Talmud: La raccolta delle Tradizioni Orali Ebraiche

Il Talmud (in ebraico: תַּלְמוּד‎, talmūd, che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica ל-מ-ד) è uno dei testi sacri dell’ebraismo. Tradizionalmente viene citato col termine Shas (in ebraico: ש״ס‎), un’abbreviazione ebraica di shisha sedarim, i “sei ordini”, riferimento ai sei ordini della Mishnah. Il termine “Talmud” normalmente si riferisce alla raccolta di scritti intitolati specificamente Talmud babilonese (Talmud Bavli), sebbene ci sia anche un’altra raccolta precedente nota come Talmud di Gerusalemme, o Talmud palestinese (Talmud Yerushalmi, gerosolimitano). Quando ci si riferisce ai periodi postbiblici, cioè quelli della creazione del Talmud, delle accademia talmudiche e dell’esilarcato babilonese, le fonti ebraiche usano il termine “Babilonia” da un punto di vista strettamente “ebraico”, continuando ad usare tale nome anche dopo che era divenuto obsoleto in termini geopolitici.

Il Talmud ha due componenti: la Mishnah (in ebraico: משנה‎, 200 circa), compendio scritto della Torah Orale dell’ebraismo rabbinico (Talmud infatti significa “istruzione” in ebraico); e la Ghemara (500 circa), un’elucidazione della Mishnah e relativi scritti tannaitici che spesso tratta di altri argomenti e commenta la Bibbia ebraica (Tanakh). Il termine “Talmud” può riferirsi solo alla Ghemara, oppure alla Mishnah e Ghemara insieme.

L’intero Talmud consiste di 63 trattati e la rispettiva stampa sorpassa le 6200 pagine. È scritto in ebraico tannaitico e aramaico giudaico babilonese, e contiene gli insegnamenti e opinioni di migliaia di rabbini (da prima dell’Era Volgare fino al V secolo) relativi a svariati argomenti, tra cui la Halakhah (legge), l’etica ebraica, la filosofia, le tradizioni, la storia, i costumi e molte altre materie. Il Talmud è la base di tutti i codici della Legge ebraica ed è vastamente citata nella letteratura rabbinica.

Storia

La trasmissione della Torah orale
Nel 586 a.C. vi fu la distruzione del Tempio di Gerusalemme di Salomone (secondo il Talmud nel 416 a.e.v.) ed il popolo ebraico deportato in Babilonia. Allora divenne necessario precisare in che modo mantenere una vita ebraica in terra d’esilio e in mancanza del santuario di Gerusalemme. Questa fu l’opera degli scribi (Soferim), fondatori della Grande Sinagoga, interpreti della Torah scritta e maestri della Torah orale. Dopo il ritorno da Babilonia i tre ultimi profeti (Aggeo, Zaccaria e Malachia), lo scriba Esdra e poi gli uomini della Grande Sinagoga assicurarono la trasmissione della tradizione orale che passò successivamente attraverso i farisei e le loro grandi scuole (Yeshivot).

Il retroterra culturale ebraico

In origine, la cultura ebraica si sviluppava oralmente, quando i rabbini esponevano e discutevano la legge scritta del Tanakh, ma la commentavano senza il beneficio di opere scritte (ad eccezione dei libri biblici), anche se alcuni potevano aver tenuto delle note personali (Meghillot setarim), ad esempio le sentenze del tribunale ebraico.

La situazione cambiò drasticamente a causa della distruzione della comunità ebraica e del Secondo Tempio nell’anno 70 e.v. e il conseguente sconvolgimento delle relative norme sociali e giuridiche. Mentre i rabbini si trovarono ad affrontare una nuova realtà – soprattutto l’ebraismo senza il Tempio (che serviva come centro di insegnamento e di studio) e senza una Giudea almeno parzialmente autonoma – si generò una pletora di problematiche giuridiche e il vecchio sistema di studio orale non poté esser mantenuto.

Fu durante questo periodo che il discorso rabbinico iniziò a essere messo per iscritto.

Dipinto, studio del Tamud

La prima legge orale registrata potrebbe essere stata fatta in forma midrashica, dove la discussione halakhica è strutturata come commentario esegetico del Pentateuco (Torah). Ma una forma alternativa, organizzata per argomento anziché per versetto biblico, si affermò verso l’anno 200 quando Rabbi Judah haNasi redasse la Mishnah (in ebraico: משנה‎). Essa non era certo monolitica; piuttosto, variava tra le diverse scuole rabbiniche. Le due più famose erano la Scuola di Shammai e la Scuola di Hillel. In generale, tutti i pareri validi, anche quelli non normativi, furono registrati nel Talmud.

La formazione del Talmud

Presto, di fronte a situazioni nuove e a divergenze di scuola, fu necessario ricavare dalla Torah, scritta e orale, le decisioni pratiche. Questa fu opera dei rabbini e specialmente dei 71 membri del Sinedrio.

Più tardi le persecuzioni e la necessità di tener conto della distruzione del Secondo Tempio (70 d.C.) e della diaspora ebraica, indussero Rabbi Akiva e poi Rabbi Meir a raccogliere e a classificare gli appunti dei loro allievi. All’inizio del III secolo, Rabbi Judah haNasi, soprannominato il Santo, li ordinò in 60 trattati, raggruppati in sei ordini, il cui insieme costituisce la Mishnah (Insegnamento da ripetere), compendio della Torah orale e destinato a essere imparato a memoria. La Mishnah è scritta in ebraico, benché l’aramaico già a quell’epoca fosse la lingua corrente anche in Terra d’Israele.

Col passare degli anni e con l’aggravarsi della situazione del popolo ebraico, divenne evidente che il testo della Mishnah era troppo conciso per poter essere usato correntemente come guida di Halakhah, giungendo quindi alla redazione del Talmud.

I maestri del Talmud ed il loro insegnamento

I maestri ebrei della Mishnah sono chiamati tannaim (insegnanti). Quelli della Ghemara accettarono soltanto il titolo di amoraim (interpreti). Quanto a coloro che redassero il testo definitivo, essi si considerarono modestamente come savoraim (opinanti). Molti di questi illustri rabbini esercitavano il mestiere di artigiano.

Il messaggio del Talmud si presenta in due forme: quella della Halakhah (Via da seguire) che riguarda le prescrizioni legali, e quella della Haggadah (Racconto), consistente in racconti di episodi, alcuni dei quali possono parere immaginosi e in parabole, modalità che si sono riflettute poi nei Vangeli e nella Sunna islamica. L’insieme costituisce una vera enciclopedia delle conoscenze dell’epoca (matematica, medicina, astronomia ecc.).

Il Talmud ha autorità per tutte le generazioni; oggi vi è un vero risveglio di studi talmudici.

Halakhah
L’Halakhah (ebr. הלכה) è la tradizione “normativa” dell’ebraismo. Non è un testo singolo ma piuttosto un nome per definire il complesso delle norme codificate della legge ebraica e deriva dalla codificazione delle regole del Talmud. Le decisioni halakhiche determinano la pratica normativa e nel Talmud, se c’era una disputa, queste decisioni seguivano l’opinione della maggioranza dei rabbini le cui differenti opinioni, spesso contrastanti ma anche con opinioni successive che sapessero integrarle in un’unica prospettiva analitica, comprendono tutti i piani dell’esistenza divina o dell’uomo e della Creazione.

In ogni epoca i quesiti posti al Talmud hanno permesso di applicarlo tenendo conto dei nuovi dati scientifici, economici, sociali. Così viene garantita la continuità della tradizione, vivente da Mosè ai giorni nostri.

La tradizione orale, messa per iscritto, continuò a essere materia di discussione e approfondimento in Terra d’Israele e a Babilonia: la Ghemara (complemento) è il commentario prodotto dagli Amoraim (i Maestri della Ghemara III-V secolo).

Mishnah e Ghemara = Talmud (insegnamento; abbreviazione di Talmud Torah). Ne esistono due redazioni diverse per contenuto, metodo e lingua: il Talmud di Gerusalemme (Talmud Yerushalmi, TY), terminato verso la fine del IV secolo, ed il Talmud babilonese (Talmud Bavli, TB), di un secolo più tardi. Ambedue commentano la metà circa dei trattati della Mishnah, quello di Babilonia in modo assai più esteso. Le circostanze storiche spiegano come il TB abbia presto eclissato il suo corrispondente definito di Gerusalemme e sia stato considerato come il solo canonico e normativo. Il testo della Mishnah ha numerose varianti nei due Talmudim (plurale di Talmud) al punto che si è persino pensato a due recensioni.

Il TB contiene il doppio di haggadot (insieme delle tradizioni non giuridiche) rispetto al TY, ove avevano posto tra i midrashim. Il Talmud si presenta come il verbale conciso e appena ritoccato delle dispute accademiche (coi nomi dei protagonisti): e ciò spiega la ricchezza esuberante del suo contenuto, come pure la difficoltà della sua interpretazione. La redazione del Talmud Bavli risale al periodo compreso tra Rav e Shmuel, ossia la prima metà del III secolo e la fine dell’attività di Ravina (499). Le accademie talmudiche più importanti avevano sede a Sura, Pumbedita, Nehardea, Machoza, Mata Mechasya e Naresh.

 

The first page of the Vilna Edition of the Babylonian Talmud, Tractate Berachot, folio2

 

Opera di virtuosi consumati nell’esegesi e nel diritto, che attingono alle risorse della dialettica per cavare tutti i significati possibili da un testo e motivare i propri punti di vista, la Ghemara affronta, spesso senza ordine e continuità, ogni specie di argomenti (casistica, filosofia, morale, geografia, zoologia, botanica, superstizioni e credenze popolari), esprime le opinioni più diverse e contraddittorie senza imporle; per questo Jacob Neusner mette in risalto giustamente questa «undogmatic quality of Talmudic discourse» (Invitation to the Talmud 241): una delle caratteristiche più sorprendenti delle discussioni talmudiche è l’appassionata ricerca della verità da parte dei Maestri, ognuno dei quali difende la propria opinione fino a quando non capisce che la ragione è dalla parte dell’avversario. Questa illimitata onestà intellettuale in un dibattito religioso è forse una delle caratteristiche più affascinanti dello studio talmudico.

Il Talmud ci è giunto quindi in due versioni diverse: il Talmud di Gerusalemme (Talmud Yerushalmì) (redatto tra il IV e il VI secolo nella Terra d’Israele) e il Talmud di Babilonia (Talmud Bavlì) (redatto tra il V e il VII secolo in Babilonia). Il Talmud Babilonese, la cui Ghemara è scritta in aramaico e che fu compilato inizialmente da rav Ashi e terminato da Ravina, ambedue capi della famosa Yeshivah di Sura, è molto più lungo di quello di Gerusalemme; quest’ultimo viene impropriamente chiamato Talmud Yerushalmi (Talmud di Gerusalemme) ma in realtà non fu redatto nella città del Santuario bensì a Tiberiade. Il Talmud Yerushalmi differisce dal primo per il linguaggio, lo stile e la terminologia. Oggi di quest’ultimo possediamo solo quattro dei sei ordini: Zeraim, Moed, Nashim e Nezikin (in cui mancano però ‘Eduyot e Avot), oltre alle prime tre sezioni di Nidda. Secondo il Rambam fu Rabbi Yochanan, aiutato dai suoi discepoli, a compilare il Talmud Yerushalmi durante l’ultimo quarto del III secolo d.C.

Nell’VIII secolo nacque il movimento dei Caraiti, che respingono l’autorità del Talmud e accettano la Scrittura (Miqra’) come unica norma. Le edizioni del TB riproducono l’editio princeps di Venezia (1520-1524). Molte contengono anche i 12 «Piccoli Trattati» considerati non canonici.

Caratteristiche

Il Talmud è riconosciuto solo dall’ebraismo che, assieme al Midrash ed altri testi rabbinici o mistici noti del Canone ebraico, lo considera come trasmissione e discussione orale della Torah. La Torah orale fu rivelata sul monte Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme, gli Ebrei temettero che le basi religiose di Israele potessero sparire.

Consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti (Chakhamim) e i maestri (rabbanim) circa i significati e le applicazioni dei passi della Torah scritta, e si articola in due livelli:

  • la Mishnah (o Mishna, ripetizione) raccoglie le discussioni dei maestri più antichi (giungendo fino al II secolo);
  • la Ghemara (o Ghemarà), stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della Mishnah.

I termini Talmud e Ghemara vengono spesso usati in maniera intercambiabile. La Ghemara forma la base di tutti i codici della Halakhah (legge rabbinica) e viene spesso citata in altra letteratura rabbinica. L’intero Talmud è anche conosciuto con il nome di Shas (in ebraico: ש״ס), acronimo di Shisha Sedarim, i sei ordini (Zeraim, Moed, Nashim, Nezikin, Kodashim, Tohorot) in cui è divisa la Mishnah. La suddivisione del Talmud è identica a quella della Mishnah: i Shisha Sedarim si suddividono in Massechtot – trattati, i quali a loro volta sono composti da capitoli.

Contenuto e struttura

Il Talmud si compone di diverse parti ed approfondisce ogni piano dell’esistenza di DIO, della Creazione, delle creature e dell’uomo.

1 Zeraim
Semi
  • Berakhot: Benedizioni
  • Peah: Angolo
  • Demai: Dubbio
  • Kilaim: Misture
  • Shevi’it: Settimo
  • Terumot: Offerte
  • Ma’aserot: Decime
  • Ma’aser Sheni: Seconda decima
  • Challah: Pasta
  • Orlah: Incirconcisione
  • Bikkurim: Primizie
2 Moed
Festività
  • Shabbat: Sabato
  • Eruvin: Collegamenti
  • Pesachim: Pasque
  • Shekalim: Sicli
  • Yoma: Il giorno
  • Succot: Capanne
  • Betzah: Uovo
  • Rosh Hashanah: Capo d’anno
  • Taanit: Digiuno
  • Megillah: Rotolo/Scrollo
  • Moed Katan: Piccola Festa
  • Chagigah: Offerta festiva
3 Nashim
Donne
  • Yebamot: Matrimonio di Levirato
  • Ketubot: Atti matrimoniali
  • Nedarim: Voti
  • Nazir: Nazireo
  • Sotah: Adultera presunta
  • Gittin: Divorzi
  • Kiddushin: Santificazione

4 Nezikin
Danni
  • Bava Kamma: Prima Porta
  • Bava Metzia: Porta Media
  • Bava Batra: Ultima Porta
  • Sanhedrin: Tribunali
  • Makkot: Percosse
  • Shebuot: Giuramenti
  • Eduyyot: Testimonianze
  • Avodah Zarah: Idolatria
  • Pirkè Avot: Capitoli dei Padri
  • Horayot: Decisioni
5 Kodashim
Sacralità
  • Zevachim: Sacrifici
  • Menachot: Offerte di farina
  • Chullin: Cose profane
  • Bechorot: Primogeniti
  • Arachin: Stime
  • Temurah: Sostituzione
  • Keritot: Recisioni di un individuo dalla Comunità spirituale ebraica
  • Me’ilah: Profanazione/Sacrilegio
  • Tamid: Offerta quotidiana
  • Middot: Misure
  • Kinnim: Nidi di uccelli
6 Tehorot
Purificazioni
  • Kelim: Vasi, recipienti
  • Ohalot: Tende
  • Negaim: Piaghe
  • Parah: Mucca rossa
  • Teharot: Cose pure
  • Mikvaot: Immersioni di purificazione
  • Niddah: Impurità dovuta al ciclo mestruale della donna
  • Machshirim: Preparazioni
  • Zabaim: Blenorragia
  • Tebul Yom: Immersioni durante il giorno
  • Yadaim: Purità ed impurità delle mani
  • Uktzim: Picciuoli

Ordine concettuale

Torah Orale
La Torah Orale comprende le tradizioni legali ed interpretative che sono state trasmesse oralmente da Dio sul Monte Sinai e non furono scritte nella Torah scritta. Secondo l’ebraismo rabbinico la “Torah orale”, “Legge orale” o “Tradizione orale” (ebr.: תורה שבעל פה, Torah she-be-`al peh), fu data da Dio a Mosè insieme alla Torah scritta (ebr.: תורה שבכתב, Torah she-bi-khtav), dopodiché fu trasmessa oralmente nel corso dei secoli e codificata per iscritto nel Talmud. Mentre alcuni altri gruppi ebraici ed altre culture hanno conservato tradizioni orali, solo i rabbini hanno dato un significato ideologico al fatto di aver trasmesso la propria tradizione oralmente. I rabbini dell’era talmudica concepirono la Torah Orale in due modi distinti: 1) la tradizione rabbinica considerò la Torah Orale come una catena ininterrotta di trasmissione; l’aspetto distintivo di questa affermazione era che la Torah Orale “fu tramandata con passaparola e memorizzata.” 2) I rabbini concepirono la Torah Orale anche come tradizione interpretativa e non soltanto come tradizione memorizzata; secondo questa opinione la Torah scritta veniva a comprendere molti livelli di interpretazione. Fu assegnato alle successive generazioni, che erano immerse nella tradizione orale dell’interpretazione, di scoprire queste interpretazioni “nascoste”, non rivelate da Mosè. La “Torah orale” fu infine registrata in Mishnah, Talmud e Midrash.

I sei ordini (sedarim; singolare: seder) del contenuto generale del Talmud sono suddivisi in 60 o 63 trattati (masekhtot; singolare: masekhet) di materie più specifiche. Ogni trattato è diviso in capitoli (perakim; singolare: perek), 517 in totale, che sono numerati sia secondo la numerazione dell’alfabeto ebraico sia con nomi propri, solitamente facendo uso delle prime parole della prima mishnah. Il perek spesso continua per diverse (decine) di pagine. Ogni perek contiene molte mishnayot insieme ai rispettivi scambi di commenti che formano la base della Ghemara; il nome di un passo della Ghemara si chiama sughiya (in ebraico: סוגיא, sughya?; plurale sughyot). I paragrafi dei capitoli vengono citati come mishnayot (plur. di mishna): può sembrare paradossale che lo stesso termine, Mishna, venga usato per il tutto e anche per la più piccola parte del tutto; per esser precisi, mishnah è il termine corretto per definire una breve regola in un insegnamento particolare che forma la base caratteristica dell’opera e sarebbe più giusto riferirsi all’intero lavoro col plurale mishnayot, come certi studiosi in realtà fanno.

Una sughiya, anche baraita o tosefta, usualmente comprende un’elaborazione dettagliata comprovata di una dichiarazione mishnaica, sia essa halakhica o haggadica. Una sughiya può (e spesso succede) argomentare oltre l’oggetto della mishnah. La sughiya non usa punteggiatura nel senso sintattico ma tramite espressioni specifiche che si interpongono nella sughiya stessa dividendola in componenti di solito con un’affermazione, una domanda sulla dichiarazione, una risposta, una prova per sostenere la risposta o una confutazione della risposta con la relativa controprova.

In una data sughiya dichiarazioni scritturali, tannaitiche e amoraiche vengono citate a sostegno di varie opinioni. In tal modo la Ghemara evidenzia caratteristiche, e/o anche disaccordi semantici, tra Tannaim e Amoraim (spesso attribuendo un’opinione ad una precedente autorità e come potrebbe aver risposto ad una data domanda nel caso venga citata l’espressione “a nome di…“) e confronta le opinioni mishnaiche con passi della Baraita. Raramente i dibattiti vengono chiusi formalmente; in alcuni casi la parola finale determina la legge pratica ma in molti casi il problema rimane in sospeso. Esiste tutta una letteratura sui principi procedurali da usarsi per comporre la legge pratica quando esistono disaccordi (cfr. “Logica e metodologia” in calce).

Elementi dell’opera

Mishnah

La Mishnah è una compilazione di opinioni giuridiche e di dibattiti: questa la definizione per la totalità del “Talmud”. Quando invece si “individua” il principio iniziale, o “paragrafo”, poi discusso, si fa riferimento alle dichiarazioni e le affermazioni della Mishnah tipicamente “terse”, registrando brevi giudizi di rabbini: discutono, in “sintesi”, di una data materia, riportando soltanto una decisione non attribuita che apparentemente rappresenta il consenso generale. I rabbini che prepararono la Mishnah sono chiamati Tannaim.

Dato che elenca le sue leggi per “materia”, anziché per contesto biblico, la Mishnah discute singoli soggetti in modo più approfondito rispetto al Midrash e include una selezione molto più ampia di soggetti halakhici rispetto al Midrash. L’organizzazione tematica della Mishnah diviene così la struttura del Talmud nel suo complesso, però non tutti i trattati della Mishnah hanno un corrispondente nel Talmud e l’ordine stesso dei trattati talmudici in certi casi differisce da quello della Mishnah.

Baraita

Oltre alla Mishnah altri insegnamenti tannaitici furono prodotti all’incirca nello stesso periodo o appena dopo. La Ghemara frequentemente si riferisce a queste opinioni tannaitiche per confrontarle con quelle contenute nella Mishnah e sostenere o ricusare le proposizioni degli Amoraim. Tutte queste fonti tannaitiche non mishnaiche sono chiamate baraitot (lett. materiale esterno, “opere esterne alla Mishnah”; sing. baraita in ebraico: ברייתא ‎).

Le baraitot citate nella Ghemara sono spesso passi della Tosefta (un compendio tannaitico della Halakhah parallelo alla Mishnah) e dei Midrashim halakhici (specificamente Mekhilta, Sifra e Sifre). Tuttavia alcune baraitot sono conosciute solo grazie alle tradizioni citate nella Ghemara e non fanno parte di nessun’altra raccolta.

Ghemara

Nei tre secoli successivi alla redazione della Mishnah i rabbini di tutta la Palestina e Babilonia analizzarono, dibatterono e discussero tale composizione. Queste discussioni formano la Ghemara (ebraico: גמרא, traslitt. ital.: “Ghemara”). Ghemara significa “completamento” (dall’ebraico gamar גמר: “completare”) o “apprendimento” (dall’aramaico: “studiare”). La Ghemara si concentra principalmente sulla spiegazione ed elaborazione delle opinioni dei Tannaim. I rabbini della Ghemara sono noti come Amoraim (sing. Amora, ebr.: אמורא).

Gran parte della Ghemara è costituita da analisi giuridica. Il punto di partenza per l’analisi è di solito una dichiarazione legale espressa in una mishnah. La dichiarazione viene poi esaminata e confrontata con altre affermazioni utilizzate in diversi approcci dell’esegesi biblica nell’ebraismo rabbinico (o – più semplicemente – l’interpretazione del testo nello studio della Torah) con scambi tra i due disquisitori (spesso anonimi e talvolta metaforici) chiamati makshan (interrogatore) e tartzan (risponditore). Un’altra funzione importante della Ghemara è quella di individuare la corretta base biblica di una data legge presentata nella Mishnah e il processo logico di collegamento uno con l’altro: questa attività era nota come talmud molto tempo prima che esistesse un “Talmud” come un testo.

Halakhah e Aggadah

Il Talmud è un vasto documento che coinvolge un gran numero di temi e materie. Tradizionalmente le dichiarazioni talmudiche sono classificate in due grandi categorie: halakhiche e aggadiche. Le dichiarazioni halakhiche riguardano direttamente le questioni di legge e pratica ebraiche (Halakhah). Le dichiarazioni aggadiche non sono giuridicamente correlate ma sono piuttosto esegetiche, omiletiche, etiche o di natura storica.

Trattati minori

Oltre ai sei Ordini il Talmud contiene una serie di trattati brevi di data posteriore, solitamente stampati alla fine del Seder Nezikin e non suddivisi in Mishnah e Ghemara.

I cosiddetti trattati minori (ebraico: מסכתות קטנות, masechtot qetanot) sono saggi del periodo tannaitico o successivo che esaminano tematiche delle quali non esistono trattati formali nella Mishnah. Si possono quindi confrontare con la Tosefta, che possiede trattati paralleli a quelli della Mishnah. I primi otto contengono molto materiale originale; gli ultimi sette sono raccolte di materiale sparso in tutto il Talmud. Secondo Rabbi Chaim Kanievsky i Trattati Minori risalgono al periodo dei Gheonim e includono:

  1. Avot di Rabbi Natan (ebraico: אבות דרבי נתן).
  2. Soferim (ebraico: סופרים – Scribi). Questo trattato appare in due differenti versioni nello Yerushalmi e nel Bavli.
  3. Evel Rabbati (ebraico: אבל רבתי – Elaborazione del Lutto). Questo trattato esamina leggi e usanze sulla morte e il lutto; viene a volte chiamato eufemisticamente Semahot (“gioie”).
  4. Kallah (ebraico: כלה – Sposa) (sul fidanzamento, matrimonio e coabitazione).
  5. Kallah Rabbati (ebraico: כלה רבתי – elaborazione del succitato).
  6. Derekh Eretz Rabbah (ebraico: דרך ארץ רבה) “Derekh Eretz” letteralmente significa “la via del mondo”, che in questo contesto si riferisce a condotta, portamento, maniere.
  7. Derekh Eretz Zuta (ebraico: דרך ארץ זוטא) si riferisce agli studiosi ed è una collezione di massime che esortano ad introspezione e modestia.
  8. Pereq ha-Shalom (ebraico: פרק השלום – Capitolo di Pace) (sui modi di far pace tra la gente; un capitolo finale viene spesso elencato separatamente).
  9. Sefer Torah (regole per scrivere rotoli della Torah).
  10. Mezuzah (ebraico: מזוזה – pergamena a scrollo che si affigge allo stipite).
  11. Tefillin (ebraico: תפילין – filatteri).
  12. Tzitzit (ebraico: ציצית – frange).
  13. Avadim (ebraico: עבדים – schiavi).
  14. Gerim (ebraico: גרים – conversione all’ebraismo).
  15. Kutim (ebraico: כותים – Samaritani).

Esisteva anche un trattato, ora perduto, chiamato Eretz Yisrael (“Terra di Israele”, sulle leggi di quella terra).

Bavli e Yerushalmi

Lo sviluppo della “Ghemara” procedette in quelli che allora erano i due centri maggiori di ricerca e studio ebraici: la Terra di Israele e Babilonia. Conseguentemente due corpi di analisi vennero prodotti e due serie di Talmud furono create. La compilazione più antica è intitolata “Talmud gerosolimitano” o Talmud Yerushalmi. Fu completato nel quarto secolo in Israele. Il Talmud babilonese fu compilato verso l’anno 500 e.v., sebbene continuasse ad esser redatto ed emendato anche successivamente. La parola “Talmud”, quando usata senza qualificanti, si riferisce di solito al “Talmud babilonese”.

Talmud Yerushalmi

Il Talmud di Gerusalemme fu una delle due compilazioni degli insegnamenti religiosi ebraici e del relativo commentario che furono trasmessi oralmente per molti secoli, prima della sua scrittura, da parte di studiosi ebrei di Israele. È una raccolta di insegnamenti delle scuole ebraiche di Tiberiade, Zippori e Caesarea, scritta principalmente in dialetto aramaico occidentale che differisce dalla controparte babilonese.

Questo Talmud è una sinossi dell’analisi della Mishnah che fu sviluppata nel corso di circa 200 anni dalle Accademie di Israele (principalmente quelle di Tiberiade e Caesarea). A causa della loro collocazione i saggi di queste Accademie dedicarono molta attenzione alle leggi agricole della Terra di Israele. Tradizionalmente si pensò che questo Talmud fosse stato redatto verso l’anno 350 e.v. da Rav Muna e Rav Yossi della Terra di Israele. È noto come il Talmud Yerushalmi (“Talmud gerosolimitano”) ma il titolo è inesatto dato che non fu preparato a Gerusalemme e sarebbe più opportuno chiamarlo “Il Talmud della Terra di Israele”.

La sua redazione finale probabilmente ebbe luogo alla fine del quarto secolo ma gli studiosi individuali che lo consolidarono nella sua forma attuale non possono esser identificati con sicurezza. A questo punto il cristianesimo era diventata la Religione di Stato dell’Impero Romano e di Gerusalemme, allora Città Santa della Cristianità. Nel 325 e.v. Costantino, primo imperatore cristiano, dichiarò: “Cerchiamo quindi di non aver nulla a che fare con la detestabile folla ebrea.” Questa politica rese l’ebreo emarginato e povero. Di conseguenza i compilatori del Talmud di Gerusalemme non ebbero tempo di produrre un’opera della qualità che intendevano. Il testo evidentemente è incompleto e non facile da seguire. La cessazione dei lavori sul Talmud gerosolimitano, nel quinto secolo, è stata associata alla decisione di Teodosio II nel 425 e.v. di sopprimere il Patriarcato e proibire la pratica degli ordinamenti rabbinici formali.

Nonostante il suo stato incompleto il Talmud di Gerusalemme rimane una fonte indispensabile di conoscenza dello sviluppo della legge ebraica in Israele. Fu anche una risorsa importante per lo studio del Talmud babilonese da parte della scuola ebraica di Qayrawan, diretta dai rabbini Chananel Ben Chushiel e Nissim Ben Jacob, con il risultato che le opinioni basate principalmente sul Talmud gerosolimitano trovarono posto sia nelle Tosafot che nel Mishneh Torah di Maimonide.

Ci sono tradizioni che ritengono che nell’Età messianica il Talmud di Gerusalemme avrà priorità su quello babilonese. Ciò può essere interpretato nel senso che, dopo il ripristino del Sinedrio e del lignaggio dei maestri ebrei, l’opera sarà completata e “da Sion eromperà la Legge e la parola del Signore da Gerusalemme “. Di conseguenza, in seguito alla formazione del moderno Stato di Israele, vi è un certo interesse a ristabilire le tradizioni di Eretz Israel. Ad esempio Rabbi David Bar-Hayim, dell’Istituto Makhon Shilo, ha pubblicato un siddur che riflette la pratica Eretz Israel come si trova nel Talmud di Gerusalemme e altre fonti.

Talmud Bavli

Il Talmud Bavli consiste di documenti compilati nel periodo della Tarda antichità (dal III al V secolo). I centri ebraici più importanti in Mesopotamia durante questo periodo furono Nehardea (vicino all’Eufrate), Nisibis, Al-Mada’in, Pumbedita e l’Accademia di Sura (in Babilonia).

Il Talmud Bavli (il Talmud babilonese) comprende la Mishnah e la Ghemara babilonese, quest’ultima rappresentando il culmine di oltre 300 anni di analisi della Mishnah nelle accademie ebraiche babilonesi. Le fondamenta di questo processo di analisi furono date da Abba Arika (noto semplicemente come “Rab”), discepolo di Rabbi Judah haNasi. La tradizione attribuisce la compilazione del Talmud babilonese nella sua forma attuale a due saggi babilonesi: Rav Ashi e Ravina. Rav Ashi fu presidente dell’Accademia di Sura dal 375 al 427 e.v. Il lavoro iniziato da Rav Ashi fu completato da Ravina, che viene tradizionalmente indicato quale ultimo commentatore amoraico. Pertanto i tradizionalisti sostengono che la morte di Ravina nel 499 e.v. è l’ultima data possibile per il completamento della redazione del Talmud. Tuttavia anche l’opinione più tradizionale considera alcuni passaggi quale opera di un gruppo di rabbini che curarono il Talmud dopo la fine del periodo amoraico, noti col nome di Savoraim o Rabbanan Savora’e (che significa “ragionatori” o “valutatori”).

La questione di quando il Ghemara fu finalmente consolidata nella sua forma attuale non è ancora risolta tra gli studiosi moderni. Alcuni, come Louis Jacobs, sostengono che il corpo principale della Ghemara non è un semplice reportage di conversazioni, come pretende di essere, bensì una struttura altamente elaborata escogitata dai Savoraim, che devono pertanto essere considerati come i veri autori. In questa prospettiva, il testo non ha raggiunto la sua forma definitiva fino a circa il 700. Alcuni studiosi moderni usano il termine Stammaim (dall’ebraico Stam, che significa “chiuso”, “vago” o “non attribuito”) per indicare gli autori di dichiarazioni non attribuite nella Ghemara.

Confronti di stile e contenuti

Ci sono differenze significative tra le due compilazioni del Talmud. La lingua del Talmud di Gerusalemme è un dialetto aramaico occidentale, che differisce dalla forma aramaica del Talmud babilonese. Il Talmud Yerushalmi è spesso frammentario e difficile da leggere, anche per talmudisti esperti. La redazione del Talmud Bavli invece è più accurata e precisa. La legge che appare nelle due versioni è sostanzialmente simile, se non per l’enfasi e nei piccoli dettagli. Il Talmud gerosolimitano non ha ricevuto molta attenzione dai commentatori e quei commentari tradizionali che esistono sono più interessati a confrontare i relativi insegnamenti con quelli del Bavli.

Né il Yerushalmi né il Bavli coprono l’intera Mishnah: per esempio, la Ghemara babilonese esiste solo per 37 dei 63 trattati della Mishnah. Nello specifico:

  • Il Talmud gerosolimitano include tutti i trattati dello Zeraim, mentre il Talmud babilonese include solo il trattato Berachot. Una delle ragioni potrebbe essere che la maggior parte delle leggi nell’Ordine Zeraim (leggi agricole limitate solo alla Terra di Israele) avevano scarsa rilevanza pratica in Babilonia e quindi non vennero incluse. Lo Yerushalmi si concentra particolarmente sulla Terra di Israele e sulle leggi agricole della Torah che riguardano la coltivazione, dato che fu appunto scritta in terra d’Israele, dove tali leggi venivano applicate.
  • Il Talmud di Gerusalemme non comprende l’ordine mishnaico di Kodashim, che tratta dei riti sacrificali e relative leggi del Tempio, mentreil Talmud babilonese lo include. Non è chiaro perché sia così, dato che le leggi non erano direttamente applicabili in nessuno dei due luoghi, dopo la distruzione del Tempio nel 70 e.v.
  • In entrambi i Talmud, solo un trattato di Tehorot (leggi sulla purezza rituale) viene esaminato, quello delle leggi mestruali, Niddah.

Il Talmud babilonese registra le opinioni dei rabbini di Israele, nonché di quelli di Babilonia, mentre il Talmud gerosolimitano solo raramente cita i rabbini babilonesi. La versione babilonese contiene inoltre le opinioni di più generazioni a causa della più tarda data di completamento. Per entrambe queste ragioni, lo si considera come una raccolta più completa dei pareri disponibili. D’altra parte, a causa dei secoli di redazione che intercorrono tra la composizione del Yerushalmi e quella del Bavli, le opinioni dei primi Amoraim potrebbero essere più vicine alla loro forma originale nel Talmud di Gerusalemme.

L’influenza del Talmud babilonese è stata di gran lunga maggiore di quella del Yerushalmi. Nel complesso, questo accade perché l’influenza e il prestigio della comunità ebraica di Israele diminuì gradualmente, in contrasto con quella babilonese degli anni dopo la redazione del Talmud e fino all’era gaonica. Inoltre, la redazione del Talmud babilonese fu superiore a quella della versione gerosolimitana, rendendola più accessibile e facilmente utilizzabile. Secondo Maimonide (la cui vita è iniziata quasi cento anni dopo la fine dell’era gaonica), tutte le comunità ebraiche durante l’era gaonica accettarono formalmente il Talmud babilonese come vincolante e la moderna pratica ebraica segue le conclusioni del Talmud babilonese in tutte quelle aree dove esiste un conflitto tra i due Talmud.

Tags:

No comments yet.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.