Via Egnatia

La Via Egnatia (o Via Ignazia) è un’antica via di comunicazione costruita nel 146 a.C. su ordine di Gaio Ignazio, proconsole di Macedonia, da cui prese il nome. Con tale opera gli antichi romani realizzarono, a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., una millenaria direttrice di comunicazione est-ovest tra il basso Adriatico e l’Egeo settentrionale.

Storia

La strada, come testimonia Strabone, aveva come punto di diramazione alla sua estremità occidentale, sulla costa adriatica, la città di Apollonia (nei pressi dell’odierna Fier in Albania). Sulla via Egnazia si innestava una strada proveniente da Epidamnos (o Dyrrachium, odierna Durazzo in Albania), denominata convenzionalmente negli studi “ramo settentrionale della via Egnazia” o più comunemente e semplicemente “via Egnazia”, in un punto, valutato da Strabone equidistante tra le due città che, perlomeno nel periodo in cui furono scritti due itinerari contenuti nel complessivo Itinerarium Provinciarum, coincideva o comunque aveva come statio immediatamente successiva la località di Clodiana.

Per costruire l’antica strada il livello del suolo naturale fu scavato fino a una profondità di 50 centimetri e livellato. Strati alternati di argilla e ciottoli furono posati e compressi con l’aiuto di costanti aspersioni di acqua. Lungo il bordo della strada vennero collocate grandi pietre in verticale per mantenere la superficie stabile nel tempo, formata da pietre di forma piatta e spesse 15 cm. Lungo il centro della strada furono posate invece pietre in posizione verticale e leggermente al di sopra della superficie stradale in modo da separare le due carreggiate.

Riunitesi le due vie in un unico percorso questo imboccava la media valle dello Shkumbin risalendola sin nei pressi dell’altura di Sopi Polis, nella zona di Haxhi Beqarit, dove la strada antica era costretta dalla morfologia della valle a passare dalla riva destra a quella sinistra dello Shkumbin. Sicuramente da questa zona, ma forse anche da più a valle, la via era detta, scrive Strabone, la strada della Candavia, dal nome di una montagna illirica. Questa parte della strada attraversava per l’appunto una regione montuosa che dobbiamo ritenere per gli antichi si estendesse almeno sino alla regione dei laghi di Lychnidòs (lago di Ocrida, laghi di Grande Prespa e Piccolo Prespa).

Da Lychnidòs la via proseguiva verso i passi montani lungo i quali correva il confine tra Illyricum e Macedonia. Attraverso di essi il percorso consentiva l’accesso ad un distretto della Macedonia settentrionale, la Lincestide, e al suo centro principale, Eraclea Lincestide (nei pressi dell’odierna Bitola), dove approdava anche un percorso dall’importante nodo viario di Stobi. La via Egnazia toccava poi Edessa, e quindi, attraverso la pianura macedone, per Pella giungeva a Thessalonica (odierna Salonicco). La città del golfo termaico era situata però solamente a metà del percorso che terminava a Cipsela sul fiume Evros (l’odierna Marica) e che in età imperiale venne proseguito sino a Bisanzio – Costantinopoli. Due miliari ritrovati rispettivamente presso Thessalonica e presso Filippi e recanti il nome del proconsole Gneo Egnazio, figlio di Gaio, dimostrano che la via Egnatia rientra tra quelle vie romane che prendono nome, invece che dalla funzione o dalla località di destinazione, dal loro costruttore o meglio da colui che le ha lastricate.

Per quanto riguarda gli interventi successivi di manutenzione e restauro l’esame dei milliari e dei manufatti stradali mette in evidenza le attività di Augusto alla cui epoca possono essere riferiti la costruzione di almeno due ponti, quello sullo Strymon e quello di Topçias, e di Traiano. Sempre dai milliari emerge un indubbio interesse per il percorso da parte di Caracalla e di Settimio Severo e degli imperatori della seconda Tetrarchia. Infine indiziano di ultime manutenzione della via Egnazia la riutilizzazione dei milliari più antichi con iscrizioni di età costantiniana.

Rilevante il ruolo giocato dalla via Egnatia come medium della diffusione del Cristianesimo ed in età medievale ed ottomana, oltre all’importanza strategica ed economica che ebbe per secoli: quasi tutti gli scambi dell’Impero bizantino con l’Occidente passavano per questa strada, usata inoltre più volte dai Crociati.

 L’odierna Egnatia Odos, che ricalca grossomodo il percorso della vecchia via Romana Egnatia.

La funzione e il percorso di quella che una volta si chiamava via Egnatia è oggi ricalcata, anche se leggermente più a sud nella parte iniziale rispetto alla strada storica, dall’autostrada Egnatia Odos, un progetto iniziato nel 1990 e completato nel 2009. L’autostrada in questione collega il porto di Igoumenitsa alla frontiera tra Grecia e Turchia passando per le regioni greche dell’Epiro, della Macedonia e della Tracia, per una lunghezza complessiva di 670 km.

Le più importanti città oggi lungo la Via Ignazia

La Via Egnatia era una delle più importanti strade militari e commerciali del mondo antico, l’asse che collegava Roma con i suoi territori in Oriente. Fu costruita tra il 146 e il 120 a.C. dal proconsole di Macedonia, Gaio Ignazio, lungo il percorso dell’antica strada che attraversava la Macedonia e la Tracia da est a ovest. Fu questa strada che gli eserciti persiani di Dario e Serse seguirono durante le loro campagne in Grecia all’inizio del V secolo a.C. Questa stessa strada fu usata da Alessandro Magno durante la sua spedizione militare dall’Europa all’Asia.
Fu la prima strada pubblica costruita dai romani fuori dall’Italia. Iniziava ad Apollonia e Dyrrachium in Illiria (attuale Albania) e attraversava la Macedonia fino al fiume Mesta, passando poi per la Tracia e continuando verso l’Ellesponto (Stretto dei Dardanelli) e Bisanzio (Istanbul). Per più di 2000 anni rimase l’unica strada decente in questa regione e giocò un ruolo significativo nelle fortunate sorti di Roma, Bisanzio e dell’Impero Ottomano.
Sulla lunghezza della Via Ignazia, a intervalli di 7-14 miglia (10-20 Km) c’erano delle stazioni, dotate di personale per soddisfare le esigenze dei viaggiatori. C’erano anche locande, che venivano costruite come punti corrispondenti alla fine di un’intera giornata di viaggio (30/40 miglia o 45/60 Km). Questo determinò significativamente il contesto sociale della Macedonia e della Tracia, poiché ancora oggi le città più importanti, che si trovano sul percorso dell’Egnazia, distano 54/60 km l’una dall’altra – Edessa – Giannitsa. Tessalonica – Apollonia – Amphipoli – Filippi e anche Kavala – Xanthi – Komotini – Alexandroupolis. C’erano anche accampamenti militari, posti di guardia, punti di controllo, torri e fortezze agli attraversamenti dei fiumi, sulle cime dei monti, nelle depressioni e presso i passi di montagna. La lunghezza originale della Via Egnatia dall’Adriatico al fiume Evros era di 535 miglia. Le pietre miliari, che davano informazioni sulla distanza dal punto di partenza, erano collocate lungo ogni miglio del percorso.
In Tracia, e in particolare nelle prefetture di Xanthi e Rodope, la moderna Egnatia segue il corso dell’antica Via Egnatia. La maggior parte della zona meglio conservata della strada è stata trovata nella prefettura di Evros. Il primo e più grande tratto parte dal confine della prefettura di Rodope e di Evros e può essere tracciato fino a un punto a nord-est dell’antica Messembria-Zoni. Attraversa la bassa catena di colline che dividono le pianure di Komotini e Alexandroupolis e rimane ancora oggi un esempio straordinario di costruzione di strade montuose. Ci sono anche molti tratti ben conservati nelle piane praticamente fianco a fianco dell’attuale Egnatia dopo Alexandroupolis e Trajanopolis. Pannelli informativi sono stati eretti accanto a tutte le sezioni visibili dell’antica Via Egnatia come parte di un programma europeo per contrassegnare tutte le strade romane. Allo stesso modo sono stati installati dei cartelli lungo tutto il percorso conosciuto nel passo montano delle colline Zononiane, in modo che i viaggiatori interessati possano provare l’emozione di camminare sull’antica superficie stradale.

 


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Documento PDF Diario di viaggio di Anacleto, Mario e Rinaldo 2008 Via-Egnatia-08.pdf

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