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Intro
Tra le pagine rivelate del Corano, pochi versetti hanno avuto un impatto così profondo sul dialogo interreligioso e sulla riflessione etica moderna quanto Sūra al-Mā’ida 5,32.
È un versetto che parla direttamente alla coscienza dell’umanità, affermando che l’uccisione ingiusta di un solo essere umano è, agli occhi di DIO, come se si uccidesse il mondo intero, e che salvare una sola vita equivale a salvare tutta l’umanità.
Molti tentano di presentare questo insegnamento come isolato, ma in realtà esso è pienamente integrato nella più ampia narrazione coranica. La Sura ci riporta all’epoca dei patriarchi, all’interno della prima comunità di credenti, nel tempo dei due figli di Adamo. Nelle tradizioni ebraica e cristiana essi sono conosciuti come Caino e Abele, e il Corano riprende la loro vicenda facendone una parabola morale universale: non un racconto del passato, ma una lezione per il presente.
Il versetto 32 è dunque la risposta divina al primo omicidio, la cui eco ha attraversato i secoli come monito e invito.
Nessuna società può dirsi giusta se non riconosce la sacralità della vita; e nessun credente può avvicinarsi al suo Creatore senza custodire il sangue innocente.
Traduzione Interlineare
Versetto 27
| Arabo | Traslitterazione | Traduz. canonica | Traduz. letterale |
|---|---|---|---|
| وَاتْلُ عَلَيْهِمْ نَبَأَ ابْنَيْ آدَمَ بِالْحَقِّ | Wa-utlu ʿalayhim naba’a ibnay Ādama bil-ḥaqq | Racconta loro con sincerità la storia dei due figli di Adamo. | Recita loro il racconto dei due figli di Adamo nella verità |
| إِذْ قَرَّبَا قُرْبَانًا فَتُقُبِّلَ مِنْ أَحَدِهِمَا وَلَمْ يُتَقَبَّلْ مِنَ الْآخَرِ | idh qarrabā qurbānan fa-tuqubbila min aḥadihimā wa-lam yutaqabbal mina l-ākhar | Essi offrirono un sacrificio : da uno fu accettato, mentre dall’altro rifiutato | Quando offrirono un sacrificio, fu accolto da uno e non dall’altro |
Versetto 28
| Arabo | Traslitterazione | Canonica | Letterale |
|---|---|---|---|
| قَالَ لَئِن بَسَطتَ إِلَيَّ يَدَكَ لِتَقْتُلَنِي… | Qāla la-in basatta ilayya yadaka li-taqtulanī… | Disse: “Anche se tu stendessi la tua mano per uccidermi…” | Egli disse: “Se tu stendessi la tua mano contro di me…” |
| إِنِّي أَخَافُ ٱللَّهَ رَبَّ ٱلْعَٰلَمِينَ | Innī akhāfu Allāha rabba al-ʿālamīn | Io temo DIO, Signore dei mondi | Io temo DIO, Signore delle creature |
Versetto 29
| Arabo | Traslitterazione | Canonica | Letterale |
|---|---|---|---|
| إِنِّيٓ أُرِيدُ أَن تَبُوٓءَ بِإِثْمِى وَإِثْمِكَ | Innī urīdu an tabū’a bi-ithmī wa-ithmik | Io voglio che tu ti addossi il mio peccato e il tuo | Io desidero che tu ricada col mio peccato e col tuo |
| فَتَكُونَ مِنْ أَصْحَٰبِ ٱلنَّارِ… | fa-takūna min aṣḥābi al-nār… | E così sarai tra i compagni del Fuoco | E così sarai tra i compagni del Fuoco |
Versetto 30
| Arabo | Traslitterazione | Canonica | Letterale |
|---|---|---|---|
| فَطَوَّعَتْ لَهُ نَفْسُهُۥ قَتْلَ أَخِيهِ | Fa-ṭawwaʿat lahu nafsuhu qatla akhīhi | La sua anima lo spinse a uccidere suo fratello | La sua anima gli rese facile l’uccidere suo fratello |
| فَقَتَلَهُۥ فَأَصْبَحَ مِنَ ٱلْخَٰسِرِينَ | fa-qatalahu fa-aṣbaḥa mina l-khāsirīn | E lo uccise, diventando uno dei perdenti | E lo uccise e divenne tra i perdenti |
Versetto 31
| Arabo | Traslitterazione | Canonica | Letterale |
|---|---|---|---|
| فَبَعَثَ ٱللَّهُ غُرَابًا يَبْحَثُ فِى ٱلْأَرْضِ | Fa-baʿatha Allāhu ghurāban yabḥathu fī al-arḍ | DIO inviò un corvo che scavava la terra | DIO mandò un corvo a scavare nella terra |
| لِيُرِيَهُۥ كَيْفَ يُوَٰرِى سَوْءَةَ أَخِيهِ | li-yuriyahu kayfa yuwārī saw’ata akhīhi | Per mostrargli come nascondere il cadavere del fratello | Per mostrargli come celare la vergogna del corpo |
Versetto 32
| Arabo | Traslitterazione | Canonica | Letterale |
|---|---|---|---|
| مِنْ أَجْلِ ذَٰلِكَ كَتَبْنَا عَلَىٰ بَنِىٓ إِسْرَٰٓءِيلَ | Min ajli dhālika katabnā ʿalā banī Isrā’īl | Per questo decretammo ai Figli d’Israele | A causa di ciò prescrivemmo ai Figli d’Israele |
| أَنَّهُۥ مَن قَتَلَ نَفْسًۢا بِغَيْرِ نَفْسٍ… | annahu man qatala nafsan bi-ghayri nafs… | Che chi uccide una persona, senza che questa abbia ucciso a sua volta… | Che chi uccide una persona senza altra vita… |
| فَكَأَنَّمَا قَتَلَ ٱلنَّاسَ جَمِيعًا | fa-ka-annamā qatala al-nās jamīʿan | È come se uccidesse l’umanità intera | È come se avesse ucciso tutta l’umanità |
| وَمَنْ أَحْيَاهَا… | wa-man aḥyāhā… | E chi ne abbia salvata una, sarà come se abbia salvato tutta l’umanità | E chi fa vivere una vita fa vivere l’umanità |
Versetto 33 — Interlineare
| Arabo | Traslitterazione | Traduzione canonica | Traduzione letterale |
|---|---|---|---|
| إِنَّمَا جَزَٰٓؤُا۟ ٱلَّذِينَ يُحَارِبُونَ ٱللَّهَ وَرَسُولَهُۥ وَيَسْعَوْنَ فِى ٱلْأَرْضِ فَسَادًا | Innamā jazā’u alladhīna yuḥāribūna Allāha wa-rasūlahu wa-yasʿawna fī al-arḍ fasādan | La ricompensa di coloro che muovono guerra a DIO e al Suo Messaggero e seminano corruzione sulla terra | La retribuzione di coloro che fanno guerra a DIO e al Suo Messaggero e si affannano sulla terra per corruzione |
| أَن يُقَتَّلُوٓا۟ أَوْ يُصَلَّبُوٓا۟ | an yuqattalū aw yuṣallabū | È che siano uccisi o crocifissi | È che vengano uccisi o crocifissi |
| أَوْ تُقَطَّعَ أَيْدِيهِمْ وَأَرْجُلُهُم مِّنْ خِلَٰفٍ | aw tuqaṭṭaʿa aydīhim wa-arjuluhum min khilāf | O che siano amputate loro mani e piedi in croce | O che siano tagliate le loro mani e i loro piedi in opposizione (arti alternati) |
| أَوْ يُنفَوْا۟ مِنَ ٱلْأَرْضِ | aw yunfaw mina al-arḍ | O che siano esiliati dalla terra | O che siano banditi dalla terra |
| ذَٰلِكَ لَهُمْ خِزْىٌۭ فِى ٱلدُّنْيَا | dhālika lahum khizyun fī al-dunyā | Questa è per loro ignominia in questo mondo | Questo è per loro disonore in questa vita terrena |
| وَلَهُمْ فِى ٱلْـَٔاخِرَةِ عَذَابٌ عَظِيمٌۭ | wa-lahum fī al-ākhirati ʿadhābun ʿaẓīm | E nell’Aldilà avranno un castigo immenso | E per loro, nell’Aldilà, vi è un castigo grande |
Versetto 34 — Interlineare
| Arabo | Traslitterazione | Traduzione canonica | Traduzione letterale |
|---|---|---|---|
| إِلَّا ٱلَّذِينَ تَابُوا۟ مِن قَبْلِ أَن تَقْدِرُوا۟ عَلَيْهِمْ | Illā alladhīna tābū min qabli an taqdirū ʿalayhim | Tranne coloro che si pentono prima che voi abbiate potere su di loro | Eccetto quelli che si pentono prima che abbiate potere su di loro |
| فَٱعْلَمُوٓا۟ أَنَّ ٱللَّهَ غَفُورٌۭ رَّحِيمٌۭ | fa-ʿlamū anna Allāha ghafūrun raḥīm | Sappiate che DIO è perdonatore, misericordioso | Sappiate dunque che DIO è perdonatore, misericordioso |
Commenti Esegetici
Il racconto dei due figli di Adamo, nella prospettiva coranica, non viene presentato come una semplice cronaca antica, ma come un’architettura morale universale che illumina la condizione dell’essere umano in ogni epoca. La dinamica dell’omicidio nasce nell’interiorità: «la sua anima gli rese facile l’uccidere suo fratello», mostrando che la discesa morale non inizia mai da fattori esterni, ma dal consenso intimo al male. In questo processo interviene la figura simbolica del corvo, inviato da DIO come maestro inatteso: attraverso un animale della terra, il peccatore apprende l’umiltà e la dignità dovuta ai morti, che egli stesso aveva violato.
Il decreto rivolto ai Figli d’Israele ribadisce un principio già presente nella tradizione ebraica: la vita è sacra e il suo valore è infinito. Il Corano non introduce un’etica estranea, ma rinnova una verità custodita da secoli. La formula conclusiva — «chi uccide una sola vita è come se uccidesse tutta l’umanità» — rappresenta una delle iperboli etiche più potenti della storia religiosa, attribuendo a ogni singolo individuo un valore cosmico.
Tutte le Scritture nate da Abramo concordano su questo punto: il sangue innocente scuote l’ordine del mondo. In Genesi, «la voce del sangue grida dal suolo»; nei Vangeli, i pacificatori sono chiamati «figli di DIO»; nel Corano, la vita innocente diventa la misura stessa dell’umanità. Tale convergenza rivela una visione condivisa dell’uomo: essere sacro per origine e destinazione.
Anche le tradizioni successive lo confermano. La Mishnah afferma: «Chi salva una vita salva un mondo intero», formula straordinariamente vicina al principio espresso dal Corano. Nel Cristianesimo, l’atto di Caino trova il suo opposto nella redenzione dell’innocente: mentre il primo toglie la vita del giusto, Cristo offre la propria per salvarne molte. Così Torah, Vangelo e Corano convergono nell’affermare che attentare alla vita significa attentare all’immagine del Creatore, mentre custodirla significa partecipare alla Sua opera creatrice.
Conclusioni
Sūrat al-Mā’ida 5,32 non è un’eccezione isolata né un versetto da citare soltanto nei momenti di dialogo interreligioso. È la manifestazione limpida di una prospettiva che attraversa l’intero corpus coranico: la vita è sacra, e chi la viola tradisce il Disegno di DIO. Tuttavia, questo messaggio può essere compreso soltanto da chi legge il testo con occhi disposti alla pace, non con lo sguardo deformato dal pregiudizio o dall’ostilità.
Ogni Scrittura, se letta con intenzioni bellicose, diventa terreno fertile per giustificare il conflitto.
La stessa Bibbia ebraica, che contiene la Legge e i Profeti, narra guerre, conquiste, giudizi severi; e il Nuovo Testamento, pur annunciando la riconciliazione definitiva, conserva parole che possono essere fraintese se strappate dal loro contesto spirituale e storico.
La rivelazione, in tutte le sue forme, chiede invece discernimento: capire a chi erano rivolti certi ammonimenti, quale fosse la situazione della comunità, quali pericoli morali o materiali minacciassero la loro sopravvivenza. Senza questa consapevolezza, ogni verso — anche il più dolce — può essere trasformato in arma.
Il Corano non sfugge a questa dinamica. Se lo si affronta con la volontà di trovare ostilità, la si troverà; se lo si legge come un codice di vendetta, diventerà strumento di durezza; se si cercano le ombre, le ombre appariranno.
Ma questa non è responsabilità del Libro: è responsabilità del lettore.
Quando invece si restituisce al testo la sua prosppettiva originaria, quando si riconosce che la maggior parte delle sue ammonizioni nasce in contesti di autodifesa, di sopravvivenza comunitaria, di ordine sociale da salvaguardare, allora la sua voce si rivela per ciò che è sempre stata: un invito alla misura, alla giustizia, alla misericordia e alla dignità.
Il versetto 5,32 è il sigillo di questo insegnamento.
Non giunge come un’eccezione gentile dentro un mare di severità, ma come la sintesi di un’etica che scorre in profondità in tutto il testo: un’etica che riconosce nell’essere umano un mondo intero e che affida alla coscienza dei credenti il compito di preservare quel mondo.
Così come le Scritture ebraiche e cristiane non possono essere ridotte ai loro episodi di guerra, anche il Corano non può essere definito dai suoi versetti di difesa o di conflitto. Sarebbe una lettura ingiusta, incompleta e, soprattutto, non spirituale.
Ogni testo sacro è un prisma: riflette luce diversa a seconda dello sguardo.
Chi cerca la pace trova la pace; chi cerca la violenza trova soltanto se stesso.
Per questo il Corano rimane, per chi lo avvicina con cuore puro, un testo di pace.
Pace nelle sue lodi, pace nella sua legge, pace nella sua visione dell’umanità, pace nella responsabilità che affida ai credenti: custodire la vita, difenderla, promuoverla.
E, in questo, esso si unisce alle sue “Sorelle” scritturali — la Torah e il Vangelo — che insegnano la stessa verità eterna: ogni vita umana è un riflesso di DIO, e chi la salva partecipa all’opera creatrice; chi la violenta, rompe l’armonia del mondo.
Le tre fedi di Abramo, lette con spirito retto, non divergono.
Convergono verso un unico centro:
la pace come destino dell’uomo e volontà del Creatore.
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