“War Over Water”: La Guerra per l’Acqua

La “Guerra per l’acqua“, anche la “battaglia per l’acqua”, si riferisce a una serie di scontri tra Israele ei suoi vicini Stati Arabi che dal novembre 1964 al maggio 1967 per il controllo delle fonti idriche nel bacino idrografico del fiume Giordano.

Tutt’oggi l’analisi sul conflitto Israelo-Siriano sembra incentra maggiormentei sul tema religioso e su quello delle alleanze internazionali. Temi sicuramente fondamentali per comprendere le dinamiche di un conflitto come quello che sta sconvolgendo la Siria e in generale il Medio Oriente, ma che rendono molto spesso altre questioni totalmente dimenticate, nonostante siano altrettanto importanti. L’evoluzione del conflitto nel meridione della Siria, in particolare tra Damasco, ribelli, forze della coalizione internazionale e Israele riporta al centro del dibattito un tema tutt’altro che secondario nelle logiche mediorientali: l’acqua.

L’acqua del Medio Oriente si trova, fondamentalmente, in tre grandi bacini idrici: Tigri, Eufrate e Giordano. Avere il controllo di questi bacini equivale a possedere capacità di sopravvivenza e soprattutto potere nei confronti di chi si serve di quell’acqua. Sotto il profilo idrico, la Siria è un Paese molto interessante, perché, al netto di una sua evidente aridità all’interno, possiede dentro il suo territorio risorse idriche che coinvolgono tutto il Medio Oriente: Tigri ed Eufrate, pur nascendo in Turchia, passano per il nord della Siria, mentre a sud, al confine con Israele e Giordania, scorre il fiume Yarmuk, affluente fondamentale del Giordano.

 

 

National Water Carrier of Israel (Hebrew: HaMovil HaArtzi)

 

È opportuno ricordare come, al netto dei profili geopolitici del conflitto siriano, il Medio Oriente ha subito tra il 2006 e il 2012 un periodo di forte siccità, dovuto da un lato a motivi climatici e, dall’altro lato, alle riforme agrarie del governo di Damasco che incoraggiarono la produzione di cotone e di grano. L’aumento della produzione intensiva di questi elementi prosciugò le falde acquifere soprattutto delle aree meridionali, proprio nei pressi di Dar’a, epicentro delle rivolte siriane e situata proprio nel cuore del bacino dello Yarmuk. Da questa siccità, derivarono conseguenze molto importanti. La carenza idrica devastò le coltivazioni e la povertà che ne è derivata ha spostato masse di popolazioni nelle aree urbane creando instabilità in tutte le grandi città siriane. La guerra civile siriana, divenuta nel tempo un laboratorio di conflitto regionale se non planetario, ha avuto il seme della discordia proprio nelle rivolte causate da questa politica agricola e di controllo delle acque dello Yarmuk.

Parlare dello Yarmuk e della sua importanza dopo sei anni di una guerra scanditi da scontri religiosi, terrorismo, bombardamenti e pulizie etniche, può sembrare paradossale. Eppure, nel sud della Siria, dove l’esercito di Damasco fronteggia incursioni sempre più frequenti delle forze israeliane, l’acqua sembra tornare ad avere un ruolo primario. Nel sud della Siria, Israele ha intensificato le operazioni belliche nei confronti del gruppo islamista noto come Yeish Jalid ibn Al-Walid, gruppo affiliato al Daesh. L’area in cui si concentrano i miliziani di questo gruppo è nei pressi delle alture del Golan, occupate da anni delle truppe israeliane, e coincide proprio con il bacino del fiume Yarmuk. Una coincidenza che non è passata inosservata, anche in Giordania, tanto che la testata Al-Ghad ha pubblicato un’analisi in cui si afferma che Tel Aviv voglia utilizzare il pretesto della guerra all’Isis per conquistare le risorse idriche dell’area assicurandosi il controllo del maggiore affluente del Giordano. Un pretesto non trascurabile, poiché l’acqua, per un Paese come Israele, è di fondamentale importanza. Ma è un pretesto che potrebbe provocare non poche frizioni con la Giordania, a sua volta interessata a non vedersi privata delle acque dolci dello Yarmuk, essendo l’unico fiume in grado di provvedere al fabbisogno idrico del Paese.

La guerra tra Siria e Israele, non formale ma ormai sostanziale visti i continui scontri tra gli eserciti dei due Stati, potrebbe perciò trasformarsi in un conflitto, ancora a bassa intensità, proprio per il controllo dell’acqua. Non una novità per il Medio Oriente, giacché sin dall’antichità l’accesso all’acqua è stato un motivo bellico più che rilevante, ma un elemento nuovo nell’analisi del conflitto siriano. La Siria ha l’assoluta necessità di conquistare più acqua possibile, e la presenza delle forze israeliane nel Golan non permette l’accesso al lago di Tiberiade, che sarebbe una fonte di assoluta importanza per l’approvvigionamento della popolazione del sud della Siria. Israele vuole controllare lo Yarmuk per mettere al sicuro il Giordano da qualunque tipo di ritorsione di Damasco, ma soprattutto per avere la garanzia assoluta di avere il possesso del bacino idrico più importante della regione, in modo da controllare la fornitura d’acqua anche dei Paesi limitrofi. La Giordania, da parte sua, ha un territorio profondamente arido in cui l’affluente del Giordano è l’unico strumento per arrivare rapidamente e autonomamente all’acqua. Ismail Serageldin una volta disse che se le guerre del Ventesimo secolo ebbero a che fare con il petrolio, quelle del Ventunesimo sarebbero state per l’acqua. Forse non sarà l’unico motivo, ma le dinamiche belliche della Siria dimostrano come non siamo troppo distanti dallo scenario descritto.

History

Early tensions: 1949-64

The 1949 Armistice Agreements which followed the 1948 Arab–Israeli War, created three demilitarized zones on the Israel-Syria border. The southernmost, and also the largest, stretched from the south-eastern part of the Sea of Galilee eastwards to the Yarmuk River where the borders of Israel, Jordan and Syria converge. The issue of water sharing from the Jordan–Yarmuk system turned out to be a major problem between Israel, Syria and Jordan.

Small scale water-related skirmishes had occurred following the 1949 agreements. In July 1953, Israel began construction of an intake for its National Water Carrier at the Daughters of Jacob Jordan Bridge in the demilitarized zone north of the Sea of Galilee. Syrian artillery units opened fire on the construction site. The United Nations security council majority (excepting the USSR) voted for the resumption of work by Israel. The Israelis then moved the intake to an economically inferior site at the Sea of Galilee.

At 1955, the Jordan Valley Unified Water Plan (Johnston Plan) was accepted by the technical committees of both Israel and the Arab League, but the Arab League Council decided not to ratify the plan on 11 October 1955. According to most observers, including Johnston himself, the Arab non-adoption of the plan was not total rejection. While they failed to approve it politically, yet they seemed determined to adhere to the technical details of the agreement. Moreover, it continued to be taken seriously by Arab leaders. Though the Unified Plan failed to be ratified, both Jordan and Israel undertook to operate within their allocation limits.

Main phase:1964-67

Israel completed its National Water Carrier project, which siphoned water from the Sea of Galilee in 1964. The initial diversion capacity of the National Water Carrier, without supplementary booster pumps, was 320 million m3, well within the limits of the Johnston Plan.

Nevertheless, the Arab states were not prepared to coexist with a project which seemed likely to make a major contribution to Israel economic growth. In January 1964 an Arab League summit meeting convened in Cairo and decided:

The establishment of Israel is the basic threat that the Arab nation in its entirety has agreed to forestall. And Since the existence of Israel is a danger that threatens the Arab nation, the diversion of the Jordan waters by it multiplies the dangers to Arab existence. Accordingly, the Arab states have to prepare the plans necessary for dealing with the political, economic and social aspects, so that if necessary results are not achieved, collective Arab military preparations, when they are not completed, will constitute the ultimate practical means for the final liquidation of Israel.

The Arab states decided to deprive Israel of 35% of the National Water Carrier capacity, by a diversion of the Jordan River headwaters (both the Hasbani and the Banias) to the Yarmouk River. The scheme was only marginally feasible, as it was technically difficult and expensive.

A major escalation took place in 1964 when Israel declared it would regard the Diversion Project as an infringement on its sovereign rights.

In 1965, there were 3 notable border clashes, starting with Syrian shootings of Israeli farmers and army patrols, followed by Israeli tanks and artillery destroying the Arab heavy earth moving machines that were used for the diversion plan. The Arab countries eventually abandoned their project. Control of water resources and Israeli military attacks against the diversion effort are considered among the factors which led to the Six-Day War in June 1967.

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