Libro della Sapienza

Il Libro della Sapienza o Sapienza di Salomone o semplicemente Sapienza (greco Σοφία Σαλωμῶνος, Sofía Salōmõnos, “Sapienza di Salomone”; latino Sapientia) è un Testo contenuto nella Bibbia Cristiana (Settanta e Vulgata) ma non accolto nella Tradizione, e quindi dalla Bibbia Ebraica (Tanakh). Come gli altri Libri deuterocanonici è considerato ispirato nella tradizione Cattolica e Ortodossa, mentre la tradizione Protestante lo considera apocrifo.

È scritto in greco, ma è probabile che il testo originale sia stato scritto in Ebraico. La redazione finale, secondo la maggior parte degli studiosi e la ricerca più recente è avvenuta nel I secolo a.C., ma molti suppongono anche date a partire dal 220 a.C. ed alcuni speculano date anche fino ai primi anni del primo secolo d.C. La precedente tradizione Giudeo-Cristiana pseudoepigraficamente lo aveva attribuito al saggio Re Salomone. Nel 405, san Girolamo lo attribuì a Filone di Alessandria e così anche san Bonaventura (dottore della Chiesa, 1482). In realtà il più degli studiosi Biblici nega che Filone sia l’autore del Testo, il quale rimane ignoto. Molti studiosi pensano che il Testo abbia non un autore, bensì che esso sia opera di più autori, vista la diversità tra almeno due sezioni dell’opera (divisibili in c1,1-11,1 e c11,2-19,22 oppure in c1-5 e 6-19.

Secondo il Canone Crisitnao, il Libro della Sapienza, in ordine cronologico, è l’ultimo libro biblico dell’Antico Testamento.

È composto da 19 capitoli con vari detti di genere sapienziale, con in particolare l’esaltazione della Sapienza Divina personificata.

Contenuto

Il Libro contiene due parti generali: i primi nove capitoli che trattano della Sapienza sotto il suo aspetto più speculativo, e gli ultimi dieci capitoli che trattano con la Sapienza da un punto di vista storico.

Ripartire l’editing da qui L’autore del Libro, rivolgendosi ai Re, insegna che l’empietà è estranea alla Sapienza e porta a punizione e morte (c. 1). L’autore, poi espone e confuta vari argomenti (che alcuni speculano di origine epicurea) esposti dai malvagi. Secondo l’autore lo stato d’animo degli empi è contrario al destino immortale dell’uomo; la loro vita presente è solo in apparenza più felice di quella dei giusti; e il loro destino finale è una prova indiscutibile della follia del loro corso (c. 2-5). In concordanza con il Libro di Giobbe, l’autore nega l’idea che la morte prematura e la sofferenza terrena siano causate da una colpa personale o una maledizione divina, ma afferma piuttosto che il vero destino del giusto è conosciuto solo a DIO. Quindi l’autore tratta la Sapienza nella storia. Egli loda la sapienza di DIO per i suoi rapporti con i patriarchi da Adamo a Mosè (c. 10-11); il comportamento giusto e misericordioso di DIO verso le civiltà idolatriche d’Egitto e Canaan (c. 11-12); la stupidità assoluta e conseguente immoralità dell’idolatria sotto le sue varie forme (c. 13-14); infine loda Dio per protezione di Israele durante le piaghe d’Egitto, e la traversata del Mar Rosso, una protezione, secondo l’autore che è stata estesa a tutti i tempi e luoghi (c. 15-19).

Alcuni studiosi sono dell’opinione che il testo della Sapienza fosse ben conosciuto da S. Paolo (cfr Ebrei 2,3, 4,12 e Sapienza 7,22-26) e che ci siano chiare allusioni al testo della sapienza nel Testo della passione del Vangelo di Matteo. Parallelismi presunte tra Sapienza e Matteo sono il tema di coloro che mettono alla prova il giusto, il beffarsi di un servo di DIO.

Autore

Gli studiosi Biblici ritengono che la lingua usata e le idee espresse conducono ad un’origine greca del Libro e che l’autore sia un Ebreo di Alessandria. Troviamo il greco più classico della Bibbia dei Settanta. Non sono pervenute copie del Libro della Sapienza in lingua Ebraica anche se si specula che il Testo originale sia stato scritto in Ebraico.

Il Libro si presenta come opera di Salomone, indicato ma senza fare il nome (9,7-8) si presenta come un re (7,5; 8,9-15) e si rivolge ai re come a colleghi (1,1; 6,1-11,21). Di fatto, però, si tratta di un espediente letterario per mettere questo scritto sotto il nome del più grande saggio d’Israele, come già accadde per l’Ecclesiaste o il Cantico dei cantici.

L’autore del Testo, è ritenuto dagli studiosi Biblici un esperto in filosofia, in religione e nell’etica. L’autore di Sapienza è diverso dall’autore del libro Qoelet, anche se i due libri vogliono condurre al medesimo autore (re Salomone). In realtà è un artificio letterario. Sap 2,1 sembra risponda in modo diretto alla problematica sollevata da Qoelet:

« Dicono fra loro sragionando: «La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio, quando l’uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. »   (Sapienza 2,1)

La paternità dell’opera è stata a volte attribuita a Filone di Alessandria (tesi inizialmente esposta da S. Girolamo) ma viene oggigiorno quasi unanimemente rifiutata come possibilità. Altri autori che sono stati suggeriti furono Zorobabele, poiché a volte i capi delle comunità ebraiche fuori dalla Palestina hanno scritto anche in greco; Aristobulo l’Alessandrino (secondo secolo a.C.), al Apollo menzionato negli Atti degli Apostoli (cfr At 18,24) e altri vari autori alessandrini. Tutte queste varianti come autore a dimostrare che il nome dell’autore è davvero sconosciuto.

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