Muhammad (Maxime Rodinson)

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Il Muhammad (Maometto) di Maxime Rodinson è stato da lungo tempo considerato uno dei punti di riferimento chiave sullo studio del fondatore dell’Islam. Trent’anni dopo la sua prima pubblicazione in Inglese, rimane un esempio nell’introduzione alla vita del Profeta. L’Autore si spinge fin nel più profondo della comprensione immaginativa della personalità, della famiglia, della storia del tempo e della società al tempo del Profeta, Muhammad di Rodinson offre un racconto vivido di come egli ha diffuso la Parola di DIO (ALLAH) nell’Islam, ha creato una comunitò e uno Stato e ha sconfitto i suoi nemici, stabilendo il primo grande potere militare Musulmano, un potere che avrebbe presto controllato il territorio che si estende fino ai confini della Cina. Vuole capire le radici storiche di una delle grandi Religioni del Mondo, Muhammad di Rodinson fornisce la guida ideale a un argomento affascinante e tempestivo.

Maometto (Muhammad) è una biografia laica del Profeta Mhuammad scritto dall’importante studioso francese Islamista non-musulmano Maxime Rodinson nel 1961. Si concentra sulle condizioni storiche geografiche e politiche della nascita dell’Islam nella penisola Araba.

In Egitto, nel 1998, a causa di alcune controversie l’Università Americana del Cairo fermò la pubblicazione del libro.

L’autore

Lo scrittore Maxime Rodinson è nato a Marcelice, Parigi, Francia, nel
1915 in una famiglia comunista molto povera. Ha ricevuto una istruzione formale fin dalla scuola elementare, ma ha continuato i suoi studi privatamente servendo semplicemente i suoi insegnanti che non gli chiedevano alcun tipo di retta scolastica[1].Molto laborioso, Rodinson entrò nella vita professionale, cioè iniziò la sua carriera come Errand Boy[2]. È stato ammesso nel 1932 all’Ecol Des orientalas*, dove ha ottenuto il massimo dei voti e la padronanza di più di trenta lingue, in particolare l’arabo e l’etiope. Fu ammesso nel 1937 al “Consiglio nazionale delle ricerche” e studiò a fondo l’Islam. Maxime Rodinson è stato collaboratore nel 1940 presso l’istituto francese di Damcus, e nei sette anni successivi è stato direttore a Sadoon e Berut (Lubnan).
Nel 1948 Rodinson fu nominato bibliotecario presso la Bibliotheque Nationale of Parigi, in seguito responsabile della sezione musulmana presso lo stesso istituto. Nel 1955 è stato promosso come Direttore degli Studi presso l’Ecole partique des Hautes Ethdes.

Nel 1960 è stato nominato professore di lingue etiopi, dove ha prestato servizio per un lungo decennio, ritirandosi dallo stesso posto in cui era tornato in Francia, dove è morto il 23 maggio 2004 ed è stato sepolto a Parigi. Maxime Rodinson è nato in una famiglia ebrea, entrò nel partito comunista nel 1937 e lo lasciò nel 1958, quando criticò Stalen Marshal per la sua politica del dopoguerra. Abbandonò inoltre l’ebraismo e in seguito si dichiarò agnostico.

 

[1] Rothschild John, The Persistence of the Jewish Question, Oxford University Press, Londra, 1981, copertina.
[1]
Un ragazzino che porta le necessità della vita da qualche negozio di alimentari o un negozio per le persone che danno qualche salario al ragazzo.

 

Descrizione della penisola arabica del tempo

Maxime Rodinson era una personalità poliedrica e capace di descrivere nei dettagli l’Arabia al tempo di Mohammed in molte sfaccettature – sociali, economiche, religiose, educative e politiche. Egli fornisce informazioni su quali legami commerciali e relazioni estere gli arabi avessero con il resto dell’area circostante e con il resto del mondo. Parla dei riti e dei costumi degli arabi, delle loro buone abitudini, ma anche di quelle cattive, tutto è stato spiegato in dettaglio e scritto magistralmente.

Visioni e prospettive

Rodinson è rimasto membro del partito comunista per ventuno anni, così egli studia il Profeta anche in una visione sociale e comunista

Riferimenti

Maxime scrive che ha ottenuto le informazioni per compilare il suo libro dai suoi porcedessori. Rodinson obietta sulla Seerah (Sira) del Profeta che è stato scritta centoventi anni dopo la sua morte. Goldzehir e Schacht non credono che questo materiale scritto (Seerah) sia davvero autentico, Goldzehir e Schacht non credono che questo materiale scritto (Seerah) sia autentico, mentre Maxime Rodinson fa più riferimento riferimento a Ibn-e-Haasham, Waqdi e Tabri.

Obiezioni sugli Hadith

Maxime Rodinson sostiene che i detti del Profeta (Hadith) non siano stati scritti durante la sua vita e quindi non affidabili in quanto non sono stati redatti sotto la supervisione di Mohammed.
Lo scrittore approfondisce l’obiettivo della stesura del suo libro, sostenendo che in sostanza fosse stato scritto per il lettore europeo, e che per i lettori musulmani poteva risultare edificante solamente se avessero letto il libro mettendo da parte una eccessiva ammirazione per Mohammed:
“Il lettore dovrebbe essere informato che le nostre fonti sulla vita di Mohammed sono abbondanti e chiare, ma non molto affidabili”.

Minuti Dettagli del deserto

Egli, da attento ritrattista, fornisce minuziosi dettagli della vita nel deserto. Uno di questi riguarda l’acqua: “I letti dei fiumi, o wadi, testimoniano di un’epoca di maggiore umidità, ma in tempi remoti sono sono stati per la maggior parte asciutti, punteggiati solo da occasionali pozze sparse. Ogni tanto, senza riscaldarsi, un acquazzone improvviso li trasforma in torrenti impetuosi. Queste inondazioni”, come le chiamano gli arabi, provocano uno scompiglio spaventoso. Ma l’acqua continua ad affondare in profondità nella terra. L’uomo scava pozzi profondi nel terreno per cercarla; si dice che si arrivi fino a seicento piedi di profondità”.
Racconta dell’importanza del cammello quando durante il secondo millennio prima dell’era cristiana, gli abitanti di queste regioni lo addomesticarono. Una creatura idealmente adatta al deserto, e da allora in poi, piccoli gruppi di nomadi seguirono i cammelli che erano il loro sostentamento.
Rodinson scrive che gli arabi vivevano come una vita senza una fissa dimora raccontando i dettagli degli arabi, le condizioni religiose, l’irriverenza sociale, economica, politica, riguardo alla religione, dà i dettagli dell’esecuzione dell’Hajj, cioè che avevano cambiato il Manasik originale di Dine-e-Ibraheemi. Inoltre il suo autore preferito, Montgomery Watt, non è d’accordo con l’idea che gli arabi conducessero semplicemente una vita senza morale, piuttosto dice che in loro c’era un umanesimo tribale.

Il pensiero agnostico

Da agnostico Rodinson si pone domande sulla natura delle circostanze che hanno favorito la predicazione del Profeta. Mohammed era nato in un luogo che stava mostrando una situazione di grande illegalità, e ha beneficiato l’atmosfera e della necessità degli arabi di riorganizzarsi socialmente, accettando così la filosofia del Profeta. Lo scrittore non vuole negare lo status da Profeta di DIO, ma vuole dare un incipit storico e sociale al contesto teologico e della fede Islamica.


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Passaggi Significativi

“Il rispetto per la fede dei credenti sinceri non può permettere né di ostacolare né di eludere l’indagine dello storico”.

 

Nulla è più irritante per un rivoluzionario o per un semplice innovatore che il sussiego delle persone che ricoprono posti di rilievo, la loro certezza che il bene consista nel proseguire nel loro attuale modo di essere e nelle consuetudini consacrate dal tempo, la loro incoscienza dei pericoli che miancciano quel mondo in cui sono inseriti, il loro disprezzo per gli avvenimenti che ricevono. Contro costoro infatti si scagliano le più antiche rivelazioni contro chi è presuntuoso delle proprie forze, contro chi avendo ammassato ricchezze crede di poter fare ciò che vuole, di poter agire a suo piacimento.
Allora DIO spiega loro per bocca di Mohammed quanto poca cosa sono:

“In verità! Noi creammo l’uomo nella miseria:
s’illude egli forse che nessuno abbia potere su di lui?
Dice: “Ho sprecato immense sostanze”.
Ma crede dunque che nessuno lo veda?”
(Corano 90, 4-7)

Non si accorgono forse che sono esseri transitori sviluppatisi da un goccio di sperma, destinati all’annientamento?

“Maledetto l’uomo, quanto pervicacemente è infedele!
Da che cosa mai DIO lo ha creato?
Da una goccia di sperma lo creò e lo plasmò, poi la via gli spianò, poi lo fa morire e lo interra.”
(Corano 80, 17-219

Come è miserabile questa umanità accanto alla gloria di DIO! E tutto quel che vagasulla terra perisce e solo resta il volto del SIGNORE, pieno di Potenza e Gloria.

 

Pag. 48-49

Là doveva risiedere il vescovo monofisita che deteneva la giurisdizione sui nomadi dell’Arabia, e alla nomina del quale il filarca ghassanide al-Harith aveva nel 543 ottenuto il diritto a opera dell’imperatrice Teodora. A Busra si sarebbe verificato un incidente di cui presentiamo qui una delle versioni tramandate dallo storico at-Tabarì:
“Quando la carovana si fermò a Busra in Siria, v’era là un monaco detto Bahira, che abitava un eremo ed era dotto nelle scienze dei cristiani. Quell’eremo era sempre stato abitato da un monaco che traeva quella scienza da un libro che, a quanto pretendevano si tramandavano dall’uno all’altro. Quando quell’anno la carovana si fermò nei pressi dell’eremo di Bahira, questi preparò loro una gran quantità di cibo; poichè, stando nel suo eremo aveva visto l’inviato di DIO che una nube copriva d’ombra in mezzo i suoi compagni. Essi avanzarono e fecero sosta all’ombra di un albero vicino a Bahira. Egli guardò la nube ma l’albero faceva ombra e i suoi rami si inclinavano sull’inviato di DIO perchè restasse sotto la propria ombra. Quando Bahira vide questo, scese dalla sua cella e li fece invitare tutti. Quando Bahira vide l’inviato di DIO si mise a osservarlo con grande attenzione, notò delle particolarità fisiche… Quando la carovana ebbe finito di mangiare e stavano per separarsi, egli interrogò l’inviato di DIO su ciò che sentiva quando era sveglio o nel sonno, e trovò la risposta che l’inviato di DIO gli dette conforme ai segni che aveva ricevuto riguardanti la sua persona. Poi gli esaminò la schiena e vi scorse tra le spalle, il segno della profezia.

 

Ma Muhammed dubitava ancora chi era quell’essere che gli appariva? Forse un demone immondo o un fantasma della sua immaginazione? Proprio lui che disprezzava gli indovini non si stava forse comportando come un tipico Kahin? Si confidò quindi a Khadigia. Questa aveva un cugino di una certa età, il quale pur ricercava DIO essendo un hanif. Si chiamava Waraqa ibn Nawfal ed era un dotto che conosceva bene le Scritture Ebraiche e Cristiane. Si dice anche che sapesse l’ebraico. Khadigia condusse il marito da lui […] Al che egli disse: “Si tratta del namus che è stato rivelato a Mosè. Ah se fossi giovane! Se potessi essere ancora vivo quando il popolo ti scaccerà!” “Loro scacciarmi?” “Sì. Mai nessuno ha portato il messaggio che tu porti senza suscitare ostilità se il tuo giorno fosse giunto ai miei tempi ti avrei aiutato con ogni forza”. I musulmani ignoravano cosa fosse questo namus e videro in esso l’Arcangelo Gabriele. Si trattava invece del termine greco nomos la legge. Così infatti veniva chiamata la Torah, il Pentateuco rivelato da DIO a Mosè e la Parola era passata nei dialetti Aramaici.Waraqa voleva dire che si trattava di un seguito della grande serie di rivelazioni mediante le quali DIO faceva conoscere la Sua Volontà ai popoli.

 

Pag. 77

Talvolta erano perfino visioni parole esteriori del tutto simili agli esseri reali o alle parole che questi pronunciano, senza però che gli astanti potessero vedere alcunché. A poco a poco Mohammed si abituò a ricevere queste visioni e queste parole, giungendo persino al punto di sforzarsi di chiamarle, di provocarle. Per riceverle si faceva fin dall’inizio coprire di un manto, secondo la consuetudine dei kahin. Sembra che all’inizio Mohammed volesse affrettare l’espressione di quanto percepiva con parole confuse e balbettamenti. Forse è dovuta a questo sforzo disordinato la presenza di alcune consonanti all’inizio di certe sure del Corano, sulle quali sono state messe le ipotesi svariate. In ogni caso fu rimproverato da DIO: “E tu, non muovere la lingua ad affrettarlo che a Noi [DIO plurale maiestatis] sta raccoglierlo e recitarlo. E quando lo recitiamo seguine la recitazione poi a Noi spetta spiegarlo
(Corano 75, 16-19)
Queste parole pur non essendo molto chiare, lasciano intendere nitidamente che il profeta doveva lasciare che l’ispirazione seguisse il suo corso tumultuoso prima di comunicarne l’essenza all’esterno.

 

Forse il gruppo avrebbe continuato a condurre un’esistenza pacifica e senza grande risonanza, avrebbe continuato portare nell’ambiente meccano alcune idee nuove ma restando confuso nella massa e sfaldandosi sempre più fino a sparire, come avviene per tante piccole sette nella storia, se avvenimenti fortuiti non avessero nuovamente gettato Mohammed il suo gruppo nella più totale insicurezza. A pochi giorni di distanza morirono Khadigia e Abu Talib. Si era nel 619, poiché ora arriviamo al periodo in cui lo svolgimento cronologico dei fatti può essere tracciato con relativa sicurezza. È certo che la morte di Khadigia addolorò molto Mohammed. Egli era legato alla madre dei suoi figli da una fedeltà comune, dal ricordo di quello che ella era stata per lui all’inizio della sua missione. Ella lo aveva scelto ancora prima di DIO e aveva creduto in lui prima di ogni altro. Probabilmente aveva mantenuto una certa autorità in casa, dati i rapporti da impiegato a padrona, da orfano povero ricca vedova che avevano presieduto al sorgere della loro unione.

 

Mohammed ritornava ad Al-Madina, sicuro di sé e della sua causa, deciso a continuare a infrangere tutte le opposizioni.
Era diventato ricco e potente. Ancora una volta trova riscontro l’affermazione ricca di esperienza del grande fiorentino: “Tutti profeti armati furono dei vincitori e quelli non armati degli sconfitti”[Machiavelli]. La superiorità di Mohammed, dovuta alle circostanze e ai costumi della sua patria, consistette nell’essere un profeta armato. A poco poco la comunità cominciava ad acquistare le caratteristiche di uno Stato. Poco dopo Badr, DIO giustifico l’attribuzione a Mohammed del quinto bottino con l’obbligo che gli imponeva I provvedere ai bisogni degli orfani, dei poveri e dei viaggiatori.

 

Così il gruppo dei seguaci di Mohammed si andava gradualmente definendo. Verso quell’epoca il nome più usato per designarli divenne definitivamente quello di “sottomessi” alla volontà di DIO, in arabo muslimun (al singolare muslim) da cui abbiamo tratto il nostro musulmani. In arabo la sottomissione È indicata con l’infinito corrispondente islam, parola destinata ad avere l’immensa fortuna.
Dopo Ohod, però, il pericolo pendeva sul loro capo. Abbiamo già detto che il nuovo capo di Quraysh, Abu Sufyan, era molto intelligente. Aveva capito che quello era il momento di distruggere la minaccia medinese e musulmana, allora o mai più, e si dette da fare per raggiungere lo scopo. Occorreva raccogliere una forza militare superiore a quella di Ohod e distruggere totalmente i ripari nemici. Solo le tribù beduine potevano fornire un numero sufficiente di uomini.

 

Naturalmente si conservava la schiavitù. Si raccomanda di trattare bene gli schiavi e di favorirne l’affrancazione. È ingenuo pretendere che nel secolo settimo si potesse abolire una istituzione solo perché oggi essa ci urta: altrettanto ingenuo è ritenere con Mohammed Hamidullah, che la schiavitù fosse in un certo qual modo “una casa di correzione umanitaria” ed esaltarne le virtù. Il prestito ha interesse, almeno in una forma, è proibito. Sembra che tale proibizione avesse di mira specialmente coloro che all’inizio del trasferimento a Medina rifiutavano prestiti gratuiti alla comunità stretta dal bisogno. Si trattava più che altro di ebrei che, così agendo, rifiutavano di considerare i musulmani loro correligionari.

 

Avevano aggiunto a quei precetti cose nuove di loro propria invenzione; loro che avevano ottenuto l’onore insigne di essere chiamati al monoteismo da lungo tempo, proprio loro avevano mortalmente peccato commettendo il massimo delitto: quello di associare a DIO, come politeistico meccani, figli e spose. Gli ebrei sostenevano che ‘Uzayr (Esdra) era figlio di DIO, come cristiani affermano di Gesù. La prima asserzione è meno ingiustificata di quanto possa sembrare a prima vista, dal momento che in un “apocrifo” ebraico del primo secolo, che ben seguito molta diffusione, il quarto libro di Esdra, si leggono queste parole rivolte da un angelo a Esdra: “Sarai innalzato dal mezzo degli uomini e rimarrai con il figlio mio… Lascia i pensieri umani, getta lungi da te ogni fardello umano, rivestì l’immortalità” (XIV 9, 14).

 

Era un profeta inviato da DIO agli israeliti un profeta straordinario il quale era passato nel mondo compiendo molti miracoli. Da bambino con la terra plasma uccelli cui dava vita col suo alito. Guariva i muti e i lebbrosi e resuscitava i morti. Gli ebrei andavano orgogliosi di averlo ucciso, ma ciò non era vero poiché erano state vittime di un miraggio, di un’astuzia di DIO: avevano creduto di crocifiggerlo ma in realtà “IDDIO lo innalzò a sè” (IV 158)

 

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Il fedele dovrà pure partecipare ai riti, alle manifestazioni esteriori con cui darà risalto alla propria sottomissione a DIO e al suo Iniziato E alla propria integrazione nella comunità. Già si è visto che egli doveva quindi prendere parte alla Preghiera rituale tre volte al giorno, numero che, sicuramente dopo la morte del profeta, fu portato a cinque. Dopo Badr, era prescritto il digiuno nel mese di Ramadan. Il credente doveva compiere inoltre, quando poteva, il rito di pellegrinaggio alla casa di DIO, a Mekka. Un dovere analogo è costituito dal pagare l’imposta la zakat “purificazione”, parola che si traduce di solito con “oblo legale”. Un apologeta musulmano contemporaneo osserva giustamente che si tratta, in realtà, di una imposta obbligatoria elevata a rito. Ancora, chi può farlo deve pagare il tributo del sangue nella lotta armata “sul cammino di DIO”.
In tal modo I membri fedeli della comunità musulmana si trovano racchiusi in quel sistema di comandamenti e di dottrine necessari alla maggior parte degli uomini per vivere, ciò che un tempo era chiamato religione, e che noi designiamo oggi col termine più ampio di ideologia. Le autorità prescrivevano al credente come doveva comportarsi e che cosa doveva fare.

 

Un’altra ebrea fu di meno facile conquista. Il suo nome era Zaynab E aveva visto morire il padre, lo zio, il marito; preparando l’agnello arrosto per il pranzo di Mohammed si informò di quale fosse il suo pezzo preferito E avendo saputo che era la spalla diviso un potente veleno di cui si beve anche il resto della carne. Mohammed senti uno strano sapore alla prima boccata e la sputò immediatamente mentre un suo compagno Bishr che aveva ingoiato la carne morì poco dopo. Il profeta interrogò Zaynab che li disse: “Tu sai che cosa hai fatto al mio popolo. Mi sono detta: se è un profeta sarà informato della presenza del veleno; se è amore terreno mi sarò vendicata”. Mohammed la perdonò.

 

I suoi peggiori nemici si mettevano zelantemente al suo servizio; Riconoscevano la sua superiorità, confessavano che gli era veramente il profeta di DIO, riconoscevano i loro torti verso di lui, il loro accecamento dinanzi ai prodigi di DIO.
Non vi perdevano nulla. Nello stato di al-Madina, che si stendeva ora dalla frontiera bizantina ad at-Ta’if E la cui influenza straripava su tutta l’Arabia, si riconosceva il loro primo posto ed essi ottenevano prestigio, peso politico e privilegi materiali. Vuole una tradizione che quando a Abu Sufyan, poco prima della conquista di Makka, vide sfilare davanti a sé nel campo, Dove era venuto per condurre negoziati, le truppe musulmane in gran numero in bell’ordine disse Mohammed: “Come hai potuto riunire tanta gente contro la tua patria? Dovresti dirigerla piuttosto contro i suoi nemici”. Mohammed avrebbe risposto: “Spero che DIO mi conceda di fare entrambe le cose”. Difatti, poco dopo, aveva sottomesso gli Hawazin e at-Ta’if, nemici di Quraysh. Ben presto i suoi successori avrebbero sottomesso i nemici comuni degli arabi. Tutto si svolse come se Quraysh avesse riconosciuto finalmente nel figlio misconosciuto il proprio Capo naturale, e nei pareri nebulosi che egli esprimeva le parole d’ordine che gli avrebbero assicurato il dominio dell’Arabia e del mondo. Persecuzioni e battaglie altro non erano state se non lungo malinteso e tutto rientrava ora nell’ordine. DIO eliminava definitivamente al-Lat, al-Uzza e al-Manat mentre gli altri arabi si univano ai quarashiti nella classe dirigente.

 

Pag. 287

tardi nella notte, fu designato come “sostituto” (khalifa donde abbiamo tratto califfo) del messaggero di DIO. L’Islam continuava a vivere.

 

 

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