Megiddo: l’importanza di un luogo biblico che pochi conoscono

Molti Cristiani credono che il ritorno di Cristo avrà luogo in Isarele per guidare i credenti durante la guerra Santa che vedrà un escatologico scontro tra il bene e il male, ed è proprio la Bibbia (nello specifico nel Nuovo Testamento Cristiano) ad indicare il luogo di questa battaglia finale.

Nell’ultimo libro del canone biblico cristiano dell’Apocalisse (cap 16, 16) solo un versetto di due righe identifica il luogo scelto da DIO per lo scontro finale tra le forze del bene e quelle del, identificate come Gog e Magog:

“E radunarono i re nel luogo chiamato in ebraico Armageddon”

Questo scrive l’apostolo Giovanni, o chiunque fosse l’autore della profezia, dato che l’identità non è affatto certa. “Armageddon”, è la traslitterazione in greco, traducendo dall’ebraico HarMegiddo, ovvero Monte Megiddo (ebraico מגידו, Megido o תל מגידו, Tel Megido; in arabo تل المستلم, Tall al-Mutasallim o مجيدو, Magīddū; in greco Μεγιδδώ/Μαγεδδών, Megiddṓ/Mageddṓn nella Bibbia dei Settanta; in latino Mageddo).

Questa località israeliana è famosa per motivi teologici, storici e geografici. Sin dall’antichità Megiddo fu un’importante città-stato in posizione strategica all’ingresso del passo attraverso la catena del Monte Carmelo, che sovrasta la valle di Jezreel da sud-ovest. Il sito fu abitato dal 7000 a.C. al 500 a.C. e fu teatro di importanti battaglie.

Storia: un luogo strategico

Megiddo fu sito di grande importanza nel mondo antico, poiché era collocato sul fianco occidentale di un passo montano nella catena del Monte Carmelo e controllava la Via Maris, un’antica via commerciale che connetteva l’Egitto e la Mesopotamia.
Una posizione geografica strategica, come una “porta nord”, una collina che apre l’accesso verso il sud del paese (verso Tel Aviv, Gerico e Gerusalemme). Nominata nella Bibbia Derekh HaYam (ebraico: דרך הים), o “Via del Mare”, divenne un’importante via di passaggio anche per gli eserciti.

Una veduta aerea del colle di Meghiddo, la città fortezza in Galilea (Israele)

Megiddo fu una città stato cananea, spesso sottoposta al dominio egiziano, e fu conquistata dal popolo ebraico solo ai tempi di re Davide (circa X secolo a.C.). Dopo il 732 a.C. divenne di dominazione assira ed era la capitale della provincia della Galilea. Per la sua collocazione strategica all’incrocio di varie strade, Megiddo fu testimone di molte battaglie. Le più famose sono:

  • la Battaglia di Megiddo (XV secolo a.C.). Fu combattuta tra le armate del faraone egizio Thutmose III, che assediarono la città nel 1478 a.C., e una grande coalizione cananea guidata dai signori di Megiddo e Kadesh. Questa fu la prima battaglia storicamente documentata: è descritta in dettaglio nei geroglifici trovati sulle pareti del tempio di Thutmose III nell’Alto Egitto.
  • la battaglia combattuta “nelle acque di Megiddo” (cioè sul torrente Kison) nel XIII secolo a.C. da Debora e Barak contro il generale cananeo Sisara. La pioggia infangò i carri di Sisara e la vittoria portò 40 anni di pace per il popolo ebraico.
  • la Battaglia di Megiddo (609 a.C.): combattuta tra le forze dell’antico Egitto comandate da Wahemibra e il regno di Giuda. In essa fu ferito mortalmente il pio re Giosia, importante riformatore del culto ebraico. Nell’apocalittica giudaica e cristiana la sua morte diventò simbolo del temporaneo prevalere del Male sul Bene.
  • la Battaglia di Megiddo (1918): combattuta durante la prima guerra mondiale tra le forze dell’Impero britannico, guidate dal Generale Edmund Allenby, e di quelle dell’Impero ottomano.

L’importanza oggi

Oggigiorno questo luogo rimane così misterioso, e in qualche modo temuto, da far diventare l’espressione “Armageddon” simbolo e sinonimo di “fine del mondo”. Armageddon è mensionata una sola volta nel Nuovo Testamento greco (Apocalisse 16, 16),  e Megiddon (o Megiddo) significa “un luogo di folla”, il nome si riferisce a una fortificazione fatta dal re Ahab (869-850 a.C.) che dominava la Piana di Jezreel, e sembra proprio che la sua conformazione geologica fosse adatta a radunare (e controllare) una moltitudine di uomini, militarmente un ideale campo di battaglia.

Megiddo è un monte, una alta collina (תל “colle” in Ebraico) dove nell’antichità vi era situata una città rinomata, luogo di guerre sanguinose fin dal VI secolo avanti Cristo. Molti pellegrini vengono a visitare i resti archeologici, che si riferiscono ad un’epoca molto più antica di quella di Cristo, durante la quale Megiddo era già disabitata da secoli.
Molti millenaristi vennero qui in massa per il Capodanno 2000, credendo che allo scoccare della mezzanotte sarebbe iniziata l’Apocalisse. Tornarono a casa delusi, non sospettando che invece nove mesi dopo (28 settembre 2000) sotto il nome di Intifada, sarebbe scoppiata davvero una lotta apocalittica, e che un giorno Megiddo sarebbe stata proprio da macabro “teatro” del conflitto, quando un’auto di un kamikaze palestinese fu scagliata contro un autobus israeliano. Rileggendo ora, sulla scena del mostruoso attentato, il libro dell’Apocalisse suona come una profezia che si riferisce alla realtà attuale:

“C’era grandine con fuoco misto a sangue che cadeva sulla terra… c’erano fulmini e tuoni e un terremoto…”.
(Apocalisse)

Ma la storia dell’apostolo Giovanni, dopo la divisione del mondo nel bene e nel male e le trombe del Giudizio Universale, si conclude con il trionfo della pace e del bene, con l’avvento della “Città Santa, la nuova Gerusalemme, la Gerusalemme celeste, illuminata dalla gloria di DIO”. E questa è una profezia che sembra ancora non essersi avverata.

 


Bibliografia

  1. Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini; Pietro Fiorelli, Il DOP – Dizionario d’ortografia e di pronunzia, 2ª ed., Roma, ERI, 1981.
  2. Megiddo su www.bibarch.com
  3. “Bibletranslation.ws” (PDF).
  4. “Revelation 16:16 And they assembled the kings in the place that in Hebrew is called Armageddon”. biblehub.com.
  5. “Amateur Archaeologists Get the Dirt on the Past”, The New York Times
  6. Israeli Prisoners Dig Their Way to Early Christianity
  7. Amihai Mazar, Archaeology of the Land of the Bible (New York: Doubleday, 1992), 476-78.

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