Essere vegetariani è il futuro… E anche il passato
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Iniziamo con il citare la Bibbia, nel primo Libro, il quale afferma:

Poi DIO aggiunse: “Ecco, Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.” E così avvenne. DIO vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
(Genesi 1:29-31)

In principio, l’essere umano fu creato per vivere in armonia con la natura e con tutte le creature viventi. DIO, nella perfezione della Sua opera, non destinò né l’uomo né gli animali alla violenza o alla sopraffazione per la sopravvivenza. Ogni erba che produce seme, ogni frutto degli alberi, ogni vegetale verde: tutto era stato provvidenzialmente disposto per essere alimento. È scritto che tutto ciò che DIO aveva fatto era “molto buono” – una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni di caos, crudeltà o sofferenza.

Eppure, nel corso dei millenni, l’essere umano si è progressivamente allontanato da questo modello originario. Il peccato, l’avidità, la fame insaziabile di dominio lo hanno condotto a sfruttare ogni risorsa, incluse le creature che un tempo erano sue compagne nel Giardino.

Ed è proprio nel ritornare a quell’origine che oggi si apre una nuova consapevolezza:
Essere vegetariani non è solo una moda del presente, ma un ritorno all’ordine eterno. È il passato, ed è anche il futuro.

Il Tempo del Ritorno: Camminare Verso l’Armonia Originaria

Ricordo con un sorriso e un po’ di ironia le parole di Sant’Agostino:

“Da mihi castitatem et continentiam, sed noli modo.”
“Dammi la castità e la continenza, o Signore, ma non ancora.”

Con lo stesso spirito, anche io confesso:
“Ti prego DIO, rendimi vegetariano… ma non ancora.”

Non per mancanza di volontà, o fede, ma riconoscendo che il cammino verso la piena armonia con il Creatore e la Creazione è un processo, e ogni processo richiede tempo, grazia e discernimento.

Questo mio pensiero si riconcilia profondamente con il concetto fondamentale di percorso in generale, un processo che anche nei miei libri sto cercando di strutturare: tre libri, per tre “tempi” differenti:

PASSATO: “Pellegrinaggio: Pensieri da Cassino a Gerusalemme” – che rappresenta il passato, già pubblicato, un cammino di memoria, ricerca e riscoperta delle radici.

PRESENTE: “Gerusalemme: Presagi di Prima Pace Mondiale” – che rappresenta il presente, ancora in fase di elaborazione, proprio come le nostre coscienze in continua trasformazione.

FUTURO: “Escatologia: Visioni di eternità” – che guarda al futuro, a ciò che sarà, o meglio, a ciò che tornerà ad essere.

In un certo senso, l’origine e la fine sono lo stesso punto in un circolo sacro e infinito. E in questo cerchio, il ritorno a un’alimentazione pura, rispettosa, e quindi vegetariana si rivela non solo auspicabile, ma inevitabile.

Quindi questo processo non è destinato a migliorare solamente la salute fisica, anche se è ormai dimostrato che una dieta vegetariana contribuisce alla longevità e al benessere, ma è anche una questione etica e spirituale. In un mondo dove gli animali sono sfruttati in modo industriale e disumano, il vegetarianesimo appare come un atto di resistenza pacifica, di rispetto per la vita, e di riconciliazione con il progetto divino.

Il nostro compito non è forzare l’evoluzione, ma ascoltarla. Non è imporre una scelta, ma riscoprirla dentro di noi, come una voce antica che ci chiama al ritorno, alla semplicità, alla bontà originaria.

Essere vegetariani è il futuro, perché è anche il passato.
E il tempo per molti di noi è giunto. Per altri, è in arrivo. Ma per tutti, il richiamo è lo stesso:

“Io vi do ogni erba… sarà il vostro cibo.”
E fu cosa molto buona.

Conclusioni

Questa visione di ritorno alla purezza originaria non è soltanto un ideale personale, ma appartiene al cuore stesso delle tre religioni abramitiche, che riconoscono la Creazione come atto sacro e armonico, e la misericordia come valore supremo. Il profeta Isaia, nella sua visione escatologica, annuncia un tempo futuro in cui anche gli istinti predatori della natura saranno trasfigurati dalla pace:

“Il lupo dimorerà con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto,
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un bambino li guiderà. […]
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del SIGNORE riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.”

(Isaia 11:6-9)

Anche il Corano, in diversi versetti, descrive un Paradiso in cui l’uomo non è minacciato né minaccia, ma vive in beatitudine con creature e natura, in una condizione di “salām” (pace) che ha origine nel cuore e si riflette sull’intera creazione. E nel Talmud, i maestri riflettono su un’epoca messianica in cui la carne non sarà più necessaria, perché il mondo stesso tornerà alla sua forma perfetta e pacifica.

Nel cuore della fede abramitica c’è una promessa: quella di un mondo rinnovato, non conquistato con la forza, ma restaurato con giustizia, misericordia e conoscenza di DIO.
Essere vegetariani, dunque, non è solo una scelta alimentare, ma una prefigurazione del Regno che verrà. Una testimonianza silenziosa ma potente, di chi ha compreso che la pace vera comincia anche da ciò che si sceglie di non uccidere.

Che il nostro cammino – ancora imperfetto, ma orientato – sia accolto dal Signore con misericordia, perché ritornare all’origine è anche avanzare verso il compimento.

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