Enciclica Fratelli tutti: Testo completo, riassunto e commento

La parola “enciclica” deriva dal latino enciclios (o encyclius, una latinizzazione del greco ἐνκύκλιος enkyklios che significa “circolare” o “a tutti intorno”) questo tipo di comunicazione era inizialmente una lettera circolare inviata a tutte le chiese di una particolare zona dell’antica chiesa romana. Un messaggio quindi per unificare la “direzione” che la crescente religione Cristiana stava prendendo e generalmente utilizzata per questioni di grande rilievo, seconda per importanza solo al documento di più alto rango emanato dai papi, una Costituzione apostolica (legislazione emanata dal Papa). 

Fratelli tutti è la terza lettera enciclica di Papa Francesco, in questo documento la fratellanza e l’aiuto reciproco tra i popoli per il raggiungimento di un benessere comune sono il fulcro sul quale ruota l’intero trattato. La pandemia del COVID-19 ha dimostrato il fallimento del mondo nel saper lavorare insieme durante una crisi sanitaria, economica e sociale. L’enciclica chiede più tolleranza, umanità e solidarietà, ed è un appello alla pace.

Il documento è stato firmato il 3 ottobre 2020 e pubblicato il giorno successivo, per la ricorrenza della festa del Santo Francesco d’Assisi, il grande uomo di DIO dal quale il pontefice si è inspirato per la sua missione.

Parti significative e Commento

Introduzione

[riferito a Francesco d’Assisi] C’è un episodio della sua vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di là delle distanze dovute all’origine, alla nazionalità, al colore o alla religione. È la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comportò per lui un grande sforzo a motivo della sua povertà, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di più la grandezza dell’amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle.
(Capoverso 3)

 

[riferito a Francesco d’Assisi] Egli non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio. Aveva compreso che «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» [1 Gv 4,16].
(Capoverso 4)

 

Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti.
(Capoverso 7)

 

Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme
(Capoverso 8)

 

Capitolo 1

Per decenni è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. […] Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. […] E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi
(Capoversi 10 & 11)

 

[riferito alla cattiva politica] Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori.
(Capoverso 15)

 

In questo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti […] Un progetto con grandi obiettivi per lo sviluppo di tutta l’umanità oggi suona come un delirio. Aumentano le distanze tra noi, e il cammino duro e lento verso un mondo unito e più giusto subisce un nuovo e drastico arretramento. Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune.
(Capoversi 16 & 17)

Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che è tra i più deprecabili (Capoverso 18)

 

Lo scarto, inoltre, assume forme spregevoli che credevamo superate, come il razzismo, che si nasconde e riappare sempre di nuovo. Le espressioni di razzismo rinnovano in noi la vergogna dimostrando che i presunti progressi della società non sono così reali e non sono assicurati una volta per sempre.
(Capoverso 20)

 

Quando si dice che il mondo moderno ha ridotto la povertà, lo si fa misurandola con criteri di altre epoche non paragonabili con la realtà attuale. Infatti, in altri tempi, per esempio, non avere accesso all’energia elettrica non era considerato un segno di povertà e non era motivo di grave disagio. La povertà si analizza e si intende sempre nel contesto delle possibilità reali di un momento storico concreto.
(Capoverso 21)

 

Analogamente, l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio
(Capoverso 23)

 

E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito
(Capoverso 27)

Con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb non ignoriamo gli sviluppi positivi avvenuti nella scienza, nella tecnologia, nella medicina, nell’industria e nel benessere, soprattutto nei Paesi sviluppati. Ciò nonostante, «sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità.
(Capoverso 29)

 

fra il singolo e la comunità umana sia ormai in corso un vero e proprio scisma. […] Perché una cosa è sentirsi costretti a vivere insieme, altra cosa è apprezzare la ricchezza e la bellezza dei semi di vita comune che devono essere cercati e coltivati insieme
(Capoverso 31)

 

Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme.
(Capoverso 32)

 

l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca. Il “si salvi chi può” si tradurrà rapidamente nel “tutti contro tutti”, e questo sarà peggio di una pandemia
(Capoverso 36)

 

Comprendo che di fronte alle persone migranti alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell’istinto naturale di autodifesa. Ma è anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri.
(Capoverso 41)

 

operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio
(Capoverso 45)

 

A volte la velocità del mondo moderno, la frenesia ci impedisce di ascoltare bene quello che dice l’altra persona. E quando è a metà del suo discorso, già la interrompiamo e vogliamo risponderle mentre ancora non ha finito di parlare.
(Capoverso 48)

 

nelle pagine seguenti desidero dare voce a tanti percorsi di speranza. Dio infatti continua a seminare nell’umanità semi di bene.
(Capoverso 54)

Capitolo 2

Poco dopo la narrazione della creazione del mondo e dell’essere umano, la Bibbia presenta la sfida delle relazioni tra di noi. Caino elimina suo fratello Abele, e risuona la domanda di Dio: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9). La risposta è la stessa che spesso diamo noi: «Sono forse io il custode di mio fratello?»
(Capoverso 57)

 

non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te (cfr Tb 4,15). Il saggio Hillel (I sec. a.C.) diceva al riguardo: «Questo è la Legge e i Profeti. Tutto il resto è commento».
(Capoverso 59)

 

siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli delle nostre società sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finché queste non ci toccano direttamente.
(Capoverso 64)

 

[riferito alla parabola del Vangelo riguardo il buon sammaritano che aiuta l’estraneo ferito]
Non c’è più distinzione tra abitante della Giudea e abitante della Samaria, non c’è sacerdote né commerciante; semplicemente ci sono due tipi di persone: quelle che si fanno carico del dolore e quelle che passano a distanza; quelle che si chinano riconoscendo l’uomo caduto e quelle che distolgono lo sguardo e affrettano il passo.
(Capoverso 70)

 

Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunità, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite.
(Capoverso 77)

Le difficoltà che sembrano enormi sono l’opportunità per crescere, e non la scusa per la tristezza inerte

in un altro passo del Vangelo Gesù dice: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). Gesù poteva dire queste parole perché aveva un cuore aperto che faceva propri i drammi degli altri. […] Quando il cuore assume tale atteggiamento, è capace di identificarsi con l’altro senza badare a dove è nato o da dove viene. Entrando in questa dinamica, in definitiva sperimenta che gli altri sono “sua stessa carne” (cfr Is 58,7).
(Capoverso 84)

Capitolo 3

[parlando dell’uomo in generale] non giunge a riconoscere a fondo la propria verità se non nell’incontro con gli altri: «Non comunico effettivamente con me stesso se non nella misura in cui comunico con l’altro»
(Capoverso 87)

D’altra parte, non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia, perché è impossibile capire me stesso senza un tessuto più ampio di relazioni: non solo quello attuale ma anche quello che mi precede e che è andato configurandomi nel corso della mia vita.
(Capoverso 89)

Non è un caso che molte piccole popolazioni sopravvissute in zone desertiche abbiano sviluppato una generosa capacità di accoglienza nei confronti dei pellegrini di passaggio, dando così un segno esemplare del sacro dovere dell’ospitalità. Lo hanno vissuto anche le comunità monastiche medievali, come si riscontra nella Regola di San Benedetto. Benché potesse disturbare l’ordine e il silenzio dei monasteri, Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati «con tutto il riguardo e la premura possibili». L’ospitalità è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che è l’incontro con l’umanità al di là del proprio gruppo.
(Capoverso 90)

 

il solo fatto di essere nati in un luogo con minori risorse o minor sviluppo non giustifica che alcune persone vivano con minore dignità»
(Capoverso 106)

 

[le] famiglie, chiamate a una missione educativa primaria e imprescindibile. Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Esse sono anche l’ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli.
(Capoverso 114)

 

avere cura della casa comune che è il pianeta, ci appelliamo a quel minimo di coscienza universale e di preoccupazione per la cura reciproca che ancora può rimanere nelle persone. Infatti, se qualcuno possiede acqua in avanzo, e tuttavia la conserva pensando all’umanità, è perché ha raggiunto un livello morale che gli permette di andare oltre sé stesso e il proprio gruppo di appartenenza. Ciò è meravigliosamente umano!
(Capoverso 117)


Il mondo esiste per tutti, perché tutti noi esseri umani nasciamo su questa terra con la stessa dignità. Le differenze di colore, religione, capacità, luogo di origine, luogo di residenza e tante altre non si possono anteporre o utilizzare per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti. […] Nei primi secoli della fede cristiana, diversi sapienti hanno sviluppato un senso universale nella loro riflessione sulla destinazione comune dei beni creati. Ciò conduceva a pensare che, se qualcuno non ha il necessario per vivere con dignità, è perché un altro se ne sta appropriando.
(Capoversi 118 & 199)

[la] capacità degli imprenditori, che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate
(Capoverso 123)

 

la pace reale e duratura è possibile solo «a partire da un’etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana
(Capoverso 127)

Introduzione: Papa Francesco presenta una fotografia della situazione attuale nel mondo soffermandosi principalmente sulle ferite che la pandemia COVID-19 sta lasciando sulla società, mostrando un pianeta molto meno unito nelle difficoltà di quanto ci saremmo aspettati.
Temi affrontati nell’enciclica sono l’immigrazione, razzismo, disoccupazione, discriminazione contro le donne, traffico di esseri umani, aborto, populismo, guerre, speculazione finanziaria dilagante, abuso di potere e pena di morte.
L’enciclica ha un filo conduttore chiaro e comune: dobbiamo riconoscere un fratello in ogni nostro nostro prossimo, indipendentemente dalla razza, dalla cultura, dalla lingua o dall’identità nazionale. Solo se ci apriamo pienamente agli altri potremo adottare l’atteggiamento del Buon Samaritano.
Capitolo 1: Il primo capitolo potrebbe essere descritto come cupo e pessimista, esso invece propone un’analisi acutissima della visione del mondo attuale e della parziale distruzione del sogno di poter crescere verso una maggiore unificazione a livello globale.
Capoverso 27
: In un mondo in cui si erigono muri per proteggersi dagli altri perché si presume che il prossimo sia uno sconosciuto da temere, e non un fratello, in questo contesto non può esistere una vera pace. Al contrario, si promuove una mentalità di paura, insicurezza, solitudine, e si crea terreno per le organizzazioni criminali.
Capoverso 29
: Guardando al mondo, non possiamo negare i grandi progressi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del tenore di vita delle persone nei paesi sviluppati. Ma questo oggi è estremamente sproporzionato rispetto al progresso morale e spirituale dei popoli.
Il buon Sammaritano:
La parabola descrive un forte contrasto tra chi non si interessa degli altri e continua il suo cammino [nella vita] indisturbato e il samaritano che invece si commuove per la situazione dello straniero che giace sul ciglio della strada. Ad oggi abbiamo fatto grandi progressi in tanti campi, ma spesso rimaniamo muti, sordi e ciechi quando parliamo di curare concretamente il nostro prossimo che si trova nel bisogno.
Capoverso 117: La preoccupazione per la nostra casa comune, ovvero la Terra, non è affatto una preoccupazione per le potenze economiche che sono interessate solo a realizzare rapidi profitti. Il surriscaldamento globale e la scarsità di acqua legata anche alla sovrappopolazione del Mondo sono obiettivi primari che tutti i fratelli devono impegnarsi a risolvere prima che chiunque rimanga senza dimora, al freddo.

Capitolo 4

Quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide complesse. Certo, l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale
(Capoverso 129)

 

L’arrivo di persone diverse, che provengono da un contesto vitale e culturale differente, si trasforma in un dono, perché «quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti».
(Capoverso 133)

 

Allargando lo sguardo, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb abbiamo ricordato che «il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà dell’Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale
(Capoverso 136)

L’aiuto reciproco tra Paesi in definitiva va a beneficio di tutti. Un Paese che progredisce sulla base del proprio originale substrato culturale è un tesoro per tutta l’umanità. Abbiamo bisogno di far crescere la consapevolezza che oggi o ci salviamo tutti o nessuno si salva. La povertà, il degrado, le sofferenze di una zona della terra sono un tacito terreno di coltura di problemi che alla fine toccheranno tutto il pianeta.
(Capoverso 137)

 

La soluzione non è un’apertura che rinuncia al proprio tesoro. Come non c’è dialogo con l’altro senza identità personale, così non c’è apertura tra popoli se non a partire dall’amore alla terra, al popolo, ai propri tratti culturali.
(Capoverso 143)

 

Riscontriamo che una persona, quanto minore ampiezza ha nella mente e nel cuore, tanto meno potrà interpretare la realtà vicina in cui è immersa. Senza il rapporto e il confronto con chi è diverso, è difficile avere una conoscenza chiara e completa di sé stessi e della propria terra, poiché le altre culture non sono nemici da cui bisogna difendersi, ma sono riflessi differenti della ricchezza inesauribile della vita umana.
(Capoverso 147)

 

Capitolo 5

[parlando in merito al lavoro] Questo è il miglior aiuto per un povero, la via migliore verso un’esistenza dignitosa. Perciò insisto sul fatto che «aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro
(Capoverso 162)

 

«non c’è di fatto vita privata se non è protetta da un ordine pubblico; un caldo focolare domestico non ha intimità se non sta sotto la tutela della legalità, di uno stato di tranquillità fondato sulla legge e sulla forza e con la condizione di un minimo di benessere assicurato dalla divisione del lavoro, dagli scambi commerciali, dalla giustizia sociale e dalla cittadinanza politica». […] La vera carità è capace di includere tutto questo nella sua dedizione, e se deve esprimersi nell’incontro da persona a persona, è anche in grado di giungere a un fratello e a una sorella lontani e persino ignorati, attraverso le varie risorse che le istituzioni di una società organizzata, libera e creativa sono capaci di generare.
(Capoversi 164 & 165)

 

«l’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore». Per questa ragione, l’amore si esprime non solo in relazioni intime e vicine, ma anche nelle «macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici»
(Capoverso 181)

 

Siamo ancora lontani da una globalizzazione dei diritti umani più essenziali. Perciò la politica mondiale non può tralasciare di porre tra i suoi obiettivi principali e irrinunciabili quello di eliminare effettivamente la fame. Infatti, «quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile».
(Capoverso 189)

 

insieme con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, abbiamo chiesto «agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente»
(Capoverso 192)

 

Capitolo 6

Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo “dialogare”.
(Capoverso 198)

 

Così i colloqui si ridurranno a mere trattative affinché ciascuno possa accaparrarsi tutto il potere e i maggiori vantaggi possibili, senza una ricerca congiunta che generi bene comune. Gli eroi del futuro saranno coloro che sapranno spezzare questa logica malsana e decideranno di sostenere con rispetto una parola carica di verità, al di là degli interessi personali. Dio voglia che questi eroi stiano silenziosamente venendo alla luce nel cuore della nostra società.
(Capoverso 202)

 

Oggi esiste la convinzione che, oltre agli sviluppi scientifici specializzati, occorre la comunicazione tra discipline, dal momento che la realtà è una, benché possa essere accostata da diverse prospettive e con differenti metodologie.
(Capoverso 204)

Una società è nobile e rispettabile anche perché coltiva la ricerca della verità e per il suo attaccamento alle verità fondamentali.
(Capoverso 207)

Da tutti, infatti, si può imparare qualcosa, nessuno è inutile, nessuno è superfluo. Ciò implica includere le periferie. Chi vive in esse ha un altro punto di vista, vede aspetti della realtà che non si riconoscono dai centri di potere dove si prendono le decisioni più determinanti.
(Capoverso 215)

 

Integrare le realtà diverse è molto più difficile e lento, eppure è la garanzia di una pace reale e solida. Ciò non si ottiene mettendo insieme solo i puri, perché «persino le persone che possono essere criticate per i loro errori hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto».[206]
(Capoveso 217)

 

capacità abituale di riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso e di essere diverso. A partire da tale riconoscimento fattosi cultura, si rende possibile dar vita ad un patto sociale.
(Capoverso 218)

Tutte le religioni devono contribuire alla costruzione della fratellanza universale nel mondo.
Immigrazione:
Il problema dei migranti, che nel capitolo 4 viene trattato nel dettaglio, è ovviamente una questione complessa per la quale non esistono soluzioni già pronte. Idealmente, dovremmo evitare le migrazioni inutili creando la possibilità di vivere il più possibile in sicurezza e con dignità nei Paesi di origine. Ma allo stesso tempo, ognuno ha il diritto di cercare un posto per sé e per la propria famiglia dove potersi sviluppare pienamente come persona. Quattro sono le cose che dovrebbero sempre essere garantite a chi chiede asilo: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare.
Il populismo
e il crescente liberalismo stanno avendo un profondo effetto sulla politica, creando così una profonda preoccupazione per la conservazione e l’ulteriore crescita e cura del bene comune in cui nessuno è escluso. Un messaggio evangelico nel mondo di oggi, il Vangelo non ci invita ad essere apolitici, ma ci chiama ad essere politicamente sensibili.
Capoverso 143
: Alcuni sembrano dimenticare la loro storia mentre altri negano le loro tradizioni, e questo conduce alla perdita della propria personale. Se non si conoscono le tradizioni si perde parte della propria anima, l’identità spirituale, la morale e quindi l’indipendenza ideologica, economica e politica.
Capoverso 181
: Le conversioni individuali e spirituali del cuore a poco a poco favoriranno il progresso nella creazione di “un ordine sociale e politico la cui anima custodirà un amore capace di avviare “processi sociali di fraternità e di giustizia per tutti” (capoverso 180). Il Papa insiste sul fatto che una più piena integrazione dell’umanità non è un ideale “solo utopistico” (capoverso 180), ma il vero frutto di molte conversioni personali che alla fine estenderanno i loro benefici a tutte le istituzioni, comunità e culture.
Capoverso 198: Cercare il riavvicinamento, esprimersi, ascoltarsi, osare guardarsi negli occhi, conoscersi e cercare di capirsi, trovare un terreno comune: sono modi provati e sperimentati per arrivare a un vero dialogo. Alcuni, però, fuggono dalla realtà e si rinchiudono nel loro piccolo mondo da cui attaccano gli altri.

Capitolo 7

Solo dalla verità storica dei fatti potranno nascere lo sforzo perseverante e duraturo di comprendersi a vicenda e di tentare una nuova sintesi per il bene di tutti. La realtà è che «il processo di pace è quindi un impegno che dura nel tempo. È un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune, più forte della vendetta»
(Capoverso 226)

 

la verità è una compagna inseparabile della giustizia e della misericordia. Tutt’e tre unite, sono essenziali per costruire la pace e, d’altra parte, ciascuna di esse impedisce che le altre siano alterate.
(Capoverso 227)

 

Il percorso verso la pace non richiede di omogeneizzare la società, ma sicuramente ci permette di lavorare insieme. Può unire molti nel perseguire ricerche congiunte in cui tutti traggono profitto.
(Capoverso 228)

 

Nelle famiglie, tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l’individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Litigano, ma c’è qualcosa che non si smuove: quel legame familiare. I litigi di famiglia dopo sono riconciliazioni. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti. Questo sì è essere famiglia!
(Capoverso 230)

La Shoah non va dimenticata. È il «simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa
(Capoverso 247)

 

Non vanno dimenticati i bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki […] Non possiamo permettere che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno». E nemmeno vanno dimenticati le persecuzioni, il traffico di schiavi e i massacri etnici che sono avvenuti e avvengono in diversi Paesi, e tanti altri fatti storici che ci fanno vergognare di essere umani. Vanno ricordati sempre, sempre nuovamente, senza stancarci e senza anestetizzarci.
(Capoverso 248)

 

Quanti perdonano davvero non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male. Spezzano il circolo vizioso, frenano l’avanzare delle forze della distruzione.
(Capoverso 251)

Chiedo a Dio “di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace”
(Capoverso 254)

 

facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scuse apparentemente umanitarie, difensive o preventive, ricorrendo anche alla manipolazione dell’informazione. Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una “giustificazione”.
(Capoverso 258)

 

La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male.
(Capoverso 261)

[in merito la pena di morte] San Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera chiara e ferma che essa è inadeguata sul piano morale e non è più necessaria sul piano penale. Non è possibile pensare a fare passi indietro rispetto a questa posizione. Oggi affermiamo con chiarezza che «la pena di morte è inammissibile» e la Chiesa si impegna con determinazione a proporre che sia abolita in tutto il mondo.
(Capoverso 263)

 

Capitolo 8

A partire dalla nostra esperienza di fede e dalla sapienza che si è andata accumulando nel corso dei secoli, imparando anche da molte nostre debolezze e cadute, come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società. Cercare Dio con cuore sincero, purché non lo offuschiamo con i nostri interessi ideologici o strumentali, ci aiuta a riconoscerci compagni di strada, veramente fratelli.
(Capoverso 274)

 

La Chiesa apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni, e «nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che […] non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini».
(Capoverso 277)

 

Tra le religioni è possibile un cammino di pace. Il punto di partenza dev’essere lo sguardo di Dio. Perché «Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore. E l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia. E se è ateo, è lo stesso amore. Quando arriverà l’ultimo giorno e ci sarà sulla terra la luce sufficiente per poter vedere le cose come sono, avremo parecchie sorprese!»
(Capoverso 281)

 

Il culto a Dio, sincero e umile, «porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti».
(Capoverso 283)

il terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non è dovuto alla religione – anche se i terroristi la strumentalizzano – ma è dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povertà, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni
(Capoverso 283)

In quell’incontro fraterno, che ricordo con gioia, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, abbiamo fermamente dichiarato che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue.
(Capoverso 285)

«In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome della fratellanza umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

In nome di Dio e di tutto questo, […] [dichiariamo] di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio».
(Capoverso 285)

Capitolo 7: Per iniziare al giorno d’oggi un percorso mondiale di unione e coesione, dovremmo partire da un punto di partenza in cui la verità, la giustizia e la misericordia dimorino nel cuore di ogni essere umano. La verità non deve portare alla vendetta, ma piuttosto alla riconciliazione e al perdono.
L’ardua strada verso la pace nel mondo non è una strada dove tutte le differenze devono essere superate, ma una strada di lavoro condiviso per la promozione del bene comune. Il percorso si fa pericoloso solo quando si vuole dominare l’uno sull’altro, non rispettando le diverse posizioni che si vogliono prendere liberamente, in cui solo la sete di potere guida gli animi. Altrettanto dannoso è il modo in cui la ricchezza viene oggi accumulata da una piccola minoranza.
Una volta convertita
, l’umanità capirà che la fratellanza universale, piuttosto che essere una mera astrazione, ha conseguenze concrete nel campo della politica, dell’economia e del diritto.
In un mondo dove regna la fratellanza, non sarà più possibile nascondersi dietro gli interessi dello Stato, giustificare le guerre, legittimare la pena di morte, o chiudere arbitrariamente i confini ai nostri fratelli che chiedono il nostro asilo. Si creerebbe una governance globale che imponga regole giuste per tutti, senza discriminazioni per la conservazione del pianeta, annientando il terrorismo, combattendo le pandemie e annullando immigrazione e le guerre. La fratellanza universale richiede un cambiamento delle regole del diritto internazionale, che implica una riforma della Carta delle Nazioni Unite.
Capoverso 248: Il perdono non significa semplicemente dimenticare. Non possiamo, e non dobbiamo seppellire nella storia le persecuzioni e i gravi crimini contro l’umanità, ma allo stesso tempo non dobbiamo lasciarci sopraffare da essi. Non ci evolviamo mai senza un chiaro ricordo del passato, ma dobbiamo sempre lasciare spazio al perdono. Il circolo vizioso della violenza può essere spezzato solo con il perdono. La vendetta non darà né al colpevole né alla vittima una vera soddisfazione.
La guerra non è mai una soluzione perché i danni che reca saranno sempre maggiori dei presunti benefici. Alla luce di ciò è molto difficile oggi invocare i criteri razionali elaborati nei secoli precedenti per parlare della possibilità di una “guerra giusta”. Mai più guerra! (capoverso 258).
Pena di morte: Il Papa dichiara inoltre “inammissibile” la pena di morte, scrivendo che “la Chiesa è fermamente impegnata a chiedere la sua abolizione in tutto il mondo”. (capoverso 263)
Il Capitolo 8 ha un tema molto caro a Papa Francesco e al futuro della Chiesa, la cooperazione che le varie religioni dovrebbero migliorare ed accrescere concretamente. Una maggiore fraternità a livello mondiale, dove l’obiettivo del dialogo non è solo quello di stabilire amicizia ed armonia, ma anche di condividere valori ed esperienze spirituali e morali per il raggiungimento dell’unico vero alto obbiettivo per il genere umano, la Pace nel Mondo.
Il punto di partenza è semplicemente riconoscere DIO prima come il PADRE di tutti, e poi come il CREATORE da adorare nella nostra personale religione.

 


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