TaNaKh



Torah-Nevi’imKetuvim

Torah

Tōrāh (in ebraico: תּוֹרָה‎, a volte scritta Thorah, o Torà: “istruzione”, “insegnamento”), è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica ed ha una vasta gamma di significati:

  • Può significare più specificamente i primi cinque Libri dei ventiquattro libri del Tanakh, detti Pentateuco dai Cristiani. Essi comprendono l’insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuti dagli ebrei come rivelati da DIO tramite Mosè.
  • Nella letteratura rabbinica la parola “Torah” denota sia i primi cinque Libri biblici, la Torah Shebichtav (תורה שבכתב, “Torah che è scritta”), sia la Torah Orale, Torah Shebe’al Peh (תורה שבעל פה, “Torah che è detta”). La Torah Orale comprende le interpretazioni e ampliamenti che, secondo la tradizione rabbinica, sono stati trasmessi di generazione in generazione e sono ora codificati ed inclusi nel Talmud e nel Midrash.
  • Il termine “Torah” indica un insegnamento che offre un sistema di vita per coloro che lo seguono: può designare la narrazione continua da Genesi alla fine del Tanakh, come può anche indicare la totalità della cultura e della pratica ebraiche.

Comune a tutti questi significati, la Torah è costituita dalla narrazione fondante degli ebrei: la loro chiamata in essere da DIO, le loro sofferenze e tribolazioni, ed il loro patto con DIO, che implica la fedeltà ad un modo di vita incorporato in una serie di obblighi morali e religiosi e di leggi civili (halakhah).

Secondo la tradizione rabbinica, tutti gli insegnamenti presenti nella Torah, sia scritti che orali, furono dati da DIO al profeta Mosè, alcuni sul Monte Sinai e altri presso il Tabernacolo, e tutti furono scritti e raccolti da Mosè nella Torah attuale. Secondo un Midrash, la Torah fu creata prima della creazione del mondo, e fu usata come matrice per la Creazione.

Nevi’im

I Neviìm (o Libri dei profeti) sono dopo la Torah la seconda parte della Bibbia (TaNaKh) Affrontano la storia del popolo di Israele, dalla morte di Mosè fino alla costruzione del secondo Beth Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme). Sono di solito divisi in Neviìm Rishonim (i Profeti anteriori o Libri storici) e Neviìm Acharonim (i Profeti posteriori o Libri profetici). Sono Libri di genere storico e in essi appaiono numerosi profeti in veste di consiglieri di corte e non di “scrittori”. Il numero totale dei libri è 21, tuttavia la tradizione ne conta solo 10 in quanto 12 libri profetici sono considerati come uno solo perché considerati profeti minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia).

Neviìm Rishonim

Yehoshua (Giosuè) È il primo fra i libri dei profeti e trae il nome dalla seconda guida del popolo ebraico, Yehoshua Bin Nun, discepolo di Mosè. Il libro tratta dell’ingresso e dell’insediamento delle dodici tribù in terra d’Israel.
Yehoshua appartiene alla tribù di Efraim.

Shoftim (Giudici) L’autore, secondo il Midrash, è il profeta Shmuel. I giudici sono degli uomini (e una donna) il cui incarico consiste nel creare compromessi tra Hashem e il suo popolo. Le vicende si susseguono nell’ordine seguente: il popolo si lascia trasportare dalla corrente idolatrica, provocando la collera di Hashem che scatena una guerra contro un popolo nemico. A questo punto appare un salvatore – il shofet – che, grazie a un successo militare, riporta momentaneamente alla normalità la fino ad allora precaria situazione. I shoftim detengono quindi il potere militare, il potere politico e quello giuridico. Sono sempre profeti. Il periodo dei shoftim si situa tra la morte di Yehoshua e la gioventù di Shmuel. Il libro copre un’epoca di circa due secoli (1250-1040 a.C.) benché, sommando le indicazioni cronologiche che vi sono contenute, si possa arrivare a un totale di 410 anni. Certi giudici, infatti, agirono contemporaneamente. Per quanto riguarda alcuni di loro, il testo ci fornisce ben poche indicazioni. Ad altre figure vengono invece dedicati capitoli interi. Si tratta di Dvorà (Debora, cap. 4-5), Ghidon (Gedeone, cap. 6-8), Yiftach (Iefte, cap. 11-12) e Shimshon (Sansone, capp. 13–14).

Shmuel I e II (Samuele) Il libro traccia la storia del popolo d’Israel dalla nascita di Shmuel alla fine del regno di David.
Anche Shmuel è della tribù di Efraim.

Melachim I e II (Re) Il libro, diviso in due parti, narra la storia dei regni di Yehudà e di Israel dalla morte di David all’esilio babilonese.

Neviìm Acharonim

Non sono libri storici, bensì una raccolta di discorsi in stile poetico. Storicamente, sono situati tra l’VIII e il V secolo a.C.

Yeshayà (Isaia) Membro di una famiglia aristocratica, Yeshayà cominciò l’attività profetica dopo la morte del re Uzzià (VIII secolo a.C. circa), durante i regni di alcuni sovrani del regno di Yehudà, fra cui Chizkiyà. Attivo nella vita politica, in particolar modo durante la guerra contro l’impero assiro e al momento in cui le tribù d’Israel furono sconfitte e sottomesse dall’invasore, Yeshayà si mostrò intransigente nei confronti dei re che avevano ceduto all’idolatria e che avevano trascinato con sé anche il loro popolo. Il suo libro si conclude però con un messaggio positivo: malgrado i peccati dei re, il popolo d’Israel non verrà mai distrutto. Il libro di Yeshayà, la più lunga opera profetica (66 capitoli), può essere suddiviso in tre parti: 1) capp. 1–35: insieme di profezie e di visioni riguardanti Yehudà e Israel (capp. 1–13) e le altre nazioni (capp. 13– 35), seguite dal resoconto degli eventi storici in corso (capp. 36–39; cf Re II 18-19); 2) capp. 40–55: il profeta consola Israel promettendo che la nazione rifiorirà grazie all’editto di Ciro (538 a.C.), il quale in futuro autorizzò i sudditi del regno di Yehudà a ritornare in patria e a ricostruire il Tempio distrutto da Nevuchadnetzar; 3) capp. 56–66: in quest’ultima parte – dove si intrecciano salmi, profezie e rimproveri – è espressa la promessa messianica dell’unione di tutte le nazioni attorno a Gerusalemme.
Yeshayà vive nel Regno di Giuda ed è un discendente della Tribù di Levi

Yirmeyà (Geremia) Nacque tra il 648 e il 638 a.C. Lui stesso fornisce alcune indicazioni sulle proprie origini: discende da una famiglia di cohanim (sacerdoti) e la sua attività profetica inizia nel tredicesimo anno del regno di Yoshyiahu. Sappiamo che profetizzò per circa quarant’anni, breve periodo di indipendenza del popolo ebraico, compreso tra l’asservimento all’impero assiro e la conquista babilonese. Yirmeyà visse in prima persona gli sconvolgimenti politici della regione, che precedettero il suo viaggio in Egitto, nel momento in cui il popolo veniva esiliato in Babilonia. Fu un fervente sostenitore della politica di sottomissione a Nevuchadnetzar, il re di Babilonia, in quanto consapevole dell’impossibilità di respingere e sconfiggere le sue truppe. Non venne però ascoltato da re Tzidkiyahu, che preferì aderire alla lega antibabilonese segnando il destino del suo popolo: Gerusalemme cadde infatti in mano nemica nell’anno 586, dopo un lungo assedio. Il libro di Yirmeyà può essere suddiviso in quattro parti. La prima, che va dal primo al ventesimo capitolo, segue sommariamente l’ordine cronologico degli avvenimenti storici in corso e illustra le reazioni del profeta allo svolgersi dei fatti. Nella seconda parte (capp. 21–29) leggiamo gli oracoli contro le nazioni, con le polemiche sui cohanim e sui falsi profeti che si fondono e si intrecciano. La terza sezione (capp. 30–45) comprende una serie di profezie relative al periodo precedente la caduta di Gerusalemme. Infine, la quarta e ultima parte (capp. 46–52) è composta da un certo numero di profezie in forma poetica contro i nemici del popolo ebraico: Egitto, i Filistei, Moav, Ammon, Damasco, Elam, Babilonia..
Geremia fu Kohen, ovvero un sacerdote.

Yechezkel (Ezechiele) Membro di una famiglia di cohanim e contemporaneo di Yirmeyà, fece parte della prima ondata di deportati in Babilonia (nel 597, ovvero undici anni prima della presa di Yerushalayim). Fu quindi fuori da Israele che Yechezkel pronunciò le sue profezie durante ventidue anni, tra il 593 e il 571 a.C. Fu considerato la guida spirituale degli ebrei esiliati. Yechezkel dedicò particolare attenzione alla necessità di riaffermare il principio di responsabilità individuale di fronte alla giustizia divina e al valore del pentimento, tramite il quale l’uomo può rigenerarsi e trasformarsi in un’altra persona. Dopo la distruzione del Tempio mutò il suo atteggiamento nei confronti del popolo il quale, ora che le sue profezie sulla distruzione del Santuario si erano avverate, si mostrava più disposto ad ascoltare le sue parole. Il libro di Yechezkel può essere suddiviso in quattro sezioni: la prima (capp. 1–24) raggruppa le profezie sulla caduta e la distruzione di Gerusalemme; seguono (capp. 25–32) quelle contro i sette popoli nemici d’Israel. Nella terza parte (capp. 33–39), ispirata dalla sconfitta di Gerusalemme, leggiamo in particolare la magnifica visione delle “ossa disseccate” (cap. 37), che simboleggia il ritorno degli esuli riportati in vita dal soffio divino. La quarta sezione descrive la situazione futura del popolo: il Tempio ricostruito, il culto riorganizzato e la suddivisione ideale futuro della terra d’Israele.

Libro dei Dodici Profeti

Il titolo originale è Tre Assar, che in aramaico significa appunto dodici. Sono conosciuti anche come Profeti Minori, poiché gli scritti sono molto più brevi di quelli dei profeti maggiori. Ovadyà, per esempio, ha un solo capitolo. L’insieme dei dodici libri forma una sola unità. Questi profeti vissero durante il periodo segnato dalla caduta del regno di Yehudà e alcuni erano contemporanei.

Hoshea (Osea) Non abbiamo molte informazioni sul suo conto. Vive ai tempi di Uzzià e Achaz, entrambi re di Yehudà, ed è quindi contemporaneo dei profeti Yeshayà, Michà e Amos (VIII secolo a.C.). Inizia la sua attività profetica durante gli ultimi anni del regno di Yerovam II e ha senza dubbio assistito alla caduta di Shomron. Le sue profezie sono indirizzate a Israel e mai a Gerusalemme. Come i suoi contemporanei, anche lui deve combattere contro l’idolatria, la corruzione dei capi e dei cohanim, e affrontare i problemi politici dovuti ad alleanze strette con re stranieri poco apprezzati da DIO. Hosheà vede il rapporto tra DIO e il popolo come quello esistente tra marito e moglie: Israel è simboleggiato da una donna che tradisce il marito, dal quale è amata teneramente. Il marito, ferito nei suoi sentimenti, ripudia la compagna infedele; ma appena lei gli manifesta il suo pentimento, egli l’accoglie a braccia aperte. Allo stesso modo, DIO manda in esilio il popolo punendolo per le sue malefatte, ma quando si ravvede e supplica di essere perdonato, Egli lo accoglie nuovamente con amore nella sua terra.

Yoel (Gioele) Non abbiamo alcun dato biografico sul suo conto; alcuni lo collocano al tempo di Ezrà (Esdra), durante l’esilio babilonese, e forse è anche contemporaneo di Chaggay (520 a.C.). Secondo un’opinione riportata nel Talmùd sarebbe invece figlio del profeta Shmuel. Nei primi tre capitoli l’opera narra di un’invasione di cavallette, segno dell’ira di DIO, che ridusse un paese in miseria. I suoi abitanti vengono ripetutamente incitati a redimersi. In seguito viene descritto il giorno in cui DIO giudicherà i popoli, al quale sopravviveranno solo coloro che l’avranno riconosciuto come unico e vero DIO.

Amos Contemporaneo di re Yerovam II, è il più anziano fra i profeti-scrittori e precede di poco Hoshea. Le sue visioni esprimono una critica insieme politica, sociale e religiosa e annunciano le peggiori disgrazie che colpiranno il popolo in caso non si penta dei suoi peccati. Conclude con la visione messianica del popolo riunito in terra d’Israel. Il libro può essere suddiviso in cinque parti. Capp. 1–2: profezie di castigo contro i vari popoli; capp. 3–4: Israel ha maggiori responsabilità e DIO continuerà a punirlo fino a che non si pentirà; capp. 5–6: terza serie di oracoli; capp. 7,1 – 9,6; visioni della prossima distruzione; capp. 9,7 – 15: Israel purificato goderà di un futuro felice.

Ovadyà (Abdia) Si sa ben poco sulle sue origini e sulla sua provenienza. Secondo alcuni pareri si tratta di un certo Ovadyà citato in Melachim I (18, 3 e sgg.), ossia un proselita idumeo. Secondo altri, invece, questo profeta visse all’epoca della distruzione di Yerushalayim (586 a.C.) e fu quindi contemporaneo di Yirmeyà. Il libro è un’unica profezia contro il popolo di Edom, che verrà annientato a causa del suo odio e della sua malvagità nei confronti di Israele.

Yonà (Giona) Non si tratta esattamente di una profezia ma piuttosto di un Midrash. Il libro, a differenza degli altri Profeti Posteriori, è scritto in prosa e non in poesia. Non si conosce esattamente l’identità dell’autore ma si crede che si tratti di un discendente dello stesso profeta, il quale alla narrazione aggiunse un insegnamento morale per l’umanità. Secondo alcuni pareri, la vicenda risale all’epoca ellenistica. La storia è la seguente: Yonà, incaricato da DIO di incitare la città di Ninive al pentimento, fugge su una nave ma viene ingoiato da un grosso pesce e resta al suo interno per tre giorni. Ascoltando le sue preghiere, DIO decide di salvarlo e il pesce lo getta a riva. A questo punto Yonà accetta di compiere la sua missione. Si reca a Ninive i cui cittadini ascoltano le sue profezie, si pentono dei loro peccati e vengono perdonati. Yonà protesta contro questa clemenza e riceve da DIO una piccola lezione che gli insegna a essere più comprensivo nei confronti degli altri esseri umani.
Il Profeta Giona discende dalla tribù di Zabulon da parte di padre e da quella di Aser da parte di madre.

Michà (Michea) Benché non si abbiano molti dati biografici sul suo conto, sappiamo che è contemporaneo di Amos, di Hoshea e di Yeshayà e come quest’ultimo profetizza entro i confini del regno di Yehudà. Michà rivolge i suoi rimproveri ai potenti che opprimono il popolo, ai giudici che si lasciano corrompere, ai cohanim ormai strumento dei più forti e ai falsi profeti, che con parole blasfeme ingannano e confondono il popolo. Michà annuncia la punizione di Shomron e minaccia Gerusalemme della medesima sorte. Nel quarto capitolo, DIO dialoga con il popolo rimproverandolo per la sua ingratitudine; esso vorrebbe espiare la propria colpa e allora il profeta gli ricorda che la giustizia e l’osservanza dei precetti sono l’unica pretesa di Hashem.

Nachum (Naum) Pochi i dati biografici sul suo conto. Si suppone provenisse dalla città di Elcosh, forse vicino a Ninive. Nachum sarebbe stato un esule delle dieci tribù. La sua attività profetica viene situata tra il 661 e il 612 a.C. Il libro inizia con un salmo e continua con delle minacce rivolte alla città di Ninive. Dio punirà i malvagi (gli Assiri) e ricompenserà i giusti (Israel). Il libro è stato senza dubbio scritto prima della caduta di Ninive.

Chavakuk (Abacuc) Del profeta non si possiedono dati storici né biografici; secondo una tradizione talmudica, però, sarebbe stato contemporaneo del profeta Nachum, al tempo di re Menashè (692-597 a.C.). Chavakuk annuncia l’invasione caldea nel regno di Yehudà, maledice l’oppressore e conclude con una bellissima preghiera nello stesso stile dei Tehillim.

Tzefanyà (Sofonia) È contemporaneo di re Yoshiyahu (circa 640-609 a.C.), ma scrive prima della riforma religiosa operata dal sovrano. Annuncia la punizione che subiranno gli abitanti di Gerusalemme a causa dell’idolatria, profetizza sul Giorno del Giudizio ma conclude con espressioni di speranza nel ritorno degli esuli pentiti.

Chagga’y (Aggeo) È un profeta del periodo postesilico (scrive nel 520 a.C.). Invita alla costruzione del Tempio, che deve essere sia materiale che spirituale.

Zecharyà (Zaccaria) Membro di una famiglia di cohanim, è contemporaneo di Chaggay. Il libro può essere suddiviso in due parti: nella prima (capp. 1–8) sono descritte visioni apocalittiche e citati i suoi oracoli. Nella seconda (capp. 9–14) vi sono delle profezie riguardanti tutte le nazioni e i tempi messianici, dei quali Zecharyà ci fornisce una visione universalistica (tutte le nazioni riunite attorno al popolo ebraico e a D-o).

Malachì (Malachia) Il libro consiste in un susseguirsi di discussioni fra il profeta e il popolo. Il Tempio è ormai ricostruito ma la situazione, dal punto di vista spirituale, è ancora precaria e instabile a causa della mancanza di cohanim. I matrimoni misti (siamo poco prima della riforma di ‘Ezra’) e i divorzi facili sono criticati. Ma il Giorno del Giudizio arriverà, portando con sé espiazione e purificazione.

Ketuvim

La raccolta del K’tuvim o Ketuvim (Ketuvìm, pronuncia dell’ebraico כתובים, in italiano Scritti o raramente Agiografi) è composta da tredici Libri della Bibbia. Comprende scritti di varie categorie: Salmi, Libri di saggezza ed Annali Storici.

Suddivisione dei Libri

Tehillim – Salmi Il significato del nome del libro è “lodi”. I Tehillim sono una raccolta di 150 canti liturgici, composti in epoche diverse da ben dieci autori fra cui Mosè, Abramo, i figli di Korach e, ovviamente, Davide e Salomone.
Il libro (come anche il Pentateuco/Torah), è suddiviso in cinque sezioni composte da una grande varietà di salmi: lodi (capp. 8, 19, 33, 100, 111-114), suppliche (capp. 3, 5, 21, 130), ringraziamenti (capp. 18, 30, 32, 129), testi in ordine alfabetico (capp. 25, 111, 119), brani riguardanti la saggezza e la morale, salmi storici (cap. 78).

Mishle – Proverbi Questo libro, opera di re Salomone, appartiene a quella che viene comunemente chiamata letteratura sapienziale.
Si tratta di una raccolta di sentenze e consigli che incitano ad adottare una condotta virtuosa e a respingere il male. La saggezza poggia sulla fiducia in DiIO; consiste nell’amare la Torà, nella pratica della giustizia e della Zedaqah, nell’osservanza della fedeltà coniugale e nell’evitare vizi quali l’orgoglio, l’avarizia e la pigrizia. La Saggezza è personificata nell’immagine di una donna (I, capp. 1. 8. 31) che si rivolge all’umanità.
Il libro si conclude con una poesia di considerevole bellezza, “Elogio alla Donna Virtuosa” (capp. 31, 10 – 31), che fa parte integrante della liturgia domestica ebraica del venerdì sera (cfr Shabbat).

Iyov – Giobbe È un’opera molto complessa, scritta in uno stile magnifico, analizzante alla tematica del male e, più particolarmente, della sofferenza di un giusto paragonata alla “serenità” di un malvagio. Iyov è un uomo ricco e virtuoso, ma DIO concede a Satana (è anche l’unico Libro delle Sacre Scritture in cui è riportata una conversazione tra il CREATORE e il Diavol) la possibilità di metterlo alla prova per accertarsi che la sua virtù e il suo comportamento siano del tutto disinteressati (capp. 1-2). Inizia allora una serie di poemi: tre amici di Iyov intervengono in difesa della tesi tradizionale sui rapporti tra bene e benessere, tra male e disgrazia. Secondo loro, se Iyov soffre è perché ha peccato e deve quindi pentirsi. Iyov protesta vivacemente e si ostina a dichiarare la sua innocenza (capp. 4-31). Compare allora Eliav (secondo alcuni Isacco) che critica i discorsi di Iyov e dei suoi amici sostenendo che DIO è la Giustizia suprema, benché certe sue azioni rimangono incomprensibili all’uomo; qualunque discussione sarebbe dunque inutile e la sofferenza umana è uno dei modi di Dio per istruire gli uomini (capp. 32-37).
Nell’ultima parte DIO stesso prende la parola, descrivendo le meraviglie della creazione e rimprovera Iyov per le sue lamentele (capp. 38-41) e gli amici di Iyov per i loro discorsi. Iyov ritrova la prosperità di cui godeva in passato.

Le Cinque Meghillot

Si tratta di cinque libri che vengono letti, essenzialmente a scopo liturgico, durante certe festività. Il significato del termine Meghillah è “rotolo” per indicare il rotolo di pergamena su cui viene scritta.

Shir haShirim – Cantico dei Cantici Il nome ebraico è un superlativo: è il canto per eccellenza. L’autore è re Salomone. Si tratta di un testo puramente simbolico poiché, se in apparenza può essere inteso come una poesia d’amore fra l’amato e la sua fidanzata, descrive invece il fortissimo sentimento che lega la nazione d’Israel a Dio.
Viene letto in sinagoga l’ottavo giorno della festa di Pesach e, in alcune comunità sefardite, tutti i venerdì sera.

Rut – Rut Si tratta di un breve testo, le cui vicende si situano all’epoca degli Shoftim.
Alla morte del marito, Rut, una moabita, insiste nel voler restare al fianco della suocera Naomi quando questa decide di tornare a Betlemme (cap. 1). Rut finirà per sposare Bòaz, un parente di Naomi.
Questo rotolo viene letto durante la festa di Shavuot, giorno della nascita del re David, discendente di Rut.

Echa – Libro delle Lamentazioni È una serie di cinque poemi che costituiscono una lamentela funebre sulla caduta di Yerushalayim e la distruzione del Bet haMiqdash (il Santuario). L’autore è il profeta Geremia il quale, attraverso le sbarre della prigione a cui l’avevano costretto gli invasori babilonesi, detta questo triste canto al suo discepolo Baruch ben Neriyà.
Tutti i poemi (tranne il quinto) sono acrostici, ossia si presentano come una serie di strofe in ordine alfabetico.
Nel primo poema viene evocata la decadenza di Gerusalemme, che prende la parola per implorare il perdono divino. Dopo aver descritto il modo in cui la collera divina si è abbattuta sulla città (cap. 2), il poeta esprime la sua fiducia e la sua speranza (cap. 3). Il quarto capitolo tratta della punizione che incomberà sui sacerdoti e sui falsi profeti. Il quinto capitolo è un vibrante appello alla pietà di DIO.
Il libro viene letto il nove di Av.

Qohelet – Qoelet Il testo presenta le riflessioni di un Saggio, che potrebbero essere riassunte con due parole della prima frase: hevel havalim, “vanità delle vanità”. L’autore, che secondo la tradizione viene identificato nella persona di Re Salomone, fa un bilancio della vita umana. Accanto a un apparente pessimismo profondo, viene riaffermata la fede in Dio come unica salvezza dell’uomo.
Il libro è letto durante la festa di Sukkot.

Ester – Ester La storia si svolge a Susa, nell’antica Persia, sotto il regno di Achashverosh (Assuero).
Il re che, in stato di ubriachezza, aveva ordinato l’uccisione di sua moglie Vashti, prende in sposa Ester – bellissima donna ebrea educata e accudita dal cugino Mordechai – la quale, durante la sua permanenza al palazzo reale, non rivela mai le proprie origini.
Haman viene scelto come primo ministro e, con il consenso del re, emana un decreto di sterminio di tutti gli ebrei dell’impero.
Spinta da Mordechai, Ester ottiene l’annullamento del decreto. Haman viene impiccato e Mordechai, che un giorno aveva salvato la vita del re rivelandogli un complotto ordito contro di lui, viene poi magnificato come invece aveva desiderato il malvagio Haman per sé cercando di sconfiggere definitivamente gli ebrei compiendo anche la Lashon ha-ra.
L’ultimo capitolo descrive la felicità degli ebrei e fornisce alcuni dettagli della festa di Purim, durante la quale viene letto questo rotolo.

Daniel – Daniele Il libro ha la particolarità di essere parzialmente scritto in aramaico. Si tratta di uno scritto profetico ma, poiché composto dopo la chiusura dell’insieme dei Neviìm, non poté esservi integrato.
Daniele, giovane nobile ebreo esiliato in Babilonia, interpreta un sogno di Nevuchadnetzar (il sogno del “colosso dai piedi d’argilla”). I suoi compagni vengono gettati in una fornace per aver rifiutato di commettere un atto di idolatria. Riescono a uscirne indenni grazie alla protezione di Dio, del quale Nevuchadnetzar riconosce l’onnipotenza. Nel quinto capitolo, il profeta spiega a Belshatzar il significato di un enigma apparso miracolosamente su un muro durante un banchetto. Nel sesto capitolo, Daniel, gettato in una fossa di leoni, ne esce incolume grazie alla protezione di DIO. Successivamente, compare uno dei vari espliciti riferimenti a un’era apocalittica (cap. 12).

Ezra e Nechemya – Esdra e Neemia Originariamente formavano un solo “corpus” ma oggi vengono letti separatamente. Si tratta di due testi che raccontano il ritorno degli ebrei a Gerusalemme dopo l’editto di Ciro e la loro opera di restaurazione: la ricostruzione del Beth Hamikdash (il Santuario) e la riorganizzazione spirituale. Nechemyà arriva a Gerusalemme in un secondo tempo rispetto a ‘Ezra, prendendo su di sé il compito di ricostruire le mura della città.

Divré Hayamim I e II – Cronache I e II Questi due libri, che originariamente ne formavano uno solo, consistono in una sintesi della storia ebraica da Adam fino all’esilio.

LINK Utili: 
Bibbia Ebraico-Inglese Interlineare (VT) scriptures4all.org 
Bibbia Ebraico-Inglese chabad.org
Completa Collezione dei Testi Ebraici safaria.org

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