Mosè Maimonide

Moshe ben Maimon (Mosè figlio di Maimon), più noto nell’Europa medievale col nome di Mosè Maimònide (in ebraico: משה בן מימוּן‎, Mōsheh ben Maymōn; in arabo: أبو عمران موسى بن ميمون بن عبيد الله القرطبي‎, Mūsā ibn Maymūn ibn ʿAbd Allāh al-Qurṭubī al-Isrāʾīlī; in greco antico: Μωησής Μαϊμονίδης, Mōēsēs Maimonidēs; Cordova, 30 marzo 1135 – Il Cairo, 12 dicembre 1204), è stato unfilosofo, rabbino, medico, talmudista, giurista e teologo spagnolo, una delle personalità di spicco dell’Andalusia sotto il dominio arabo, tra i più importanti pensatori nella storia dell’ebraismo.

Conosciuto anche con l’acronimo di Rambam (RaMBaM, in ebraico: הרמב”ם‎, ovvero Rabbī Mōsheh ben Maymōn), Mosè Maimonide divenne, grazie al suo enorme lavoro di analisi del Talmud e sistematizzazione dell’Halakhah, il rabbino e filosofo ebreo di maggior prestigio ed influenza del Medioevo; le sue opere di diritto ebraico vengono ancora oggi ritenute le migliori nell’ortodossia, e sono, insieme al commentario di Rashi, un caposaldo indispensabile della letteratura rabbinica.

 

Maimonides-Statue

Contesto storico

Gli ebrei nella Spagna islamica furono tollerati, arrivando a prosperare sotto tutti i punti di vista sotto il Califfato di Cordova, nel periodo delle Taifa (le città-stato indipendenti rette da un emiro che si vennero a creare dopo la fine del Califfato di Cordova) e sotto la dinastia almoravide.
Questi periodi di tolleranza vennero bruscamente interrotti dall’avvento al potere della dinastia almohade, che spodestò gli Almoravidi nel XII secolo.
Con l’avvento degli Almohadi cessò l’epoca d’oro della cultura ebraica in Spagna.

La vita

Nato in Spagna nel 1135 durante la dominazione musulmana, studiò la Torah sotto la guida di suo padre Maimon e del rabbino Joseph ibn Migash. Nel 1148 Cordova venne conquistata dagli Almohadi che deposero i più tolleranti Almoravidi. Gli Almohadi, il cui oltranzismo li portò ad avviare contro gli ebrei e i cristiani una vera azione di persecuzione, sia in al-Andalus sia in Nordafrica, offrendo loro come unica alternativa alla morte la conversione all’Islam in completo spregio della tradizione che nei confronti della “Gente del Libro” (Ahl al-Kitāb) esige solo la sottomissione politica e il pagamento dell’imposta di “protezione” (jizya), erano una dinastia di berberi originaria del Marocco. Quando gli Almohadi furono a loro volta deposti, la Spagna islamica tornò ad essere tollerante verso i cristiani e gli ebrei.

Nei dieci anni seguenti la sua famiglia si spostò nel sud della Spagna tentando di sfuggire la conquista almohade ma finì per fermarsi, nel 1160, a Fès in Marocco (anch’esso sotto il controllo almohade), dove riuscirono a farsi passare per musulmani, finché – anche a causa della crescente popolarità dell’ingegno di Moshe – non vennero scoperti.
A Fès Maimonide studiò nell’università al-Qarawiyyin, proprio qui iniziò una approfondita conoscenza di Ippocrate e dei suoi insegnamenti in ambito medico, sempre a Fès studiò l’evoluta medicina islamica del tempo .

Già attorno al 1158 iniziò la stesura di alcune opere: un trattato in ebraico sul calendario e un trattato in arabo di logica, probabilmente il suo unico scritto a carattere strettamente filosofico. Iniziò al contempo la creazione del Commento alla Mishna, trattazione giuridica dell’etica ebraica che lo vedrà impegnato per buona parte della sua vita. A Fez scrisse anche una Risāla (Epistola) contro l’apostasia.

Di fronte alla certezza di finire giustiziati come apostati, fuggirono dal Marocco per raggiungere, toccando Acri, Hebron, Gerusalemme, l’antica città del Cairo, al-Fustāt.

In Egitto egli poté portare a compimento nel 1168 la prima versione del Mishneh Torah e, a seguito di numerosi eventi luttuosi che colpirono anche la sua famiglia, finire lo studio della medicina. Secondo la tradizione, è nel 1171 che assunse il ruolo di nagid (guida)[8] della locale comunità ebraica. Negli stessi anni compose anche opere minori di carattere dottrinario e nel 1180 ca. concluse definitivamente il Mishneh, nella forma che possiede tutt’oggi, e dieci anni dopo La guida dei perplessi.

 

« La mia conoscenza procede ed appiana la via, / a raddrizzare il suo percorso; / ecco, chiunque erra, nel campo della Legge, / segua e proceda lungo il suo corso. / L’impuro e lo stolto non vi passeranno; via santa la chiameranno. »
(Maimonide, La guida dei perplessi)

 

L’ultimo ventennio di Maimonide si dimostrò essere il più fecondo dal punto di vista della produzione letteraria e nei successi della carriera: dimostrò il suo attaccamento alla professione medica compilando alcuni trattati in lingua araba su diversi argomenti, dall’igiene ai veleni, e diventando attorno al 1185 medico personale del visir al-Qādī al-Fāḍil al-Baysāmī, ministro per l’Egitto di Saladino (Ṣalāh al-Dīn). I suoi trattati divennero influenti per generazioni di medici. Conosceva la medicina greca e araba, e seguiva i principi della teoria umorale nella tradizione di Galeno, senza però accettare ciecamente autorità passate ma usando invece il proprio senso di osservazione e la propria vasta esperienza. Nei suoi scritti medici Maimonide non cercava di esplorare nuove idee, bensì di interpretare opere autorevoli già esistenti nel campo, in modo da renderle accettabili. Nelle sue interazioni coi pazienti, dimostrava attributi che oggigiorno verrebbero chiamati consapevolezza interculturale e rispetto per l’autonomia del paziente. Sebbene scrivesse frequentemente del suo desiderio di solitudine per potersi avvicinare sempre di più a Dio e approfondire le sue riflessioni – elementi considerati essenziali per un’esperienza profetica secondo la sua filosofia – dedicò quasi tutto il suo tempo alla cura degli altri. In una famosa lettera, Maimonide descrive la sua routine quotidiana: dopo avere visitato il palazzo del Sultano, arrivava a casa stanco e affamato, e trovava “anticamere piene di gentili ed ebrei … allora li visitavo e scrivevo ricette per curare le loro afflizioni … fino a sera … e diventavo estremamente debole.” Continua poi a scrivere in questa lettera che anche di Shabbat riceveva membri della comunità.

Appare rimarchevole che, nonostante tutto ciò, riuscisse anche a includere la composizione di voluminosi trattati, non solo di medicina e altri studi scientifici, ma anche alcune delle opere più influenti, profonde e sistematiche sull’Halakhah (legge rabbinica) e la filosofia ebraica mai scritte nel Medioevo. È stato inoltre asserito che questo suo “incessante faticare” gli abbiano rovinato la salute e causato una morte prematura a 69 anni. I suoi scritti rabbinici sono tuttora una fonte fondamentale e “senza confronti” per gli ebrei religiosi contemporanei.

Gli ultimi anni della sua vita trascorsero in relativa pace, rispettato e onorato tanto nel mondo arabo in qualità di filosofo, quanto nelle comunità europee della diaspora come medico e maestro. Morì il 13 dicembre del 1204, amato e compianto. Si crede che venisse per breve tempo sepolto nello studio (Beth midrash, in ebraico: בית מדרש‎, “Casa dell’Apprendimento”) presso la corte della sinagoga, e che, poco dopo e secondo i suoi desideri, la salma fosse esumata e portata a Tiberiade per una sepoltura definitiva. La Tomba di Maimonide sulla sponda occidentale del Mare di Galilea a Israele segna la sua collocazione, a volte contestata dagli ebrei cairoti che tradizionalmente affermano sia rimasto sepolto in Egitto.

Maimonide e sua moglie, figlia di un certo Mishael ben Yeshayahu Halevi, ebbero un figlio che sopravvisse fino alla maturità,Abraham, riconosciuto come grande studioso e che successe a suo padre come Nagid e medico di corte all’età di diciotto anni. Onorò grandemente la memoria del genitore e nel corso di tutta la sua carriera difese gli scritti paterni contro i critici. La funzione di Nagid venne tenuta dalla famiglia di Maimonide fino alla fine del XIV secolo.

Maimonide è grandemente rispettato in Spagna e una sua statua si trova a Cordova, presso l’unica sinagoga della città che non fu distrutta durante le persecuzioni. Sebbene non più utilizzata come luogo di culto ebraico, la sinagoga è aperta al pubblico.

Si dice che Maimonide fosse un discendente di Re David, sebbene non lo abbia mai affermato.

Maimonide compose sia opere di ebraismo sia testi di medicina. La gran parte delle opere di Maimonide venne scritta in arabo. Il Mishneh Torah, però, venne redatto in ebraico, la lingua della Torah. Di particolare importanza per lo studio dell’ebraismo sono:

  • la Makalā fī sināʿat al-mantiq in arabo o Millot ha-Higgayon in ebraico (Trattato di Logica, 1158), scritto in arabo e tradotto daMoses ibn Tibbon, rabbino occitano del XIII secolo, oggetto di molte edizioni e traduzioni, una delle prime in latino (1527).
  • Il Pirush Hamishnayot (Commentario alla Mishnah, 1158), scritto in arabo, fu uno dei primi commentari per il grande pubblico; condensa i dibattiti talmudici e offre le sue soluzioni in svariati casi dubbi. L’introduzione generale e le introduzioni alle varie sezioni sono state ampiamente citate dagli autori successivi; la più nota è quella al decimo capitolo del trattato Sanhedrin, dove elenca i tredici articoli di fede dell’ebraismo, che fu tradotta in ebraico da Samuel ben Judah ibn Tibbon, un rabbino occitano suo contemporaneo.
  • Il Kitāb al-farāʾiḍ, in arabo (Libro degli obblighi), o Sefer Hamitzvot, in ebraico (Libro dei comandamenti), scritto in arabo e tradotto in ebraico da Moses ibn Tibbon (prima edizione a stampa 1497); elenca, descrive e commenta le 613 mitzvòt o precetti. Maimonide utilizza un insieme di 14 regole (shorashim) per determinare, fra i comandamenti scritti nella Torah, quali siano da includere nella lista dei precetti, rispetto ai comandi che Dio ha dato in vari punti della Torah ma che si riferiscono ad azioni particolari compiute una sola volta. Si tratta dell’elenco più autorevole dei 613 precetti dell’ebraismo, più volte commentato, fra gli altri, dal Nachmanide (Rabbi Moshe ben Nahman Girondi o RaMBaN). Al precetto negativo nº 290 Maimonide scrive una frase celebre: “È meglio e più soddisfacente assolvere mille colpevoli piuttosto che mettere a morte un solo innocente”.
  • Il Mishneh Torah (Ripetizione della Torah, 1168/1180), sottotitolato Yad ha-Chazaka (la mano forte), la sua opera più importante nel campo della dottrina ebraica, fu scritto in ebraico mishnaico, anziché nell’aramaico talmudico, per favorirne una maggior diffusione al di fuori della cerchia dei dotti. Quasi una summa theologiae del giudaismo in 14 libri, vuole offrire un’esposizione completa, chiara e concisa della “legge orale” rabbinica (Talmud) in modo da rendere superfluo ogni altro testo al di fuori della “legge scritta” (Tanakh): perciò non cita mai le fonti o le discussioni ma solo la posizione finale. Benché oggetto di aspre dispute (acuta la contestazione puntuale del coevo rabbino provenzale Abraham Ben David, in margine a quasi tutte le edizioni), la sua influenza fu grande su tutti i futuri pensatori ebrei e, nella versione latina di alcuni suoi passi, venne letta e fatta oggetto di riflessione da personalità eminenti del mondo cristiano medievale quali Alberto Magno, Duns Scoto eAlessandro di Hales. Ancora oggi è la sola opera post-Talmudica che dettaglia tutta la legge ebraica, anche se considerata ormai superata da Arba Turim di Yaakov ben Asher (XIV secolo) e da Shulchan Arukh di Yosef Caro (XVI secolo). Il titolo vuole richiamare un tradizionale appellativo del Deuteronomio mentre il sottotitolo allude al numero dei libri (in ebraico 14 si scrive YD).
  • La Dalālat al-hāʾirīn in arabo o Moreh Nevukhim in ebraico (La guida dei perplessi, 1190), scritta in arabo sotto forma di una lettera in 3 volumi all’allievo RabbiJoseph ben Judah ibn Aknin, tradotta sotto la sua supervisione in ebraico da Samuel ben Judah ibn Tibbon, “per promuovere la vera comprensione del reale spirito della Legge, al fine di guidare quelle persone religiose che, aderendo alla Torah, hanno studiato filosofia e sono in imbarazzo per le contraddizioni tra gli insegnamenti della filosofia e il senso letterale della Torah”, i “perplessi”, appunto. Viene considerata come il frutto più maturo del pensiero filosofico di Rambam, sebbene fosse stata concepita più come opera di supporto all’esegesi biblica che come trattato sistematico di filosofia; è indubbio tuttavia che l’opera interpreta la teologia biblica e rabbinica nei termini della fisica e metafisica aristoteliche. Nel “conflitto di autorità” che si può generare, la guida aiuta lo studioso ad andare oltre il testo puro e semplice e oltre l’accettazione ex auctoritate per comprendere con la forza della sua ragione le più elevate verità di fede espresse in modo implicito dalla rivelazione sinaitica. Fin dall’inizio molto dibattuta nell’ebraismo, fra sostegno entusiasta e accuse di eresia, è stata oggetto di traduzione in molte lingue moderne.
  • Teshuvot (ritorni o conversioni o pentimenti), una raccolta di lettere pubbliche e private e di responsi che spaziano dalla resurrezione alla conversione ad altre fedi, inclusa una celebre lettera indirizzata alla oppressa comunità ebraica dello Yemen.

I suoi scritti di medicina sono stati di fondamentale importanza nella storia medica, tanto che alcuni di essi sono ancora studiati.

Continua >>> Pagina 2

Tags: , ,

No comments yet.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.