Il Tratturo Regio: Pescasseroli-Candela

Mappa del tratturo Regio Pescasseroli-Candela

Il tratturo Regio Pescasseroli-Candela era un percorso usato dai pastori per spostare i grandi greggi di pecore verso il Sud Italia (transumanza). percorsi prevalentemente collinosi e montuosi dell’Appennino fino all’inverno nelle pianure costiere più meridionali della Puglia.

Definizione ed etimologia

Il tratturo per definizione è un largo sentiero a fondo naturale (erboso, pietroso o in terra battuta) originatosi dal passaggio e dal calpestio delle greggi e degli armenti. I tratturi erano utilizzati dai pastori per compiere la transumanza, ossia per trasferire con cadenza stagionale mandrie e greggi da un pascolo all’altro
Il termine tratturo deriva dal verbo latino trahere, ovvero tirare, trascinare o portare con sé, tirarsi dietro.

Geografia

Lungo 211 km, questo tratturo presenta sull’intero tracciato, da Pescasseroli in Abruzzo fino al confine fra Candela ed Ascoli Satriano in Puglia, una larghezza media di circa 60 metri. Era ancora in uso come direttrice della transumanza nei primi anni ’50 del XX secolo e alcuni storici, come il Wisemann, hanno ipotizzato che esso ricalcasse il percorso della via Minucia, una strada consolare romana.

Il tratturo inizia il suo percorso da Campomizzo, una località a nord di Pescasseroli, e nel suo tratto iniziale attraversa il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A Ponte Zittola, presso Castel di Sangro, se ne distacca il tratturo Castel di Sangro-Lucera, che andrà a sua volta a confluire nel tratturo Celano-Foggia.

In provincia di Campobasso questi tre tratturi sono ulteriormente interconnessi dal braccio Centocelle-Cortile-Matese presso San Polo Matese. Nel suo tratto molisano il percorso del tratturo segue la strada statale 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, toccando Isernia e attraversando la sella di Vinchiaturo fra Bojano e Sepino (la vecchia importante città Romana di Saepinum), portandosi quindi temporaneamente sul versante tirrenico.

Lasciato il Sannio, a partire dal territorio di Casalbore il tratturo penetra quindi nell’Irpinia ove attraversa nuovamente la linea spartiacque all’altezza della sella di Ariano. Qui il tratturo, superato il villaggio neolitico de La Starza, entra in connessione con la via Herculea oltre che con il tratturello Camporeale-Foggia, il quale ultimo ripercorre invece la via Traiana. Dal 2006 tutto questo particolare tratto è stato alberato e delimitato con picchetti in pietra e legno a cura della Comunità Montana dell’Ufita, trasformandosi così in un percorso turistico-sportivo-ambientale con possibilità di escursioni a cavallo, in bici e in trekking.

Dopo aver rasentato l’antico borgo di Zungoli il tratturo giunge nella Daunia e qui discende lentamente lungo le pendici del Subappennino fino a terminare il suo percorso a valle di Candela, all’estremità meridionale del Tavoliere delle Puglie.

La Storia

In Italia l’intrecciarsi di queste vie armentizie, stimato in 3.100 km, si rileva nei territori delle regioni centro-meridionali. Le vie erbose si trovano diffuse principalmente in Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia. Le loro piste erano percorse nelle stagioni fredde in direzione sud, verso la Puglia, dove esisteva, presso la città di Foggia, la Dogana delle pecore, mentre nei mesi caldi le greggi percorrevano il percorso inverso tornando ai pascoli montani dell’Appennino centrale, dove la pastorizia era invece regolata dalla Doganella d’Abruzzo. L’intero apparato stradale si origina nelle zone montane e più interne dell’area abruzzese e si conclude nel Tavoliere delle Puglie. Lungo i percorsi si incontravano campi coltivati, piccoli borghi dove si organizzavano le soste, dette stazioni di posta, chiese rurali, icone sacre, pietre di confine o indicatrici del tracciato.

Questa versione mediterranea della transumanza, per distinguerla dalle transumanze alpine di breve raggio (“verticale”), è detta anche “orizzontale” in quanto comporta lo spostamento degli armenti su percorsi lunghi fino a oltre 200 chilometri dalle montagne dell’Abruzzo e del Molise verso i pascoli del Tavoliere e, in parte minore della Murgia e della Terra d’Otranto e della Basilicata.

L’origine dei percorsi

Le prime strade tratturali della transumanza si costituirono in modo spontaneo coprendo distanze a breve raggio. Erano probabilmente già segnate in epoca preistorica nelle terre del bacino del Mediterraneo, se ne ipotizza l’esistenza in Italia, Spagna e Francia.

Nel periodo compreso tra il V ed il VI millennio a.C. in Abruzzo non vi fu una massiccia presenza di vie erbose che si incrementò durante la protostoria. Il ritrovamento di recinti fortificati lungo questi percorsi nella Valle Subequana, il Castellone di Civitaretenga, vicino alla Chiesa di Santa Maria de’ Centurelli a Caporciano, luogo dove il Tratturo Magno si biforca, porrebbero essere posti in correlazione all’attività della pastorizia transumante con l’uso di questi sentieri.

Non è dato conoscere quali e quante furono le vie armentizie nei tempi più lontani, ancor prima della costruzione delle strade romane la sede dei percorsi tratturali vedeva il lento e copioso fluire della transumanza. I tratturi dell’Italia Centro – Meridionale nacquero con le civiltà preistoriche e furono particolarmente sviluppati nel periodo sannita, con importanti centri e fortificazioni sorte lungo il loro percorso. Nella tradizione del popolo dei Sabelli erano le direttrici della transumanza il cui utilizzo era gratuito. L’arrivo dei Romani e l’imposizione del dazio sui capi in transito, avrebbe determinato l’insurrezione di queste genti abituate alla libera circolazione.

Regolamentazioni

Nell’anno 111 a.C. il provvedimento legislativo emanato dai Romani, individuato come la lex agraria, fu la prima norma ufficiale di riferimento per la regolamentazione giuridica dell’utilizzo delle aree pascolive e dell’uso delle strade pubbliche (publicae calles), che, tuttavia, non disciplinava e non imponeva alcun dazio sull’attraversamento di percorsi che conducevano a prati liberi. Il tributo previsto dalla legge era calcolato sul pedaggio e sull’utilizzo del pascolo. L’incaricato alla riscossione della tassa era un pubblicano presente ad ogni frontiera.

In seguito, nei Codici teodosiano e giustinianeo trovò ufficialità il privilegio della tractoria, ossia della fruizione delle vie pubbliche da parte dei pastori.

Nell’anno 1155 il re normanno Guglielmo I, detto il Malo, aggiunse nella sua Costituzione norme volte a disciplinare l’uso dei pascoli per regolamentarne i canoni d’affitto. Dichiarò inoltre proprietà del Regio Demanio l’area del Tavoliere delle Puglie ed altre zone circostanti, e decretò che vaste superfici delle regioni Abruzzo, Puglia e Basilicata fossero adibite a pascolo.

Nelle zone dell’Italia meridionale i tratturi erano delimitati da aree individuate con precisione fino all’età medioevale ed all’inizio del Regno Borbonico, epoca in cui si verificò l’allungamento di quattro percorsi principali, quali: L’Aquila-Foggia, Celano-Foggia, Lucera-Castel di Sangro e Pescasseroli-Candela. Questi furono classificati come regi tratturi e la loro sede indicata attraverso l’apposizione di termini lapidei, ossia pietre squadrate che recavano scolpita la sigla R.T. (che stanno per: Regio Tratturo) ed un numero di riferimento, come si apprende dai documenti dell’Archivio di Stato di Foggia. Questi cippi avevano la caratteristica di poter essere fissi oppure amovibili, il loro impiego ebbe inizio nell’anno 1574 e gli ultimi furono posti nel 1884.

Una parte del tratturo Regio Pescasseroli-Candela nei pressi di Zungoli in Campania (foto del 21/09/17)

Gli Aragonesi nel 1456 regolamentarono il sistema tratturale con la Dogana delle pecore, seguita nel 1532 dall’istituzione della Doganella d’Abruzzo, e crearono in favore del demanio armentizio un regime protezionistico che durò fino al 1806, quando con le leggi eversive della feudalità il Bonaparte smembrò il sistema tratturale e i pascoli del Tavoliere ad esso sottomessi. Federico II di Svevia nelle sue Costituzioni nel De annalis in pascuis assegnandi ed Alfonso I d’Aragona nella Prammatica del Magnanimo “Mena Pecudum Apuliae”, datata 1º agosto 1447, con cui istituiva la Dogana della Mena delle Pecore ristrutturando la precedente che aveva avuto sede a Lucera, non utilizzarono il termine tratturo per definire i percorsi armentizi. Il termine comparve citato per la prima volta a Foggia in un documento contenente richieste rivolte a Ferdinando I d’Aragona e recante la data 17 dicembre 1480 in cui si trova scritto: «per li cammini de et Tracturi de la Dohana».

Dagli atti della Dogana è agevole desumere che la rete dei percorsi non rimase inalterata nel tempo, bensì fu soggetta a modificarsi col cambiare delle necessità fino a trovare un equilibrio quasi definitivo. Nelle zone montane si annoverava una presenza meno cospicua di sentieri, mentre la maggior quantità della rete tratturale si sviluppò nelle aree pianeggianti dove le caratteristiche morfologiche del territorio favorivano condizioni più adatte ad accogliere l’attività della pastorizia.

La prima scrittura che riporta un parziale elenco di sette tratturi, tutti situati a nord del Tavoliere delle Puglie, reca la data 1533 ed elenca:

  • lo tratturo de la marina di Pescara per fi in Puglia;
  • lo tratturo per valle d’Aventino e cala in Civitate;
  • lo tratturo de valle de Sangro che cala at ponte rutto;
  • lo tratturo de Trigno et Piferno che cala dicto ponte rutto;
  • lo tratturo de Sangro, Trigno e Piferno che cala a la Motta;
  • lo tratturo che cala da Apruzzo al contado Molise verso Forlì, Isernia, Sepino ed cala al Santovito:
  • lo tratturo che cala per lo contado de Molise verso Sanco Bartolomeo de lo Galdo, Ariano, Casa labore, Monteleone et a la cala Rocchetta a Lacidogna et ad Candela.

Alla nomenclatura che individua questi antichi percorsi corrispondono rispettivamente i moderni tratturi d’una parte del Frisa- Rocca di Roseto e un tratto del Tratturo L’Aquila-Foggia; una porzione di una via erbosa che probabilmente da Scanno passava per Roccaraso, Palena, la valle dell’Aventino e giungeva al Sangro e una porzione del tratturo Centurelle-Montesecco; il successivo ricalcava il percorso della via armentizia dell’Ateleta-Biferno e Biferno-Sant’Andrea, cui seguono il Celano-Foggia ed il Lucera-Castel di Sangro.

Il declino dell’uso delle vie erbose

Con l’arrivo della ferrovia e della rete stradale asfaltata il trasferimento del bestiame è stato sempre più spesso compiuto con camion o furgoni ed i tratturi persero sempre più importanza perché i grossi armentari preferivano risparmiare sulla maggior quantità di manodopera occorrente per le transumanze a piedi. Già in epoca fascista la larghezza fu ridotta da 60 a 30 passi napoletani e i proprietari frontisti poterono accaparrarsi quegli ambiti terreni per migliaia di anni lasciati incolti e destinati al solo pascolo delle greggi.

Alcuni tratturi, specialmente nelle aree interne, sono giunti fino ai nostri giorni pressoché intatti, al contrario delle strade romane, spesso adiacenti ad essi, delle quali, nonostante fossero lastricate di pietre, restano solo i ruderi di qualche ponte e alcuni brevi tratti. In qualche lembo di Capitanata, Irpinia, Molise o Abruzzo i tratturi conservano ancora gli originari 111 metri, sicuramente (dove ancora presenti) non scendono mai al di sotto dei 60.

Milestone sul tratturo Regio in Campania

Percorso del Tratturo Regio

I principali comuni attraversati dal Tratturo Regio Pescasseroli-Candela:


Bibliografia

  • Italo Palasciano, Le lunghe vie erbose (Tratturi e pastori del Sud), Capone Editore, 1999, pp. 46–50, 65, 69, 88;
  • Astrid Pellicano, Geografia e storia dei tratturi del Mezzogiorno: ipotesi di recupero funzionale di una risorsa antica, Aracne, 2007 pp. 19–20 22, 24-25, ISBN 978-88-548-0949-9;
  • Walter Capezzali, La Transumanza nella storia e nella bibliografia in Tratturi e transumanza: arte e cultura, Arkhé, L’Aquila, 2008, pp. 61–66, 68, 72, ISBN 978-88-95207-07-0;
  • (a cura di Marialuce Latini), Abruzzo: le vie della Transumanza, testi di Franco Battistella, Marialuce Latini, Edoardo Micati, Anna Severini, Giovanni Tavano, Carsa Edizioni, Pescara, 2000, pp. 10–11, 13;
  • Nicola Mastronardi, “I Giganti Verdi – Immagini, incontri e suggestioni lungo i tratturi del Molise”, Volturnia ed., 2004;
  • Sante Cutecchia, Il tratturo e la via Appia antica, testi di Sante Cutecchia, Arturo Cucciolla, Ferdinando Mirizzi, Adda Editore, Bari 2013
  • John A. Marino, L’economia pastorale nel Regno di Napoli, Guida Ed., 1992 Napoli.

Tags: ,

Comments are closed.