Il Testamento di Abramo è un Testo considerato apocrifo dell’Antico Testamento, e secondo i ricercatori composto intorno al I secolo dell’era moderna. Di origine ebraica è solitamente considerato come parte della tradizione dagli ebrei etiopi denominati “Beta Israel“. Il Testamento di Abramo fu probabilmente scritto originariamente in greco da qualcuno che viveva nell’Egitto romano.
Origini
I numerosi parallelismi forniti dalla letteratura rabbinica, che si estendono fino al più piccolo dettaglio, non lasciano spazio al minimo dubbio sull’origine ebraica del Testo. Infatti, a parte alcune aggiunte cristologiche tardive fatte in alcuni manoscritti da copisti, non c’è una sola interpolazione cristiana trovata in tutto il libro. Nel rivendicare un’origine cristiana per il Testamento di Abramo, Giacomo indica erroneamente (p. 50) Luca 1, 19 dove la posizione di angelo capo che sta “alla presenza di DIO” è intenzionalmente assegnata a Gabriele. Mentre l’antica angelologia ebraica la attribuisce a Michele, il capo celeste di Israele. Neppure l’idea delle “due vie” e delle “due porte” è presa da Mat 7, 13. A parte il fatto che le “due vie” sono originariamente un’opera ebraica (Didache), la concezione è nota a Johanan b. Zakkai (Ber. 28b), e si trova anche nell’opera allegorica greca, “Tabula Cebetis”, del filosofo tebano Cebes, un allievo di Socrate.
Contenuto
Nel Testamento di Abramo troviamo un messaggio unico, ovvero la conferma che sola cosa che conta nel Giudizio saranno le opere. Nelle scene del Giudizio infatti, non viene fatta distinzione tra se le persone sono ebree o gentili, ma solo se hanno compiuto azioni buone o cattive.
Il libro contiene la storia di quando Abramo morì, raccontata similmente in cui la morte di Mosè è descritta dall’antica Haggadah (nella parte Biblica della Genesi), con lo scopo di ritrarre in stile poetico l’uomo pio, da un lato, che lotta contro il destino della mortalità, e tuttavia, dall’altro, gode, mentre è ancora in veste mortale, del privilegio di osservare il mondo intero con gli occhi di un essere immortale.
Abramo, il modello di un uomo fedele e retto, avendo raggiunto il compimento dei suoi anni, viene visitato da Michele che inviato da DIO come Messaggero prepara l’eletto alla fine che si avvicina. L’arcangelo appare come un comune viaggiatore ad Abramo nel campo, ed è ricevuto con la consueta ospitalità e invitato a casa. Sulla strada di casa, Abramo, che capisce il linguaggio degli alberi, sente l’enorme albero di tamerici con i suoi trecentotrentuno rami cantare una canzone che sembra essere il presagio di qualche sventura.
Le lacrime sgorgano così dai suoi occhi mentre lava i piedi dell’Arcangelo;,e anche Michele si mette a piangere, e le sue lacrime si trasformano in perle che Abramo raccoglie nascondendole sotto il suo mantello. Michele, prima di sedersi a tavola, si allontana per qualche istante, poiché è il tramonto, l’ora in cui gli Angeli cantano le lodi del SIGNORE in cielo.
Michele si trattiene dal portare la notizia dell’avvicinarsi della morte ad Abramo, il cui pari per bontà di cuore non si trova al Mondo. Da questo punto si svolge l’intero libro che si conclude con la sepoltura in terra di Abramo, e la sua salita spirituale in Cielo.
Il Testamento di Abramo fornisce un messaggio davvero unico: la sola cosa che conta nel Giudizio saranno le opere, ovvero in base a come ci si sarà comportati. Nelle scene del Giudizio infatti, non viene fatta distinzione tra se le persone sono ebree o gentili, ma solo se hanno compiuto azioni buone o cattive. Il lettore viene quindi lasciato con un’idea di trattamento universalmente equo, non influenzato dal lignaggio o da altri tratti, quando si tratta di Giudizio, dove una persona i cui peccati superano le loro buone azioni sarà condannata alla punizione eterna, mentre una le cui buone azioni superano i loro peccati si trasferiranno in paradiso.
Descrizione dei Capitoli
Capitolo 1: DIO dice all’angelo Michele di “Scendere … dal mio amico Abramo e parlargli della morte, affinché metta ordine nei suoi affari.” Viene inclusa anche una lista delle virtù di Abramo, evidenziando in particolare la sua ospitalità, e menziona che era alle “Quercia di Mamre”.
Capitolo 2: Michele scende sulla terra e trova Abramo in un campo. Si salutano, e Michele evita alcune domande sulle sue origini, inducendo Abramo a trattare Michele come un uomo comune. Poi Abramo invita Michele a casa sua e gli offre l’uso di un cavallo per arrivarci, ma lui rifiuta.
Capitolo 3: Sulla via del ritorno verso la casa, un albero (specificato come un cipresso) parla ad Abramo, e quando arrivano a casa, Abramo dice a Isacco di lavare i piedi di Michele. Questo fa piangere Michele, e le sue lacrime diventano pietre preziose. Isacco riconosce che Michele non è umano, e Abramo raccoglie le lacrime di Michele
Capitolo 4: Michele torna in cielo e dice a DIO che Abramo è troppo gentile, egli non riesce a dire ad Abramo riguardo la sua morte. DIO promette di mandare in sogno ad Isacco cmostrandogli la morte di suo padre Abramo.
Capitolo 5: Michele torna sulla terra e cena con Abramo. Isacco poi va a dormire e sogna la morte di Abramo, sebbene il contenuto del sogno non sia ancora discusso. Questo fa sì che Isacco corra da Abramo e lo abbracci piangendo, il che a sua volta fa sì che anche Abramo e Michele inizino a piangere. Sarah allora entra e chiede se tutto questo pianto è perché Michele ha detto che Lot è morto.
Capitolo 6: Sarah riconosce Michele come uno degli Angeli in Genesi 18, e Abramo lo conferma ricordando che Michele ha gli stessi piedi (Abramo lavò i piedi di Michele e quelli dei tre visitatori in Genesi 18).
Capitolo 7: Isacco spiega il suo sogno in cui un “uomo glorioso” prese il sole e la luna da Isacco. Michele rivela la sua piena identità e afferma che il Sole è Abramo, la Luna è Sara, e l’uomo glorioso che porta via sia il Sole che la Luna rappresenta Abramo e Sara che muoiono. Michele ordina poi ad Abramo di mettere in ordine i suoi affari, ma Abramo si rifiuta di venire.
Capitolo 8: Michele torna di corsa in Cielo e riferisce il rifiuto di Abramo. DIO fa un discorso che Michele dovrebbe riferire ad Abramo più tardi, su come ha benedetto Abramo, e che quindi egli non dovrebbe rifiutare la sua morte.
Capitolo 9: Abramo chiede che gli venga mostrato il Mondo intero prima di morire, Michele riferisce questa richiesta a DIO che la accetta.
Capitolo 10: Nella versione lunga, l’evento successivo è quando Michele porta Abramo sul “Carro dei Cherubini”. Abramo vede il Mondo intero, compresi diversi peccatori (assassini, persone che commettono adulterio e ladri). Quando vede i peccatori, chiede che vengano uccisi in vari modi, e la richiesta viene accolta.
Capitolo 11: Michele porta Abramo in Paradiso, dove vede una piccola porta e una grande porta, con un uomo su un trono d’oro seduto tra di esse. L’uomo passa la maggior parte del tempo a piangere. Una folla enorme attraversa il grande cancello, mentre poche anime entrano nel piccolo cancello. Alla fine, Abramo scopre che la porta grande è dove le anime dei peccatori vanno alla dannazione, la porta piccola è dove le anime dei giusti vanno in paradiso, e l’uomo è Adamo, che gioisce quando le anime sono salvate e piange quando le anime sono dannate.
Capitolo 12. Abramo va poi nel luogo dove le anime sono giudicate. Trova anche un’anima che è perfettamente equilibrata tra il bene e il male. Un uomo su un trono giudica le anime, sotto di lui ci sono quattro angeli, due angeli che fungono da scrivani, un angelo di fuoco e un angelo con una bilancia per pesare l’anima. L’anima equilibrata viene giudicata quando arriva Abramo.
Capitolo 13: Abramo chiede l’identità del giudice e dei suoi aiutanti. Michele risponde che Abele è il giudice. Michele spiega che quando arriverà il Giudizio Finale, Abele sarà integrato da altri due giudici: dopo Abele, tutti saranno giudicati, prima dalle 12 tribù d’Israele e in fine da DIO. A questo punto, Michele spiega lo scopo dei vari angeli aiutanti: uno degli angeli scrivani registra le buone azioni di ogni anima, l’altro angelo scrivano registra i peccati di ogni anima, l’angelo bilancia è Dokiel, che pesa i peccati e le giuste azioni di ogni anima, e l’angelo di fuoco è Puriel, che mette alla prova ogni anima con il fuoco.
Capitolo 14: Abramo prega per l’anima equilibrata nel capitolo 12, che convince DIO a salvare l’anima. Abramo poi decide che la sua dannazione dei peccatori nel capitolo 10 era un errore, e prega DIO che siano salvati. DIO è d’accordo.
Capitolo 15: Abramo e Michele tornano sulla terra. Abramo dichiara di nuovo che non andrà con Michele, il che fa sì che Michele torni di corsa in cielo e racconti a DIO di nuovo l’accaduto.
Capitolo 16: DIO manda la Morte, in una bella veste, per portare via Abramo questa, sotto travestimento rivela ad Abramo chi è, ma Abramo dice di non credergli.
Capitolo 17: Abramo continua a rifiutarsi di credere che la figura di fronte a lui sia la Morte, perché la figura è troppo bella. Alla fine, Abramo convince la Morte a rivelarsi in tutta la sua bruttezza. A questo punto 7.000 servi muoiono.
Capitolo 18: Abramo prega DIO per far rivivere i servi. Abramo riesce a convincere la Morte ad unirsi a lui nella preghiera per i servi.
Capitolo 19: Abramo cerca di convincere la Morte a lasciarlo di nuovo e a rimandare giù Michele, ma non viene ascoltato subito. Abramo convince la Morte a descrivere le ragioni della sua forma così mostruosa.
Capitolo 20: La morte uccide finalmente Abramo. La Morte supplica Abramo di andare con lei, ma il patriarca afferma di sentirsi debole. Così la Morte convince Abramo a baciargli la mano in modo che si senta meglio, ma in realtà, questo bacio uccide Abramo.
Il corpo di Abramo viene sepolto e l’anima di Abramo viene portata in cielo.
Testo Completo
Capitolo 1
- Abramo visse la misura della sua vita, novecentonovantacinque anni, e avendo vissuto tutti gli anni della sua vita in tranquillità, dolcezza e rettitudine, il giusto fu estremamente ospitale; Infatti, piantando la sua tenda nella via crucis presso la quercia di Mamre, riceveva tutti: ricchi e poveri, re e governanti, mutilati e indifesi, amici e forestieri, vicini e viaggiatori, tutti allo stesso modo il devoto, tutto santo, giusto e ospitale Abramo intratteneva. Anche su di lui, tuttavia, arrivò la comune, inesorabile, amara sorte della morte e la fine incerta della vita. Perciò il Signore DIO, chiamando il suo arcangelo Michele, gli disse: Scendi, capo Michele, da Abramo e parlagli della sua morte, affinché metta ordine nei suoi affari, perché io l’ho benedetto come le stelle del cielo e come la sabbia sulla riva del mare, ed egli ha in abbondanza una lunga vita e molti beni e sta diventando molto ricco. Oltre a tutti gli uomini, inoltre, è giusto in ogni bontà, ospitale e amorevole fino alla fine della sua vita; ma vai, arcangelo Michele, da Abramo, mio amato amico, e annunciagli la sua morte e assicuralo così: In questo momento te ne andrai da questo mondo vano, lascerai il corpo e andrai al tuo Signore tra i buoni.
Capitolo 2
- E il capo-capitano partì dal cospetto di DIO e scese da Abramo alla quercia di Mamre, e trovò il giusto Abramo nel campo vicino, seduto accanto ai gioghi dei buoi da arare, insieme ai figli di Masek e ad altri servi, in numero di dodici. Ed ecco che il capo-capitano venne da lui, e Abramo, vedendo il capo-capitano Michele venire da lontano, come un guerriero molto bello, si alzò e gli andò incontro come era sua abitudine, incontrando e intrattenendo tutti gli stranieri. E il capo-capitano lo salutò e disse: Salve, padre onoratissimo, anima retta scelta da DIO, vero figlio del celeste. Abramo disse al capo-capitano: “Salve, onorato guerriero, luminoso come il sole e più bello di tutti i figli degli uomini; tu sei il benvenuto; perciò supplico la tua presenza, dimmi da dove è venuto il giovane della tua età; insegnami, tuo supplicante, da dove, da quale esercito e da quale viaggio è giunta qui la tua bellezza. Il capo-capitano disse: Io, o giusto Abramo, vengo dalla grande città. Sono stato mandato dal grande re per prendere il posto di un suo buon amico, perché il re lo ha convocato. E Abramo disse: “Vieni, mio signore, vieni con me fino al mio campo”. Il capo-capitano disse: Vengo; e andando nel campo dell’aratura, si sedettero accanto alla compagnia. E Abramo disse ai suoi servi, i figli di Masek: Andate alla mandria dei cavalli e portate due cavalli tranquilli, mansueti e mansueti, affinché io e questo straniero vi possiamo sedere sopra”. Ma il capo-capitano disse: “No, mio signore, Abramo, che non portino cavalli, perché io non mi siedo mai su nessuna bestia a quattro zampe. Il mio re non è forse ricco di molte merci, avendo potere sia sugli uomini che su ogni tipo di bestiame? Ma io mi astengo dal sedermi su qualsiasi animale a quattro zampe”. Andiamo dunque, o anima retta, camminando con leggerezza, finché non giungiamo alla tua casa”. E Abramo disse: “Amen, così sia”.
Capitolo 3
- E mentre procedevano dal campo verso la sua casa, accanto a quella strada si trovava un cipresso, e per ordine del Signore l’albero gridò con voce umana, dicendo: Santo, santo, santo è il Signore DIO che si chiama a coloro che lo amano; ma Abramo nascose il mistero, pensando che il capo-capo non avesse sentito la voce dell’albero. E avvicinandosi alla casa si sedettero nel cortile, e Isacco vedendo il volto dell’angelo disse a Sara sua madre: “Signora madre, ecco, l’uomo che siede con mio padre Abramo non è un figlio della razza di quelli che abitano sulla terra”. E Isacco corse, lo salutò e cadde ai piedi dell’Incorporeo, e l’Incorporeo lo benedisse e disse: “Il Signore DIO ti esaudirà la promessa che ha fatto a tuo padre Abramo e alla sua discendenza, e ti esaudirà anche la preziosa preghiera di tuo padre e di tua madre”. Abramo disse a Isacco suo figlio: “Figlio mio Isacco, attingi l’acqua dal pozzo e portamela nel recipiente, affinché possiamo lavare i piedi di questo straniero, perché è stanco, essendo venuto da noi da un lungo viaggio”. E Isacco corse al pozzo, attinse l’acqua nel recipiente e la portò a loro, e Abramo salì e lavò i piedi del capo Michele, e il cuore di Abramo si commosse, ed egli pianse per lo straniero. E Isacco, vedendo suo padre piangere, pianse anche lui, e il capo dei capi, vedendoli piangere, pianse anche lui con loro, e le lacrime del capo dei capi caddero sul vaso nell’acqua del bacino e divennero pietre preziose. E Abramo, vedendo la meraviglia e rimanendo stupito, prese le pietre di nascosto e nascose il mistero, tenendolo per sé nel suo cuore.
Capitolo 4
- E Abramo disse a Isacco suo figlio: Va’, figlio mio diletto, nella camera interna della casa e abbelliscila. Stendi per noi due divani, uno per me e uno per quest’uomo che oggi è con noi. Preparaci un posto a sedere, un candelabro e una tavola con abbondanza di ogni bene. Abbellisci la camera, figlio mio, e stendi sotto di noi lino, porpora e lino fino. Brucia lì ogni incenso prezioso ed eccellente, e porta piante profumate dal giardino e riempi la nostra casa con esse. Accendi sette lampade piene d’olio, affinché ci rallegriamo, perché quest’uomo che è nostro oggi è più glorioso dei re e dei governanti, e il suo aspetto sorpassa tutti i figli degli uomini”. E Isacco preparò bene ogni cosa, e Abramo, prendendo l’arcangelo Michele, entrò nella camera, ed entrambi si sedettero sui divani, e in mezzo a loro mise una tavola con abbondanza di ogni bene. Allora il capo dei capi si alzò e uscì, come se fosse costretto dal suo ventre a emettere acqua, e salì al cielo in un batter d’occhio, e si fermò davanti al Signore, e gli disse: Signore e Maestro, fa’ che la tua potenza sappia che non sono in grado di ricordare a quell’uomo giusto la sua morte, perché non ho visto sulla terra un uomo come lui, pietoso, ospitale, giusto, verace, devoto, astenendosi da ogni azione malvagia. E ora sappi, Signore, che non posso ricordargli la sua morte”. E il Signore disse: Scendi, capo-capitano Michele, dal mio amico Abramo, e fai tutto quello che ti dirà, e mangia con lui quello che mangia. E io manderò il mio Spirito Santo su suo figlio Isacco e metterò il ricordo della sua morte nel cuore di Isacco, così che anche lui in sogno vedrà la morte di suo padre, e Isacco riferirà il sogno e tu lo interpreterai, ed egli stesso conoscerà la sua fine”. E il capo-capitano disse: “Signore, tutti gli spiriti celesti sono incorporei e non mangiano né bevono, e quest’uomo mi ha imbandito una tavola con abbondanza di ogni bene terreno e corruttibile. Ora, Signore, cosa devo fare? Come potrò sfuggirgli, sedendo alla stessa tavola con lui? Il Signore disse: Scendi da lui, e non pensare a questo, perché quando ti siederai con lui, manderò su di te uno spirito divoratore, e consumerà dalle tue mani e dalla tua bocca tutto ciò che è sulla tavola. Rallegratevi insieme con lui in ogni cosa, solo voi interpreterete bene le cose della visione, affinché Abramo conosca la falce della morte e la fine incerta della vita, e possa disporre di tutti i suoi beni, perché io l’ho benedetto sopra la sabbia del mare e come le stelle del cielo.
Capitolo 5
- Allora il capo scese in casa di Abramo e si sedette con lui a tavola, e Isacco li servì. E quando la cena fu finita, Abramo pregò secondo la sua abitudine, e il capo tribù pregò insieme con lui, e ognuno si sdraiò a dormire sul suo divano. E Isacco disse a suo padre: “Padre, anch’io vorrei dormire con te in questa camera, per poter ascoltare anch’io i tuoi discorsi, perché mi piace ascoltare l’eccellenza della conversazione di quest’uomo virtuoso”. Abramo disse: “No, figlio mio, ma vai nella tua camera e dormi sul tuo divano, per non essere di disturbo a quest’uomo”. Allora Isacco, dopo aver ricevuto da loro la preghiera e averli benedetti, andò nella sua camera e si sdraiò sul suo divano. Ma il Signore gettò il pensiero della morte nel cuore di Isacco come in un sogno, e verso la terza ora della notte Isacco si svegliò, si alzò dal suo divano e venne di corsa nella camera dove suo padre dormiva insieme all’arcangelo. Isacco, dunque, giunto alla porta, gridò dicendo: “Padre mio Abramo, alzati e aprimi in fretta, affinché io possa entrare, aggrapparmi al tuo collo e abbracciarti prima che ti portino via da me”. Abramo si alzò e gli aprì, e Isacco entrò, gli si attaccò al collo e cominciò a piangere a gran voce. Abramo dunque, commosso, pianse anch’egli a gran voce, e anche il capo tribù, vedendoli piangere, pianse. Sarah, che era nella sua stanza, udì il loro pianto e corse da loro, e li trovò che si abbracciavano e piangevano. E Sara disse piangendo: “Mio Signore Abramo, che cos’è che ti fa piangere? Dimmi, mio Signore, questo fratello che oggi si è intrattenuto con noi ti ha forse portato la notizia della morte di Lot, il figlio di tuo fratello? E’ per questo che ti affliggi così? Il capo-capitano rispose: “No, mia sorella Sara, non è come dici tu, ma tuo figlio Isacco, mi sembra, ha visto un sogno ed è venuto da noi piangendo, e noi, vedendolo, ci siamo commossi nel nostro cuore e abbiamo pianto”.
Capitolo 6
- Allora Sara, sentendo l’eccellenza della conversazione del capo-capo, capì subito che era un angelo del Signore che parlava. Sarah fece dunque segno ad Abramo di uscire verso la porta e gli disse: “Signore Abramo, sai chi è quest’uomo? Abramo disse: “Non lo so”. Sara disse: “Tu conosci, mio Signore, i tre uomini del cielo che si sono intrattenuti con noi nella nostra tenda presso la quercia di Mamre, quando hai ucciso il capretto senza macchia e hai imbandito una tavola davanti a loro”. Dopo che la carne fu mangiata, il capretto si rialzò e allattò sua madre con grande gioia. Non sai, mio Signore Abramo, che per promessa ci hanno dato Isacco come frutto del grembo? Di questi tre santi uomini questo è uno. Abramo disse: “O Sara, in questo tu dici il vero. Gloria e lode dal nostro DIO e dal Padre. Infatti, a tarda sera, quando gli ho lavato i piedi nel catino, ho detto in cuor mio: “Questi sono i piedi di uno dei tre uomini che ho lavato allora; e le sue lacrime, cadute nel catino, sono diventate pietre preziose. E scuotendole dal suo grembo le diede a Sarah, dicendo: “Se non mi credi, guarda ora queste”. E Sara, ricevendole, si inchinò, salutò e disse: “Gloria a DIO che ci mostra cose meravigliose”. E ora sappi, mio Signore Abramo, che c’è tra noi la rivelazione di qualche cosa, che sia male o bene!
Capitolo 7
- Abramo lasciò Sarah, entrò nella camera e disse a Isacco: “Vieni qui, mio amato figlio, dimmi la verità, che cosa hai visto e che cosa ti è successo perché tu sia venuto così in fretta da noi”. E Isacco, rispondendo, cominciò a dire: “Ho visto, mio Signore, in questa notte il sole e la luna sopra la mia testa, che mi circondavano con i loro raggi e mi davano luce. Mentre guardavo questo e mi rallegravo, ho visto il cielo aprirsi, e un uomo portatore di luce discendere da esso, splendente più di sette soli. E quest’uomo simile al sole venne e tolse il sole dalla mia testa, e salì nei cieli da dove era venuto, ma io ero molto addolorato perché mi aveva tolto il sole. Dopo un po’, mentre ero ancora addolorato e turbato, vidi quest’uomo uscire dal cielo una seconda volta, e mi tolse anche la luna dal capo, e io piansi molto e invocai quell’uomo di luce e dissi: “Non togliermi, Signore, la mia gloria; abbi pietà di me e ascoltami, e se mi toglierai il sole, lasciami anche la luna. Egli disse: “Lascia che siano portati su al re di sopra, perché egli li vuole là”. Ed egli me li tolse, ma lasciò i raggi su di me. Il capo-capitano disse: “Ascolta, o giusto Abramo; il sole che tuo figlio ha visto sei tu suo padre, e la luna pure è Sara sua madre”. L’uomo portatore di luce che è disceso dal cielo, questo è colui che è stato mandato da DIO per prendere da te la tua anima giusta. E ora sappi, o onoratissimo Abramo, che in questo momento lascerai questa vita terrena e ti trasferirai a DIO”. Abramo disse al comandante in capo, o stranissima meraviglia! Ed ora sei tu che mi toglierai l’anima? Il capo-capitano gli disse: “Io sono il capo-capitano Michele, che sta davanti al Signore, e sono stato mandato da te per ricordarti la tua morte, e poi me ne andrò da lui come mi è stato ordinato”. Abramo disse: “Ora so che tu sei un angelo del Signore e che sei stato mandato a prendere la mia anima, ma io non verrò con te; fai quello che ti è stato ordinato”.
Capitolo 8
- Il capo-capitano, udendo queste parole, svanì immediatamente e, salendo in cielo, si presentò davanti a DIO e raccontò tutto quello che aveva visto nella casa di Abramo; e il capo-capitano disse anche questo al suo Signore: “Così dice il tuo amico Abramo: non verrò con te, ma farò tutto quello che ti sarà ordinato; e ora, o Signore onnipotente, la tua gloria e il tuo regno immortale ti ordinano qualcosa? DIO disse al capo-capitano Michele: “Vai ancora una volta dal mio amico Abramo e parlagli così: Così dice il Signore tuo DIO, colui che ti ha fatto entrare nel paese della promessa, che ti ha benedetto sopra la sabbia del mare e sopra le stelle del cielo, che ha aperto il grembo di sterilità di Sara e ti ha concesso Isacco come frutto del grembo nella vecchiaia, In verità io ti dico che ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie e ti darò tutto quello che mi chiederai, perché io sono il Signore tuo DIO e all’infuori di me non c’è nessun altro. Dimmi perché ti sei ribellato contro di me, e perché c’è dolore in te, e perché ti sei ribellato al mio arcangelo Michele? Non sapete che tutti quelli che sono venuti da Adamo ed Eva sono morti, e che nessuno dei profeti è sfuggito alla morte? Nessuno di coloro che regnano come re è immortale; nessuno dei vostri antenati è sfuggito al mistero della morte. Tutti sono morti, tutti sono partiti nell’Ade, tutti sono raccolti dalla falce della morte. Ma su di voi non ho mandato la morte, non ho permesso che una malattia mortale venisse su di voi, non ho permesso che la falce della morte vi incontrasse, non ho permesso che le reti dell’Ade vi avvolgessero, non ho mai voluto che incontraste alcun male. Ma per buona consolazione ti ho mandato il mio capo-capitano Michele, affinché tu conosca la tua partenza dal mondo, e metta in ordine la tua casa e tutto ciò che ti appartiene, e benedica Isacco, il tuo amato figlio. E ora sappi che ho fatto questo senza volerti addolorare. Perché dunque hai detto al mio capo-capitano: “Non verrò con te? Perché hai parlato così? Non sai che se io dessi il permesso alla morte ed essa venisse su di te, allora dovrei vedere se tu verresti o no?
Capitolo 9
- E il capo-capitano, ricevute le esortazioni del Signore, scese da Abramo; e vedendolo, il giusto cadde con la faccia a terra come un morto, e il capo-capitano gli raccontò tutto quello che aveva udito dall’Altissimo. Allora il santo e giusto Abramo, alzandosi con molte lacrime, cadde ai piedi dell’Incorporeo e lo supplicò, dicendo: “Ti supplico, capo-capitano delle schiere superiori, poiché ti sei degnato di venire tu stesso da me, peccatore e in tutto e per tutto tuo indegno servitore, ti prego anche ora, o capo-capitano, di portare ancora la mia parola all’Altissimo, e gli dirai: Così dice Abramo tuo servo: Signore, Signore, in ogni opera e parola che ti ho chiesto mi hai ascoltato e hai adempiuto ogni mio consiglio. Ora, Signore, io non resisto al tuo potere, perché anch’io so di non essere immortale ma mortale. Poiché dunque al tuo comando tutte le cose si piegano e temono e tremano di fronte al tuo potere, anch’io temo, ma ti faccio una richiesta, e ora, Signore e Maestro, ascolta la mia preghiera, perché mentre sono ancora in questo corpo desidero vedere tutta la terra abitata e tutte le creazioni che tu hai stabilito con una sola parola, e quando le vedrò, allora se mi allontanerò dalla vita sarò senza dolore. Allora il capo-capitano tornò di nuovo indietro, si presentò davanti a DIO e gli raccontò tutto, dicendo: “Così dice il tuo amico Abramo, ho desiderato di vedere tutta la terra durante la mia vita prima di morire”. E l’Altissimo, udito ciò, comandò di nuovo al capo-capitano Michele e gli disse: “Prendi una nuvola di luce e gli angeli che hanno potere sui carri e scendi, prendi il giusto Abramo su un carro dei cherubini ed esaltalo nell’aria del cielo affinché possa vedere tutta la terra”.
Capitolo 10
- E l’arcangelo Michele scese e prese Abramo su un carro dei cherubini, lo esaltò nell’aria del cielo e lo condusse sulla nuvola insieme a sessanta angeli, e Abramo salì sul carro sopra tutta la terra. E Abramo vide il mondo com’era in quel giorno, alcuni che aravano, altri che guidavano carri, in un luogo uomini che pascolavano greggi, e in un altro che li sorvegliavano di notte, e danzavano e suonavano e arpitavano, in un altro luogo uomini che si battevano e contendevano alla legge, altrove uomini che piangevano e ricordavano i morti. Vide anche i novelli sposi ricevuti con onore, e in una parola vide tutte le cose che si fanno nel mondo, sia buone che cattive. Abramo dunque, passando sopra di loro, vide degli uomini che portavano delle spade, brandendo nelle loro mani delle spade affilate, e Abramo chiese al capo-capitano: “Chi sono questi? Il capo-capitano rispose: “Questi sono ladri, che vogliono uccidere, rubare, bruciare e distruggere”. Abramo disse: “Signore, Signore, ascolta la mia voce e comanda che le bestie selvatiche escano dal bosco e li divorino”. E mentre egli parlava, delle bestie selvatiche uscirono dal bosco e li divorarono. E vide in un altro luogo un uomo con una donna che commettevano fornicazione l’uno con l’altra, e disse: “Signore, Signore, comanda che la terra si apra e li inghiotta”, e subito la terra si aprì e li inghiottì. E vide in un altro luogo degli uomini che scavavano in una casa e portavano via i beni di altri uomini, e disse: “Signore, Signore, comanda che scenda del fuoco dal cielo e li consumi”. E mentre parlava, il fuoco scese dal cielo e li consumò. E subito venne una voce dal cielo al capo-capitano, dicendo così: “O capo-capitano Michele, ordina al carro di fermarsi, e allontana Abramo affinché non veda tutta la terra, perché se vede tutti quelli che vivono nella malvagità, distruggerà tutto il creato. Poiché ecco, Abramo non ha peccato e non ha pietà dei peccatori, ma io ho fatto il mondo e non voglio distruggere nessuno di loro, ma aspetto la morte del peccatore, finché si converta e viva. Ma porta Abramo fino alla prima porta del cielo, affinché veda là i giudizi e le ricompense, e si penta delle anime dei peccatori che ha distrutto.
Capitolo 11
- Allora Michele girò il carro e portò Abramo a est, alla prima porta del cielo; e Abramo vide due vie, l’una stretta e contratta, l’altra larga e spaziosa, e lì vide due porte, l’una larga sulla via larga, e l’altra stretta sulla via stretta. E fuori dalle due porte vide un uomo seduto su un trono dorato, e l’aspetto di quell’uomo era terribile, come del Signore. E videro molte anime guidate dagli angeli e condotte dentro attraverso la porta larga, e altre anime, poche di numero, che venivano prese dagli angeli attraverso la porta stretta. E quando il meraviglioso che sedeva sul trono d’oro vide che pochi entravano per la porta stretta e molti entravano per quella larga, subito quel meraviglioso si strappò i capelli del capo e i lati della barba, e si gettò a terra dal suo trono, piangendo e lamentandosi. Ma quando vide molte anime entrare per la porta stretta, allora si alzò da terra e si sedette sul suo trono con grande gioia, rallegrandosi ed esultando. E Abramo chiese al capo-capitano: “Mio signore capo-capitano, chi è quest’uomo meraviglioso, ornato di tanta gloria, e che a volte piange e si lamenta, e a volte si rallegra ed esulta? L’incorporeo disse: Questo è il primo Adamo creato che è in tale gloria, e guarda il mondo perché tutti sono nati da lui, e quando vede molte anime passare per la porta stretta, allora si alza e si siede sul suo trono rallegrandosi ed esultando di gioia, perché questa porta stretta è quella del giusto, che conduce alla vita, e quelli che entrano attraverso di essa vanno in Paradiso. Per questo, dunque, il primo Adamo creato si rallegra, perché vede le anime che vengono salvate. Ma quando vede molte anime entrare attraverso la porta larga, allora si strappa i capelli della testa e si getta a terra piangendo e lamentandosi amaramente, perché la porta larga è quella dei peccatori, che porta alla distruzione e alla punizione eterna. E per questo il primo Adamo formato cade dal suo trono piangendo e lamentandosi per la distruzione dei peccatori, perché sono molti quelli che si perdono, e sono pochi quelli che si salvano, perché su settemila non si trova quasi mai un’anima salvata, che sia giusta e senza macchia.
Capitolo 12
- Mentre egli mi diceva ancora queste cose, ecco due angeli, di aspetto ardente, di mente spietata e di aspetto severo, e guidavano migliaia di anime, sferzandole senza pietà con cinghie di fuoco. L’angelo si impadronì di un’anima, ed essi condussero tutte le anime alla porta larga verso la distruzione. Così anche noi andammo con gli angeli, e arrivammo all’interno di quella grande porta, e tra le due porte c’era un trono di aspetto terribile, di cristallo terribile, scintillante come il fuoco, e su di esso sedeva un uomo meraviglioso luminoso come il sole, simile al Figlio di DIO. Davanti a lui stava una tavola di cristallo, tutta d’oro e di lino fine, e sulla tavola giaceva un libro, spesso sei cubiti e largo dieci cubiti, e a destra e a sinistra di esso stavano due angeli con carta, inchiostro e penna. Davanti al tavolo sedeva un angelo di luce, che teneva in mano una bilancia, e alla sua sinistra sedeva un angelo tutto fuoco, spietato e severo, che teneva in mano una tromba, che aveva in sé un fuoco che consumava tutto con cui provare i peccatori. L’uomo meraviglioso che sedeva sul trono giudicava e condannava le anime, e i due angeli a destra e a sinistra scrivevano, quello a destra la giustizia e quello a sinistra la malvagità. Quello davanti alla tavola, che teneva la bilancia, pesava le anime, e l’angelo di fuoco, che teneva il fuoco, provava le anime. E Abramo chiese al capo-capitano Michele: “Che cosa è questo che vediamo? E il capo-capitano disse: “Queste cose che tu vedi, santo Abramo, sono il giudizio e la ricompensa”. Ed ecco l’angelo che teneva in mano l’anima e la portò davanti al giudice, e il giudice disse a uno degli angeli che lo servivano: “Aprimi questo libro e trovami i peccati di quest’anima”. E aprendo il libro trovò i suoi peccati e la sua giustizia equamente bilanciati, e non lo diede né ai tormentatori, né a quelli che erano salvati, ma lo mise in mezzo.
Capitolo 13
- E Abramo disse: “Mio Signore capo-capo, chi è questo mirabile giudice? E chi sono gli angeli che scrivono? E chi è l’angelo simile al sole, che tiene la bilancia? E chi è l’angelo di fuoco che tiene il fuoco? Il capo-capitano disse: “Vedi, santissimo Abramo, l’uomo terribile seduto sul trono? Questo è il figlio del primo Adamo creato, che si chiama Abele, che il malvagio Caino ha ucciso, e siede così per giudicare tutto il creato, ed esamina gli uomini giusti e i peccatori. Perché DIO ha detto: “Non sarò io a giudicare voi, ma ogni uomo nato dall’uomo sarà giudicato”. Perciò ha dato a lui il giudizio, per giudicare il mondo fino alla sua grande e gloriosa venuta, e allora, o giusto Abramo, è il giudizio perfetto e la ricompensa, eterna e immutabile, che nessuno può alterare. Poiché ogni uomo proviene dal primo creato, e perciò sono prima giudicati qui dal figlio, e alla seconda venuta saranno giudicati dalle dodici tribù d’Israele, ogni respiro e ogni creatura. Ma la terza volta saranno giudicati dal Signore DIO di tutti, e allora, in effetti, la fine di quel giudizio è vicina, e la sentenza terribile, e non c’è nessuno da liberare. Ed ora da tre tribunali viene fatto il giudizio del mondo e la ricompensa, e per questo motivo una questione non viene definitivamente confermata da uno o due testimoni, ma da tre testimoni tutto sarà stabilito. I due angeli a destra e a sinistra sono quelli che scrivono i peccati e la giustizia, quello a destra scrive la giustizia e quello a sinistra i peccati. L’angelo simile al sole, che tiene la bilancia in mano, è l’arcangelo, Dokiel il giusto pesatore, e pesa le giustezze e i peccati con la giustizia di DIO. L’angelo ardente e spietato, che tiene il fuoco in mano, è l’arcangelo Puruel, che ha potere sul fuoco, e prova le opere degli uomini attraverso il fuoco, e se il fuoco consuma l’opera di un uomo, l’angelo del giudizio immediatamente lo prende e lo porta via nel luogo dei peccatori, un luogo di punizione molto amaro. Ma se il fuoco approva l’opera di qualcuno, e non si impadronisce di essa, quell’uomo è giustificato, e l’angelo della giustizia lo prende e lo porta su per essere salvato nella sorte dei giusti. E così, giustissimo Abramo, tutte le cose in tutti gli uomini sono provate dal fuoco e dalla bilancia”.
Capitolo 14
- E Abramo disse al capo-capitano: “Mio signore, il capo-capitano, l’anima che l’angelo teneva in mano, perché è stata giudicata per essere messa in mezzo? Il capo-capitano disse: “Ascolta, giusto Abramo. Poiché il giudice ha trovato i suoi peccati e le sue giustezze uguali, non l’ha affidata né al giudizio né alla salvezza, finché non venga il giudice di tutti. Abramo disse al capo-capitano: “E che cosa manca ancora all’anima per essere salvata? Il capo-capitano disse: “Se ottiene una sola giustizia al di sopra dei suoi peccati, entra nella salvezza”. Abramo disse al capo-capitano: “Vieni qui, capo-capitano Michele, facciamo una preghiera per quest’anima e vediamo se DIO ci ascolta”. Il capo-capitano disse: “Amen, così sia”; ed essi fecero preghiere e suppliche per l’anima, e DIO li ascoltò, e quando si alzarono dalla loro preghiera non videro l’anima in piedi. E Abramo disse all’angelo: “Dov’è l’anima che tu tenevi in mezzo? E l’angelo rispose: “E’ stata salvata dalla vostra giusta preghiera, ed ecco che un angelo di luce l’ha presa e l’ha portata in paradiso”. Abramo disse: “Io glorifico il nome di DIO, l’Altissimo, e la sua incommensurabile misericordia”. E Abramo disse al capo-capitano: “Ti prego, arcangelo, ascolta la mia preghiera e invochiamo ancora il Signore, supplichiamo la sua compassione e chiediamo la sua misericordia per le anime dei peccatori che prima, nella mia ira, ho maledetto e distrutto, che la terra ha divorato, che le bestie selvatiche hanno fatto a pezzi e che il fuoco ha consumato con le mie parole. Ora so di aver peccato davanti al Signore nostro DIO. Vieni dunque, o Michele, capo delle schiere di lassù, vieni, invochiamo DIO con le lacrime, affinché mi perdoni il mio peccato e me lo conceda”. E il capo-capitano lo ascoltò, ed essi supplicarono davanti al Signore, e quando lo ebbero invocato a lungo, venne una voce dal cielo che disse: “Abramo, Abramo, ho ascoltato la tua voce e la tua preghiera e ti perdono il tuo peccato, e coloro che tu pensi che io abbia distrutto, li ho richiamati e li ho riportati in vita per la mia grande bontà, perché per un periodo li ho ricompensati nel giudizio, e coloro che distruggo in vita sulla terra, non li ricompenserò nella morte.
Capitolo 15
- E la voce del Signore disse anche al capo-capitano Michele: “Michele, mio servo, riconduci Abramo a casa sua, perché ecco la sua fine si è avvicinata e la misura della sua vita è compiuta, affinché egli metta in ordine tutte le cose; poi prendilo e portalo da me”. Allora il capo-capitano, girando il carro e la nuvola, condusse Abramo a casa sua, ed entrando nella sua camera si sedette sul suo divano. E Sara, sua moglie, venne e abbracciò i piedi dell’Incorporeo e parlò umilmente, dicendo: “Ti rendo grazie, mio Signore, che hai portato il mio Signore Abramo, perché ecco, pensavamo che fosse stato portato via da noi”. E anche suo figlio Isacco venne e gli cadde sul collo, e allo stesso modo tutti i suoi uomini-schiavi e le donne-schiave circondarono Abramo e lo abbracciarono, glorificando DIO. E l’Incorporeo disse loro: “Ascolta, giusto Abramo. Ecco tua moglie Sara, ecco anche il tuo amato figlio Isacco, ecco anche tutti i tuoi servi uomini e le tue serve intorno a te. Disponi di tutto ciò che hai, perché è vicino il giorno in cui lascerai il corpo e andrai al Signore una volta per tutte”. Abramo disse: “L’ha detto il Signore o lo dici tu stesso? Il capo-capitano rispose: “Ascolta, giusto Abramo. Il Signore ha ordinato, e io te lo dico. Abramo disse: “Non verrò con te”. Il capo-capitano, udite queste parole, uscì subito dalla presenza di Abramo, salì in cielo, si fermò davanti a DIO l’Altissimo e disse: “Signore onnipotente, ecco, ho ascoltato il tuo amico Abramo in tutto quello che ti ha detto e ho esaudito le sue richieste. Gli ho mostrato la Tua potenza e tutta la terra e il mare che sono sotto il cielo. Gli ho mostrato il giudizio e la ricompensa per mezzo della nuvola e dei carri, e di nuovo egli dice: “Non verrò con te”. E l’Altissimo disse all’angelo: “Il mio amico Abramo dice di nuovo così: non verrò con te? L’arcangelo disse: “Signore onnipotente, egli dice così, e io mi astengo dall’imporgli le mani, perché fin dal principio egli è tuo amico e ha fatto tutto ciò che è gradito ai tuoi occhi. Non c’è nessun uomo come lui sulla terra, nemmeno Giobbe l’uomo meraviglioso, e perciò mi astengo dall’imporre le mani su di lui. Comanda dunque, Re Immortale, ciò che deve essere fatto.
Capitolo 16
- Allora l’Altissimo disse: “Chiamami qui la Morte che si chiama il volto impudico e lo sguardo spietato”. E Michele l’Incorporeo andò e disse alla Morte: “Vieni qui; il Signore della creazione, il re immortale, ti chiama”. E la Morte, sentendo questo, rabbrividì e tremò, essendo posseduta da un grande terrore, e venendo con grande paura si fermò davanti al padre invisibile, tremando, gemendo e tremando, aspettando il comando del Signore. Perciò l’invisibile DIO disse alla Morte: “Vieni qui, amaro e feroce nome del mondo, nascondi la tua ferocia, copri la tua corruzione, e getta via da te la tua amarezza, e rivesti la tua bellezza e tutta la tua gloria, e scendi da Abramo, mio amico, e prendilo e portalo da me. Ma ora ti dico anche di non terrorizzarlo, ma di portarlo con un discorso corretto, perché è mio amico. Avendo udito questo, la Morte uscì dalla presenza dell’Altissimo, si rivestì di una veste di grande splendore, e fece il suo aspetto come il sole, e divenne bella e bella al di sopra dei figli degli uomini, assumendo la forma di un arcangelo, con le guance ardenti di fuoco, e partì verso Abramo. Ora il giusto Abramo uscì dalla sua camera e si sedette sotto gli alberi di Mamre, tenendo il mento in mano e aspettando la venuta dell’arcangelo Michele. Ed ecco, un odore di dolce odore venne a lui, e un lampo di luce, e Abramo si voltò e vide la Morte venire verso di lui in grande gloria e bellezza. Abramo si alzò e gli andò incontro, pensando che fosse il capo-capo di DIO, e la Morte, vedendolo, lo salutò dicendo: “Rallegrati, prezioso Abramo, anima retta, vero amico dell’Altissimo DIO e compagno dei santi angeli”. Abramo disse alla Morte: “Salve, tu che hai l’aspetto e la forma del sole, aiuto gloriosissimo, portatore di luce, uomo meraviglioso, da dove viene a noi la tua gloria, e chi sei tu e da dove vieni? Allora la morte disse: “Giustissimo Abramo, ecco, io ti dico la verità. Io sono l’amara sorte della morte. Abramo gli disse: “No, ma tu sei la bellezza del mondo, sei la gloria e la bellezza degli angeli e degli uomini, sei più bello in forma di ogni altro, e dici che sono l’amara sorte della morte, e non piuttosto che sono più bello di ogni cosa buona”. La morte disse: “Vi dico la verità. Ciò che il Signore mi ha nominato, anch’io ve lo dico. Abramo disse: “Perché sei venuto qui? La morte disse: “Sono venuto per la tua anima santa”. Allora Abramo disse: “So cosa vuoi dire, ma non verrò con te; e la Morte tacque e non gli rispose una parola.
Capitolo 17
- Allora Abramo si alzò e andò a casa sua, e anche la Morte lo accompagnò. E Abramo salì nella sua camera, e la Morte salì con lui. Abramo si sdraiò sul suo divano, e la Morte venne a sedersi ai suoi piedi. Allora Abramo disse: “Vattene, vattene da me, perché voglio riposare sul mio divano”. La morte disse: “Non me ne andrò finché non ti avrò tolto lo spirito”. Abramo gli disse: “Per il DIO immortale ti ordino di dirmi la verità. Sei tu la morte? La morte gli disse: “Io sono la morte. Sono il distruttore del mondo. Abramo disse: “Ti prego, visto che sei la Morte, dimmi se vieni così a tutti con tanta giustizia e gloria e bellezza? La Morte disse: “No, mio Signore Abramo, perché le tue giustezze e il mare sconfinato della tua ospitalità e la grandezza del tuo amore verso DIO sono diventati una corona sul mio capo, e in bellezza e grande pace e dolcezza mi avvicino ai giusti, ma ai peccatori vengo in grande corruzione e ferocia e la più grande amarezza e con sguardo feroce e spietato. Abramo disse: “Ti prego, ascoltami, e mostrami la tua ferocia e tutta la tua corruzione e amarezza”. E la Morte disse: “Tu non puoi vedere la mia ferocia, giustissimo Abramo”. Abramo disse: “Sì, io potrò vedere tutta la tua ferocia per mezzo del nome del DIO vivente, perché la potenza del mio DIO che è nei cieli è con me”.
Allora la Morte si spogliò di tutta la sua avvenenza e bellezza, di tutta la sua gloria e della forma simile al sole di cui era rivestito, e si mise addosso una veste da tiranno, e rese il suo aspetto tetro e più feroce di ogni sorta di bestie selvatiche, e più impuro di ogni impurità. E mostrò ad Abramo sette teste ardenti di serpenti e quattordici facce, (una) di fuoco fiammeggiante e di grande ferocia, e una faccia di tenebra, e una faccia di vipera tenebrosissima, e una faccia di precipizio terribile, e una faccia più feroce di un aspide, e una faccia di leone terribile, e una faccia di ceraste e di basilisco. Gli mostrò anche una faccia di scimitarra infuocata, e una faccia di spada, e una faccia di fulmine, fulmini terribili, e un rumore di tuono spaventoso. Gli mostrò anche un’altra faccia di un feroce mare in tempesta, e un feroce fiume impetuoso, e un terribile serpente a tre teste, e una coppa mescolata con veleni, e in breve gli mostrò una grande ferocia e un’amarezza insopportabile, e ogni malattia mortale come l’odore della morte. E per la grande amarezza e ferocia morirono servi e serve in numero di circa settemila, e il giusto Abramo entrò nell’indifferenza della morte così che il suo spirito lo abbandonò.
Capitolo 18
- E l’onnipotente Abramo, vedendo queste cose, disse alla Morte: “Ti supplico, Morte distruttrice, nascondi la tua ferocia e rimettiti la tua bellezza e la forma che avevi prima”. E subito la Morte nascose la sua ferocia e si rivestì della bellezza che aveva prima. E Abramo disse alla Morte: “Perché hai fatto questo, che hai ucciso tutti i miei servi e le mie serve? DIO ti ha mandato qui oggi per questo fine? La morte disse: “No, mio signore Abramo, non è come tu dici, ma per causa tua sono stato mandato qui”. Abramo disse alla Morte: “Come sono morti questi? Non l’ha detto il Signore? La Morte disse: “Credi, giustissimo Abramo, che anche questo è meraviglioso, che anche tu non sei stato portato via con loro. Tuttavia ti dico la verità, perché se la destra di DIO non fosse stata con te in quel momento, anche tu avresti dovuto lasciare questa vita. Il giusto Abramo disse: “Ora so che sono entrato nell’indifferenza della morte, così che il mio spirito viene meno; ma ti supplico, Morte onnipotente, poiché i miei servi sono morti prima del tempo, vieni a pregare il Signore nostro DIO affinché ci ascolti e risusciti coloro che sono morti per la tua ferocia prima del tempo. E la Morte disse: “Amen, così sia”. Abramo si alzò e cadde sulla faccia della terra in preghiera, e la Morte con lui, e il Signore mandò uno spirito di vita su quelli che erano morti ed essi furono resi di nuovo vivi. Allora il giusto Abramo diede gloria a DIO.
Capitolo 19
- E salendo nella sua camera si coricò, e la Morte venne e si fermò davanti a lui. E Abramo gli disse: “Allontanati da me, perché desidero riposare, perché il mio spirito è nell’indifferenza”. La morte disse: “Non mi allontanerò da te finché non avrò preso la tua anima”. E Abramo con volto austero e sguardo adirato disse alla Morte: “Chi ti ha ordinato di dire questo? Tu dici queste parole di te stesso in modo vanaglorioso, e io non verrò con te finché il capo-capo Michele non verrà da me, e io andrò con lui. Ma ti dico anche questo: se desideri che io ti accompagni, spiegami tutti i tuoi cambiamenti, le sette teste infuocate di serpenti e qual è la faccia del precipizio, e qual è la spada affilata, e qual è il fiume scrosciante, e qual è il mare tempestoso che infuria così ferocemente. Insegnami anche il tuono insopportabile, e il lampo terribile, e la coppa maleodorante mista a veleni. Insegnami tutto questo”. E la Morte rispose: “Ascolta, giusto Abramo. Per sette secoli io distruggo il mondo e conduco tutti giù nell’Ade, re e governanti, ricchi e poveri, schiavi e uomini liberi, convoglio nel fondo dell’Ade, e per questo ti ho mostrato le sette teste di serpenti. La faccia di fuoco vi ho mostrato perché molti muoiono consumati dal fuoco, ed ecco la morte attraverso una faccia di fuoco. La faccia del precipizio ve l’ho mostrata, perché molti uomini muoiono scendendo dalle cime degli alberi o da terribili precipizi e perdono la vita, e vedono la morte sotto forma di un terribile precipizio. La faccia della spada te l’ho mostrata perché molti sono uccisi nelle guerre dalla spada, e vedono la morte come una spada. La faccia del grande fiume impetuoso ti ho mostrato perché molti sono annegati e periscono strappati dal passaggio di molte acque e portati via da grandi fiumi, e vedono la morte prima del tempo. La faccia del mare furioso e impetuoso ti ho mostrato perché molti nel mare cadono in grandi ondate e diventano naufraghi e vengono inghiottiti e vedono la morte come il mare. Il tuono insopportabile e il terribile lampo ti ho mostrato perché molti uomini nel momento dell’ira incontrano un tuono insopportabile e un terribile lampo che viene a cogliere gli uomini, e vedono così la morte. Ti ho mostrato anche le bestie selvatiche velenose, gli aspidi e i basilischi, i leopardi e i leoni e i cuccioli di leone, gli orsi e le vipere, e in breve il volto di ogni bestia selvatica ti ho mostrato, giustissimo, perché molti uomini vengono distrutti dalle bestie selvatiche, e altri da serpenti velenosi, serpenti e aspidi e ceraste e basilischi e vipere, spirano la loro vita e muoiono. Ti ho mostrato anche le coppe distruttive mescolate con veleno, perché molti uomini, a cui altri uomini danno da bere veleno, subito se ne vanno all’improvviso.
Capitolo 20
- Abramo disse: “Ti prego, c’è anche una morte inaspettata? Dimmi. La morte disse: “In verità, in verità ti dico nella verità di DIO che ci sono settantadue morti. Una è la morte giusta, che compra il suo tempo stabilito, e molti uomini in un’ora entrano nella morte essendo consegnati alla tomba. Ecco, io ti ho detto tutto quello che hai chiesto, ora ti dico, giustissimo Abramo, di abbandonare ogni consiglio e di cessare di chiedere qualsiasi cosa una volta per tutte, e vieni, vai con me, come mi ha comandato il DIO e giudice di tutti. Abramo disse alla Morte: “Allontanati ancora un po’ da me, affinché io possa riposare sul mio giaciglio, perché sono molto debole di cuore, perché da quando ti ho visto con i miei occhi le mie forze mi sono venute meno, tutte le membra della mia carne mi sembrano un peso come il piombo, e il mio spirito è molto angosciato. Vattene per un po’, perché ho detto che non posso sopportare di vedere la tua forma”. Allora Isacco, suo figlio, venne e si gettò sul suo petto piangendo, e sua moglie Sara venne e abbracciò i suoi piedi, lamentandosi amaramente. Vennero anche i suoi schiavi uomini e le sue schiave donne e circondarono il suo giaciglio, lamentandosi grandemente. E Abramo entrò nell’indifferenza della morte, e la Morte disse ad Abramo: “Vieni, prendi la mia mano destra, e venga a te l’allegria e la vita e la forza”. Poiché la Morte ingannò Abramo, ed egli prese la sua mano destra, e subito la sua anima aderì alla mano della Morte. E subito l’arcangelo Michele venne con una moltitudine di angeli e prese nelle sue mani la sua preziosa anima in un panno di lino divinamente tessuto, e curarono il corpo del giusto Abramo con unguenti e profumi divini fino al terzo giorno dopo la sua morte, e lo seppellirono nella terra della promessa, la quercia di Mamre, ma gli angeli ricevettero la sua preziosa anima, e salirono in cielo, cantando l’inno del “tre volte santo” al Signore DIO di tutti, e lo posero lì per adorare il DIO e Padre. E dopo che furono rese grandi lodi e glorie al Signore, e Abramo si prostrò per adorare, venne la voce immacolata del DIO e Padre che disse così: Prendi dunque il mio amico Abramo in Paradiso, dove sono i tabernacoli dei miei giusti, e le dimore dei miei santi Isacco e Giacobbe nel suo seno, dove non c’è affanno, né dolore, né sospiro, ma pace e gioia e vita senza fine. (E anche noi, miei amati fratelli, imitiamo l’ospitalità del patriarca Abramo, e raggiungiamo il suo virtuoso stile di vita, per essere ritenuti degni della vita eterna, glorificando il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; al quale sia gloria e potenza per sempre. Amen).
Bibliografia
- Jewish Encyclopedia 1906
- Allison, Dale C., Testament of Abraham, (Berlin: Walter de Gruyter, 2003). ISBN 978-3-11-017888-3.
- Testament of Abraham page on EarlyJewishWritings.com
- Charlesworth, James H., The Old Testament Pseudepigrapha: Apocalyptic Literature and Testaments, Volume 1, (New Haven, Connecticut: Yale University Press, 1983), 869–902. ISBN 978-0-300-14019-4.
- Delcor, Matthias, Le Testament d’Abraham: Introduction, traduction du texte grec et commentaire de la recension grecque longue, (Leiden: Brill, 1973).
- Gruen, Erich S., Diaspora: Jews amidst Greeks and Romans, (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 2002). ISBN 0-674-00750-6.