Il Vangelo di Giacomo (noto anche come Vangelo dell’Infanzia di Giacomo o come Protovangelo di Giacomo) è un vangelo in lingua greca composto probabilmente verso il 140-170 d.C. Espande i racconti dell’infanzia di Gesù contenuti nel Vangelo secondo Matteo e nel Vangelo secondo Luca, fino a presentare un’esposizione della nascita e dell’educazione di Maria, per poi rielaborare le narrazioni canoniche sulla natività di Gesù. Si tratta del più antico testo cristiano che sostenga la verginità di Maria non solo prima, ma durante e dopo la nascita di Gesù.

È uno dei Vangeli apocrifi (non è cioè incluso in alcun canone biblico). Tuttavia la tradizione cristiana ha accettato alcune delle informazioni in esso contenute, in particolare relativamente alla vita di Maria e dei suoi genitori Anna e Gioacchino.

Deve il nome “protovangelo” all’umanista francese Guillaume Postel nel XVI secolo ed è relativo all’antecedenza cronologica degli eventi in esso narrati rispetto al materiale contenuto nei quattro vangeli canonici.

giotto_nativity_birth_of_jesusGiotto, la Natività di Gesù della Cappella degli Scrovegni. La presenza tradizionale del bue e dell’asinello è data dalla sola testimoniata dal Vangelo di Giacomo.

Il testo si presenta come scritto da Giacomo a Gerusalemme (24,1), suggerendo come autore Giacomo il Giusto fratello del Signore, morto nel 62. Alcuni studiosi ritengono tuttavia che tale attribuzione sia pseudoepigrafa a causa dello stile e linguaggio del testo e la carente conoscenza di usi civili e religiosi giudei, dato che la tradizione decrive Giacomo come cristiano e giudeo fervente.

Il fatto di avere passaggi in comune con il Vangelo secondo Matteo (la narrazione della strage degli innocenti) e il Vangelo secondo Luca (la nascita di Giovanni da Elisabetta), entrambi composti ben oltre la data della morte di Giacomo, rende o veritiera la sua autenticità e antecedenza agli altri Vangeli o improbabile la composizione per mano di Giacomo.

L’opera fu composta verso la metà del II secolo. La prima menzione del testo è da parte di Origene (185-254), che nel Commentario al Vangelo di Matteo (probabilmente 246-248), relativamente alla questione dei fratelli di Gesù, accenna a un Vangelo di Pietro e a un “Libro di Giacomo”. Nel Decreto Gelasiano (databile 492-496) viene elencato tra le opere apocrife.

Tre sono le fonti principali per il testo: le tradizioni extra-canoniche, l’Antico Testamento nella redazione della Septuaginta e i vangeli canonici di Matteo e Luca. Alle prime risale l’elemento della nascita in una caverna, noto anche a Giustino; interi paragrafi richiamano da vicino passi della Septuaginta; la fusione in un’unica armonia delle due narrazioni evangeliche, matteana e lucana, forma infine la trama su cui si dipana la narrazione del Protovangelo.

Tradizione manoscritta

Del Protovangelo ci sono pervenuti circa 130 manoscritti in greco, che testimoniano la popolarità e diffusione che ha goduto nella tradizione cristiana orientale. Il frammento più antico è risalente al III secolo o inizio IV, conservato nella Bodmer Library di Ginevra (Papyrus Bodmer 5), trovato nel 1958. La maggior parte dei manoscritti greci sono databili a partire dal X secolo. I principali:

Il Protovangelo inoltre fu successivamente tradotto in siriaco, etiopico, copto, georgiano, paleo-slavo, armeno, arabo, irlandese. L’assenza di antichi manoscritti in latino mostra che l’accoglienza nell’occidente latino fu tiepida e comunque tarda.

Il 5 luglio 2005, ad Arles, in Francia, nella soffitta del monastero di Saint-Jacques, sono stati ritrovati alcuni fogli che farebbero riferimento a riti battesimali incentrati sul Protovangelo. La loro attendibilità è comunque ad ora incerta.

Genere

Il Vangelo di Giacomo appartiene al genere dei cosiddetti vangeli dell’infanzia. Questi presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico, che contrasta con la sobrietà dei 4 vangeli canonici, col fine di illustrare i dettagli relativi alla vita pre-ministeriale di Gesù altrimenti ignoti. Tale letteratura è caratterizzata da un’assente o imprecisa conoscenza degli usi e costumi giudaici o da altre imprecisioni di natura storica o geografica, che ne inficiano il valore storico degli eventi narrati. Inoltre, nessuna di tali opere compare in qualche manoscritto biblico o in antichi elenchi dei testi canonici ritenuti ispirati.

Altri vangeli apocrifi dell’infanzia sono il Vangelo dell’infanzia di Tommaso, il Vangelo dello pseudo-Matteo (basato su quelli di Giacomo e Tommaso), il cosiddetto Vangelo arabo dell’infanzia. Le caratteristiche stilistiche di tali opere suggeriscono datazioni a partire dal II secolo.

Contenuto

I 25 capitoletti (molto più brevi degli omologhi canonici) possono essere suddivisi in base al contenuto in 3 parti di 8 capitoli ciascuno, più la conclusione:

1-8: nascita di Maria e presentazione al tempio

9-16: scelta di Giuseppe come sposo verginale

« Allora il sacerdote disse a Giuseppe: “Tu sei stato prescelto a ricevere la vergine del Signore in tua custodia! Giuseppe si schermì dicendo: “Ho già figli e sono vecchio, mentre essa è una fanciulla! Che io non abbia a diventare oggetto di scherno per i figli di Israele!” »
Ma su insistenza del sommo sacerdote Giuseppe prese in custodia Maria e tornarono alla casa di lui, dopo di che lui partì per lavoro.

17-24: nascita di Gesù

 

Analisi

La menzione dei nomi dei genitori di Maria, Anna e Gioacchino è all’origine di un’ininterrotta devozione popolare che non può essere falsificata a partire da altre fonti storiche.

Il Protovangelo, similmente agli altri vangeli dell’infanzia, presenta alcuni personaggi che ritroviamo nelle opere canoniche. Lo scriba delatore Anna del c. 15 va probabilmente identificato con l’Anna (abbreviazione del nome maschile Anania) che ricoprì la carica di sommo sacerdote tra il 6 e il 15 d.C. e che in seguito affiancò e diresse il genero Caifa nella stessa carica tra il 18 e 36 d.C., giocando un ruolo chiave nella condanna di Gesù. La levatrice Salome, dapprima incredula poi credente, va probabilmente identificata con la Salomè discepola di Gesù presente durante la passione, moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo e Giovanni.

La descrizione di Giuseppe come anziano vedovo con figli (c. 9) compare per la prima volta proprio nel Protovangelo. Tale elemento, che non trova riscontro nei Vangeli canonici, cerca di chiarire la natura dei fratelli di Gesù che compaiono nei vangeli, indicandoli come fratellastri. Questa interpretazione verrà poi ripresa da Origene nel passo summenzionato del Commentario al Vangelo di Matteo, e in seguito fatta propria fino ad oggi dalla tradizione della Chiesa ortodossa (la tradizione della Chiesa cattolica invece interpreta il nome: “fratelli di Gesù” come “cugini di primo grado”, figli di Alfeo-Cleofa e Maria di Cleofa). L’anzianità di Giuseppe risulta invece universalmente presente nella tradizione iconografica cristiana, come anche il particolare del bastone (usualmente appare fiorito sulla falsariga di Nm17,17-24).

Anche la descrizione del luogo della nascita come una grotta (c.18) compare per la prima volta nel Protovangelo. Questo particolare non è presente nei vangeli canonici e godette in seguito di un’ampia diffusione nelle raffigurazioni artistiche della natività, fino a molti degli attuali presepi. L’architettura della Chiesa della Natività di Betlemme, voluta dall’imperatore Costantino I, conferma questa tradizione. Tale particolare non deve essere necessariamente visto come in antitesi con l’altra diffusa tradizione popolare, quella della nascita in una stalla: l’orografia della Palestina è caratterizzata da numerose piccole grotte che venivano spesso usate come dispense o piccole stalle, sovente ampliate e incorporate in costruzioni in muratura.

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