Il 45° Presidente eletto negli Stati Uniti: Donal Trump

Trump nuovo Presidente degli Stati Uniti, sconfiggendo nettamente la Clinton.

DONALD Trump sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Dopo Barack Obama, sarà lui il nuovo inquilino della Casa Bianca, guida della superpotenza Americana.

“Per repubblicani e democratici è arrivato il tempo dell’unione. Dobbiamo collaborare, lavorare insieme e riunire la nostra grande nazione. Ho appena ricevuto le congratulazioni di Hillary Clinton e io mi congratulo con lei. La nostra non è stata una campagna elettorale, ma un grande movimento”, ha detto Trump nel suo primo discorso dopo i risultati. Emozionato, è salito sul palco con la famiglia al completo, Melania, la nuova First Lady vestita di bianco e tutti i figli. Come colonna sonora le note epiche dei titoli di coda di Air Force One, film del 1997 con protagonista Harrison Ford nei panni di un eroico presidente degli Stati Uniti. “Prometto che sarò il presidente di tutti gli americani”. E ancora: “I dimenticati di questo Paese, da oggi non lo saranno più”.

Alla mezzanotte italiana (le 6 sulla costa Est) si sono chiusi i primi seggi in Kentucky e in Indiana, entrambi considerati ‘safe’ (sicuri) per i repubblicani e dove Trump ha vinto senza sorprese per poi aggiudicarsi subito anche il West Virginia e dare il via al conto alla rovescia.

Lo staff di Trump, all’inizio scoraggiato – “Ci vorrebbe un miracolo” aveva detto un suo consigliere di alto livello – in breve ha cambiato tono, Trump ha ripreso terreno e non ha più frenato. Le foto su Twitter del quartier generale sono diventate di festa. L’imprenditore che sorride, fa segni di vittoria, intorno strette di mano, abbracci. La mossa che tradiva insicurezza, fatta a seggi ancora apertissimi, di aver presentato in Nevada un primo ricorso contro il voto – respinto dopo poche ore dal giudice -, è diventata inutile.

Hillary Clinton ha vinto in Vermont, Delaware, Illinois, Maryland, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island, District of Columbia, New Mexico, ma fino allo Stato di New York, ha raccolto briciole. Con le ore che passavano anche i sostenitori diventavano cauti. “Comunque vada l’America resta una grande nazione. Domani mattina sorgerà lo stesso il sole”, ha detto Barack Obama. La stessa Hillary ha twittato in anticipo un “qualsiasi cosa accada, grazie lo stesso”. Poi ha raccolto i consensi della Virginia, California, Oregon, Hawaii e Colorado. Ma non è bastato e Nevada o Maine non hanno fatto differenza.

Trump è diventato un’onda rossa. Di seguito si è aggiudicato Oklahoma, Mississippi e Tennessee, Alabama e South Carolina. Poco dopo Arkansas, Nebraska, South e North Dakota, Wyoming e Texas. Il New York Times per la prima volta, a metà notte, ha cambiato le proiezioni dandolo per vincente al 58 per cento.

I bookmakers hanno voltato le spalle a Hillary togliendole la coroncina di cartone che la vedeva come la scommessa più sicura. Le borse sono crollate, l’oro ha acquistato valore, Londra, Tokyo e Hong Kong sono affondate nel nuovo sogno americano.

E Trump ha continuato ad aggiudicarsi Stati. Montana e Missouri, Idaho, Utah fino a prendere l’Ohio, la chiave che ogni presidente americano ha sempre tenuto in mano prima di aprire la porta della Casa Bianca. Di chiavi ha preso l’intero mazzo, con Florida e North Carolina, ed è volato via. Al suo quartier generale, quando in Italia non era ancora l’alba, hanno cominciato a prepararsi per la festa. A raccogliere le loro cose insieme ai voti di – Utah, Georgia, Iowa, Pennsylvania, Alaska – per andare all’Hilton Midtown, dove per il ‘Victory party’, nella ballroom lo aspettavano in oltre mille invitati.

In bilico sono restati Michigan, New Hampshire e Wisconsin, ma il tycoon è sempre stato avanti nella corsa per la Casa Bianca fino ad aggiudicarsi i 279 grandi elettori (i delegati che formalmente eleggeranno il 19 dicembre il presidente Usa), nove in più dei necessari a conquistare la presidenza, lasciando Hillary a contare i suoi 218.

I repubblicani, come previsto, hanno confermato il controllo della House of Representative, anche se la maggioranza si è ridotta. Il Grand Old Party avrebbe 235 seggi contro i 247 delle precedenti elezioni del 2014; i democratici che ne avevano 185 sarebbero saliti a quota 200. I repubblicani hanno strappato ai democratici la Camera sin dal 2010. Ancora in bilico il Senato, dove sono in ballo 35 seggi su 100.

Il nuovo presidente americano ha festeggiato a New York. Per la prima volta in oltre 70 anni, la metropoli americana ha ospitato per l’Election Day sia il candidato repubblicano che quello democratico, vicini di casa. Ma che dopo una battaglia durata quasi due anni, non sono mai stati più lontani.

 

Donald Trump supera nettamente Hilary Clinton e diventa il 45° Presidente degli Stati Uniti.

Donald Trump supera nettamente Hilary Clinton e diventa il 45° Presidente degli Stati Uniti.

Le congratulazioni di Putin a Trump: “Crisi finita”, “Nuovo dialogo Usa-Russia”.

“Mi auguro che rapporti russo-americani possano uscire dalla crisi” Con queste parole il presidente russo Vladimir Putin, sostenitore da sempre del candidato repubblicano alla Casa Bianca, si è congratulato con il neo presidente Donald Trump. Nel telegramma inviato per congratularsi, il leader del Cremlino il leader del Cremlino si dice “sicuro” che il dialogo fra Mosca e Washington, basati sul rispetto reciproco, rispondano “agli interessi dei due Paesi”, fa sapere il Cremlino citato dalla Tass.

Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno “partner stretti e vicini”. Lo ha detto la premier britannica Theresa May congratulandosi con Donald Trump per l’elezione alla presidenza degli Usa. May si augura di parlare della “relazione speciale” fra i due Paesi “nella prima occasione possibile”. Fra coloro che hanno accolto positivamente il risultato delle urne Usa anche Viktor Orban,primo ministro ungherese: “Grande notizia. La democrazia è ancora viva”. Positivo anche il premier dello Stato ebraico, Benyamin Netanyahu, che si è felicitato con il presidente americano eletto Donald Trump “è un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione” ha affermato.  Più cauto Pietro Parolin,segretario di Stato del Vaticano, in una nota fa sapere che la Santa Sede rispetta “la scelta espressa dal popolo americano”. Parolin ha poi aggiunto: “Assicuro anche la nostra preghiera che lo illumini e lo sostenga nel servizio della sua patria ma anche nel servizio del benessere e della pace nel mondo”

 

La Cancelliera tedesca Angela Merkel spera che Washington continui a offrire piena collaborazione alla Germania: “Abbiamo valori comuni. Con nessun altro Paese, al di fuori dell’Unione europea, abbiamo un legame più profondo” ha detto a Berlino, congratulandosi per la sua elezione. “Germania e America sono legati da valori: democrazia, liberta’, rispetto del diritto e della dignita’ della persona umana, indipendentemente da provenienza, colore della pelle, religione, sesso, orientamento sessuale” o “politico”, ha dichiarato Merkel. “Sulla base di questi valori offro al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, una stretta collaborazione”, ha aggiunto la cancelliera. E il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier ha detto che sebbene le elezioni americane sono andate “diversamente” da quanto molti avrebbero desiderato “dobbiamo accettare” l’elezione di Donald Trump. Steinmeier, in una dichiarazione fatta a Berlino e trasmessa in diretta dalla tv N24, ha detto inoltre che ora “nulla è più facile, molto diventa più difficile”.

Nonostante alcune voci abbiano affermato che l’Eliseo ha ritardato a congratularsi con il neo eletto presidente Usa per la mancanza di una lettera ufficiale, scritta solo per la vittoria di Hillary, il presidente francese François Hollande ha parlato subito dopo la conferma dell’elezione del tycoon, con un commento che è però risultato assai gelido il suo commento: “Si apre un periodo di incertezza, va affrontata con lucidità e chiarezza”.  Bisogna essere “vigili e sinceri” con il partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi “com’è naturale che sia” con il candidato repubblicano. Di tutt’altro avviso la leader del Front National Marine Le Pen “Quello che è successo questa notte non è la fine del mondo, è la fine di un mondo” ha detto dopo la vittoria di Donald Trump “La sua elezione è una buona notizia per il nostro Paese. I suoi impegni saranno benefici per la Francia”, ha continuato. E ancora, per Le Pen, quello di oggi  “è il ritorno dei popoli liberi” e di “un’immensa sete di libertà”.

“Questa mattina ci siamo congratulati con il presidente eletto Donald Trump ma, nonostante sia una scelta democratica dei cittadini americani, siamo consapevoli delle nuove sfide che porta”, di cui la prima è “l’incertezza delle nostre relazioni transatlantiche”. Così il presidente Ue Donald Tusk, che ha quindi rivolto un “appello”, dopo quello all’unita’ Usa da parte di Trump, “all’unità Ue e transatlantica”, ricordando le “origini comuni” dovute agli immigrati europei in Usa e l’aiuto Usa per costruire l’Ue.

 

Pagina 2 >>> L'ennesimo influente flop dei sondaggi

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