Abramo (in ebraico: אַבְרָהָם, Avraham, che significa “Padre di molti/dei popoli”; in arabo: ابراهيم‎, Ibrāhīm) è un Patriarca delle Religioni Abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo ed Islam). La sua storia è narrata nel Libro della Genesi (il Primo Libro delle Sacre Scritture) e quindi mensionato anche come patriarca dal Vangelo e dal Corano. Secondo Genesi (17,5), il suo nome originale era אַבְרָם (Avram, Abram), poi cambiato da DIO in Avraham in segno dell’Alleanza stipulata.

Padre di popoli

Abramo e il figlio Isacco mentre salgono sul Monte

Come nell’Ebraismo e il Cristianesimo, anche l’Islam considera Abramo come patriarca e antenato del popolo arabo, per mezzo del figlio Ismaele avuto con la schiava Agar, concessa dalla moglie Sara in quanto apparentemente incapace di dare una discendenza al marito. Questa parentela con gli Aramei semiti della fine del II millennio a.C. e con i proto-Arabi della prima metà del I millennio a.C. era piuttosto sentita dagli Ebrei antichi, e confermata dalle genealogie riportate nel Libro di Genesi.

Per ricerche storico-fenomenologiche sembra che i discendenti dell’ultima moglie di Abramo, Ketura (sposata dopo la morte di Sara), possano essere riconosciuti in sedici gruppi protoarabi di nomadi. L’Ebraismo, il Cristianesimo, l’Islam e la Fede Bahai vengono anche dette Religioni Abramitiche, con riferimento alla loro dichiarata discendenza comune da Abramo.

Il racconto biblico

Il collegamento con le precedenti genealogie e la prima emigrazione

La genealogia contenuta in Genesi 11.10-32 è, dopo il breve riferimento alla famiglia di Caino (4.17-22), l’elenco dei patriarchi da Adamo a Noè e la discendenza di Noè, la quarta inserita nel Libro della Genesi e serve a stabilire un legame tra la storia di Noè e quella di Abramo. Questa quarta genealogia è posta dopo il racconto della torre di Babele, quando i popoli sono stati messi in confusione da DIO con l’inserimento nella storia umana delle diverse lingue.

Abram (questo era il nome in origine di Abramo), figlio di Terach e fratello di Nacor e Aran, viveva nella città di Ur con la propria famiglia. Qui sposò la sorellastra Sarai, figlia dello stesso padre, ma di madre diversa. Abram, ascoltando la Parola di DIO, lascia il resto della sua famiglia e inizia il viaggio che lo condurrà ad Haran (città della Mesopotamia settentrionale).

DIO parla ad Abramo

Un giorno DIO parlò ad Abramo, ordinandogli di lasciare la sua terra e di dirigersi nella terra che Lui gli avrebbe indicato. Tre sono le promesse che DIO fa ad Abramo:

  • sarà padre di una moltitudine di popoli per mezzo di una numerosissima discendenza;
  • la benedizione, tramite lui, di tutti i popoli della Terra;
  • la promessa di un territorio per la sua discendenza.

Abram, che aveva a quel punto 75 anni e non era ancora riuscito ad avere figli a causa della sterilità iniziale di Sara, obbedì: radunò tutti i suoi beni e partì, lasciando Haran, con sua moglie e il nipote Lot. Quando arrivò nel paese di Canaan nei pressi di Sichem, DIO gli apparve in un luogo chiamato Betel (“Casa-di-DIO”) e gli fece la promessa che quella terra sarebbe appartenuta alla sua discendenza. Lì, Abram costruì un altare in onore del SIGNORE. Poi piantò la tenda tra Betel e Ai e costruì un altro altare. Infine, si diresse verso il Neghev.

Fuga in Egitto

Per salvarsi dalla carestia a Canaan, Abram fuggì in Egitto, raccomandando a Sara di dire di essere sua sorella, nel timore che la bellezza di lei potesse attrarre su di lui la violenza degli Egiziani; Infatti giunsero voci riguardanti i forestieri e la bellezza di Sara al faraone, che li fece condurre al palazzo. Al faraone piacque Sara e credendo fosse sorella di Abramo giacque con lei e colmò di beni Abramo. In seguito venne a sapere che Sara è in realtà moglie e non sorella di costui, caccia i due dall’Egitto (“Allora il faraone convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!»”). (Genesi, 12,10-20).

Lot a Sodoma

Abram tornò nel Neghev dall’Egitto, dove si separò dal nipote Lot, che scelse di trasferirsi nelle vicinanze della città di Sodoma (Genesi, 13,9-11).

Nello stesso luogo dove tempo prima DIO gli aveva parlato, Abram ebbe una nuova rivelazione da DIO: in lui sarebbero state benedette tutte le genti, gli avrebbe concesso una discendenza numerosa come le stelle del cielo e i granelli di sabbia del mare.

Nella Bibbia è citato a questo punto un conflitto militare tra diversi re, difficilmente identificabili. Anche i re di Sodoma e Gomorra furono coinvolti nel conflitto: sconfitti entrambi, le due città furono sottoposte a saccheggio e Lot preso prigioniero. Uno scampato al massacro avvertì Abram del destino del nipote e questi organizzò i propri uomini per liberare Lot, raggiungendo quei re a Dan e sgominandoli.

Il re di Sodoma raggiunse Abram per riscattare i suoi uomini, ma Abram gli restituì tutto quanto era suo senza chiedergli nulla. In questa occasione apparve Melchisedec, “sacerdote del DIO Altissimo” e re di Salem (Gerusalemme), che benedisse Abram al suo ritorno.

Abram diventa Abramo

In una nuova visione, DIO confermò ad Abram l’Alleanza, che si sarebbe estesa a tutta la sua discendenza. Sara era sterile e avanti negli anni, quindi Abram ritenne opportuno accettare il suggerimento di Sara di avere un figlio con la schiava egiziana Agar, che chiamò Ismaele. Ma DIO apparve nuovamente ad Abramo tredici anni più tardi, confermando che Sara gli avrebbe dato un figlio legittimo nonostante l’età avanzata, e cambiò (Genesi, 17,5) il nome da אַבְרָם (“Avràm”, traslitterato solitamente con “Abram”) in אַבְרָהָם (“Avrahàm”, traslitterato solitamente con “Abramo”) e quello di sua moglie Sarai in Sara. In questa occasione DIO dettò anche il precetto della circoncisione, come segno dell’Alleanza di Abramo e della sua casa a DIO.

Isacco

In seguito, un giorno, Abramo vide davanti alla sua tenda tre uomini e li invitò a riposarsi. Diede loro dell’acqua per lavarsi i piedi e Sara preparò delle focacce e del vitello da mangiare. Essi si riposarono e mangiarono. Al momento di andare via, assicurarono che Sara, l’anno successivo, avrebbe avuto un figlio. Sara, all’udire queste parole si mise a ridere, perché era troppo vecchia per avere un bambino. Allora i viandanti risposero dicendo che niente è impossibile a DIO. Sul punto di andarsene, i viandanti rivelarono ad Abramo la volontà di DIO di distruggere Sodoma e Gomorra. Abramo intercedette allora per i giusti che sarebbero morti insieme agli empi e ottenne da DIO la promessa che se in tutta Sodoma e Gomorra avesse trovato solo dieci giusti, a motivo di quei dieci, avrebbe sicuramente risparmiato le città dalla distruzione.

L’anno dopo, a primavera, Sara ebbe un figlio e lo chiamò Isacco, cioè «egli riderà/egli ha riso» per ricordare il riso della madre incredula al Messaggio degli Angeli di DIO. In seguito a ciò scoppiò una violenta gelosia tra Sara e Agar, al punto che Abramo decise di allontanare nel deserto Agar e suo figlio Ismaele, dando loro un pane e un otre d’acqua.

Quando Isacco era già un ragazzo, DIO mise alla prova Abramo: gli disse di andare sul monte Moria e di sacrificare suo figlio Isacco. Abramo accettò, ma mentre legava Isacco per il sacrificio, un angelo del SIGNORE gli disse di fermarsi perché Dio aveva apprezzato la sua ubbidienza, benedicendolo “con ogni benedizione”.

Morte di Abramo

Abramo venne seppellito vicino a sua moglie Sarai nel campo di Macpela, vicino a Hebron (in arabo: ﺧﻠﻴﻞ‎, Khalīl, ossia “Amico [di DIO]”), nel paese di Canaan, che egli stesso aveva comperato dagli Ittiti come terreno sepolcrale molti anni prima.

Abramo nell’Islam

Nell’Islam Abramo (in arabo: إبراهيم‎, Ibrāhīm), figlio di ‘Āzar (da alcuni fatto corrispondere al Terah biblico, da altri ritenuto uno zio paterno), è considerato un Profeta di grandissimo carisma, tanto che a lui volentieri si rifaceva il Profeta Mohammad nel ricordare il cammino salvifico additato all’umanità da DIO (ALLAH in Arabo) per il tramite di Inviati e Profeti. Al suo ultimo figlioletto, avuto da Marya al-Qibtiyya, Mohammad darà proprio per questo il beneaugurante nome di Ibrāhīm.

Nel Corano si ricorda un suo passato di ricerca di DIO attraverso lo spettacolo degli astri e di hanīf (puro monoteista non inserito in alcuna religione), prima di approdare mercé ALLAH alla vera fede.

L’intera sūra 14 è intitolata ad Abramo, ma il personaggio viene citato solo poche volte. Si racconta del Sacrificio del figlio di Abramo, che la tradizione è divisa nell’identificare con Ismaele o Isacco, anche se in ambito strettamente Isalmico si prevale la prima interpretazione. Il racconto è reperibile nella sūra Aṣ Ṣāffāt ayāt 100 – 107. In ricordo di questo evento, il decimo giorno del mese Dhūl Ḥijja o “Mese del Pellegrinaggio” la ‘Īd al Aḍḥā (“Festa del Sacrificio”, nota nel mondo islamico con molti nomi, tra cui ‘Īd al Qurbān “Festa dell’Offerta” o ‘Īd al Kabīr “Festa Grande”).

La filosofia di Kierkegaard analizza la fede di Abramo

« Per fede Abraamo, quando fu provato, fece come se offrisse Isacco, e l’uomo che aveva lietamente ricevuto le promesse tentò di offrire il [suo] unigenito, benché gli fosse stato detto: “Quello che sarà chiamato ‘tuo seme’ verrà da Isacco”. Ma egli riconobbe che DIO poteva destarlo anche dai morti; e da lì lo ricevette pure in modo illustrativo »
(Paolo di Tarso, Lettera agli Ebrei capitolo 11, versetti 17 – 19)

Secondo il racconto biblico, DIO comanda ad Abramo di sacrificare il figlio, l’unico suo figlio “legittimo”, Isacco.

Søren Kierkegaard in una delle sue più importanti opere, ovvero Timore e tremore, analizza e spiega la grande fede di Abramo nell’accettare tale sacrificio, “senza colpo ferire”. Per l’etica del tempo in cui visse il patriarca, tale comportamento era inspiegabile. In Timore e tremore, Kierkegaard analizza il personaggio Abramo spiegando le ragioni etiche-religiose di un simile comportamento. In una delle versioni della sua opera a cura di Cornelio Fabro, il curatore rileva che Abramo è chiamato dal filosofo danese «eroe della fede» e «modello del cristianesimo straordinario».

Infatti Abramo non valicò con inopportune riflessioni “i limiti della Fede […] Il padre della fede rimase nella fede lungi, dai limiti, da quei confini in cui la fede svanisce in riflessioni”.

Il gesto di Abramo secondo Fabro «rivela l’essenza della religiosità e ci porta alla soglia della fede cristiana: la religione (la fede) è il fondamento della morale, non la morale il fondamento della fede».

Abramo, «non dubitò: non si mise a sbirciare a destra e a sinistra per trovare qualche scappatoia. Egli sapeva che era DIO, l’Onnipotente, che lo metteva alla prova: sapeva che si poteva esigere da lui il sacrificio più duro: ma sapeva anche che nessun sacrificio è troppo duro quando è DIO che lo vuole».

Kierkegaard mette qui in evidenza che l’etica religiosa mostrata da Abramo fu superiore a qualsiasi altro ‘tipo’ di etica. Un uomo etico nel tempo di Abramo si sarebbe comportato diversamente. Isacco era sì figlio suo, ma anche di Sara, sarebbe stato quindi giusto ed “etico” che per un sacrificio così grande ne parlasse con sua moglie e con persone vicine alla sua famiglia come Eliezer. Era eticamente opportuno che parlasse di quel comando ricevuto da DIO e del suo proposito di eseguirlo. Ma non lo fece.

L’omicidio, anche quello sacrificale, oltre che da DIO, era condannato anche dalla società cui faceva parte Abramo. Inoltre era eticamente sbagliato che qualsiasi padre sopprimesse il proprio figlio.

Ecco invece che qui Kierkegaard spiega in contrapposizione alla normale etica, l’etica superiore, quella di DIO che include la fede senza riserve in Lui. Abramo non tentenna, non pensa a nessuna conseguenza, non fa calcoli, non ha dubbi di nessun genere, ripone la sua totale fiducia in DIO. Se DIO comanda, qualunque sia il Suo Comando, ci sarà senza dubbio una valida ragione anche se non da noi compresa, e quella ragione che ha a che fare con una grande fede senza riserve, surclassa ogni altra ragione e ogni altro comportamento decisionale.

Abramo nelle tradizioni religiose

Overview

Ad Abramo viene conferita una posizione di elevato prestigio nelle tre più grandi fedi del Mondo, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. Nell’ebraismo è il padre fondatore dell’Alleanza, la relazione speciale tra il popolo ebraico e DIO, credenza che dà agli ebrei una posizione unica come popolo eletto da DIO. Nel cristianesimo, l’apostolo Paolo insegnò che la fede di Abramo in DIO, che precede la Legge mosaica, lo rese il prototipo di tutti i credenti, circoncisi e non. Il profeta islamico Mohammed rivendicava Abramo, la cui sottomissione a DIO (ALLAH) costituiva l’Islam (ovvero la sottomissione a DIO) come un “credente prima dei fatti” e sminuiva le pretese ebraiche di un rapporto esclusivo con DIO e l’Alleanza.

Giudaismo

Nella tradizione ebraica, Abramo è chiamato Avraham Avinu (אברהם אבינו), “nostro padre Abramo”, a significare che è sia il progenitore biologico degli ebrei (compresi i convertiti, secondo la tradizione ebraica), sia il padre del giudaismo, il primo ebreo. La sua storia viene letta nelle porzioni di lettura settimanale della Torah, principalmente nelle parashot: Lech-Lecha (לֶךְ-לְךָ), Vayeira (וַיֵּרָא), Chayei Sarah (חַיֵּי שָׂרָה), e Toledot (תּוֹלְדֹת).

Cristianesimo

Abramo non incombe così tanto nel cristianesimo come nel giudaismo e nell’islam. È Gesù come Messia ebraico che è centrale nel cristianesimo, e l’idea di un Messia divino è ciò che separa il cristianesimo dalle altre due religioni abramitiche. In Romani 4, il merito di Abramo non è tanto la sua obbedienza alla volontà divina quanto la sua fede nella grazia finale di DIO; questa fede gli fornisce il merito per cui DIO lo ha scelto per l’Alleanza, e l’Alleanza diventa una fede, non un’obbedienza.

La Chiesa Cattolica Romana chiama Abramo “nostro padre nella Fede” nella preghiera eucaristica del Canone Romano, recitata durante la Messa. Egli è anche commemorato nei calendari dei santi di diverse denominazioni: il 20 agosto dalla Chiesa Maronita, il 28 agosto nella Chiesa Copta e nella Chiesa Assira d’Oriente, e il 9 ottobre dalla Chiesa Cattolica Romana e dalla Chiesa Luterana-Sinodo Missouri. Nell’introduzione alla sua traduzione del 15° secolo del racconto di Abramo della Legenda Aurea, William Caxton notò che la vita di questo patriarca veniva letta in chiesa la domenica di Quinquagesima. È il santo patrono di coloro che lavorano nell’industria dell’ospitalità. La Chiesa ortodossa orientale lo commemora come il “Giusto antenato Abramo”, con due giorni di festa nel suo calendario liturgico. La prima è il 9 ottobre (per quelle chiese che seguono il tradizionale Calendario Giuliano, il 9 ottobre cade il 22 ottobre del moderno Calendario Gregoriano), dove viene commemorato insieme a suo nipote “Giusto Lot”. L’altra è la “Domenica degli Antenati” (due domeniche prima di Natale), quando viene commemorato insieme ad altri antenati di Gesù. Abramo è anche menzionato nella Divina Liturgia di San Basilio il Grande, appena prima dell’Anafora, e Abramo e Sara sono invocati nelle preghiere dette dal prete su una coppia appena sposata.

Islam

L’Islam considera Abramo come un anello della catena dei profeti che inizia con Adamo e culmina in Maometto.

Ibrāhīm è menzionato in 35 capitoli del Corano, più spesso di qualsiasi altro personaggio biblico a parte Mosè. È chiamato sia hanif (monoteista) che musulmano (uno che si sottomette), e i musulmani lo considerano un profeta e patriarca, l’archetipo del perfetto musulmano, e il venerato riformatore della Kaaba alla Mecca. Le tradizioni islamiche considerano Ibrāhīm (Abramo) il primo pioniere dell’Islam (che è anche chiamato millat Ibrahim, la “religione di Abramo”), e che il suo scopo e la sua missione durante la sua vita fu di proclamare l’Unicità di DIO. Nell’Islam, si fa riferimento a lui come “Ibrahim Khalilullah”, che significa “Abramo l’amico [di ALLAH]”.

 


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