Profeta  

La parola greca era usata nella LXX per l’ebraico nabj o nav’i (נָבִיא nāvî) ovvero colui che parla da ispirazione divina. I primi scrittori latini tradussero il termine Greco prophetes con il latino vates, ma la forma latinizzata propheta predominava in epoca post-classica, principalmente a causa degli scrittori cristiani, probabilmente a causa di associazioni pagane al termine “vates”. In inglese, il significato “scrittore profetico dell’Antico Testamento” risale alla fine del 14° secolo.
In arabo il termine è stato tradotto come al-nabiy, ma talvolta anche come al-rasul, propriamente “il messaggero”.

In generale, una persona che parla per ispirazione di una divinità, manifestandone il volere e, spesso, preannunciando in suo nome i futuri eventi. La presenza di profeti, attestata, in varie forme (divinazione, oracoli, trance, ecc.), nella storia di tutte le religioni, assume caratteristiche peculiari nella religione del popolo d’Israele, com’è documentata nel Vecchio Testamento, dove si sogliono distinguere i profeti preclassici (sec. 11°-9° a. C.) e i profeti “canonici” o “scrittori” (8°-5° sec. a. C.). La figura del profeta si specifica presto come di colui che parla in nome di YHWH e manifesta i suoi disegni, guidando nel suo cammino storico Israele; e contro la tendenza di questo a deviare continuamente dagli impegni assunti con l’Alleanza del Sinai di Mosè, l’azione del profeta assume spesso il carattere di rimprovero al popolo e ai suoi capi, di intervento politico e di richiamo morale.

Le prime comunità cristiane collocano la figura di Gesù nella linea del profetismo biblico come profeta escatologico, uguagliato a Mosè, anzi come il più grande profeta in rapporto con DIO “in spirito e verità”, mediatore della rivelazione. In seguito, la storia del cristianesimo vede la continua presenza di profeti, uomini dotati del carisma della profezia, dono dello Spirito.

Con riferimento alla religione islamica, attributo di Maometto (Mohammed), in quanto parla in nome di ALLAH (DIO in lingua Araba) e ne annuncia la volontà.

Epilogo

Il Profeta non è l’annunciatore di un futuro remoto, quanto piuttosto un servo del SIGNORE, che parla ed opera nel suo presente storico attraverso il dono di un carisma Divino.
Vari sono i termini Ebraici con i quali un profeta è definito, ma il primo tra tutti, e forse quello che più lo rappresenta è nabì, vocabolo del Libro della Genesi che significa “colui che è chiamato” o “colui che chiama”.
Un altro termine utilizzato nelle Sacre Scritture è chozè, “uomo che ha visioni”, ed infatti essi sono capaci di intuire il mistero della realtà grazie ad un canale di conoscenza trascendentale.
Parallela è la denominazione di rò’è, ovvero veggente, come un canale di connessione tra DIO e il resto del popolo.
Il vocabolo Greco prophetes significa “colui che parla in nome di”, o “davanti a”, quindi anche in anticipazione ad un evento che dovrà accadere.
Bellissima la descrizione che ne fa il Cardinale Gianfranco Ravasi che parla del profeta dicendo:

È un personaggio “ispirato”, che annuncia una parola trascendente e la riveste di carne, ossia di parole umane, spesso colorandola con la sua umanità, il suo stile, la sua esperienza.

Spesso però il profeta svolge non solo una funzione religiosa, ma anche storica e politica. Ravasi scrive ancora:

Offre un Messaggio che supera i confini temporali limitati e che si espande in una validità futura e universale, legata alle costanti dell’Azione di DIO nella storia.”

I profeti sono tutori della purezza della Fede Biblica, avversari di ogni compromesso con interessi privati e con il potere, testimoni di spiritualità e giustizia, questo sono i profeti.

 

Studi, Pace, Unità

Unisciti alla nostra comunità di studio, inserisci il tuo indirizzo email: aggiornamenti, riflessioni e percorsi di pace.