Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme chiusa per protesta contro le tasse

La Chiesa del Santo Sepolcro è rimasta chiusa questa domenica e non riaprirà fino a quando Israele non ritirerà una proposta di legge che permetterà l’esproprio di terreni venduti a terzi dalle chiese cattolica, armena e greca ortodossa. La legge prevede anche una nuova forma di tassazione per le proprietà religiose.

Una decisione clamorosa, che ha trovato concordi tutti gli ordini cristiano-cattolici (spesso in lite, anche fisica) che “governano” uno dei Luoghi sacri della cristianità. Con una mossa senza precedenti, Con una mossa rara, la Chiesa del Santo Sepolcro è stata chiusa oggi fino a nuovo ordine in segno protesta contro la legislazione del governo israeliano e la nuova politica fiscale cittadina. La decisione è stata annunciata domenica dalle chiese che condividevano la gestione della proprietà, i greco-ortodossi, i cattolici e gli apostolici. Domenica, giorno di festa per i cattolici. Giorno in cui il turismo religioso affolla la Città Vecchia, indirizzandosi per la Via Dolorosa per poi raggiungere il luogo dove fu deposto il corpo del Cristo redentore. Milioni e milioni sono le foto scattate con fedeli inginocchiati sulla Pietra proprio all’entrata della Chiesa.

All’ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro un cartello spiega le ragioni del clamoroso gesto di protesta: “Ora basta, fermiamo la persecuzione delle chiese, questa è una campagna sistematica la comunità cristiana in Terra Santa”. La nuova legge dovrebbe essere discussa dal Knesset, il Parlamento israeliano, la prossima settimana. Ma le autorità religiose cristiane protestano anche contro una nuova forma di raccolta delle tasse dovute allo Stato.

I leader delle tre Chiese principali – il patriarca greco ortodosso Theophilos III, il Custode di Terra Santa Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manougian – hanno scritto una lettera che denuncia “una legge discriminatoria e razzista che prende di mira soltanto le proprietà cristiane e che ricorda a noi tutti le leggi di natura simile contro gli ebrei negli anni bui dell’Europa”.

Il consiglio dei ministri discuterà nei prossimi giorni il provvedimento, pensato per fermare la vendita dei terreni di proprietà delle chiese ai compagnie di investimento private. Dal 2010 sono stati ceduti in tutto circa 50 ettari, situati in quartieri centrali di Gerusalemme come Rehavia, Talbieh e Nayot, dal valore in continua crescita. Gli investimenti edilizi però hanno costretto molti abitanti a lasciare e loro case e si teme una esplosione dei prezzi che renderà queste aree inaccessibili alla classe media.

La scelta del giorno di protesta non è casuale: i capi delle chiese cristiane di Gerusalemme hanno annunciato la mossa mentre il comitato ministeriale per la legislazione della Knesset ha deciso di discutere una legge che consenta allo Stato di espropriare la terra a Gerusalemme venduta dalle chiese greco-ortodossa e romana dal 2010. Le Chiese protestano anche contro la nuova politica del comune di Gerusalemme sui pagamenti delle tasse comunali per le proprietà ecclesiastiche.

I capi delle Chiese – il patriarca greco ortodosso Theophilos III, il custode di Terra Santa Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manougian – hanno firmato e reso pubblica una lettera che attacca la legislazione e la recente decisione dell’amministrazione di Gerusalemme, etichettandole come una “campagna sistematica contro le Chiese e la comunità cristiana nel Terra Santa.” “La campagna sistematica … raggiunge ora il suo culmine quando viene promossa una legge discriminatoria e razzista che mira esclusivamente alle proprietà della comunità cristiana in Terra Santa”, si legge nella dichiarazione. “Questo ci ricorda tutte le leggi di natura simile che sono state promulgate contro gli ebrei durante i periodi bui in Europa”. Politica e religione s’intrecciano indissolubilmente nella Città Santa alle tre grandi religioni monoteistiche, e ha ricadute immediate nel conflitto senza fine israelo-palestinese. Hanan Ashrawi, oltre a essere una delle figure più rappresentative e conosciute a livello internazionale della dirigenza palestinese, è anche di fede cristiana.

“La chiusura della Chiesa del Santo Sepolcro – dice Ashrawi, raggiunta telefonicamente da HuffPost a Ramallah – parla a tutto il mondo, e non solo a quello di fede cristiana. Racconta di ciò che ha significato l’irresponsabile scelta di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quest’ultima come capitale unica non solo di uno Stato ma di un popolo, quello ebraico. Così facendo – aggiunge l’ex ministra palestinese, oggi dirigente di primo piano dell’Olp – ha dato il via libera alla destra fondamentalista che oggi governa Israele per ‘ebraicizzare’ l’intera città, in spregio della legalità internazionale, di due risoluzioni Onu, limitando ulteriormente la libertà di culto”.

Il disegno di legge in discussione al Parlamento israeliano, autorizzerebbe il ministero delle Finanze, con l’approvazione del Comitato per la costituzione e la giustizia della Knesset, a espropriare i terreni venduti dall’inizio del decennio in cambio di compensazioni per le società che hanno acquistato il terreno. Il disegno di legge – sottolineano fonti israeliane – è piuttosto insolito in termini di giurisprudenza israeliana, sia perché si applica retroattivamente alle vendite di terreni che sono state finalizzate, sia perché limita i diritti di proprietà delle chiese e delle aziende private che hanno acquistato il terreno. I responsabili delle Chiese cristiane hanno chiarito innumerevoli volte di considerare questa legge, qualora venisse approvata, cosa altamente probabile visti i rapporti di forza alla Knesset, una grave violazione dei loro diritti di proprietà e dello status quo.

I firmatari dell’appello-denuncia hanno anche annunciato che combatteranno la legge sia legalmente che diplomaticamente. Al tempo stesso, gli stessi capi delle Chiese cristiane-cattoliche hanno accusato il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat di aver violato i trattati internazionali dopo che il Comune ha annunciato che avrebbe avviato la riscossione di 650 milioni di shekel (186 milioni di dollari) in tasse arretrate dovute da chiese e organismi internazionali con proprietà in città. “E’ una situazione davvero pesante – si lascia andare con HP un esponente della Custodia di Terra Santa – e aver deciso una protesta del genere dà conto di un clima sempre più pesante”. Della vicenda, aggiunge la fonte, è stato messo immediatamente al corrente il Santo Padre e la diplomazia vaticana.

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