Per media e politologi certa vittoria a Clinton, ma il voto li ha smentiti. L’ammissione: “Abbiamo perso contatto con realtà”

“Nella vita non ne ho mai azzeccata una, manderò un curriculum a una società di sondaggi”. Sul web impazza l’ironia sul fallimento delle previsioni di votonelle elezioni presidenziali americane. All’apertura dei seggi tutti i principali sondaggi davano Hillary nettamente favorita, anche i principali media erano concordi: “la Clinton è a un passo dai 270 grandi elettori necessari per vincere”. Il NYT le dava l’85% di possibilità di vittoria, FiveThirtyEight, il sito del giornLIST Nathan Silver molto accreditato il 71,4% delle chanches, senza contare le quote per scommettitori che davano a Hillary il 7954% delle probabilità di vittoria.

Sondaggi troppo distanti dalla realtà. Errore di valutazione o premeditazione?
Sondaggi troppo distanti dalla realtà. Errore di valutazione o premeditazione?

Una valutazione errata
Tutto si è capovolto poi nel corso della notte. Solo il Los Angeles Time da sempre prevedeva la vittoria di Trump. Ora si sprecano le deduzioni: isondaggisti hanno sottostimato il voto bianco, rurale ed operaio,sovrastimando quello dei giovani sotto i 35 anni e degli afroamericani. Gli oracoli della demoscopia non ne hanno indovinata una: donne, neri e latinos dovevano premiare la Clinton, ma non è andata così. Trump ha preso più voti dei latinos in Nevada, Arizona e New Mexico; nessuno immaginava che la Clinton perdesse il Wisconsis, invece lo ha perso. Non da ultimo, il comitato elettorale della Clinton ha speso decine di milioni per sondaggi interni, che poi venivano fatti trapelare alla stampa che li rilanciava, così l’esito è stato definito incredibile, imprevedibile, choccante.

L’ eccessivo distacco dalla realtà
Ma le previsioni erano scientificamente supportate o erano ideologicamente indirizzate? Erano insomma più desideri che algoritmi o statistiche. Possibile che il fallimento delle previsioni sia dovuto solo alle bugie degli elettori che non dicono per chi votano? È troppo semplicistico e comodo dire questo. Dietro ai sondaggi ci sono studi precisi e analitici, il campione deve essere rappresentativo e i calcoli basati su formule precise, le variabili devono essere messe in conto, l’enorme prateria degli indecisi bisogna saperla interpretare e non liquidarla con superficialità. Forse allora sondaggisti e analisti non hanno saputo leggere i dati o ancora più grave non hanno raccolto i giusti dati che erano lì sotto ai loro occhi, forse non li hanno capiti o voluti capire. Tutta la tecnologia di raccolta dei dati, passi avanti nell’uso dei Big Data e nella loro elaborazione servono a poco se c’è un grave difetto di osservazione.Sondaggisti, opinion manager e politologi si cospargono di cenere il capo e ammettono: “Abbiamo perso il contatto con la realtà”, con quella “politica del tram” di cui parla un grande inviato come Rumiz, che ti “impolvera le scarpe”  e ti permette di sentire il polso e capire cosa si muove nella società. Perché non è mai la realtà che tradisce gli analisti, bensì il contrario.

 

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