Gesù Ebreo

Descrizione

Gesù Ebreo, Riccardo Calimani, Milan 1990, Mondadori

Approfondimento molto ben strutturato della figura di Gesù, nato Ebreo e circonciso sencondo la Legge l’ottavo giorno. Si riscopre in questo magnifico libro il suo ebraismo in una ricerca che si cala nel contesto storico l’uomo, il Nazareno. Una riflessione sul messaggio del Cristo (Messia) e sul cristianesimo delle origini, quando i giudei e i seguaci di Gesù erano percorrevano letteralmente la stessa strada verso la salvezza. Riccardo Calimani offre nuove interessanti ipotesi e apre il lettore a nuovi interrogativi sulla figura dell’uomo che ha cambiato la storia.

In Copertina

L’autore

Riccardo Calimani si è laureato in ingegneria elettrotecnica all’università di Padova e in filosofia della scienza all’università di Venezia. Fra le sue opere principali, pubblicate da Mondadori: Storia del ghetto di Venezia (1995, nuova edizione illustrata 2000), I destini e le avventure dell’intellettuale ebreo (1996; Premio Tobagi), Gesù ebreo (1998), Paolo (1999), Storia del ghetto di Venezia (2000; Premio Costantino Pavan), Ebrei e pregiudizio (2000), Storia dell’ebreo errante (2002), Non è facile essere ebreo (2004), Passione e tragedia (2006), Il mercante di Venezia (2009), Una di maggio (2012), Storia degli ebrei italiani (2013), Storia degli ebrei di Roma. Dall’antichità al XX secolo (2018) e Storia della Repubblica di Venezia. La Serenissima dalle origini alla caduta (Mondadori, 2019). Nel 1986 ha ricevuto il Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel 1997 il Premio europeo per la cultura. Dal 2008 è presidente del MEIS, il Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah, di Ferrara.

Parti Significative

Introduzione

Ad Anna-Vera e a Davide

 

I soli uomini a vivere, lungo tutto il medioevo, a imitazione di Gesù furono gli ebrei.
Karl Jaspers

 

Gesù non fu cristiano, fu ebreo.
Julius Wellhausen

 

Gesù era un uomo e non DIO…
Gesù era un ebreo, non un cristiano…  Gli ebrei non hanno mai rigettato Gesù l’ebreo …  I cristiani nel loro insieme e in fondo, non hanno accettato Gesù l’ebreo e non lo hanno seguito.
Stephen S. Wise

 

 

Pag 7-8

In alcuni di questi documenti ricchi di informazioni politiche ed economiche si parla di gruppi di nomadi briganti, detti habiru ed ebrei. Forse gli ebrei comparvero nella terra di Canaan, piccola regione ai limiti della fertile mezzaluna, importante perché ponte di transito trai due continenti. Forse Abramo, Isacco e Giacobbe e i loro clan erano legati da parentele fittizie. La narrazione delle peregrinazioni dei patriarchi, a volte nella leggenda, e in armonia tuttavia con gli eventi storici della prima metà del II millennio a.C., quando le tribù amorree si sparsero proprio nel vasto territorio della fertile mezzaluna. Non è possibile, però, sciogliere con sicurezza l’interrogativo relativo alla loro prima comparsa nel paese: il libro della Genesi e la redazione finale di molteplici tradizioni orali trasmesse di generazione in generazione per quasi 10 secoli, decisamente dal 19º al 10º secolo, con una lunga elaborazione che si concluse solo al tempo di Esdra nel IV secolo a.C.
abramo, Isacco e Giacobbe sono nomi molto antichi trasmessi da una tradizione anteriore in cui confluiscono anche elementi assiri, hurriti e amorrei.  Il Dio adorato da questi clan di pastori e il DIO del padre, il Dio che ha promesso una una terra è una discendenza.

 

 

Alza gli occhi e guardò dal luogo ove ora sei, a settentrione, a mezzogiorno, a oriente e a occidente. Tutta la terra che vedi la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

 

 

 

Che i patriarchi fossero stati gherìm (forestieri) nella terra di Canaan lo testimoniano gli stessi cronisti biblici. I loro nomi furono associati a santuari di origine antica: Abramo con Mamre (presso Ebron), Isacco con Betsabea E Giacobbe con Sichem. A contatto con la civiltà cananea, Dove veniva adorato El, il padre degli Dèi e quindi il capo di divinità locali ( quali, per esempio, El Roi, il dio della visione, El Olam, il dio dell’eternità, El Elyon, il Dio altissimo, El Shadday, il dio onnipotente…

 

 

 

 

Le regole negative, per esempio la proibizione di mangiare la carne di alcuni animali considerati impuri, venivano associate all’ideale di santità a cui bisognava non solo aspirare, ma che si doveva anche raggiungere. In accordo con questo fine andava interpretata sia l’osservanza rigorosa del riposo del Sabato sia delle feste del pane azzimo, della Pentecoste dei Tabernacoli, considerate “sante adunanze” e in stridente contrasto con le analoghe feste dei Cananei che sfociavano in orge e in riti osceni. L’equità e la giustizia non ispiravano solo la legge morale e i rapporti tra uomo e DIO, ma anche quelli tra gli uomini. Nell’Esodo, nelle Levitico e nel Deuteronomio viene codificato una legge sociale e morale straordinariamente avanzata rispetto ai tempi E che culmina con la frase: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. La Torah  regolava inoltre la sfera dei rapporti civili e giudiziari e in ogni particolare restava coerente con un supremo modello di santità che si fondava direttamente sulla Santità di DIO: “siate santi perché Io, il Signore vostro DIO, sono Santo”. Santo in ebraico, si dice qadosh E, se il significato della sua radice linguistica vuole evidenziare la separatezza dal profano, in senso traslato il termine equivale a “ puro splendente”

 

 

 

 

Saul (che regno cerca tra il 1025 e il 1006), all’inizio ottenne i risultati sperati: sconfisse ripetutamente Amaleciti e Filistei il recupero le regioni dell’entroterra. Ben presto tuttavia non riuscì a mantenere le primitive promesse: i suoi contrasti con Samuele prima, la gelosia e la ribellione di Davide poi, lo indebolirono e favorirono la sua terribile sconfitta nella battaglia che ebbe luogo nella piana di Izrael; qui morirono tre suoi figli e lo stesso Saul, ferito, si suicidò sulla sua spada sul Monte Gelboe. Il disastro finale contribuì a sovrapporre verità storica e leggenda: errore tragico, egli pago tutti i suoi errori poiché “prima della rovina viene l’orgoglio”, ma è bello il grande merito di completare, sotto il suo potere, l’unità politica delle dodici tribù di Israele: ognuna di esse dovette rinunciare a idee particolaristiche, a spinte centrifughe, e accettare l’istituzione straniera della monarchia nazionale ”come avviene per tutti i popoli”.

 

L’intera storia di Israele e dunque la storia della fedeltà di DIO e della infedeltà di Israele.

 

Soltanto vuoi ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra, perciò Io vi castigherò per tutte le vostre iniquità.

 

Geremia, Ezechiele, Osea, Amos, Isaia: il messaggio dei profeti era stato drammatico, eppure, benché a posteriori, aveva un significato di velata speranza. Tutto era stato previsto: Geremia aveva annunciato la rottura dell’antico patto, ma anche la promessa di uno nuovo. Il profeta anonimo detto, per consuetudine, ”Deutero-Isaia”, vissuto proprio in quei duri tempi d’esilio e di incertezza, lo aveva inteso come un giudizio di DIO sui peccati di Israele; E se le minacce del castigo si erano avverate, anche le promesse avrebbero avuto compimento: un secondo Esodo più importante di quello egiziano si sarebbe realizzato. Babilonia sarebbe caduta E Gerusalemme il Tempio sarebbero stati ricostruiti.

 

Strumento di DIO, secondo il Deutero-Isaia, fu Ciro re dei persiani, ma anche ”Unto del SIGNORE” e suo servo.

 

 

 

Anche la ricostruzione del tempio subì quindi rallentamenti rispetto ai tempi previsti. Durante il regno di Ciro e del suo successore Cambise (529 ca – 522) il progetto presto sulla carta E non si andò oltre la posa della prima pietra. Solo nel 520 impresa comincio veramente e si concluse cinque anni dopo nel 515 sotto il regno di Dario (522-485).

 

 

Negli anni successivi il quadro internazionale rimase burrascoso soprattutto a causa delle numerose campagne d’arme che coinvolsero greci e persiani, ma questi avvenimenti non toccarono direttamente la comunità di Gerusalemme: nella sconfitta di Dario a Maratona nel 490, me quella di Serse (485-465) a Salamina 10 anni dopo. Nella lontana provincia dell’impero, in mancanza di traumatici coinvolgimenti politici diretti, il dibattito si focalizzò essenzialmente su temi religiosi: si discusse con asprezza intorno ai matrimoni misti, una eredità diretta delle situazioni di disordine provocate dall’esilio e dall’improvviso ritorno. Il profeta Malachia denuncio, oltre a questo, i sacerdoti poco zelanti, I frequenti divorzi, il mancato rispetto del sabato. I cultori più intransigenti della fede mosaica per coloro che avrebbero voluto favorire un dualismo manicheo d’ispirazione persiana si fronteggiarono con asprezza, Cercando alleanze anche alla corte di re Serse.

 

 

 

Arrivato a Gerusalemme, Esdra organizzò una manifestazione di massa nel corso della quale fu letta la Torah, la Legge, a tutto il popolo. Questa lettura pubblica durò ben sette giorni e culminò con la testa dei Tabernacoli, ma non fu una semplice lettura perché Esdra declamò la Legge E soprattutto la commento. Egli intervenne anche sulla spinosa questione dei matrimoni misti e ripristino in senso restrittivo le antiche consuetudini religiose. La sua intransigenza scatenò reazioni violente in Samaria, e così la pacificazione che persiani si proponevano di ottenere grazie a lui, non solo non venne raggiunto, ma addirittura il suo intervento risultò controproducente. Negativa sul piano politico più contingente, La sua azione lasciò profonde influenze religiose perché favori la conservazione del patrimonio spirituale di Israele. L’influenza dei rabbini e dell’insegnamento della sinagoga risultò, da allora, esplicita: al conto del sacrificio dei tempi più antichi si sostituì l’interpretazione, il commento, la minuziosa riflessione sul testo. Esdra fu considerato da molti un rifondatore della Legge, un secondo Mosé;

 

La genesi comincia così:

In principio DIO creò il cielo della terra. La terra era una massa informe e vuota e le tenebre erano sulla superficie dell’abisso E lo spirito di DIO aleggiava sulla superficie delle acque.

Ruach, in greco pnèuma, in italiano ”spirito”,  esprime la pienezza E la presenza intima di DIO nella Sua creazione. Questa parola nella Bibbia, in modo molteplice, magari talvolta apparentemente contraddittorio, ma in realtà sempre coerente, dà forma al mistero dell’essere e dell’esistere, al rapporto armonioso, misterioso e terrificante tra l’uomo e DIO. Le grandi personalità che hanno guidato la storia ebraica hanno goduto di quella forza singolare che la ruach di DIO ha infuso loro: Giosuè, i Giudici, Saul, Davide ne sono prevasi. La ruach investe Gedeone, Zaccaria. Scende su Sansone, Saul e Davide; piomba, addirittura, su Ezechiele. La rivelazione profetica è il frutto della ruach e il profeta è ‘ish ha-ruach, l’”uomo dello spirito”. La ruach ha-qqodesh, cioè lo “Spirito Santo”…

 

L’amore tra DIO e il popolo eletto viene presentato attraverso l’immagine poetica del rapporto coniugale. Prima di ”conoscere” DIO,  Israele è una vergine, una una betulàh. Il loro rapporto è descritto come quello di una coppia di sposi: Il ritorno a DIO equivale a una riconciliazione di sposi separati, a un nuovo matrimonio. Si tratta anche di una coppia turbolenta: seduzione, violenza, infedeltà, pentimento; il legame tra Israele e il suo Dio attraversa momenti di crisi, di odio e di amore. All’interno di questo quadro il profeta, o navì, ha un posto particolare: parla al popolo che non è in grado di comprendere direttamente, o che non sarebbe in grado di sopportare ciò che DIO ha da dirgli.

Egli è lo “strumento attraverso cui DIO trasmette i Suoi ordini”, colui che tuttavia non raccoglie il contenuto dell’ispirazione in modo formale, ma cerca di comprenderne il significato più intimo essi sforza di armonizzarlo per mezzo delle sue conoscenza e della sua sensibilità. Attento alla parola di DIO, si preoccupa della sua presenza e della sua ansia, c he si manifesta non solo nella parola, ma anche negli eventi storici.

 

 

 

Con ardore i profeti hanno sostenuto l’identità tra religione e morale, non si sono limitati a denunciare l’oppressione sociale, bensì l’hanno combattuta con grande spirito etico e, soprattutto, con un diretto impegno politico legato alle vicende contingenti alle quali il loro paese era coinvolto.

 

Non esiste dicotomia tra il pathos e l’ethos, tra motivo e norma. Essi non esistono l’uno accanto all’altro opponendosi a vicenda; essi si implicano essi presuppongono a vicenda. Siccome DIO Bella sorgente di giustizia, il suo pathos è etico; Poiché DIO è assolutamente personale, senza alcun che di impersonale, questo ethos è pieno di pathos. DIO si occupa del mondo e ne condivide il destino. Questa è la reale essenza della natura morale di DIO: la sua disponibilità a lasciarsi coinvolgere intimamente nella storia dell’uomo. 13

 

Esiste un baratro tra Dio e l’uomo, ma il pathos lo supera. 14

L’incontro con Dio, con la sua ruach ha-qqodesh, cioè con il suo spirito Santo, Non è mai stato concepito nel mondo ebraico come una rottura disarmonica, bensì come il momento, magari traumatico o terribile, ma certo il più sublime possibile…

 

 

Pag. 52

In uno degli ultimi profeti, il Deutero-Isaia, confluiscono esigenze e idee sempre presenti nel mondo ebraico, mai connesse così intensamente: il dio storico nazionale legato ai destini di Israele si trasforma e negli inni sacri e nelle preghiere dei santuari diventa il Signore dei popoli, il creatore del mondo e di tutte le sue creature. Il monoteismo universalistica porta con sé una conseguenza nuova: anche gli idolatri e gli altri popoli della terra dovranno un giorno riconoscerlo come Dio e gettarsi ai suoi piedi. Nella seconda parte del libro di Isaia, proprio l’ultimo dei grandi profeti detto Deutero-Isaia esprime questi concetti che, se da un lato mettono in evidenza una sorta di baldanzosa sicurezza, Dall’altro allargano l’orizzonte spirituale di Israele verso una prospettiva più basta e creano le premesse per un’investitura di enorme responsabilità e di portata universale.

 

Il Deutero-Isaia, più di Amos, Isaia, Geremia è il fondatore di una teologia della storia universale, poiché egli è il primo che rafforza continuamente il singolo messaggio specifico … il suo Dio non è solamente, come quello di ogni profezia di Israele, Un Dio che per la sua essenza si rivela, ma anche un Dio che si dichiara, che esprime teologicamente la sua essenza. Non ha alcun senso vivo chiamare il Deutero-Isaia il primo monoteista di Israele; ma egli è certo il primo al quale interessi una teologia monoteistica poiché a lui interessa una teologia della storia universale.

 

Osea dall’annuncio di un brillante avvenire con indimenticabili immagini campestri:

Sarò qual rugiada per Israele;
Fiorirà come un giglio
e stenderà alle sue radici come un pioppo.
I suoi rami si estenderanno ovunque,
come olivo sarà la sua magnificenza
e la sua fragranza come quella del Libano.

Questo profeta parla di Davide come futuro re alludendo così, in realtà, alla dinastia davidica e alle promesse politiche che erano a essa collegate, offrendo la prima traccia di un messia personale.  Usa anche un termine cronologico proprio del vocabolario messianico, “fine dei giorni”, per indicare un’epoca lontana E indeterminato in cui la vita dell’uomo sarà tranquilla, libera dalla paura delle bestie e dalla fame, e la promessa della pace universale e la fine delle guerre diventeranno realtà:

… L’arco della spada della guerra
Io allontanerò dal paese
e tutti farò riposare al sicuro.

 

La pace generale dell’età messianica È una novità che non esiste nelle profezie precedenti, e neppure in Amos, che poi al tempo di Isaia e di Michea diventerà parte integrante di questo concezione ideale.

Che il corso della storia, secondo pensiero del profetismo, debba sfociare nel regno messianico, Inteso come età della perfezione morale dell’umanità e dominio della pace e della fratellanza e della giustizia, lo dimostrano le infiammate parole di Isaia.

 

142 Si pensa a una beatitudine celeste ancora più alta, con il risultato che al regno del messia è attribuita soltanto una durata limitata, la cui estensione e oggetto di ampio dibattito nel Talmud. Tra i testi più antichi che con maggior chiarezza esprimono questa concezione si hanno l’apocalisse di Baruc e 4 Esdra”.

144 “Almàh” È una ragazza in età da marito, Nubile o sposata. Gli esegeti cristiani seguendo i traduttori che resero in greco questa parola con parthènos (vergine), considerano queste parole come un preannuncio della nascita di Gesù.

 

 

Ciro non solo riconoscerà il Dio di Israele, ma libererà il Suo popolo.

Questo ideale di riscatto e di libertà domina ogni discorso profetico: “Questo è il segreto dell’eterna validità delle promesse messianiche. Il messianesimo diventa così un ideale eterno. A poco a poco maturo il convincimento che il raggiungimento completo di questo ideale non sarebbe stato possibile se non nel caso in cui tutti i popoli fossero profeti”150.

Grande attenzione tra gli esegeti ebrei, ma non solo tra di loro, hanno suscitato i vaticinii del capitolo 42 sul “servo (‘eved) del Signore”.151 Probabilmente le ambiguità sono state alimentate dall’uso fatto di questa espressione in contesti diversi. Servo di Dio può, talvolta legittimamente, essere considerato il popolo di Israele, talvolta può essere lo stesso profeta, anche se alcuni hanno proposto un’articolazione più sofisticata: il profeta è stato visto servo del Signore rispetto all’intero Israele e il popolo di Israele servo di Dio rispetto ad altri popoli.

 

150 Lattes, 1960, p. 112 Viene citato J. Klausner, Ha-rayon ha-mashikhì be-Israel, Gerusalemme 1927, p.38.

151 Lattes, 1960, pp. 186-191: autore passa in rassegna le numerose e diverse interpretazioni dei commentatori ebrei da Rashi a Isaac Abrabanel, da David Qimqui ad Avraham Ibn Ezra, dai più moderni, J. Klausern, a Martin Buber, ad Andrè Neher. Un’ampia bibliografia sui molti tentativi fatti per dare un nome al servo di Dio si trova in S.W. Baron, A Social and Religious History of the Jews, 1952, vol. I p.356

 

 

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