Affissioni contro Papa Francesco appaiono nel centro di Roma

I «germi inquinanti» della «maldicenza», gli «influssi mondani contrari a Cristo e al Vangelo» corrompono le comunità cristiane. Nell’Angelus, com’era ovvio aspettarsi, Papa Francesco non fa riferimento esplicito alla vicenda dei manifesti anonimi comparsi sabato nella Capitale e per i quali si indaga nel sottobosco dell’estrema destra romana. Però è significativa la riflessione del pontefice intorno al Discorso della Montagna, l’invito di Gesù ad essere la luce e e il sale della terra: «La missione dei cristiani nella società è quella di dare “sapore” alla vita con la fede e l’amore che Cristo ci ha donato, e nello stesso tempo di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza e così via», ha spiegato Francesco. «Questi germi rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà e di riconciliazione». Così, ha aggiunto il Papa, «per adempiere a questa missione bisogna che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo: e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente».

L’attacco è stato preciso, violento, ben pianificato. Sbagliano i sostenitori di Francesco a voler minimizzare. E sbaglia anche il Vaticano a diffondere la tacita consegna “non ti curar di loro, ma guarda e passa”.

Perché i manifesti contro papa Bergoglio affissi sabato in molte parti del centro di Roma toccano i punti vitali dell’immaginario di questo pontificato. In primo luogo, il rapporto diretto con la massa dei fedeli e anche il popolo che ha visto ridicolizzato dalla foto il pontefice che si mostra ingrugnito. Più insidioso ancora è il secondo messaggio veicolato dalle affissioni: l’attacco brutale al cuore del messaggio dell’anno del Giubileo della misericordia appena concluso.

Un attacco “politico” in piena regola al pontificato bergogliano.

 

A partire dai primi mesi del pontificato e in accelerata con il primo sinodo sulla famiglia, il coagularsi costante e crescente di molteplici gruppi, preti, vescovi e cardinali sostenuti da una galassia di siti internet, il cui motto è: “Questo Papa non ci piace!”. E’ un demagogo, un populista, un comunista, un femminista, un eretico … Che protestantizza la Chiesa cattolica, sminuisce il primato papale, toglie sacralità alla cattedra di Pietro, si allontana dalla Tradizione, semina confusione tra i fedeli …”.

I manifesti di Roma, che attaccano pubblicamente Bergoglio nella Roma, di cui è vescovo e da cui svolge (come suona la definizione cattolica tradizionale) la sua “missione di pastore universale”, sono il segno allarmante di un movimento a lui contrario, che non ha tregua e incarna la stessa aggressività logorante che ha avuto negli Stati Uniti il tea party movement. La somiglianza colpisce. Quel movimento, che incessantemente anno dopo anno ha disgregato l’immagine di Obama, non era ovviamente in grado di rimuoverlo da presidente, ma al termine del suo mandato ha pesato enormemente sulle elezioni presidenziali.

 

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