Il Rosario: Cristianesimo ed Islam a confronto

Rosario Musulmano

Quando i tempi di dimostrano difficili, i veri credenti si distinguono per perseveranza e sopportazione nei confronti di coloro che invece si lasciano stressare e deprimere. E mentre persone di altre culture e fedi prendono medicine e tranquillanti, è probabile che il vero Cristiano e il Musulmano invece frughi in tasca e tiri fuori una collana di perline.

Storia di un oggetto

Non ci è noto sapere se questo oggetto sia nato prima in India, nei paesi mediorientali, o nell’ambito dei padri della Chiesa, l’unica cosa che sappiamo con certezza è che è rimasto parte integrante di molte tradizioni, ed approfondirle è un argomento interessante che lega popoli e culture solo apparentemente diversi e lontani.

La misbaha, il rosario musulmano per intenderci, ha svolto una funzione sia religiosa che sociale per gli arabi almeno fin dal IX secolo, quando se ne hanno le prime testimonianze scritte. In origine aveva il sacro scopo di aiutare i devoti a ricordare il numero di volte in cui era stata recitata una particolare preghiera o un elogio a DIO, ed aiutare anche a mantenere un i pensieri dell’uomo lontano dai pensieri a volte che corrono disordinati. Alcune tradizioni riportano che è arrivato in Medio Oriente attraverso l’India, e questa “collana” denominata misbaha all’inizio probabilmente non era altro che una manciata di semi di dattero o ciottoli spostati da un mucchietto all’altro nel corso delle devozioni. Alla fine i contatori furono infilati per comodità, materiali più preziosi furono sostituiti ai semplici originali, in questo modo nasceva il rosario musulmano.

Nel primo Cristianesimo invece alcune cordicine annodate erano usate per tenere il conto del numero di volte che dicevano la preghiera di Gesù. I primi a darne testimonianza furono i Padri del deserto, ma il concetto del Rosario fu attribuito a Domenico di Osma in un’apparizione della Vergine Maria durante l’anno 1214 nella Chiesa di Prouille. Eppure anche nel Cristianesimo era conosciuto dal IX secolo in diverse forme. In ogni modo, proprio per questa apparizione mariana ricevette il titolo di Nostra Signora del Rosario. Nel XV secolo fu promossa da Alanus de Rupe (alias Alain de la Roche o Alan della Roccia), un sacerdote e teologo domenicano, che stabilì le “quindici promesse del rosario” e diede inizio a molte confraternite del rosario. Eppure secondo le edizioni del XX secolo dell’Enciclopedia Cattolica, la storia della devozione di Domenico al Rosario e della presunta apparizione di Nostra Signora del Rosario non appare in alcun documento della Chiesa Cattolica o dell’Ordine Domenicano almeno fino a degli altri scritti di de Rupe, circa 250 anni dopo Domenico.

Rosario Cristiano con una croce all’estremità

Il Rosario Cristiano

Il Rosario (rosarium, nel senso di “corona di rose” o “ghirlanda di rose”), noto anche come Rosario Domenicano, per il Cristianesimo si riferisce ad un insieme di preghiere usate nella Chiesa cattolica e quindi al filo di nodi o grani usato per contarle.

Le preghiere che compongono il rosario sono disposte in serie di dieci Ave Maria, chiamate decadi. Ogni decennio è preceduto da un PADRE Nostro e tradizionalmente seguito da un Gloria al PADRE. Molti cattolici scelgono anche di recitare la preghiera “O Gesù mio” dopo il Gloria al PADRE, che è la più nota delle sette preghiere di Fatima. Durante la recita di ogni serie, si pensa a uno dei Misteri del Rosario, che ricordano eventi della vita di Gesù e di Maria. Per ogni rosario si recitano cinque decadi. La corona del rosario è un aiuto per recitare queste preghiere nella giusta sequenza.

Nel corso di più di quattro secoli, diversi papi hanno promosso il rosario come parte della venerazione di Maria nella Chiesa cattolica, e consistente essenzialmente nella meditazione sulla vita di Cristo. Il rosario rappresenta anche l’enfasi cattolica sulla “partecipazione alla vita di Maria, il cui centro era Cristo”, e il tema mariologico “a Cristo attraverso Maria”.

Il Tasbih: Il Rosario Musulmano

Il rosario musulmano (مِسْبَحَة‎) ha in realtà diversi nomi a seconda dei vari dialetti dell’arabo o delle varie lingue dei paesi in cui viene usato: Tasbeeh o Misbaha, ma anche Tespih, Sebha o Subha. E chi  ha viaggiato almeno una volta nei paesi arabi si sarà accorto delle molte persone che sembrano giocherellare con quest’oggetto.

L’origine del Tasbeeh come detto non è certa, ma comunque a causa dei contatti con la vicina India dove già veniva usato il Mala (o Japamala) è possibile un collegamento. L’uso del Tasbeeh si lega a quella forma di preghiera presente nella tradizione spirituale dell’Islam che è il dhikr, ovvero il ricordo incessante di DIO, la ripetizione del Suo Nome. Questa pratica è ben descritta da un testo di al-Ghazali: “Dopo essersi seduto nella solitudine, il sufi non cesserà di dire con la bocca: ALLAH, ALLAH, continuamente, con la presenza nel cuore”.

La forma prevede 99 grani sono divisi in 3 sezioni, e l’ultimo di questi, il centesimo è di forma longitudinale e chiude la catena. Ogni grano rappresenta sia uno dei “99 Nomi di DIO”, nomi per mezzo dei quali il musulmano medita il mistero divino, ma viene utilizzato anche per la recitazione dei versetti del Corano o delle preghiere da ripetere molte volte. In modo particolare sono tre le preghiere da ripetere:

Sub’hanALLAH: Glory to GOD (33 times)
AlhamdulillAH: Praise to GOD (33 times)
ALLAH Akbar: GOD is great (34 times)

 

Gli Wahhabiti, una delle correnti dell’islam, non ne ammettono l’uso, mentre il teologo Ibn al-Giawzî ha dichiarato invece che “è una pratica raccomandabile”, riferendosi a un hadîth di Sâfiyya che “glorificava DIO” utilizzando dei noccioli di dattero o dei sassi.

Forma e Curiosità

Una tesi sostiene che i Cristiani in passato avrebbero usato il Tasbeeh in quanto i 33 grani rappresenterebbero gli anni di Gesù e la ripetizione delle 3 volte 33, rappresentava la triplice manifestazione della Trinità: PADRE, Figlio e Spirito Santo. In merito a questa teoria ci sarebbero prove che dimostrano la diretta discendenza del rosario cattolico dal misbaha arabo, introdotto in Europa occidentale nel corso del 13° secolo, dopo più di due secoli di scambi tra i Franchi e gli Arabi durante le Crociate.

Le misbaha può essere da 33 o 99 perle, e questo similmente per i cristiani che i musulmani. Un tempo alcune tradizioni ne attribuivano l’uso all’una o all’altra religione, ma questa concezione è stata da tempo abbandonata. Il rosario di entrambe le religioni ha un pezzo intagliato a forma di manico attraverso il quale vengono infilate e annodate le due estremità della corda , spesso per i musulmani con una sorta di ciuffo di lembi ornamentale, e nella versione a 99 perle le perle sono separate in divisioni di 33. In passato esisteva un terzo tipo di misbaha, composto addirittura da 1.000 grani delle dimensioni di un uovo disposte su di una grossa corda, questo oggetto veniva usato nelle cerimonie funebri dell’Egitto, dove ai funerali si formava un grande cerchio tenendo questa grande misbaha e facendo circolare le sue perle ricordando così le 3.000 ripetizioni della professione di fede musulmana: La ilaha ilia ALLAH (“Non c’è Dio all’infuori di DIO.”).


Bibliografia:

Translate into your language
Main Topics
ASH’s Newsletter