ALLAH

ALLAH (Arabo: ) è la parola araba per indicare il DIO Unico. Nella religione islamica ALLAH è la parola con cui DIO definisce se stesso nel Corano. Di conseguenza, visto il valore veicolare della lingua araba per la cultura islamica, è questo il nome prevalentemente usato per indicare la divinità Una e Unica nei paesi di lingua araba e in tutto il mondo musulmano.

A differenza di quanto comunemente ed erroneamente si pensa il termine non indica quindi “il Dio dell’Islam, o dei Musulmani, ma il DIO Unicom di Abramo menzionato nella Legge e nei Profeti (Bibbia e Nuovo Testamento)

Origine del termine

Il termine deriva linguisticamente dalla radice arabo-semitica ʾ-l-h, che indica la generica “divinità” (in arabo “al-ilāh”), unita all’articolo determinativo arabo al. La parola Allāh è passato in italiano ad indicare il “DIO Uno e Unico” della religione Ebraica, Cristiana e quindi Musulmana.

Occorre ricordare che in un passaggio del Corano risulta che questo sia uno dei due nomi con cui la Divinità chiama Se Stesso (l’altro è al-Ramān, letteralmente traducibile come “il Misericordioso”). Da ciò la preferenza di alcuni studiosi e di vari musulmani per il mantenimento dell’originale nome arabo.

Già in epoca preislamica (jāhiliyya) il nome Allāh era anche impiegato dai pagani per indicare un’importante divinità di un pantheon politeista; nello specifico,  associavano ad Allāh altri dei, compagne, figli e figlie.

La radice etimologica è la stessa dell’ebraico e biblico Elohim.

Un’altra ipotesi, derivata dallo studio dei graffiti e iscrizioni nell’Arabia meridionale, considera ALLAH la pronuncia arabo – orientale di Hu – bal, cioè “il bal“, cioè “il Signore”, Baal, la divinità semitica già nominata nella Bibbia.

Secondo Francis Edward Peters, «…il Corano insiste, i musulmani credono e gli storici sostengono che Maometto e i suoi successori seguono lo stesso DIO degli Ebrei, e quindi dei Cristiani. (29:46). ALLAH nel Corano è lo stesso DIO Creatore in cui credeva Abramo». Peters rileva che il Corano descrive ALLAH (DIO) come una divinità ancora più trascendente dello Yahvè degli Israeliti e come il DIO di tutti gli uomini che lo seguono, una divinità universale, non legata più esclusivamente al solo Popolo Eletto (Israele), ma ormai a tutte le Nazioni.

Nel Corano

Per il Corano, ALLAH è il benevolo Creatore ex-nihilo dell’universo, riassumibile nella ricorrente espressione Khāliq al-samāwāt wa l-arḍ, “Creatore dei cieli e della Terra” e Giudice dell’umanità, Eterno, Onnipotente, Onnisciente, Misericordioso e Pietoso con le Sue creature, assolutamente trascendente e non comparabile con nessuna delle Sue creature, inconoscibile dagli uomini se non per mezzo della rivelazione dei testi profetici e della loro interpretazione. La tradizione islamica gli riconosce 99 “Nomi” (o al-asmāʾ al-ḥusnā), che servono poi a formare nomi teofori assai diffusi nell’onomastica araba quando siano preceduti dal termine ʿabd (servo di): ʿAbd Allāh, ʿAbd al-Raḥmān, ʿAbd al-Raḥīm, ʿAbd al-Nāṣir, ʿAbd al-Majīd, ecc. Ognuno di questi nomi evoca una sua diversa caratteristica o attributo, come al-Raḥmān (il Misericordioso) o al-Raḥīm (il Compassionevole), e tutti si riferiscono ad ALLAH, cioè il Nome Supremo che comprende tutti gli altri.

ALLAH si è rivelato ad Adamo, il primo uomo che riconosce il DIO Unico, la Sua volontà, additandogli i suoi doveri. Conoscere tali voleri ALLAH avrebbe reso Adamo il primo Profeta perché egli avrebbe poi riportato quanto rivelatogli alla sua discendenza. L’obbedienza al volere divino sarebbe stata ricompensata da DIO con il premio eterno del Paradiso mentre la sua disubbidienza sarebbe stata punita con l’Inferno, ed entrambe le cose sarebbero determinate in via definitiva nel corso di un futuro Giorno del Giudizio (yawm al-dīn) alla fine dei tempi.

Tale Rivelazione sarebbe stata nuovamente trasmessa ad altri uomini prescelti, i Profeti, che talora avrebbero assolto la funzione di inviati di DIO presso le nazioni del mondo. Il loro numero sarebbe altissimo e in questo lungo elenco sarebbero compresi tutti i profeti antico-testamentari, dal momento che anche la Tōrāh è considerato ciò che resta, d’una originaria piena Rivelazione Divina. Lo stesso Gesù Cristo è considerato un Profeta inviato da ALLAH, per importanza secondo solo a Maometto, e anche il Nuovo Testamento è in buona parte ritenuto verità divina rivelata.

Il fluire del tempo, coi suoi inevitabili oblii, e l’azione talora ostile degli uomini avrebbe provocato la riproposizione sempre identica nei contenuti della Rivelazione, fino all’ultima che sarebbe stata portata una volta per tutte, su ordine Divino, dall’Arcangelo Gabriele (Gibrīl) a Maometto, per questo definito “Sigillo dei Profeti” (Ultimo dei Profeti). Maometto quindi è l’ultimo e il più importante dei profeti inviati da ALLAH.

Nel Cristianesimo

Il termine, che significa letteralmente “IDDIO”, è anche usato dagli Arabi cristiani, a volte con leggere varianti di pronuncia legate alla religione del parlante, dal momento che i musulmani enfatizzano la doppia “elle” (ALLAH), al contrario dei cristiani che pronunciano in modo del tutto normale la consonante liquida. Questa consuetudine risale ai primi secoli dell’espansione Musulmana, quando le comunità Cristiane del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale vennero messe a confronto con la lingua e la cultura araba. Per lo stesso motivo, “ALLAH” viene usato in riferimento al DIO Cristiano anche da altre minoranze cristiane residenti in contesti musulmani e linguisticamente assimilate alle circostanti popolazioni di fede islamica: un esempio tra tutti sono i Karamanlidi, una popolazione cristiana di lingua turca residente nella Cappadocia fino agli anni Venti.

 

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