare o non accettare.

Può darsi infatti che sopra uno stesso argomento si abbiano due spiegazioni, e tutte e due ragionevoli. Allora si potrà, se non c’è pericolo per la fede, scegliere l’una o l’altra: dare alla prima un assenso condizionato, tale cioè che non escluda assolutamente la seconda sentenza. Esempi di questa doppia interpretazione sono: Elia è venuto nella persona di Giovanni Battista e dovrà tornare ancora per annunziare l’ultima venuta del Signore[15]; oppure: l’abominio della desolazione, posto nel luogo santo[16], indica la statua di Giove che sappiamo essere stata collocata nel tempio di Gerusalemme, o può significare la profanazione della Chiesa con l’avvento dell’Anticristo. Allo stesso modo, ciò che nel Vangelo segue alla desolazione e profanazione del tempio può essere inteso come profezia che si è compiuta prima della distruzione di Gerusalemme, o che dovrà compiersi prima della fine del mondo. Nessuna delle due interpretazioni esclude l’altra, e la prima maniera di spiegare non rende vana e inutile la seconda.

 

V – La risposta al quesito proposto è da computarsi tra le opinioni liberamente dibattute

La questione da voi proposta non pare sia stata molto discussa per l’addietro e resta ancora oscura alla più gran parte degli uomini, perciò quel che io dirò potrà apparire poco sicuro a molti. In vista di ciò non sarò perentorio nelle mie affermazioni.

La fede della santissima Trinità non soffrirà alcun danno per il fatto che la mia spiegazione sia presentata come soltanto probabile, pur non appartenendo essa al numero delle opinioni che si fondano semplicemente sopra supposizioni e congetture, ma essendo basata su testimonianze chiarissime della Scrittura.

 

VI – Dio non ha creato nulla che sia cattivo

Lungi da me la volontà di affermare che Dio ha creato qualcosa di sostanzialmente cattivo; la sacra Scrittura infatti ci attesta che tutto quanto Dio fece era assai buono[17], Se ammettessimo che gli spiriti maligni furono creati da Dio come sono oggi, oppure che furono destinati fin dal primo momento a ingannare e rovinare gli uomini, andremmo contro l’affermazione già citata nella sacra Scrittura e accuseremmo Dio di essere il creatore e l’inventore del male; perché in tal caso avrebbe creato lui queste volontà e nature malvage, affinché rimanessero fisse nella loro malizia, senza mai poter giungere a sentimenti di bontà.

Ecco dunque la ragione della diversità tra le potenze del male, come si può apprenderla alle fonti della sacra Scrittura, secondo la tradizione dei nostri Padri.

 

VII – Origine dei Principati o Potestà

Nessun cristiano dubita che Dio, prima di creare questo mondo visibile, creò le virtù spirituali e celesti[18], le quali, consapevoli di essere state create dal nulla per un’altissima gloria e beatitudine, dovevano rendere continue azioni di grazia alla benignità del Creatore e unirsi a lui in un canto incessante di lode.

Non dobbiamo infatti pensare che Dio abbia dato inizio all’opera creativa con la produzione di questo mondo in cui viviamo, quasi che gli infiniti secoli che precedettero la nascita del nostro mondo la Provvidenza divina fosse rimasta inattiva, e Dio, non avendo in chi riversare i benefici della sua bontà, fosse rimasto in assoluta solitudine, impedito di esercitare la sua munificenza. Questo equivarrebbe ad avere un concetto meschino e sbagliato della maestà divina, infinita, eterna e incomprensibile. Molto più che il Signore stesso ci parla così di quelle potenze: « Quando gli astri apparvero in coro, tutti i miei angeli mi lodarono a gran voce » [19]. Se dunque gli angeli erano presenti alla creazione degli astri; se, al veder tutte le creature materiali balzare dal nulla, proruppero in canti d’ammirazione e di lode, bisogna evidentemente ammettere che essi furono creati prima di quel « principio » che segue l’inizio del cielo e della terra.

Prima dell’inizio dei tempi, che secondo il senso letterale e giudaico dato al Genesi, segna l’età del mondo, è fuori dubbio che Dio creò le potenze e virtù celesti. Abbiamo detto « secondo il senso letterale e giudaico », per escludere il senso cristiano, per il quale Cristo è principio di tutte le cose. Il Padre ha tutto creato in Cristo, secondo quella parola evangelica: tutto fu fatto per mezzo di lui e senza di lui niente fu fatto [20].

Di queste nature spirituali, create prima del mondo, san Paolo ci dà il catalogo quando dice: « In Cristo furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le invisibili, siano i Troni, siano le Dominazioni, siano i Principati, siano le Potestà. Tutto per mezzo di lui e in lui fu creato » [21].

 

VIII – La caduta del diavolo e degli angeli

Molti di questi spiriti, e proprio quelli di più elevata dignità, caddero miseramente. Ce ne fanno fede le lamentazioni di Ezechiele o d’Isaia, nelle quali si geme e si piange sul principe di Tiro e su Lucifero che sorgeva splendente al mattino. Riguardo al principe di Tiro, ecco come il Signore parla ad Ezechiele: « Figlio dell’uomo, intona una lamentazione sul re di Tiro e gli dirai: Così parla il Signore Dio: tu eri sigillo di perfezione, pieno di sapienza, al colmo dello splendore: eri nelle delizie del paradiso di Dio, ogni sorta di pietre preziose ingemmava la veste che ti copriva, il sardio, il topazio, lo iaspide, il crisolito, l’onice, il berillo, lo zaffiro, il carbonchio, lo smeraldo, l’oro fu apprestato in servizio della tua bellezza e la filigrana era creata per il giorno in cui saresti stato creato. Tu eri un cherubino che stende le ali protettrici, io ti avevo posto sul monte santo di Dio e tu incedevi in mezzo a pietre infocate. Perfetto nei tuoi procedimenti dal giorno in cui fosti creato fino a tanto che l’iniquità fu ritrovata in te.

Nell’immensità del tuo traffico il tuo interno si riempì di iniquità e hai peccato, e io ti scacciai dal monte di Dio e ti mandai in perdizione o cherubino protettore, di mezzo le pietre fiammeggianti.

Il tuo cuore s’innalzò nella tua bellezza, e nella tua bellezza hai perduto la tua sapienza. Io ti ho gettato a terra, nel cospetto dei re ti ho esposto, affinché ti contemplassero. Per l’eccesso delle tue iniquità, per la malvagità del tuo traffico hai profanato il tuo sacrario »[22].

Di Lucifero dice Isaia: « Come sei caduto dal cielo, o Lucifero, che nascevi all’aurora? Sei stato abbattuto a terra, tu che straziavi le genti, tu che dicevi nel tuo cuore: al disopra degli astri di Dio innalzerò il mio trono, sederò nel monte del convegno dei numi, nei penetrali aquilonari; salirò sulla sommità delle nuvole, sarò simile all’Altissimo »[23].

I due non furono soli a precipitare dal loro altissimo grado di beatitudine; la sacra Scrittura ci attesta che il Dragone travolse nella sua rovina un terzo delle stelle[24]. Uno degli Apostoli è ancor più esplicito a tal proposito: « Gli angeli che non riconobbero la loro dignità, ma abbandonarono la loro dimora, li riservò per il giudizio del gran giorno, nelle tenebre, stretti in eterne catene »[25]. E quelle parole che si leggono nei Salmi: « Voi al par degli uomini morrete, e come uno dei principi cadrete »[26], che cosa significano, se non s’intendono dette dei Principi celesti che caddero in gran numero?

Da tutti questi indizi noi possiamo scoprire la ragione della diversità tra le potenze del male. Esse possono aver conservato le loro differenze a seconda del grado in cui ciascuna schiera angelica fu creata, oppure, dopo essere precipitate dall’alto dei cieli, hanno cercato di imitare gli angeli fedeli a Dio, nel nome e nella dignità, distinguendosi — contrariamente a quelli — a seconda della malizia e della perversità.

 

IX – Obiezione: la caduta del diavolo incomincia con la seduzione di Eva

Germano – Noi credevamo fino ad ora che la causa per cui il diavolo prevaricò e cadde dalla dignità degli angeli, fosse stata l’invidia dimostrata quando, con la sua astuzia gelosa, sedusse Adamo ed Eva.

 

X – Risposta riguardante l’origine della caduta del diavolo

Sereno – Il libro del Genesi afferma chiaramente che il principio della ribellione e della caduta di Satana non fu quello che voi dite. Prima ancora che i progenitori fossero sedotti, la Scrittura santa ritenne giusto chiamare Lucifero col nome di serpente; dice infatti: « Il serpente era il più sapiente — o il più astuto, come recano i testi ebraici — di tutti gli animali della terra, creati dal Signore Dio » [27].

Da ciò potete intendere che prima di aver ingannato Adamo, il demonio era già decaduto dalla santità degli angeli. Non solo meritava già di essere designato col nome di serpente, ma era dichiarato superiore a tutti gli altri animali della terra per quanto riguarda i raggiri della malizia. La sacra Scrittura non avrebbe mai chiamato un angelo fedele a Dio con nome infamante, essa non parlerebbe mai degli angeli fedeli con termini come questi: « Il serpente era il più sapiente fra tutte le bestie della terra ». Un nome di tal genere non solo sarebbe ingiurioso per angeli come Gabriele o Michele, ma anche per un uomo rispettabile. Perciò noi diciamo che il termine « serpente » e il paragone con gli altri animali, non indicano la dignità dell’angelo ma la vergogna del ribelle. È vero piuttosto che dalla caduta del demonio, già consumata quando l’uomo fu creato, nacque la gelosia che spinse a ingannare la prima coppia umana con quegli artifici che conosciamo. Satana non sopportava di vedere quest’uomo (fatto col fango della terra) chiamato alla gloria che una volta era stata sua, e dalla quale era caduto quando cessò di essere uno dei principi delle schiere celesti. È dunque vero che la prima colpa del demonio fu un atto di orgoglio, e questa gli meritò il nome di serpente: la colpa d’invidia venne in un secondo tempo.

Prima di peccare per invidia il maligno era ancor capace di stare eretto, di intrattenere una conversazione e di prendere una decisione con l’uomo, ma dopo quel peccato la giusta sentenza di Dio lo abbatte completamente. Ormai egli non potrà più alzare verso il cielo i suoi sguardi; assumere una posizione eretta: è condannato a strisciare sul suolo, ad avere per alimento la terra, che significa le opere del vizio. Fino a quel momento egli era stato per l’uomo un nemico nascosto, ma Dio lo scoprì e stabilì tra lui e l’uomo una utile inimicizia, una discordia salutare. D’ora in avanti sarà possibile difendersene come da un nemico pericoloso: egli non potrà più nuocere all’uomo dissimulando un’amicizia fraudolenta.

 

XI – Il castigo riservato a chi inganna e a chi è ingannato

Quanto abbiamo detto deve servire soprattutto a noi, insegnandoci a fuggire i cattivi consigli. Perché, è vero che il seduttore è stato punito come si era meritato, ma anche il sedotto non è sfuggito al castigo, anche se è vero che nel secondo caso la severità è stata minore. Tutto questo è detto chiaramente nella Scrittura divina.

Adamo fu sedotto, o se vogliamo usare le parole di san Paolo, « non fu sedotto » [28], ma si arrese, per sua disgrazia, a colei che era stata sedotta; in conseguenza di ciò si vide condannato alla fatica e al sudore della fronte. Dove è da osservare che questi mali non sono l’effetto di una maledizione che cade direttamente su Adamo; sono invece effetto della maledizione della terra e della sua infecondità. La donna invece, che persuase l’uomo a commettere il male, si ebbe una colluvie di gemiti, di dolori, di tristezze. In più essa sarà per sempre sottomessa all’uomo. Il serpente, poi, che fu il primo istigatore del peccato, fu colpito da una maledizione eterna.

Bisogna dunque star bene in guardia contro i cattivi consigli, perché se questi ricadono come punizioni su colui che li dona, non lasciano indenne da colpa e da castigo colui che li accetta.

 

XII – Demoni che a schiere popolano l’aria e loro movimenti

Lo spazio che si stende fra la terra e il cielo è popolato da un numero sterminato di spiriti che volano e operano senza un momento di riposo o di ozio. Sono tali e tanti che fu una benigna disposizione della Provvidenza averli sottratti alla nostra vista. Il loro numero, la mostruosità delle forme che possono prendere a loro piacere, darebbero agli uomini uno spavento insopportabile, tale da non permetter loro di reggersi in piedi: occhi di carne non son capaci di sostenere sì orribile vista. Potrebbe anche avvenire’ che quella vista, con i mali esempi continui che comporterebbe, provochi gli uomini all’imitazione, e li renda di giorno in giorno più perversi. Da ciò nascerebbe, tra gli uomini e gli spiriti immondi dell’aria, una dannosa familiarità, una consuetudine di morte. Nessuno nega che tra gli uomini si commettano molti delitti, ma sono nascosti dal segreto delle mura, dalla distanza dei luoghi, da un certo senso di pudore. Ora, se quei delitti si avessero continua- mente sotto gli occhi, per opera dei demoni, l’umanità sarebbe spinta a più grave smania di fare il male.

Non ci sarebbe infatti più un istante in cui non si dovessero vedere di questi delitti, perché i demoni non vanno soggetti come noi alla stanchezza del corpo, alle preoccupazioni della famiglia, al pensiero del pane quotidiano; cose queste che ci obbligano, anche con nostro dispiacere, a interrompere le nostre imprese.

 

XIII – Le schiere degli angeli buoni e di quelli malvagi esercitano tra loro le stesse battaglie che suscitano tra gli uomini

È poi certo che gli spiriti celesti e quelli del male, combattono tra loro le stesse battaglie che suscitano tra gli uomini. L’origine della discordia sta nel fatto che i demoni prendono sotto il loro patrocinio alcuni popoli, che hanno stretto con loro un patto d’unione nella perversità. Di qui discordie, lotte e una guerra senza fine con gli angeli di Dio.

Una visione del profeta Daniele ci dà la riprova di questa verità. Ecco come gli parla l’arcangelo Gabriele: « Non temere, Daniele, perché dal primo giorno che, per ottenere intelligenza, ti sei messo in cuore di darti alla penitenza nel cospetto del tuo Dio, le tue parole sono state esaudite, e io sono venuto qui in seguito alle tue parole. Il principe del regno dei Persiani mi ha fatto resistenza per ventun giorni; quand’ecco Michele, imo dei primissimi principi, venne in mio aiuto, ed io rimasi qua presso il re dei Persiani. Ora son venuto per istruirti intorno alle cose che saranno per venire al tuo popolo negli ultimi giorni » [29].

Nessun dubbio che questo « principe del regno dei Persiani » è una potenza maligna, favorevole al popolo persiano e nemica del popolo di Dio. Siccome, per opera dell’arcangelo Gabriele, stava sul punto di risolversi la difficoltà per la quale Daniele si era rivolto al Signore, lo spirito maligno vuole impedire questo effetto; perciò si mette, invidioso, contro l’angelo del Signore, allo scopo di impedire che la parola di questo giunga a Daniele e conforti il popolo del Signore, sul quale Gabriele stendeva la sua protezione. Lo stesso Gabriele assicura al profeta che l’opposizione dello spirito maligno è stata così violenta che egli non sarebbe arrivato fino a lui se l’arcangelo Michele non fosse venuto in suo aiuto, non si fosse schierato di fronte al principe del regno dei Persiani e avesse preso a combattere contro di lui, per consentire a Gabriele — ormai al riparo dagli assalti del maligno — di recare a Daniele il messaggio di cui era stato incaricato da ben ventun giorni.

Poche righe dopo la profezia di Daniele riprende così: « Sai tu, disse l’angelo, perché son venuto a te? Ora ritornerò per combattere la mia causa contro il principe dei Persiani; mentre io uscivo apparve il principe dei greci che stava venendo. Ma io ti annuncerò ciò che è registrato nel libro della verità e nessuno mi dà aiuto in tutto questo al- l’infuori di Michele vostro principe »[30]. E ancora: « In quel tempo sorgerà Michele il principe grande che sta alla difesa dei figli del tuo popolo »[31].

Abbiamo visto dunque un altro spirito avverso che è il « principe dei Greci »; questo sta in favore di quel popolo che gli è soggetto e si mostra nemico sia del popolo di Dio che del popolo persiano.

Da ciò si deduce chiaramente che le discordie, le rivalità, le guerre, eccitate fra i popoli dalle potenze contrarie, hanno le loro ripercussioni fra gli angeli buoni e cattivi. Come la vittoria dei loro protetti li fa godere, così la sconfitta li fa soffrire. Fra queste potenze è impossibile che si stabilisca una concordia: ognuna combatte, con avversione implacabile, a favore del popolo che protegge, contro la potenza che protegge il popolo rivale.

 

XIV – Da dove è derivato il nome di Principati e Potestà agli spiriti maligni

Alle opinioni già riferite bisogna aggiungere che questi spiriti son chiamati Principati e Potestà per un motivo evidente, cioè perché esercitano sopra i diversi popoli un vero dominio e una vera presidenza: oppure perché hanno alle proprie dipendenze altri spiriti e demoni di minor dignità. Dal Vangelo infatti sappiamo — come essi stessi confessano — che i demoni sono legioni. Sta di fatto che quegli spiriti non potrebbero chiamarsi Dominazioni se non avessero dei soggetti sui quali esercitare il loro dominio; né potrebbero chiamarsi Principati se non ci fosse su chi poter esercitare la loro sovranità. Questa verità è confermata dalla bestemmia che il Vangelo coglie sulla bocca dei farisei, quando dicono : « Per virtù di Beelzebub, principe dei demoni, egli (Gesù) scaccia i demoni »[32]. Altrove leggiamo il nome di « rettori delle tenebre »[33]  attribuito ai demoni, oppure troviamo che un altro demonio è chiamato « principe di questo mondo » [34]. L’Apostolo però ci assicura che questa specie di gerarchia scomparirà quando tutto sarà sottomesso a Cristo. Egli dice: « E consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver; annientato ogni Principato, Potestà e Dominazione » [35].

E ciò avverrà soltanto quando saranno stati sottratti all’impero dei demoni coloro sui quali si esercita ora la loro potenza, il loro dominio, la loro potestà.

 

XV – Non senza una ragione gli spiriti celesti hanno ricevuto il nome di Angeli e di Arcangeli

Non v’è dubbio che questi stessi nomi sono stati opportunamente attribuiti anche agli angeli buoni, per designare la loro gerarchia, per distinguere i loro uffici, il merito, la dignità.

È certo dunque che il nome di Angeli, che vuol dire « messaggeri », è preso dal compito loro spettante di annunciare le divine volontà. Il nome di Arcangeli deriva dal fatto che questi comandano ai semplici Angeli, come esprime l’etimologia della parola. Altri spiriti son chiamati Dominazioni perché realmente dominano su molti altri; altri ancora son detti Principati perché hanno sudditi che loro obbediscono come a principi; oppure Troni a causa della stretta unione d’amicizia che li lega a Dio, tanto che la divina maestà sembra riposare particolarmente in loro, come sopra un trono, e stabilirsi in loro in maniera più ferma.

 

XVI – La sottomissione che i demoni osservano nei confronti dei loro capi viene dimostrata attraverso la visione di un monaco

Riguardo alla dipendenza di alcuni spiriti immondi da altri peggiori di loro, non abbiamo soltanto la testimonianza del Vangelo, in cui è riferita la risposta del Signore ai farisei : « Se io scaccio i demoni in nome di Beelzebub principe dei demoni… »[36] con quel che segue. La stessa cosa ci è confermata da molte visioni ed esperienze dei santi.

Uno dei nostri fratelli viaggiava in questo deserto verso Torà del tramonto; trovò una caverna e vi entrò per compiere la sua prece vespertina. Nella recita dei Salmi trascorse la mezzanotte e, terminato l’ufficio, il fratello si distese un poco per ricreare le membra stanche. Subito vide eserciti di demoni che irrompevano da ogni parte: erano schiere innumerevoli e fitte che avanzavano in una interminabile sfilata: alcune precedevano il loro principe, altre lo seguivano. Finalmente arrivò il gran capo: di statura superava tutti gli altri demoni, d’aspetto era il più spaventoso tra tutti. Fu eretto un trono e quello vi prese posto, come in un tribunale altissimo, per cominciare un esame meticoloso della condotta di ciascuno.

Coloro che confessavano di non essere ancora riusciti a far cadere i loro avversari, li faceva togliere dalla sua presenza come pigri e buoni a nulla; nello stesso tempo li caricava d’improperi e d’ingiurie, mentre, fremendo di furore, rinfacciava loro tanto tempo sprecato e tanti sforzi andati perduti. Quelli invece che riferivano di aver fatto cadere le anime loro affidate, li copriva d’elogi, fra la gioia e gli applausi di tutti; poi li faceva sfilare davanti agli altri, come combattenti valorosissimi, degni d’essere additati ad esempio. Nel numero dei demoni vittoriosi se ne presentò uno particolarmente lieto, per riferire un trionfo straordinarissimo. Egli fece il nome di un monaco assai noto, che era caduto dopo quindici anni di assedio. In quella stessa notte il monaco era caduto in peccato di lussuria con una fanciulla, alla quale aveva poi fatto promettere che sarebbe vissuta con lui come sua moglie. A questa notizia si alzarono da tutti grida di grandissima gioia e il vincitore si ritirò, colmato di elogi e di gloria, dal principe delle tenebre.

Al sopraggiungere dell’aurora la moltitudine dei demoni dileguò, e il fratello che aveva avuto la visione incominciò a dubitare sulla verità della notizia data da quello spirito immondo. Era propenso a credere che, con la sua solita scaltrezza, il demonio avesse tentato di ingannarlo addossando a un fratello innocente un peccato di lussuria. Gli veniva alla mente in proposito la parola del Vangelo: « Egli non perseverò nella verità, perché la verità non è in lui. Quando dice la menzogna parla del suo perché è bugiardo e padre della menzogna » [37]. Perciò si recò a Pelusio, dove sapeva che dimorava il monaco sul quale il demonio affermava di aver riportato vittoria, Si trattava per di più di un fratello assai noto al monaco della visione. Dopo averlo attentamente cercato, venne a sapere che in quella stessa notte in cui il sozzo demonio aveva annunziata la caduta ai suoi compagni e al suo capo, il poveretto aveva abbandonato il monastero e s’era recato al villaggio, dove era miseramente caduto in peccato con la fanciulla designata.

 

XVII – Ogni uomo ha due angeli attorno a sé

La Scrittura afferma che ciascuno di noi ha vicini due angeli: uno buono e uno cattivo. Parlando degli angeli buoni, così dice il Signore: « Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli, poiché vi dico che i loro angeli, nei cieli, vedono continuamente il volto del Padre mio che è nei cieli »[38]. E il salmo dice: « S’accampa l’angelo del Signore attorno a quei che lo temono e li salva »[39]. Negli Atti degli Apostoli si legge a proposito di s. Pietro: « È il suo angelo! »[40]. C’è poi il Pastore di Erma che ha una trattazione completa sull’angelo buono e su quello cattivo[41].

Se infine consideriamo il demonio che tenta Giobbe, ci accorgeremo che è lo stesso del quale si dice che gli tendeva insidie senza riuscire a farlo peccare. Per questo domanda al Signore di avere potestà su di lui, perché sa che Giobbe gli resiste, non per forza propria, ma perché è continua- mente avvolto dalla protezione divina. Di Giuda poi è scritto che « il diavolo stava alla sua destra »[42].

 

XVIII – Due filosofi dimostrano la diversità di malizia esistente tra gli spiriti maligni

Sulle diversità che corrono tra i vari raggruppamenti di demoni, siamo stati bene informati da quei due filosofi che un tempo, per mezzo delle arti magiche, ne misero ripetutamente alla prova la debolezza, la forza, la ferocia.

I nostri filosofi disprezzavano il beato Antonio, come uomo rozzo e ignorante, e volevano nuocergli in qualche modo. Dato che non avevano altro mezzo per attuare il loro disegno, vollero almeno cacciarlo fuori dalla cella con sortilegi e inganni diabolici. A tale scopo gli mandarono una schiera di spiriti immondissimi. Li spingeva a fare ciò la gelosia nata in loro a causa delle grandissime folle che andavano ogni giorno a visitare Antonio, ritenuto servo di Dio.

Ma il santo monaco, ora si faceva il segno di croce sul petto e sulla fronte, ora si sprofondava in una preghiera umilissima, e così quei demoni ferocissimi non ardivano neppure avvicinarglisi; furono anzi costretti a ritornarsene presso coloro che li avevano mandati senza aver concluso nulla.

Allora furono mandati altri demoni di una malizia più furiosa, ma anche quelli spesero invano le loro fatiche e dovettero tornarsene senza aver ottenuto nulla. Una terza schiera, più potente ancora, fu mandata ad assalire il beato Antonio, già vittorioso di due attacchi; ma neppure questa poté spuntarla contro il soldato di Cristo. Tutte quelle insidie, ordite con le più raffinate arti della magia, non valsero ad altro che a far brillare più luminosamente la singolare forza che si unisce alla professione della vita cristiana. Quei potenti spiriti che i filosofi ritenevano capaci di oscurare il sole e la luna — qualora di ciò fossero stati incaricati — non soltanto furono incapaci di procurare il più piccolo male al beato Antonio, ma non riuscirono neppure a farlo uscire per un momento dal suo monastero.

 

XIX – Niente possono i demoni contro gli uomini, se prima non s’impossessano della loro mente

I filosofi, colpiti da grande ammirazione, si recarono subito dal beato Antonio, al quale confessarono di avergli suscitato contro assalti così potenti perché dominati dalla gelosia; poi domandarono di esser fatti immediatamente cristiani.

Antonio allora domandò in qual giorno erano avvenuti gli assalti di cui gli parlavano e assicurò che in quel giorno era stato sconvolto da pensieri dolorosissimi.

L’esperimento fatto dal beato Antonio prova la verità di ciò che dicemmo ieri, vale a dire che i demoni non possono invadere né un corpo né un’anima, né hanno facoltà di irrompere in uno spirito, senza averlo prima spogliato di tutti i santi pensieri che formano la contemplazione spirituale.

Bisogna ora sapere che gli spiriti immondi possono obbedire agli uomini. O sono soggiogati dalla santità dei cristiani, per mezzo della virtù e della grazia divina, oppure si lasciano soggiogare dai sacrifici degli empi e dalle loro formule magiche: allora si assoggettano a loro come ad amici intimi.

Questo secondo modo è quello che ingannò i farisei quando pensarono che anche il Signore comandasse così ai demoni. Dissero infatti: « Egli scaccia i demoni per mezzo di Beelzebub, principe dei demoni » [43]. Pensarono cioè a quei sortilegi per mezzo dei quali i loro maghi e indovini invocavano Beelzebub e gli offrivano sacrifici — a lui invero molto graditi — allo scopo di diventargli amici e di avere potestà sopra i demoni a lui soggetti.

 

XX – Domanda riguardante quegli angeli ribelli dei quali si legge, nel libro del Genesi, che ebbero rapporti con le figlie degli uomini

Germano – È stata certamente una disposizione della Provvidenza che poco fa sia risonato nel discorso un passo del Genesi. Quella citazione ci ha persuasi a porre una domanda che da gran tempo volevamo porre. Si tratta di questo: che cosa dobbiamo pensare di quegli angeli ribelli dei quali si legge che ebbero rapporti carnali con le figlie degli uomini? [44]. Come è possibile ciò per esseri spirituali? Inoltre desideriamo approfondire quel testo evangelico che poco fa è stato applicato al diavolo: « È bugiardo lui e suo padre » [45]. Ora domandiamo: chi si deve intendere quando si parla di padre del diavolo?

 

XXI – Soluzione della questione proposta

Sereno — Mi avete rivolto due domande tutt’altro che facili: io cercherò di rispondere meglio che potrò e secondo l’ordine da voi seguito nell’interrogare.

Non si deve assolutamente credere che una natura spirituale possa avere rapporti carnali con donne. Se il fatto si fosse avverato una volta, secondo il suono delle parole scritturali, noi ci chiediamo perché non dovrebbe — sia pur raramente — avverarsi ancora. Perché non si dovrebbero anche oggi vedere concepimenti e nascite per opera del demonio, senza concorso di parte maschile? Sappiamo bene che i demoni si dilettano molto di atti libidinosi; ora, se a loro fosse possibile, non è vero che preferirebbero compierli essi stessi piuttosto che provocare a ciò gli uomini? È quello che dice anche l’Ecclesiaste: « Che è ciò che è stato? Quello stesso che sarà. Che è ciò che è accaduto? Quello stesso che accadrà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, né alcuno può dire: guarda, questa cosa è nuova, poiché essa fu già nei tempi andati, prima di noi » [46].

Ma ecco ora come si risolve il problema da voi proposto.

Dopo la morte del giusto Abele, affinché tutto il genere umano non traesse origine da un fratricida e da un empio, nacque Seth, per sostituire il fratello defunto e prendere il suo posto in famiglia, ma più ancora per ereditarne la giustizia e la pietà.

I discendenti di Seth seguirono le orme paterne e si tennero lontani da ogni contatto con la discendenza del sacrilego Caino. Prova di ciò è la netta distinzione della genealogia della Bibbia: « Adamo generò Seth, Seth generò Enos, Enos generò Cainan, Cainan generò Malaleel, Malaleel generò Jared, Jared generò Enoc, Enoc generò Matusalem, Matusalem generò Lamech, Lamech generò Noè »[47]. La genealogia di Caino è riportata a parte: « Caino generò Enoc, Enoc generò Cainan, Cainan generò Malaleel, Malaleel generò Matusalem, Matusalem generò Lamech, Lamech generò Jabal e Jubal »[48]. Le generazioni discese dal giusto Seth, non ammettevano alleanze se non nella loro linea e nel loro sangue e rimasero per molto tempo fedeli alla santità dei loro padri e del loro capostipite, senza mescolarsi ai delitti e alla malizia di quella razza perversa che portava con sé il germe dell’empietà, trasmessa come un’eredità da Caino.

Finché durò questa separazione, i discendenti di Seth, come piante uscite da nobile radice, meritarono per la loro santità il nome di angeli del Signore, o, come dicono molti testi, « figli di Dio ». I discendenti di Caino, invece, per colpa della loro empietà e per quella dei loro padri, nonché per motivo delle loro opere terrestri, furono chiamati figli degli uomini.

Questa utile e santa divisione durò fino al giorno in cui i figli di Seth — detti anche figli di Dio — misero gli occhi addosso alle figlie dei discendenti di Caino, e, colpiti dalla loro bellezza, scelsero fra quelle le loro spose. Quelle contagiarono i mariti coi vizi dei loro padri e li ritrassero dalla santità in cui erano nati, dalla semplicità degli antenati.

Ai figli di Seth si applica giustamente la parola divina: « Io ho detto: voi siete Dei e figli dell’Altissimo tutti! Ma voi al par degli uomini morrete e come uno dei principi cadrete »[49]. Essi infatti dimenticarono quella scienza della natura che avevano ricevuto dai padri e che il primo uomo — venuto al mondo immediatamente dopo le nature infraumane — aveva potuto apertamente contemplare e trasmettere con sicurezza ai suoi discendenti.

Adamo aveva visto il mondo bambino; ancor fresco e palpitante nella sua nascita; pur tuttavia possedeva tale pienezza di scienza e così alto grado di virtù profetica, che dopo aver abitato sulla terra per un minuto solo, dette il nome a tutti gli animali, distinse la ferocia delle bestie selvatiche e il veleno dei serpenti, le virtù delle erbe e delle piante, le qualità delle pietre; conobbe anche — senza averne fatta l’esperienza — l’avvicendamento delle stagioni. Perciò potrà dire con verità: « Il Signore mi ha dato la scienza vera delle cose, sì da conoscere la compagine del mondo e la virtù degli elementi, il principio e la fine e il mezzo dei tempi, il periodo dei solstizi e i mutamenti delle stagioni, i cicli degli anni e le posizioni delle stelle, le nature degli animali e i violenti istinti delle fiere, la forza dei venti e i pensieri degli uomini, le varietà delle piante e le virtù delle radici. Ciò che è nascosto e palese, tutto io ho imparato »[50].

La discendenza di Seth, finché rimase segregata dalla razza sacrilega, si tramandò questa scienza della natura, come una tradizione di famiglia, che passa di generazione in generazione. La riceve santamente e santamente la usò, sia per ciò che attiene al culto divino, sia per ciò che riguarda le necessità comuni della vita. Ma quando si mescolò ai figli dell’empietà, fece servire ad usi profani e funesti — per istigazione del demonio — quel che aveva imparato come esercizio di pietà. Allora istituì le pratiche degli indovini, degli stregoni, dei prestigiatori, dei maghi; coloro che seguirono a questa prima generazione di traviati impararono anch’essi ad abbandonare il culto del vero Dio e adorare gli elementi della natura: il fuoco, i demoni, l’aria.

Il nostro argomento non chiede che io spieghi come e perché queste superstizioni di cui ho parlato, non sono annegate nel diluvio, ma sono invece passate ai secoli successivi. Pur non essendo necessario all’argomento, dato che l’occasione è propizia, io dirò qualcosa a questo proposito, richiamandomi ad antiche tradizioni.

Cam, figlio di Noè, era stato iniziato alle superstizioni, alle arti magiche e profane. Siccome sapeva che non avrebbe potuto portare nell’arca, dove stava per entrare col padre e coi fratelli, un libro che descrivesse quei riti, ricorse ad uno stratagemma: scolpì in lamine metalliche e in due pietre, che non possono esser distrutte dall’acqua, i precetti della superstizione e le dottrine magiche. Dopo il diluvio andò a ricercare le sue tavolette con la stessa diligenza che aveva usato nel nasconderle, poi le trasmise ai posteri come un seme di sacrilegi e di iniquità[51]. Con questa spiegazione abbiamo fatto giustizia di una credenza che corre tra il popolo, secondo la quale sarebbero stati gli angeli a insegnare agli uomini le superstizioni e le pratiche dell’occultismo.

Dall’unione dei figli di Seth con le figlie di Caino, nacque una prole peggiore dei genitori: cacciatori robusti, uomini violentissimi e furiosi, i quali per l’enormità del loro corpo, o forse per l’enormità della loro malizia e della crudeltà, furono chiamati giganti. Costoro furono i primi a devastare le contrade dei loro vicini; ad esercitare la rapina, contenti di vivere rubando più che di vivere lavorando e sudando. I loro delitti crebbero a tal segno che il mondo non poté esser purificato in altro modo che dall’inondazione del diluvio.

Poiché i figli di Seth — spinti dalla concupiscenza — avevano oltrepassato quel limite che un istinto naturale aveva fatto lungamente rispettare fin dall’origine del mondo, fu necessario tracciare quel limite con una legge scritta: « Non darai ad un figlio di loro la tua figlia, né prenderai una figlia di loro per il figlio tuo; perché essa sedurrebbe il tuo figlio a non più seguirmi e a servire invece agli dei stranieri » [52].

 

XXII – Come si può imputare ai figli di Seth la loro unione con le figlie di Caino, se quella unione non era stata proibita in antecedenza?

Germano – Si potevano rimproverare i figli di Seth per essersi uniti alle figlie di Caino, se intorno a ciò fosse stato posto un comandamento. Ma poiché nessuna legge imponeva una simile separazione, come si fa ad imputar loro come colpa una unione alla quale nessuna legge si opponeva? La legge non è solita condannare i delitti del passato, ma quelli del futuro.

 

XXIII – Risposta: fin dall’inizio dei tempi la legge naturale rese gli uomini passibili di giustizia e di pena

Sereno – Quando Dio creò l’uomo, gli scolpì nel cuore tutta la scienza della legge naturale, se l’uomo l’avesse custodita, com’era volontà del Signore e come aveva incominciato a fare, non ci sarebbe stato bisogno di promulgare quei comandamenti con una legge scritta. Sarebbe stato superfluo suggerire un rimedio esterno, se quello interno avesse conservato il suo valore.

Ma quando la legge naturale risultò corrotta dall’abitudine di peccare, le fu aggiunta — a modo di custode e punitore — la legge di Mosè, con le sue prescrizioni severe. Secondo la parola stessa della Scrittura, la legge mosaica doveva essere un aiuto di quella naturale, affinché gli uomini — almeno per paura dei castighi temporali — si guardassero dallo spegnere nel loro cuore la scienza morale, che avevano ricevuto come dono di natura. « Dio — dice il profeta — ha dato la legge come un aiuto »[53]. San Paolo a sua volta ci presenta la legge come un pedagogo dato ai fanciulli[54], allo scopo cioè d’istruirli e custodirli, affinché per una malaugurata dimenticanza non si allontanassero da quella scienza morale in cui la natura stessa li aveva formati.

Che l’uomo abbia ricevuto fin dal momento della creazione la conoscenza infusa di tutta la legge, appare evidente dal fatto che prima della legge scritta, e prima del diluvio, gli uomini giusti già osservavano i comandi della legge. Senza una legge naturalmente scolpita nel suo cuore, come avrebbe fatto Abele — essendo la legge scritta ancora lontana — a sapere che doveva offrire in sacrificio a Dio i primogeniti del suo gregge e le più grasse delle sue pecore? E Noè come avrebbe fatto a distinguere quali animali sono mondi e quali immondi, senza una legge scolpita nella sua natura? Al suo tempo la legge scritta non esisteva ancora. Da chi imparò Enoc a « camminare con Dio », se da nessuno fu illuminato intorno alla legge? Da chi impararono Sem e Iafet la regola che dice: « Non scoprirai la nudità del padre tuo » [55], quando camminarono all’indietro per ricoprire l’ebbrezza scomposta di Noè loro padre? Da chi fu ammonito Abramo perché rifiutasse, a compenso della sua fatica, le spoglie nemiche che gli venivano offerte? Da chi imparò a dare a Melchisedech quelle decime che più tardi saranno prescritte dalla legge di Mosè? Da chi appresero Abramo e Lot a ricevere cortesemente i pellegrini e gli ospiti, a lavare loro i piedi, quando il comando evangelico non brillava ancora nel mondo?

E Giobbe, dove imparò quell’ardore di fede, quel candore di castità, quella scienza dell’umiltà, della mansuetudine, della misericordia, quell’ospitalità che non abbiamo più visto, ad un grado così alto, neppure in coloro che sanno il Vangelo a memoria? Qual è quel santo che — pur vivendo prima della legge — non ha osservato tutta la legge? Quale santo non osservò il precetto: « Onora il padre e la madre »? Oppure quelli che seguono nel Decalogo: «Non ammazzare, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non desiderare la moglie del tuo prossimo »? I santi che vissero prima della legge mosaica, osservarono precetti molto più grandi: essi non anticiparono soltanto la legge di Mosè, ma anche quella del Vangelo!

 

XXIV – Coloro che peccarono prima del diluvio furono puniti giustamente

Da quanto detto nasce la convinzione che tutte le cose create furono create da Dio perfette, fin dall’inizio. Se le creature fossero rimaste in quella disposizione in cui furono create, non sarebbe stato necessario aggiungere qualche cosa alla disposizione iniziale, che non era affatto imprevidente o imperfetta. Ecco perché noi sosteniamo che Dio punì giustamente coloro che peccarono prima della legge scritta e prima ancora del diluvio: la ragione è che la colpa di chi trasgredisce la legge naturale è senza attenuanti e merita il castigo. Noi non cadremo mai nella bestemmia calunniosa di coloro i quali, per ignoranza di questa verità, se la prendono col Dio dell’Antico Testamento, criticano la nostra fede e dicono in tono ironico: « Come è venuto in mente al vostro Dio di promulgare la legge dopo tante migliaia di anni? Perché per tanti secoli ne ha lasciati privi gli uomini? Se Dio, con l’andar del tempo, ha cambiato pensiero, appare evidente che al principio del mondo ebbe pensieri meno alti e meno belli; dunque è stato necessario che l’esperienza lo ammaestrasse, perché egli potesse formarsi idee giuste e potesse correggere le sue prime disposizioni »[56]. Questi spropositi ripugnano all’infinita prescienza di Dio e non si possono dire senza rendersi colpevoli di una grave bestemmia. L’Ecclesiaste (o Qoelet) afferma: « Ho compreso che tutto quanto Dio ha fatto fin dall’inizio, dura in perpetuo: nulla ci si può aggiungere e nulla togliere »[57]. Perciò « La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati e i profani » [58]. I giusti, perché possedevano la norma pura e certa della legge naturale, scritta da Dio nel loro cuore, non avevano alcun bisogno di una legge aggiunta dall’esterno e scritta in caratteri umani: questa fu data dopo, e venne in aiuto alla legge naturale.

Da ciò consegue che la legge scritta non doveva esser data fin dall’inizio della creazione, perché allora sarebbe stata superflua, in quanto la legge naturale aveva tutto il suo valore, e da nessuno era stata gravemente violata. Così pure non poteva essere presentata la perfezione evangelica prima che l’umanità avesse imparato ad osservare la legge. Come avrebbero potuto capire queste parole evangeliche: « Se uno ti colpisce sulla guancia destra, presentagli la sinistra », coloro che, non contenti di vendicarsi secondo la legge del taglione, rispondevano con ferite mortali ad un leggero schiaffo, e toglievano la vita a chi li aveva privati di un dente? A uomini di tal fatta non era possibile dire: « Amate i vostri nemici ». Era già da ritenersi in loro una grande cosa che amassero i loro amici, stessero alla larga dai nemici e, pur odiandoli, si guardassero dal molestarli e dall’ucciderli.

 

XXV – Come si deve intendere il Vangelo quando dice che il demonio è « bugiardo e padre della menzogna »

L’altra parola della sacra Scrittura da cui dite di essere stati colpiti, è questa: « Egli è bugiardo e il padre suo ». Il tutto riferito al demonio.

Sarebbe assurdo pensare che il Signore abbia dichiarato mentitori il demonio e suo padre. Abbiamo detto poco sopra che uno spirito non può generare un altro spirito, né un’anima può generare un’altra anima. Solo la carne può derivare da un principio carnale.

San Paolo distingue le due sostanze che compongono l’uomo, la carne e l’anima; nello stesso tempo dice quale è l’origine dell’una e dell’altra: « I nostri padri secondo la carne ci hanno castigati, e noi li abbiamo rispettati; non dovremo molto più sottoporci al Padre degli spiriti, per avere la vita? » [59]. Poteva l’Apostolo usare una distinzione più chiara di questa? Egli ha detto che il padre della nostra carne è un uomo, ma il padre dell’anima nostra è Dio solo. Per la precisione bisogna poi notare che nella stessa formazione del corpo l’uomo esercita soltanto la parte di strumento; il principale agente è anche in questo caso Dio. Dice David: « Le tue mani, Signore, mi hanno fatto e plasmato » [60]. Il beato Giobbe domandava a Dio: « Non mi hai tu forse fatto colare come latte? Non mi hai rappreso e fatto coagulare come latte? Di pelle e di carne tu mi hai rivestito » [61]. Infine, Dio parla così a Geremia: « Prima che io ti formassi nel ventre, io ti conobbi » [62].

L’Ecclesiaste tratta l’origine e il principio dell’una e dell’altra sostanza di cui si compone l’uomo, poi considera il fine a cui quelle due sostanze tendono: nel parlare della loro separazione, ha queste parole di sovrana evidenza: « Prima che la polvere faccia ritorno alla terra, per ridiventare quel che già era; prima che lo spirito ritorni a Dio che l’ha donato » [63]. Non era possibile parlare più chiaramente di così. La carne è chiamata polvere perché trae inizio dal corpo del padre che è fatto di terra e alla terra ritorna; lo spirito invece, non nasce dall’unione dell’uomo e della donna, ma è opera di Dio solo: perciò ritorna al suo Autore. Questa verità ci è ricordata da quel soffio col quale Dio animò il corpo di Adamo.

Da tutto ciò balza chiarissimo che nessuno, all’infuori di Dio, può esser chiamato padre degli spiriti: egli li ha creati dal nulla quando ha voluto. Gli uomini si possono chiamare soltanto padri della nostra carne. Il diavolo dunque, per il fatto che è uno spirito angelico e fu creato buono al suo inizio, non può avere altro padre all’infuori di Dio, suo creatore. Quello spirito si gonfiò di superbia e disse in cuor suo: « Salirò più alto delle nubi, sarò simile all’altissimo »[64]. Allora diventò bugiardo e « decadde dalla vita »[65]. Ma quando dal tesoro della sua iniquità trasse fuori la prima menzogna, non divenne soltanto mentitore, divenne anche padre della menzogna [66]. Quando disse all’uomo « voi sarete come Dio », non rimase nella verità. Inoltre divenne anche omicida fin dall’inizio, sia quando precipitò Adamo nella morte, sia quando istigò al delitto e fece morire Abele per mano di Caino suo fratello.

Ma sono già due notti che si prolunga la nostra conversazione, e l’aurora che sorge viene ora a porle termine.

La mia inesperienza guida ormai la nostra nave, dal mare profondo al porto del silenzio. Nelle questioni che abbiamo trattato è necessario l’aiuto del Signore, perché quanto più il soffio del divino Spirito ci spingerà a fondo nel mare della conoscenza, tanto più le immensità della vita spirituale si manifesteranno ai nostri sguardi, secondo la parola di Salomone: « Il termine della sapienza si fa più lontano di quel che era: alta è la sua profondità, e chi può misurarla? »[67].

Preghiamo perciò il Signore affinché il suo timore e il suo amore (quella carità che mai viene meno) perdurino indefettibilmente in noi. Timore e amore ci faranno sapienti in tutto, e ci conserveranno illesi dai colpi del maligno. Con la loro custodia è impossibile cadere nella rete della morte. Questa è la differenza che corre tra perfetti e imperfetti: i primi posseggono una carità più radicata e matura (se così posso dire), la quale li fa rimanere più saldamente e facilmente nella santità. I secondi, invece, posseggono una carità che, per essere meno saldamente stabilita, si raffredda più facilmente e li lascia cadere più presto e più frequentemente nelle reti del peccato.

Egli tacque, ma la sua conferenza aveva acceso in noi un tale ardore che sentivamo una sete più viva della sua dottrina, ora, mentre lasciavamo la sua cella, che prima, quando venimmo ad ascoltarlo.

[1] Gv 8,44.

[2] Ef 6, 12.

[3] Rm 8, 38-39.

[4] Dt 6, 4.

[5] Dt 6, 5.

[6] Lc 12, 35.

[7] Lc 22, 36.

[8] Mt 10, 38.

[9] Rm 10, 2.

[10] Mt 5, 39.

[11] Mt 10, 23.

[12] Mt 19, 21.

[13] Sal 103, 14.

[14] Sal 35, 7.

[15] Cfr. Mt 11, 14.

[16] Mt 24, 15 ss.

[17] Dn 9, 27.

[18] L’opinione espressa da Cassiano si ritrova in molti Padri della Chiesa, come Gregorio Nazianzeno, sant’Ambrogio, sant’Agostino. San Tommaso d’Aquino, però, ritiene più probabile che gli angeli siano stati creati insieme con le nature corporali (1°, q. 63, a3).

[19] Gb 38,7 (LXX).

[20] Gv 1,3.

[21] Col 1,16.

[22] Ez 28, 11-18.

[23] Is 14, 12-14.

[24] Ap 12, 4.

[25] Gdc 6.

[26] Sal 81, 7.

[27] Gen 3,1 (LXX).

[28] 1 Tm 2,14.

[29] Dn 10,12-14.

[30] Dn 10, 20-21.

[31] Dn 12, 1.

[32] Lc 11, 15.

[33] Ef 6, 12.

[34] Gv 14, 30.

[35] 1 Cor 15,24.

[36] Lc 11, 19.

[37] Gv 8, 44.

[38] Mt 18, 10.

[39] Sal 33, 8.

[40] At 12, 15.

[41] Lib. 2 mand. 6-11 Pastore è un libro che i primi cristiani credevano ispirato.

[42] Sal 108, 6.

[43] Lc 11,15.

[44] Gen 6, 2.

[45] Gv 8,44.

[46] Qo 1,9-10.

[47] Gen 4, 30.

[48] Gen 4, 17-21.

[49] Sal 81, 6-7.

[50] Sap 7, 17-21.

[51] Non sappiamo dove Cassiano abbia trovato questa graziosa favola.

[52] Dt 7,3.

[53] Is 8, 20 (LXX).

[54] Gal 3, 24.

[55] Lv 18,7.

[56] Questa obiezione ironica sonava sulle labbra degli gnostici. La gnosi era un tentativo di ridurre il cristianesimo ad una qualsiasi filosofia. Contro quella eresia la Chiesa ebbe molto da difendersi nei primi secoli.

[57] Qo 3, 14.

[58] 1 Tm 1, 9.

[59] Eb 12, 9.

[60] Sal 118,73.

[61] Gb 10, 10-11.

[62] Ger 1, 5.

[63] Qo 12,7 (LXX).

[64] Is 14, 14.

[65] Gv 8, 44.

[66] Tutto questo capitolo si basa sopra una falsa traduzione del testo evangelico in cui il demonio è detto « mendax et pater eius ». L’obiezione di Cassiano traduce: « Egli è bugiardo e suo padre lo è pure ». Tutta la risposta di Sereno dimostra che quel passo evangelico vuol dire: « Egli è bugiardo e padre della menzogna ».

[67] Qo 7, 24, (LXX).

 

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