La varie forme dell’esperienza religiosa: Uno studio sulla natura umana di William James (aforismi)

William James (11 gennaio 1842 – 26 agosto 1910) è stato un filosofo e psicologo americano e il primo educatore ad offrire un corso di psicologia negli Stati Uniti. James è considerato un pensatore di spicco della fine del XIX secolo, uno dei filosofi più influenti degli Stati Uniti, e il “Padre della psicologia americana”. Insieme a Charles Sanders Peirce, James ha fondato la scuola filosofica nota come pragmatismo, ed è anche citato come uno dei fondatori del funzionalismo. James ha anche sviluppato la prospettiva filosofica nota come empirismo radicale.
Nato in una famiglia benestante, James era figlio del teologo svedese Henry James Sr. e fratello dell’eminente romanziere Henry James e della diarista Alice James. James ha studiato medicina e ha insegnato anatomia ad Harvard, ma non ha mai praticato la medicina, seguendo invece i suoi interessi nella psicologia e poi nella filosofia. James scrisse ampiamente su molti argomenti, tra cui epistemologia, educazione, metafisica, psicologia, religione e misticismo. Tra i suoi libri più influenti ci sono “I principi della psicologia”, un testo rivoluzionario nel campo della psicologia, e “Le varie forme dell’esperienza religiosa: Uno studio sulla natura umana” che comprende lezioni di teologia naturale tenute all’Università di Edimburgo, in Scozia, tra il 1901 e il 1902. Le lezioni riguardavano lo studio psicologico delle singole esperienze religiose private e del misticismo, e utilizzavano una serie di esempi per identificare i punti in comune nelle esperienze religiose attraverso le tradizioni.


“Dobbiamo giudicare l’albero dai suoi frutti. I frutti migliori dell’esperienza religiosa sono le cose migliori che la storia ha da offrire. I più alti voli di carità, di devozione, di fiducia, di pazienza, di coraggio a cui si sono spalancate le ali della natura umana, sono stati tutti compiuti per gli ideali religiosi”.

 

“Il buonumore è uno stato d’animo filosofico; sembra dire alla Natura che non la prendiamo più sul serio di quanto lei prenda sul serio noi. Io sostengo che si dovrebbe sempre parlare di filosofia con un sorriso”.

 

“La conoscenza della vita è una cosa; l’occupazione effettiva di un posto nella vita, con le sue correnti dinamiche che passano attraverso il tuo essere, è un’altra”.

 

“Ci sono due vite, quella naturale e quella spirituale, e dobbiamo perdere l’una prima di poter partecipare all’altra”.

 

“Non sono un amante del disordine e del dubbio in quanto tale. Piuttosto temo di perdere la verità con la pretesa di possederla già completamente”.

 

” Il fatto che i nostri antenati abbiano commesso di fatto così tanti errori e li abbiano mescolati con la loro religione, non significa che non dobbiamo più essere religiosi. Essendo religiosi ci stabiliamo in possesso della realtà ultima nei soli punti in cui la realtà ci viene data per custodirla. Dopo tutto, la nostra responsabile preoccupazione riguarda il nostro personale destino”.

 

“La perfetta quiete della notte era entusiasmata da un silenzio ancora più solenne. L’oscurità aveva una presenza tanto più sentita in quanto non si vedeva. Non avrei potuto più dubitare che EGLI fosse lì più di quanto lo fossi io. Anzi, mi sentivo, se possibile, il meno reale dei due”.

 

“Questa tristezza è il cuore di ogni schema filosofico meramente positivistico, agnostico o naturalistico. Lasciamo che la sanguigna sana mente faccia del suo meglio con il suo strano potere di vivere l’attimo e di ignorare e dimenticare, eppure lo sfondo malvagio è davvero lì per essere considerato, e il cranio sogghignerà al banchetto. Nella vita pratica dell’individuo, sappiamo come tutta la sua tristezza o allegria per qualsiasi fatto presente dipenda dagli schemi più remoti e dalle speranze con cui è in relazione. Il suo significato e l’inquadratura gli conferiscono la parte principale del suo valore. Sia noto che non porta da nessuna parte, e per quanto piacevole possa essere nella sua immediatezza, il suo bagliore e la sua doratura svaniscono. Il vecchio, malato di un’insidiosa malattia interna, può ridere e sorseggiare il suo vino ora come sempre, ma ora conosce il suo destino, perché i medici glielo hanno rivelato; e la conoscenza mette a repentaglio la soddisfazione di tutte queste funzioni. Sono i compagni della morte e il verme è loro fratello, e si trasformano in una mera piattezza”.

 

“Se ci si chiedesse di caratterizzare la vita della religione nel modo più ampio e generale possibile, si potrebbe dire che essa consiste nel credere che ci sia un ordine invisibile, e il nostro bene supremo sta nell’adeguarci armoniosamente ad esso”.

 

“Le visioni dell’orrore del folle sono tutte tratte dal materiale del fatto quotidiano. La nostra civiltà si fonda sul caos, e ogni singola esistenza si spegne in uno spasmo solitario di agonia impotente”.

 

“Così, quando un intelletto superiore e un temperamento psicopatico si fondono… nello stesso individuo, abbiamo le migliori condizioni possibili per quel tipo di genio efficace che entra nei dizionari biografici. Questi uomini non rimangono meri critici e comprensivi con il loro intelletto. Le loro idee li possiedono, li infliggono, nel bene e nel male, ai loro compagni o alla loro epoca”.

 

“Tra noi popoli anglofoni, soprattutto tra di noi, le lodi della povertà devono essere ancora una volta esaltate e cantate con coraggio. Abbiamo letteralmente paura di essere poveri. Disprezziamo chiunque scelga di essere povero per semplificare e salvare la propria vita interiore. Se non si unisce alla frenesia generale con la strada del denaro, lo consideriamo privo di spirito e di ambizione. Abbiamo perso il potere anche solo di immaginare cosa avrebbe potuto significare l’antica idealizzazione della povertà: la liberazione dagli attaccamenti materiali, l’anima non corrotta, l’indifferenza nell’umanità, il pagare la nostra strada con quello che siamo o facciamo e non con quello che abbiamo, il diritto di gettare via la nostra vita in qualsiasi momento in modo irresponsabile – l’assetto più atletico, in breve, la forma di lotta morale. Quando noi delle cosiddette classi migliori siamo spaventati come gli uomini non sono mai stati spaventati nella storia dalla bruttezza materiale e dalle difficoltà; quando rinviamo il matrimonio fino a quando la nostra casa può essere artistica, e tremiamo al pensiero di avere un figlio senza un conto in banca e condannato al lavoro manuale, è il momento di pensare agli uomini per protestare contro uno stato di opinione così poco virile e irreligioso. È vero che, nella misura in cui la ricchezza dà tempo ai fini ideali e all’esercizio di energie ideali, la ricchezza è meglio della povertà e deve essere scelta. Ma la ricchezza lo fa solo in una parte dei casi concreti. Altrove il desiderio di ottenere la ricchezza e la paura di perderla sono i nostri principali allevatori di vigliaccheria e propagatori della corruzione. Ci sono migliaia di congiunture in cui un uomo legato alla ricchezza deve essere schiavo, mentre un uomo per il quale la povertà non ha terrori diventa un uomo libero. Pensate alla forza che l’indifferenza personale per la povertà ci darebbe se ci dedicassimo a cause non popolari. Non dobbiamo più tenere la lingua a freno o temere di votare il partito rivoluzionario o riformatore. Le nostre azioni potrebbero crollare, le nostre speranze di promozione svanire, i nostri stipendi fermarsi, le porte dei nostri circoli chiudersi in faccia; eppure, mentre viviamo, testimonieremmo imperturbabilmente lo spirito, e il nostro esempio aiuterebbe a liberare la nostra generazione. La causa avrebbe bisogno dei suoi fondi, ma noi suoi servitori saremmo potenti in proporzione, dato che personalmente ci accontentiamo della nostra povertà. Raccomando questo argomento alla vostra seria riflessione, perché è certo che la paura prevalente della povertà tra le classi istruite è la peggiore malattia morale di cui soffre la nostra civiltà”.

 

“Come guadagnare, come conservare, come recuperare la felicità, è infatti per la maggior parte degli uomini, in ogni momento, il motivo segreto di tutto ciò che fanno, e di tutto ciò che sono disposti a sopportare”.

 

“Suggerire la propria personale volontà e cercare di far sì che tutti i malati abbiano il senso di un’ rrimediabile impotenza, è suggerire la più impossibile delle cose”. Ciò che egli desidera è di essere consolato nella sua stessa impotenza, di sentire che lo spirito dell’universo lo riconosce e lo assicura, tutto decadente e fallimentare com’è”.

 

“La serietà significa la volontà di vivere con energia, anche se l’energia porta dolore. Il dolore può essere dolore per le altre persone o dolore per se stessi – fa poca differenza; perché quando l’umore faticoso è su qualcuno, l’obiettivo è quello di rompere qualcosa, non importa chi o cosa. Nulla annienta un’inibizione in modo irresistibile come la rabbia; poiché, come dice Moltke della guerra, la distruzione pura e semplice è la sua essenza. Questo è ciò che la rende così inestimabile alleata di ogni altra passione. Le delizie più dolci vengono calpestate con un piacere feroce nel momento in cui si offrono come assegni a una causa che suscita le nostre più alte indignazioni. Non costa poi nulla abbandonare le amicizie, rinunciare a privilegi e possedimenti radicati da tempo, rompere i legami sociali. Piuttosto ci prendiamo una severa gioia nell’astringenza e nella desolazione; e quella che viene chiamata debolezza del carattere sembra nella maggior parte dei casi consistere nell’incapacità di questi stati d’animo sacrificali, di cui il proprio inferiore se stesso e le sue morbidezze devono spesso essere i bersagli e le vittime”.

 

“La prima cosa che l’intelletto fa con un oggetto è classificarlo insieme a qualcos’altro. Ma ogni oggetto che è infinitamente importante per noi e risveglia la nostra devozione ci sembra anche come se dovesse essere sui generis e unico. Probabilmente un granchio si riempirebbe di un senso di indignazione personale se potesse sentirci classificarlo senza indugio o giustificarlo come crostaceo, e quindi disfarsene. “Io non sono una cosa del genere”, direbbe; ” Io sono ME STESSO, semplicemente ME”.

 

“Al Louvre c’è una foto, di Guido Reni, di San Michele con il piede sul collo di Satana. La ricchezza del quadro è in gran parte dovuta alla presenza della figura del demonio. La ricchezza del suo significato allegorico è dovuta anche al suo essere lì, cioè il mondo è tanto più ricco quanto più è ricco il diavolo, purché si tenga il piede sul suo collo”.

 

“Il disprezzo per i propri compagni, per le truppe del nemico e, soprattutto, il feroce disprezzo per la propria persona, sono ciò che la guerra impone a tutti. È molto meglio per un esercito essere troppo selvaggio, troppo crudele, troppo barbaro, che possedere troppo sentimentalismo e ragionevolezza umana”.

 

“Che diritto abbiamo di credere che la Natura abbia l’obbligo di fare il suo lavoro solo con menti perfette? Potrebbe infatti riscontrare che in una mente incompleta c’è uno strumento più adatto a un particolare scopo”.

 

“Ho rinunciato a tutto per fare di me ciò che Egli desiderava, ed ero disposto a farmi governare da DIO a suo piacimento, l’amore redentore ha fatto irruzione nella mia anima con ripetute Scritture, con un tale potenza che tutta la mia anima sembrava essersi fusa con l’amore, il peso della colpa e della condanna era sparito, le tenebre erano state espulse, il mio cuore umiliato e pieno di gratitudine, e tutta la mia anima, che pochi minuti fa gemeva sotto montagne di morte, e gridava ad un Dio sconosciuto in cerca di aiuto,”.

 

“Nessun fatto nella natura umana è più caratteristico della sua volontà di vivere di una possibilità. L’esistenza della casualità fa la differenza… tra una vita di cui la chiave di volta è la rassegnazione e una vita di cui la chiave di volta è la speranza”.

 

“Ma quando altri criticano i nostri voli dell’anima più esaltati chiamandoli “nient’altro che” espressioni della nostra disposizione organica, ci sentiamo oltraggiati e feriti, perché sappiamo che, qualunque siano le peculiarità del nostro organismo, i nostri stati mentali hanno il loro valore sostanziale come rivelazioni della verità vivente; e vorremmo che tutto questo materialismo medico potesse essere fatto per tenere a freno la lingua”.

 

“Tra i venti e i trenta sono diventato gradualmente sempre più agnostico e irreligioso, eppure non posso dire di aver mai perso quella “coscienza indefinita” che Herbert Spencer descrive così bene, di una Realtà Assoluta dietro i fenomeni”.

 

“Frasi di ordine, intimità e comodità non possono mai essere una risposta all’enigma della sfinge”.

 

“La religione dell’individuo può essere egoista, e le realtà private con cui si mantiene il contatto possono essere abbastanza ristrette; ma in ogni caso rimane sempre infinitamente meno vuota e astratta, per quanto riguarda la sua portata, di una scienza che si vanta di non tener conto di nulla di privato”.

 

“Lezioni IV e V – La religione della mente sana.
Se dovessimo porre la domanda: “Qual è la principale preoccupazione della vita umana?”, una delle risposte che dovremmo ricevere sarebbe: “È la felicità”. Come guadagnare, come conservare, come recuperare la felicità, è infatti per la maggior parte degli uomini, in ogni momento, il motivo segreto di tutto ciò che fanno, e di tutto ciò che sono disposti a sopportare”.

 

La “scienza” in molte menti sta veramente prendendo il posto di una religione. Dove questo è così, lo scienziato tratta le “Leggi della natura” come fatti oggettivi da venerare”.

 

“Se amate e servite gli uomini, non potete, con qualsiasi occultamento o stratagemma, sfuggire al compenso. Le punizioni segrete ripristinano sempre il livello, quando sono disturbate, della giustizia Divina. È impossibile piegare la trave. Tutti i tiranni, i padroni e i monopolisti del mondo hanno invano posto le spalle alla sbarra. Stabilisce per sempre più il ponderoso equatore alla sua linea, e l’uomo e la pagliuzza, e la stella e il sole, devono spaziare verso di essa, o essere polverizzati dal contraccolpo”.

 

“Le esperienze che abbiamo studiato durante quest’ora (e molti altri tipi di esperienze religiose sono come tali) mostrano chiaramente che l’universo è un affare a più facce di quanto qualsiasi setta, anche quella scientifica, permetta di fare. Quali sono, alla fine, tutte le nostre verifiche, se non esperienze che concordano con sistemi di idee più o meno isolate (sistemi concettuali) che le nostre menti hanno inquadrato?


 

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