Papa Benedetto XVI: Joseph Aloisius Ratzinger

Papa Benedetto XVI (in latino: Benedictus PP. XVI, nato Joseph Aloisius Ratzinger; Marktl, 16 aprile 1927) è papa emerito della Chiesa cattolica. È stato il 265º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 7º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, primate d’Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice, dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. È stato il 7º pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica.

Nel concistoro ordinario dell’11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro», con decorrenza della sede vacante dalle 8 di sera del 28 dello stesso mese: da quel momento il suo titolo è diventato sommo pontefice emerito o papa emerito mentre il suo trattamento è rimasto quello di Sua Santità.
È stato il primo papa dell’era moderna (l’ultimo risale a più di 600 anni fà) a rinunciare al ministero pietrino, uno dei pochissimi pontefici della storia, e probabilmente l’unico ad aver giustificato la  decisione per cause di salute seppure negli anni non siano state verificate.
Altri casi di rinuncia, come quelli dei papi Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII, sono arrivati a noi attraverso fonti storiche per lo più attendibili.
Al soglio pontificio gli succede papa Francesco, eletto il 13 marzo 2013 al 5º scrutinio del conclave del 2013.

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Biografia

Infanzia e gioventù

Joseph Aloisius Ratzinger nacque il 16 aprile, il giorno di Sabato santo dell’anno 1927, nella casa dei genitori a Marktl am Inn, in Baviera, presso il numero 11 di Schulstrasse e fu battezzato lo stesso giorno. È il terzo figlio, il più piccolo, di Maria Rieger e Joseph Ratzinger.
Il padre era commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera. Fu descritto come un antinazista che, in resistenza alle camicie brune di Hitler, fece trasferire la sua famiglia diverse volte.
La madre era figlia di artigiani di Rimsting, sul lago Chiem in Baviera, mentre il fratello Georg disse del padre: “Era un acerrimo nemico del nazismo perché credeva che fosse in conflitto con la nostra fede”. La famiglia Ratzinger conobbe inoltre da vicino l’orrore del programma di eutanasia dei portatori di handicap del regime nazista. Fu lo stesso cardinale Ratzinger a raccontarlo in una conferenza del Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari in Vaticano, il 28 novembre 1996, e John Allen, biografo di Ratzinger, scrisse di quella vicenda: «Ratzinger aveva un cugino con sindrome di Down che nel 1941 aveva 14 anni. Questo cugino era solo pochi mesi più giovane di Ratzinger e fu portato via dalle autorità naziste per una “terapia”. Non molto tempo dopo la famiglia ricevette la notizia che era morto, presumibilmente fu ritenuto uno degli “indesiderabili” di quel periodo e fu eliminato». La loro sorella Maria non si sposò mai e fece la promessa ai genitori di prendersi cura dei suoi fratelli. Morì nel 1991, realizzando quella promessa. Il loro prozio Georg Ratzinger fu invece un presbitero e membro del Reichstag, cioè del parlamento tedesco.

Nel 1939, all’età di 12 anni si iscrisse al seminario minore di Traunstein, in cui rimase fino al 1942, anno in cui il seminario fu chiuso per uso militare e gli studenti furono mandati a casa. Tornò allora al Gymnasium di Traunstein. Dopo i 14 anni, nel 1941, Ratzinger fu iscritto nella Gioventù hitleriana, come previsto dalla legge Gesetz über die Hitlerjugend, emendata il 6 marzo 1939 e in vigore dal 25 marzo 1939 fino al 1945, che obbligava tutti i giovani di età compresa fra i 14 e i 18 anni ad arruolarvisi. Dopo la chiusura del seminario continuò le sue presenze obbligatorie alla Gioventù hitleriana contro la sua volontà, per non ricevere sanzioni pecuniarie sulle tasse scolastiche del Gymnasium. Le sanzioni pecuniarie furono evitate grazie a un professore di matematica comprensivo, che gli permise di non partecipare alle riunioni. Nel libro Sale della terra, Ratzinger disse: “Grazie a DIO a scuola c’era un insegnante di matematica molto comprensivo. Era personalmente nazista, ma una persona onesta. Un giorno mi disse: «Vacci almeno una volta, così saremo a posto». Quando però si accorse che io non volevo, mi disse: «Ti capisco, sistemerò io la faccenda»”.

Il servizio militare

All’età di 16 anni, nel 1943, il giovane Joseph venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer, “personale di supporto alla Luftwaffe”, insieme a molti suoi compagni di classe. Dapprima fu inviato con la sua unità a Ludwigsfelde, a nord di Monaco, e fu assegnato ad un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche.

Il 10 settembre 1944 la sua unità fu sciolta e poté fare ritorno alla sua famiglia, ma già tornando a casa Ratzinger ricevette l’avviso di un nuovo progetto, nel Reichsarbeitsdienst. Fu quindi trasferito al confine ungherese dell’Austria, annessa alla Germania nell’Anschluss, nel 1938, e incaricato di costruire le difese anticarro in preparazione dell’attesa offensiva dell’Armata Rossa.

Il 20 novembre 1944 la sua unità fu nuovamente sciolta e Ratzinger fece nuovamente ritorno a casa. Dopo tre settimane fu arruolato nell’esercito tedesco a Monaco e assegnato alla caserma di fanteria nel centro di Traunstein, la stessa città nelle cui vicinanze la sua famiglia viveva. Dopo la formazione di base nella fanteria fu inviato insieme alla sua unità a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione. Non fu mai inviato al fronte e durante tutto questo periodo non ebbe mai necessità di sparare un colpo; non si trovò mai a partecipare a scontri armati. Come egli stesso ricordò, nell’aprile del 1945 durante una di queste marce, disertò. Le diserzioni erano molto diffuse durante le ultime settimane di guerra, sebbene i disertori fossero soggetti a fucilazione se catturati. Ratzinger riuscì ad evitare la fucilazione, prevista per i disertori, grazie ad un sergente che lo fece scappare.

Con la disfatta tedesca e l’arrivo degli americani nella cittadina, Ratzinger fu identificato come soldato e fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati, vicino a Ulma, come prigioniero di guerra. Venne rilasciato il 19 giugno 1945. La famiglia Ratzinger si riunì a Traunstein quando anche il fratello Georg, prigioniero in Italia, fece ritorno.

Studi filosofici e teologici; il presbiterato

Nel 1946 Joseph si iscrisse all’Istituto superiore di filosofia e teologia di Frisinga, ove studiò filosofia e teologia cattolica, ma ben presto, nel 1947, si trasferì nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera, un seminario interdiocesano dove confluivano tutti i candidati al sacerdozio della Baviera, e continuò gli studi di filosofia e teologia presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco, ivi adiacente, fino al 1950. Egli descrisse gli anni di Frisinga come un periodo culturalmente molto ricco e stimolante. La formazione che ricevette risentì soprattutto del neoplatonismo agostiniano e del pensiero di Pascal, correnti filosofiche molto presenti nell’ambiente culturale tedesco.

Il 29 ottobre 1950 fu ordinato diacono da Johannes Baptist Neuhäusler, vescovo titolare di Calidone e ausiliare di Monaco e Frisinga. Il 29 giugno 1951 all’età di 24 anni assieme a suo fratello maggiore Georg fu ordinato presbitero dal cardinale Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco e Frisinga.

L’11 luglio 1953 discusse la tesi di dottorato in teologia su sant’Agostino, dal titolo Popolo e casa di DIO nella dottrina agostiniana della Chiesa, riportando la valutazione massima summa cum laude. Nel 1955 presentò la dissertazione su san Bonaventura dal titolo La teologia della storia di san Bonaventura, sotto la guida del docente di teologia fondamentale Gottlieb Söhngen, per l’abilitazione all’insegnamento universitario. Venne accusato dal correlatore Michael Schmaus di un «pericoloso modernismo» per il fatto che le idee teologiche espresse avrebbero potuto portare alla soggettivizzazione del concetto di rivelazione. La tesi fu opportunamente modificata, pur conservando comunque la struttura di pensiero, e l’anno successivo Ratzinger superò l’esame di abilitazione. I suoi contrasti con il correlatore, sorti soprattutto perché ne aveva criticato le posizioni considerandole ormai superate, favorirono un avvicinamento a Karl Rahner, noto teologo accademico della Nouvelle Théologie e sostenitore della riforma della Chiesa, che lo stesso Schmaus aveva invitato a Königstein, assieme a tutti i dogmatici di lingua tedesca, per la Pasqua del 1956 al fine di costituire l’associazione tedesca dei teologi dogmatici e fondamentali.

La carriera accademica e il Concilio Vaticano II

Nel maggio 1957 ottenne la cattedra di teologia fondamentale presso l’Università di Monaco. Nel dicembre 1957 ottenne la cattedra di teologia dogmatica e fondamentale presso l’Istituto superiore di teologia e filosofia di Frisinga. Divenne professore all’Università di Bonn nel 1959 e la sua lezione inaugurale fu su Il Dio della fede e il Dio della filosofia. Nel 1963 si trasferì all’Università di Münster.

Per il giovane professore fu un’esperienza fondamentale la partecipazione, dal 1962, al concilio Vaticano II dove acquisì notorietà internazionale. Inizialmente partecipò come consulente teologico dell’arcivescovo di Colonia cardinale Josef Frings, e poi come perito del Concilio, su interessamento dello stesso Frings, fin dalla fine della prima sessione. Risulta interessante sottolineare che Ratzinger, grazie al cardinale Frings che lo teneva aggiornato, poté consultare regolarmente gli schemi preparatori (schemata) che sarebbero stati presentati ai Padri dopo la convocazione dell’assemblea conciliare. Fu un periodo in cui arricchì molto le proprie conoscenze teologiche, avendo infatti avuto modo di incontrare molti teologi come Henri-Marie de Lubac, Jean Daniélou, Yves Congar, Gérard Philips, oltre a cardinali e vescovi di tutto il mondo. Durante il tempo del Concilio, per la collaborazione con teologi come Hans Küng e Edward Schillebeeckx, Ratzinger fu visto come un riformatore.

Nel 1966 fu nominato alla cattedra di teologia dogmatica presso l’Università di Tubinga, dove fu collega di Hans Küng. Nel suo libro del 1968, Introduzione al cristianesimo, scrisse che il papa ha il dovere di sentire differenti voci all’interno della Chiesa prima di prendere una decisione, e minimizzò la centralità del papato. Durante questo tempo prese le distanze dall’atmosfera di Tubinga e dalle tendenze marxiste del movimento studentesco degli anni sessanta, che divenne rapidamente radicale negli anni 1967 e 1968. Ratzinger riconobbe sempre più una connessione tra questi sviluppi e quelli associati, come anche il diminuito rispetto tra i suoi studenti per l’autorità, con l’allontanamento dagli insegnamenti cattolici tradizionali. Nonostante la sua inclinazione riformista, le sue idee finirono per contrastare con le idee liberali, ottenendo una diffusione nei circoli teologici. Alcune voci, tra cui quelli di Hans Küng, ritennero queste idee proiettate verso il conservatorismo, mentre lo stesso Ratzinger in un’intervista del 1993 affermò: “Non vedo interruzione, negli anni, delle mie vedute di teologo”. Ratzinger continuò a difendere il lavoro del Concilio Vaticano II e in particolare Nostra aetate, il documento sul rispetto delle altre religioni, sull’ecumenismo e sulla dichiarazione del diritto alla libertà di religione. In seguito, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, espresse più chiaramente la posizione della Chiesa cattolica sulle altre religioni nel documento Dominus Iesus, dell’anno 2000, che riguarda l’impegno dei cattolici romani nel dialogo ecumenico. Durante i suoi anni all’Università di Tubinga, pubblicò articoli sulla rivista teologica riformista Concilium, anche se scelse temi meno riformisti di altri partecipanti alla rivista, come appunto Hans Küng ed Edward Schillebeeckx.

Nel 1969 tornò in Baviera, chiamato all’Università di Ratisbona. Nel 1972 fondò la rivista teologica Communio insieme con Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac, Walter Kasper e altri. Communio, ora pubblicata in diciassette lingue, tra cui tedesco, inglese e spagnolo, divenne un giornale di spicco del pensiero teologico cattolico nell’orizzonte contemporaneo. Fino alla sua elezione a papa rimase uno dei più prolifici collaboratori della rivista.

Arcivescovo di Monaco e Frisinga

Il 24 marzo 1977 venne nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI ed il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale per mano di Josef Stangl, vescovo di Würzburg, assistito dal vescovo di Ratisbona Rudolf Graber e dal vescovo ausiliare di Monaco e Frisinga Ernst Tewes.

Come motto episcopale scelse l’espressione Cooperatores veritatis, collaboratori della verità, tratta dalla Terza lettera di Giovanni, al versetto 8. Lo stesso monsignor Ratzinger ne dette spiegazione:

«Per un verso, mi sembrava che fosse questo il rapporto esistente tra il mio precedente compito di professore e la nuova missione. Anche se in modi diversi, quel che era e continuava a restare in gioco era seguire la verità, stare al suo servizio. E, d’altra parte, ho scelto questo motto perché nel mondo di oggi il tema della verità viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come qualcosa di troppo grande per l’uomo, nonostante che tutto si sgretoli se manca la verità.»

Il 15 febbraio 1982, poco meno di cinque anni dopo la nomina episcopale, si dimise da arcivescovo di Monaco e Frisinga in virtù delle nuove disposizioni papali che lo chiamarono a stabilirsi in Vaticano.

Pope John Paul II and Joseph Ratzinger in 1979

Cardinale della Santa Romana Chiesa

Pochi mesi dopo la nomina ad arcivescovo, il 27 giugno 1977 lo stesso papa Paolo VI lo creò cardinale, assegnandogli il titolo presbiterale di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino. In quella stessa occasione Montini lo definì un «insigne maestro di teologia». Prese possesso del titolo il 15 ottobre 1977.

L’anno successivo prese parte al conclave dell’agosto 1978 e dell’ottobre 1978 che elessero al soglio pontificio rispettivamente Albino Luciani e Karol Wojtyła. Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Dal 1986 al 1992 fu inoltre chiamato a presiedere la Commissione per la preparazione del Catechismo per la Chiesa universale. Il 15 aprile 1993 fu elevato alla dignità di cardinale vescovo e gli fu affidata la sede suburbicaria di Velletri-Segni, che mantenne fino alla sua elezione a papa. Prese possesso della sede il 16 maggio 1993. Dal 2003 fu presidente della Commissione cardinalizia per la preparazione del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica.

Gli incarichi di prefetto e presidente delle commissioni pontificie terminarono il 2 aprile 2005 con la morte di papa Giovanni Paolo II. Partecipò anche al suo terzo conclave che iniziò il 18 aprile 2005 e in qualità di decano del Sacro Collegio dei cardinali presiedette la messa Pro Eligendo Romano Pontifice e lo stesso conclave che lo elesse papa.

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Il 25 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica, carica che manterrà fino all’elevazione al soglio pontificio.

Nel 1985, rompendo la lunga tradizione di discrezione che caratterizzava l’ex Sant’Uffizio, accettò di essere intervistato dal giornalista italiano Vittorio Messori, già autore di due saggi su Gesù. Dall’incontro dell’agosto 1984 in un’ala chiusa del seminario di Bressanone, nacque il libro Rapporto sulla fede che, oltre a riscuotere successo in termini di vendite, provocò adesioni ma anche critiche all’interno e all’esterno della Chiesa cattolica.

Nel 1986, nel ruolo di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, firmò il documento intitolato Cura pastorale delle persone omosessuali, in cui si definisce l’omosessualità come condizione oggettivamente disordinata.

In qualità di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, fu autore dell’epistola De delictis gravioribus datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi e ad altri membri della gerarchia della Chiesa cattolica. Successivamente, è stato citato come imputato dalla Corte distrettuale della contea di Harris in Texas, perché è accusato di “ostruzione della giustizia” a seguito dell’invio dell’epistola. Secondo l’accusa, il documento della Congregazione potrebbe aver favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali negli Stati Uniti (molti dei quali su minorenni).

Il 20 settembre 2005 però il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Papa l’immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano, esentandolo di fatto dal processo.

Decano del collegio cardinalizio

Il 27 novembre 2002 venne eletto decano del collegio cardinalizio ed il 30 novembre seguente ottenne, in aggiunta alla sede suburbicaria di Velletri-Segni, la sede di Ostia quale privilegio del decano del Sacro collegio. Nonostante avesse avanzato più volte le richieste di congedo, mantenne il suo incarico in curia e divenne uno dei più stretti collaboratori del pontefice, soprattutto con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Il 25 marzo 2005, Venerdì santo, guidò le meditazioni della tradizionale Via Crucis al Colosseo. In tale occasione pronunciò forti parole riguardanti la Chiesa, denunciando una cristianità che «stancatasi della fede ha abbandonato il SIGNORE»:

«SIGNORE, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa!»

Il 1º aprile 2005 tenne a Subiaco una conferenza dal titolo «L’Europa nella crisi delle culture», nella quale tracciò uno scenario della Chiesa in Europa e criticò fortemente «la forma attuale della cultura illuminista» che costituisce «la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’intera umanità».

Elezione a Romano Pontefice

Ratzinger fu eletto papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse il nome di papa “Benedetto XVI”. Alle 17:56 fu dato l’annuncio dell’elezione con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina (ci fu in effetti un’iniziale incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07, dal suono delle campane della basilica di San Pietro in Vaticano). Dopo circa mezz’ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone della loggia centrale della basilica per annunciare l’Habemus Papam.

Nel suo primo discorso da papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II:

«Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del SIGNORE. Mi consola il fatto che il SIGNORE sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il SIGNORE ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie.»
(Il primo messaggio pubblico di papa Benedetto XVI)

Il pontificato

La scelta del nome pontificale

Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome pontificale:

«Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di DIO, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti
«Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. La progressiva espansione dell’ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà.»

Lo stemma papale

È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico, dal Rinascimento con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal papa, oltre che i documenti da lui scritti.

Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi introducendo alcune novità rispetto ai suoi predecessori: lo scudo infatti ha la forma a calice e si presenta incappato, ovvero diviso in tre campi da due linee ricurve che partono dal centro del bordo superiore e raggiungono la metà dei fianchi:

  • Il campo centrale presenta una conchiglia, simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui Agostino d’Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l’impossibilità per la mente umana di capire il mistero di DIO. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.
  • Il campo destro presenta un orso che trasporta un fardello, simbolo dell’arcidiocesi di Frisinga, richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l’orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Inoltre papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant’Agostino nel commento al salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l’orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.
  • Il campo sinistro presenta la testa di un moro, anch’esso simbolo dell’arcidiocesi di Frisinga, che per Benedetto XVI è simbolo dell’universalità della Chiesa.

Dietro lo scudo, com’è consuetudine, si trovano le due chiavi “decussate”, cioè incrociate, una d’oro e l’altra d’argento, simbolo di san Pietro. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l’immagine del pallio, segno della collegialità e dell’unità tra il papa e la Chiesa e indossato anche dai metropoliti; si tratta del primo pontefice che inserisce il pallio nel suo simbolo.

La messa per l’inizio del Ministero petrino

Domenica 24 aprile 2005 si tenne in piazza San Pietro la messa (“Santa Messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del Ministero petrino del vescovo di Roma”, tradizionalmente detta “Messa di incoronazione” fino a papa Paolo VI) per l’inizio del ministero petrino di Benedetto XVI, il quale pronunciò un’omelia, interrotta 35 volte dagli applausi dei fedeli in piazza San Pietro, all’insegna dell’ecumenismo, della continuità nei confronti del suo predecessore e dell’apertura verso i fedeli.

«Ed ora, in questo momento, io debole servitore di DIO devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di DIO con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di DIO mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano»

Le riforme di Curia

Nel marzo 2006 papa Benedetto XVI iniziò a ridimensionare la Curia romana con la fusione di quattro Consigli pontifici esistenti: il Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti fu riunito inizialmente al Pontificio consiglio della giustizia e della pace sotto la presidenza del cardinale Renato Raffaele Martino fino al 2009. Allo stesso modo il cardinale Paul Poupard presidenziò il Pontificio consiglio della cultura e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, anche se entrambi i consigli mantennero separati uffici.

Modifica delle norme in materia di conclave

Con motu proprio datato 11 giugno 2007, intitolato De aliquibus mutationibus in normis de electione romani pontificis Benedetto XVI ha emendato la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis del 1996 di Giovanni Paolo II, ristabilendo il quorum della maggioranza di due terzi, indipendentemente dal numero di scrutini, per l’elezione dei pontefici. Con un ulteriore motu proprio del 22 febbraio 2013, intitolato Normas nonnullas, ha introdotto nuove modifiche alla Universi Dominici Gregis, relative alla facoltà del Collegio cardinalizio di anticipare o posticipare l’inizio del conclave subordinatamente alla presenza di tutti i cardinali elettori, all’inalienabilità dell’elettorato attivo e passivo per i cardinali elettori, alla tutela del segreto sotto pena di scomunica latae sententiae, al rafforzamento delle misure di sicurezza, all’abolizione dell’elezione del pontefice per acclamazione e per compromesso, prevedendo unicamente l’elezione per scrutinio.

L’attenzione ai temi del Concilio Vaticano II

I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger nei suoi discorsi e documenti. A quarant’anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Concilio Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di DIO sull’uomo». L’attualità di quei documenti, secondo il Pontefice, è oggi addirittura aumentata; in ogni caso, il Papa ha, più volte, esplicitamente ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa.

L’ermeneutica della continuità

Il 22 dicembre 2005, in un discorso ai membri della Curia romana, ha espresso una chiara posizione su questo argomento, sostenendo la cosiddetta ermeneutica della continuità. Egli, seguendo con più vigore la linea tracciata dai suoi predecessori, ha testualmente affermato l’erroneità dell’opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di “rivoluzione” all’interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrina o di fede. Di conseguenza, l’unica interpretazione lecita dei documenti del Concilio Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che hanno dato vita al “depositum Fidei” proprio alla tradizione cattolica:

«Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità. La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue “il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di DIO”, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga»

Il 10 marzo 2010 ha ribadito questa convinzione, affermando che:

«Dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente “altra”. Un utopismo anarchico! E grazie a DIO i timonieri saggi della barca di Pietro, papa Paolo VI e papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia»

La ripresa di aspetti della tradizione

In uno dei primi atti del suo pontificato nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis (2007), discutendo dell’utilizzo della lingua latina, in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II, ne viene raccomandato l’uso, per manifestare l’universalità e unitarietà della Chiesa, durante le “grandi celebrazioni” che avvengono nel corso degli incontri internazionali, ad eccezione delle letture, dell’omelia e della preghiera dei fedeli, utilizzo da estendere per le preghiere più note della tradizione, ed eventualmente l’esecuzione di canti gregoriani nelle liturgie; viene altresì raccomandato che la preparazione dei sacerdoti nei seminari includa la comprensione e capacità di celebrare la messa in latino.

Il recupero della tradizione liturgica

A partire dal novembre 2007 il Papa ha sostituito il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie (colui che prepara e assiste le liturgie papali) monsignor Piero Marini, scaduto il mandato, con monsignor Guido Marini, interprete di una liturgia «sobria e solenne» e in linea con la tradizione. Con Marini, sono stati reintrodotti camici in pizzo, mitrie gemmate e piviali tradizionali; la croce è stata ricollocata al centro dell’altare affiancata dai sette candelabri (ad «indicare la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore»).

Dimissioni dallo stato clericale: il vescovo Fernando Lugo

Nel luglio 2008 Benedetto XVI è stato l’artefice della prima dimissione dallo stato clericale di un vescovo nella storia della Chiesa: si tratta di Fernando Lugo, eletto tre mesi prima presidente del Paraguay alla guida di un partito di sinistra. La richiesta di riduzione allo stato laicale, inizialmente respinta, era stata posta dallo stesso Lugo all’indomani della sua avvenuta elezione. Il ripensamento del Pontefice è stato accolto come “un gesto d’amore” da parte dell’interessato, che così ha commentato: “Che amore deve avere Benedetto XVI per il Paraguay se per il bene del nostro paese ha deciso di esonerarmi da tutte le responsabilità clericali!“.

La lotta alla pedofilia nel clero

Il “caso Maciel”

Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, si occupò del caso «a partire dal 1998» quando la Congregazione «ricevette accuse, già in parte rese pubbliche, contro il Rev.do Marcial Maciel Degollado, fondatore della Congregazione dei Legionari di Cristo, per delitti riservati all’esclusiva competenza del Dicastero». Maciel era accusato di pedofilia, di altri abusi sessuali su seminaristi e di abuso del sacramento della confessione per aver assolto alcune delle sue vittime. Maciel commise tali delitti in modo plurimo e continuativo tra gli anni quaranta e gli anni sessanta. Il 19 maggio 2006 la Sala stampa della Santa Sede rese pubblica la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede «– tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico». Ratzinger, ormai papa Benedetto XVI, approvò queste decisioni. La colpevolezza di Padre Maciel fu riconosciuta dai Legionari di Cristo e dichiarata esplicitamente dalla Santa Sede nel 2010.

Nel febbraio del 2009 e ancora nel marzo del 2010 in concomitanza con alcune notizie di stampa, i Legionari di Cristo informarono che Maciel aveva «avuto una figlia nel contesto di una relazione prolungata e stabile con una donna» e che erano «apparse altre due persone, tra loro fratelli, che affermano di essere suoi figli, frutto di una relazione con un’altra donna». Un mese dopo la Segreteria di Stato della Santa Sede decise di inviare una visita apostolica ai Legionari di Cristo, che si concluse nel 2010 appurando che «la condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione» del carisma, dell’esercizio dell’autorità e delle Costituzioni.

A seguito della visita apostolica Benedetto XVI nominò delegato pontificio per la Congregazione dei Legionari di Cristo il cardinale Velasio De Paolis. Una successiva visita apostolica al Regnum Christi si concluse nel giugno del 2011 con la decisione del delegato pontificio di procedere alla revisione degli statuti e dei regolamenti del Regnum Christi e di separare il governo della congregazione dal governo del Regnum Christi.

Il “caso Irlanda”

A seguito degli scandali di pedofilia nella Chiesa irlandese, scoppiati a partire dal 2009 con la pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy che denunciavano numerosi casi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti e religiosi dagli anni trenta fino agli anni 2000 e il tentativo di insabbiamento da parte della Chiesa locale, il portavoce della sala stampa vaticana Federico Lombardi spiegò l’11 dicembre 2009 che il papa condivideva «la rabbia, il senso di tradimento e la vergogna provate da così tanti fedeli cattolici irlandesi» e che avrebbe seguito con «massima attenzione» la questione. Nel corso dei mesi successivi il papa incontrò i responsabili e i vescovi della Chiesa irlandese e presentarono le dimissioni alcuni vescovi con responsabilità pastorali nelle diocesi interessate; si parlò anche della possibilità di dimissioni per il primate d’Irlanda, Sean Brady.

Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d’Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al SIGNORE e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a DIO onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.».

Ricorso alla Corte penale internazionale

Nel settembre del 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights) depositarono presso la Corte penale internazionale dell’Aia un ricorso in cui accusavano Benedetto XVI, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore cardinale Angelo Sodano e il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, di crimini contro l’umanità per la presunta copertura dei reati commessi da sacerdoti contro i minori.

Nel febbraio del 2012 l’accusa venne ritirata dallo stesso avvocato querelante Jeff Anderson. Secondo il legale della Santa Sede Jeffrey S. Lena la notifica provocò «l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla corte». Il motivo di tale scelta fu, ancora secondo Lena: «Hanno ritirato tutto perché sapevano che avrebbero perso se avessero continuato a perseguire il caso. Non volevano una pronuncia negativa da parte del giudice» che avrebbe fatto giurisprudenza.

Nel giugno del 2013, i mezzi di comunicazione informarono che la Corte penale internazionale aveva respinto la richiesta del Centro per i diritti costituzionali, affermando la propria mancanza di giurisdizione sui fatti.

Controversie

Nell’agosto 2006 Franca Rame si domandava, a proposito dell’appartenenza del premio Nobel Günter Grass alle SS, alludendo all’arruolamento obbligatorio di Ratzinger nella Gioventù Hitleriana: «Allora cosa dovrebbe fare Benedetto XVI? Restituire il pontificato?». Lo storico del nazismo tedesco Joachim Fest rispose sulle pagine di Repubblica: «Il giovane Joseph Ratzinger fu arruolato a forza dai nazisti, e solo come ausiliario nella contraerea. Il giovane Günter Grass invece si presentò volontario. E tra la contraerea e le SS c’era una bella differenza davanti alla Coscienza del mondo. Ma vogliamo scherzare? Una cosa era aiutare obbligati i cannonieri antiaerei contro i bombardieri alleati, altro era vestire volontari l’uniforme di chi massacrava partigiani sovietici, ebrei polacchi o donne e bambini francesi a Oradour-sur-Glane. Chi, come Franca Rame, chiede di criticare il Papa non meno di Grass, non sa o non vuole né pensare né ricordare la Storia».

La lezione di Ratisbona del 2006

Sempre fedele all’insegnamento dei documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli Ebrei, la stima verso i Musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa». Tuttavia, in apparente contraddizione con le precedenti dichiarazioni, la citazione di una frase dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa “Mostrami pure ciò che Maometto (Mohammad) ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”, fatta da Benedetto XVI nell’ambito di una lectio magistralis presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, ha provocato nel mondo islamico violente reazioni.

Successivamente, Benedetto XVI, durante un Angelus trasmesso anche da Al Jazeera, ha detto di essere «vivamente rammaricato per le reazioni», specificando di non condividere il pensiero espresso nel testo citato a Ratisbona e invitando l’Islam al dialogo: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani». Senza alcun precedente nella storia della Chiesa, nel 2007 e nel 2008 sono avvenuti più scambi culturali e teologici ad altissimo livello tra cattolici e musulmani, culminati con un incontro fra una nutrita delegazione di intellettuali e teologi islamici e lo stesso Benedetto XVI, in Vaticano.

I negazionisti della Shoah

Il rapporto con la comunità ebraica visse un periodo di crisi all’indomani della remissione della scomunica a quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009. Nello stesso giorno la televisione svedese SVT rende infatti pubblica un’intervista nella quale mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) aveva pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah, in ragione della quale il Gran Rabbinato d’Israele rimanda alcuni incontri con il Vaticano.

Sollecitato da più parti, lo stesso Pontefice nell’udienza generale del 28 gennaio 2009 ha espresso parole chiare volte a contestare ogni forma di negazionismo della Shoah e a esprimere piena solidarietà agli ebrei hanno mostrato la precisa ed esplicita volontà della Chiesa nel voler continuare il dialogo: «In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo. La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo. […] La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!». Nella stessa occasione il Pontefice ha esplicitato chiaramente che la remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici è stata compiuta come «atto di paterna misericordia» e che egli auspicava che a questo gesto facesse sèguito «il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II». Critiche al Papa sul caso Williamson sono state espresse da Angela Merkel, successivamente rientrate in una “comune affermazione” di condanna e ricordo della Shoah a seguito di un colloquio telefonico fra il Papa e la stessa cancelliera tedesca.

Il 4 febbraio 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede diffonde infine una nota in cui si afferma: «Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell’efferato genocidio…».

La lotta all’AIDS

Nuove critiche sono state indirizzare a Ratzinger durante il suo viaggio in Camerun e Angola del marzo 2009. Alla domanda se durante il viaggio avrebbe affrontato il problema della lotta contro l’AIDS, Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione dei preservativi non sarebbe una soluzione contro l’AIDS, ma anzi costituirebbe un aggravio del problema. La dichiarazione del Papa è stata stigmatizzata da più governi e da molti fra uomini politici, scienziati, organizzazioni umanitarie e personale coinvolto nella lotta all’AIDS, con ripercussioni anche sul piano diplomatico: in aprile il Belgio ha inoltrato una protesta formale presso la Santa Sede, chiedendone la ritrattazione; il legislativo spagnolo ha stabilito di votare in dicembre una risoluzione con il medesimo testo. Nella comunità scientifica si è registrata la dura presa di posizione del periodico medico Lancet, che in un editoriale del 28 marzo ha accusato il Papa di aver «distorto la verità scientifica» con affermazioni «oltraggiose ed estremamente inaccurate».

Magistero e altri interventi

Papa Benedetto XVI ha assunto un ruolo di primo piano nell’insegnamento e nella spiegazione della fede cattolica, e ancora nella ricerca di soluzioni ai problemi di discernimento della fede. Un ruolo che ha assunto attivamente anche in virtù della sua fama di teologo e del suo precedente incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

La critica al relativismo

Nell’omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice l’allora cardinale Ratzinger pronunciò le seguenti parole:

«Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.»
(Joseph Ratzinger, Omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice)

Papa Benedetto XVI ha spesso definito il relativismo l’odierno problema centrale della fede; il 6 giugno 2005, in un discorso alla Diocesi di Roma presso la basilica di San Giovanni in Laterano, ha osservato:

«Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”.»
(Papa Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLV Giornata Mondiale della Pace)

Lo stesso 6 giugno 2005 Benedetto XVI ha aggiunto delle considerazioni sui temi del matrimonio, del sesso e dell’aborto:

«Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce.»
(Papa Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLV Giornata Mondiale della Pace)

Fede e ragione

Il 26 settembre 2005 in un colloquio concesso ad Hans Küng, il Papa teologo ha «apprezzato» lo «sforzo» di Küng di «contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare», ha sottolineato che «l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è un obiettivo importante del suo Pontificato» e ha anche affermato di condividere il tentativo di Küng di «ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage».

Nella lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II (enciclica Fides et Ratio, 1998).

Benedetto XVI, pronunciandosi nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso, ha espresso la sua «convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di DIO» e che nell’elemento del Logos (espressione greca per “parola”, cioè verbo di DIO, ma anche “ragione”) si trovi «la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in DIO sul fondamento della Bibbia».

Anche in occasione del viaggio apostolico nel Regno Unito del settembre del 2010 è stato illustrato il rapporto tra fede e ragione come «un processo che funziona nel doppio senso»: «distorsioni della religione», come il settarismo e il fondamentalismo, «emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione»; d’altra parte «senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana».

La morale sessuale

Il 23 luglio 1992 la Congregazione per la Dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Ratzinger, pubblicò un documento dal titolo Alcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali.

Il 29 novembre 2005 il Vaticano approvò definitivamente il documento con cui la Chiesa cattolica vieta l’accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l’omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddetta cultura gay» («Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale»).

Importante è ricordare che il giovane che desidera essere prete nella Chiesa cattolica, di rito latino, sceglie uno stato di vita celibatario. Qualunque siano i suoi orientamenti sessuali è chiamato alla castità e alla continenza. Nel rito orientale, invece, occorre decidere, prima di ordinarsi, se sposarsi o meno; chi si ordina senza sposarsi è chiamato a rimanere celibe in futuro.

Nel n. 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica, testo questo firmato da Giovanni Paolo II ma preparato da una commissione guidata dall’allora cardinal Ratzinger, si legge: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di DIO nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione». Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI ribadì il no agli atti che vanno contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità». Benedetto XVI invitò tutti gli individui ad accettare la propria identità sessuale, ricordando però che «DIO ha creato l’uomo maschio e femmina». Vengono considerate contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale «perché dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano mutuamente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana».

Il 1º dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, Benedetto XVI sostenne che la strategia da seguire nella lotta all’AIDS dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l’uso del preservativo, condannato, come detto, dalla Chiesa cattolica. Il 18 marzo 2009 condanna esplicitamente l’uso del preservativo contro l’AIDS, asserendo che il preservativo «non serve a risolvere il problema», suscitando forti reazioni contrarie nei rappresentanti dei principali paesi della UE.

L’11 maggio 2006, rivolgendosi ai partecipanti ad un congresso internazionale dell’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, riaffermò che la «differenza sessuale» di un uomo e una donna «ha come fine un’unione aperta alla trasmissione della vita» e invitò «ad evitare la confusione tra il matrimonio e altre unioni basate su un amore debole. Solo l’amore tra uomo e donna è capace di costruire una società casa di tutti gli uomini».

Documenti e opere

Encicliche

Papa Benedetto XVI ha scritto molti saggi e durante il suo pontificato ha promulgato tre lettere encicliche:

Deus caritas est (link del testo in Italiano) che significa “DIO è amore, 2006. La prima enciclica tratta dell’essere umano che, creato ad immagine di DIO che è amore, è in grado di fare esperienza dell’amore: dare se stesso a DIO e agli altri (agape), ricevendo e vivendo l’amore di DIO nella contemplazione. Questa vita di amore è visibile nell’esempio della vita dei santi come madre Teresa di Calcutta e la Vergine Maria, ed è la direzione che i cristiani abbracciano quando credono che DIO li ama in Gesù Cristo. L’enciclica contiene quasi 16.000 parole in 42 paragrafi. Il primo tempo è stato scritto da Benedetto XVI in tedesco, nella sua lingua madre, nell’estate del 2005, mentre la seconda metà si dice ricavata da dagli scritti incompleti lasciati dal suo predecessore, papa Giovanni Paolo II. L’enciclica è stata firmata dal papa il giorno di Natale del 2005, tuttavia fu promulgata in latino soltanto un mese dopo; è stata tradotta in italiano, inglese, francese, tedesco, polacco, portoghese e spagnolo. Inoltre è la prima enciclica ad essere pubblicata da quando la santa sede ha richiesto il diritto d’autore sugli scritti ufficiali del pontefice.

Spe Salvi (Salvati nella speranza), 2007. La seconda enciclica tratta la virtù della speranza ed è stata rilasciata il 30 novembre 2007. Partendo dalle definizioni presentate nei testi paolini, petrini, e da alcuni padri della Chiesa, Benedetto XVI mette a confronto la speranza cristiana, che consente di sperimentare già nel presente quel che ancora attende dal futuro, con le forme moderne di speranza, basate sulle conquiste tecnologiche o sulla politica, che alla fiducia in DIO hanno sostituito la fede nel progresso. Ma le speranze terrene, oltre ad essere proiettate in un ipotetico quanto incerto futuro, anche una volta realizzate divengono già superate, non riuscendo per loro natura a dare quella gioia che può venire solo da una prospettiva infinita, quale è offerta appunto da DIO tramite il Messia (Cristo).

Caritas in veritate (L’amore nella verità), 2009. La terza enciclica è stata firmata il 29 giugno 2009, festa dei santi Pietro e Paolo, e rilasciata il 7 luglio 2009. In essa il papa ha voluto proseguire gli insegnamenti della Chiesa in seno alla giustizia sociale. Ha rilevato che da molto tempo si è aggiunta anche l’economia “all’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato”, e ha invitato i cristiani a riscoprire l’etica delle relazioni commerciali ed economiche.

Durante il suo pontificato iniziò anche la scrittura di una nuova enciclica dedicata alla fede, a completare la trilogia dedicata alle tre virtù teologali. La lettera enciclica, dal titolo Lumen fidei, è stata consegnata da Benedetto XVI al suo successore Francesco, che ne ha esteso e firmato il lavoro.

Esortazioni apostoliche

Inoltre, ha pubblicato quattro esortazioni apostoliche:

  • Sacramentum caritatis, 2006, sull’Eucaristia, in seguito al sinodo dei vescovi del 2005.
  • Verbum Domini, 2010, sulla Parola, in seguito al sinodo dei vescovi del 2008.
  • Africae munus, 2011, come risultato del sinodo dei vescovi per l’Africa del 2009.
  • Ecclesia in Medio Oriente, 2012, documento frutto del sinodo speciale dei vescovi svoltosi nella Città del Vaticano nel mese di ottobre 2010.

Trilogia sulla figura di Gesù di Nazaret

Ha pubblicato tre libri personali sulla figura storica di Gesù:

L’autore stesso, che non si dedica più alla scrittura di libri per mancanza di forze, considera tale trilogia definitivamente conclusiva di tutta la sua opera teologica.

Nel 2010 è stato pubblicato un libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, titolato Luce del mondo.

Benedetto XVI nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau

Il 28 maggio 2006 si è recato, nel corso di una visita in Polonia, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Nel corso della preghiera in ricordo delle vittime del nazismo, ha detto:

«Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro DIO e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, SIGNORE, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al DIO vivente di non permettere mai più una simile cosa.»

La globalizzazione

Durante la messa dell’Epifania del gennaio 2008 papa Benedetto XVI asserì che «non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro» ed aggiunse «i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale».

Relazioni con le altre comunità religiose

L’impegno ecumenico

Il dialogo con la Chiesa ortodossa

Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta.

Questa attenzione da parte di Benedetto XVI è sottolineata da uno dei suoi primi atti ufficiali da pontefice, il primo motu proprio “L’antica e venerabile basilica” del 31 maggio 2005, in cui rinnova esplicitamente il mandato ai monaci benedettini della basilica di San Paolo fuori le mura di promuovere e curare speciali eventi di carattere ecumenico, proprio nella basilica eretta sul luogo di sepoltura dell’apostolo Paolo.

Durante il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, il Papa ha assistito alla Divina Liturgia ortodossa celebrata da Bartolomeo I, insieme hanno visitato il santuario di Efeso e scritto una dichiarazione congiunta. Nel 2007 si sono incontrati a Ravenna i rappresentanti delle due Chiese per intavolare un dialogo al fine di attenuare le divergenze teologiche.

Il 29 giugno 2008, nella basilica Vaticana, durante la celebrazione dei santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha ceduto la parola a Bartolomeo I durante l’omelia, quindi i due hanno recitato insieme il Credo in lingua greca. Quest’ultimo è un segno importantissimo per l’appianamento della disputa sul filioque. Al termine della celebrazione hanno impartito entrambi la propria benedizione solenne.

Il 5 ottobre 2008, su invito di Benedetto XVI, anche Bartolomeo I partecipa all’apertura dei lavori del Sinodo dei vescovi cattolici (tematizzato sulla Parola di Dio) nella Basilica di san Paolo fuori le mura. Il 18 ottobre successivo, Bartolomeo I interviene nel vivo dei lavori del Sinodo, con un discorso pronunciato nella Cappella Sistina, nel quale ha parlato apertamente di una prospettiva unitaria fra cattolici ed ortodossi: è il primo patriarca ortodosso a partecipare attivamente ai lavori di un Sinodo cattolico ed il primo a pronunciare un discorso nel luogo nel quale vengono eletti i successori di Pietro.

Il 27 giugno 2009, in un discorso alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli presente a Roma in occasione della conclusione dell’Anno Paolino, ha detto che:

«Lo sapete già, ma ho piacere anche oggi di confermare che la Chiesa cattolica intende contribuire in tutti i modi che le saranno possibili al ristabilimento della piena comunione, in risposta alla volontà di Cristo per i suoi discepoli e conservando nella memoria l’insegnamento di Paolo, il quale ci ricorda che siamo stati chiamati “a una sola speranza”. […] Desidero che i partecipanti al dialogo cattolico-ortodosso sappiano che le mie preghiere li accompagnano e che questo dialogo ha il totale sostegno della Chiesa cattolica. Di tutto cuore, auspico che le incomprensioni e le tensioni incontrate fra i delegati ortodossi durante le ultime sessioni plenarie di questa commissione siano superate nell’amore fraterno, di modo che questo dialogo sia più ampiamente rappresentativo dell’ortodossia.»
(Discorso alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, 27 giugno 2009)

Il 17 agosto 2012 a Varsavia viene firmato un “Messaggio congiunto” di riconciliazione fra la Chiesa cattolica polacca e la Chiesa ortodossa russa: il testo, sottoscritto dal Presidente della conferenza episcopale polacca Józef Michalik e dal Patriarca russo Cirillo I, impegna le due Chiese perché «venga iniziato un cammino di dialogo sincero nella speranza che esso sani le ferite del passato, faciliti il superamento dei nostri mutui pregiudizi e incomprensioni e ci rafforzi nella nostra ricerca di riconciliazione». Da Roma, Benedetto XVI ha definito la dichiarazione «un evento importante, che suscita speranza per il futuro».

Il dialogo con gli anglicani

Il rapporto ecumenico fra Chiesa cattolica e Comunione anglicana è intenso durante il pontificato di Benedetto XVI, in special modo sotto due aspetti: gli incontri fra il Papa e l’arcivescovo Rowan Williams; l’accoglienza nella Chiesa cattolica di fedeli e clero anglicani.

Nel 2009 Benedetto XVI ha aperto agli anglicani tradizionalisti, che non hanno accettato alcune decisioni della Conferenza di Lambeth, tra le quali la facoltà di concedere gli ordini sacri a persone dichiaratamente omosessuali o alle donne. Il 20 ottobre 2009 il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha presentato in conferenza stampa l’imminente uscita di una costituzione apostolica che permettesse l’entrata in comunione di questi anglicani con la Chiesa cattolica. Contemporaneamente, l’annuncio era dato anche nell’arcivescovado di Westminster dall’arcivescovo cattolico Vincent Nichols e dal primate della Comunione anglicana Rowan Williams.

La costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è stata pubblicata il 9 novembre 2009 e porta la firma del 4 novembre 2009. In essa si inserisce la struttura ecclesiastica dell’Ordinariato personale e si ammettono all’ordine sacro tutti i sacerdoti e vescovi anglicani che vogliano rientrare in comunione con la Chiesa cattolica. Ai sacerdoti già sposati è stata concessa una deroga al canone 277 CJC, che richiede il celibato per poter essere ordinati presbiteri (la nuova ordinazione è necessaria perché la Chiesa cattolica ritiene invalide le ordinazioni successive allo scisma anglicano). I vescovi anglicani sposati sono stati anch’essi ordinati presbiteri, rinunciando all’episcopato e restando semplici presbiteri (la Chiesa cattolica non consente infatti l’ordinazione episcopale di uomini sposati).

Il 21 novembre 2009 il Papa ha anche incontrato il primate anglicano Rowan Williams il quale, durante un incontro alla Pontificia Università Gregoriana il 19 novembre, aveva spiegato che «il bicchiere ecumenico è autenticamente mezzo pieno».

Il 17 settembre 2010 Benedetto XVI in visita in Inghilterra ha incontrato nuovamente l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, divenendo il primo pontefice a visitare il Lambeth Palace e a rivolgersi ai vescovi anglicani riuniti nella Conferenza di Lambeth.

Il 15 gennaio 2011 è stato eretto l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per i fedeli di Inghilterra e Galles provenienti dall’anglicanesimo. Il 1º gennaio 2012 il Papa ha eretto anche l’Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro, per i fedeli negli Stati Uniti d’America.

Il 10 marzo 2012 Rowan Williams è tornato a Roma e congiuntamente con il Papa ha celebrato i vespri nella chiesa di San Gregorio al Celio. In quest’occasione, Williams definisce «certa, pur se ancora imperfetta» la vicinanza fra le due confessioni: «Certa, a motivo della comune visione ecclesiale alla quale entrambe le nostre comunità sono impegnate, essendo il carattere della Chiesa sia uno sia particolare: una visione di ripristino della piena comunione sacramentale, di una vita eucaristica che sia pienamente visibile, e perciò di una testimonianza che sia pienamente credibile, così che un mondo confuso e tormentato possa entrare nella luce accogliente e trasformante di Cristo. E tuttavia imperfetta, a motivo del limite della nostra visione, e del deficit nella profondità della nostra speranza e pazienza».

Il 15 giugno 2012 il Papa ha eretto anche l’Ordinariato personale di Nostra Signora della Croce del Sud, per i fedeli dell’Australia provenienti dall’anglicanesimo.

Il dialogo con i cattolici tradizionalisti

Il 21 gennaio 2009 ha rimesso la scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X, mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di monsignor Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione». La remissione della scomunica è una tappa importante del cammino auspicato da Benedetto XVI che dovrebbe portare «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione». La Segreteria di Stato ha chiarito, in una nota del 4 febbraio 2009, che il Decreto «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X. Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa». È stato ribadito che, contrariamente a quanto molti mezzi d’informazione avevano fatto capire, la remissione della scomunica non significa che lo scisma dei lefebvriani dal cattolicesimo sia stato ricomposto e che, quindi, la Fraternità San Pio X resta esterna alla Chiesa. E inoltre che «per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI. La Chiesa Cattolica attende con viva speranza questi atti da parte dei Vescovi riammessi alla piena comunione cattolica per fare festa insieme come il Vangelo suggerisce».

Il 2 luglio 2009, nell’emanare il motu proprio Ecclesiae unitatem, il Papa ritorna sulla questione della remissione delle scomuniche, confermando le motivazioni già esposte, e chiarisce esplicitamente che «le questioni dottrinali [con la Fraternità S. Pio X] rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero».

La lettera ai cattolici della Cina

Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cattolica in Cina, che porta la data del 27 maggio 2007, solennità di Pentecoste. La lettera tratta questioni eminentemente religiose: non è un documento politico né un atto di accusa contro le autorità governative, nonostante le difficoltà della Chiesa in Cina. Il Papa ricorda in particolare il “disegno originario”, che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli apostoli e ai loro successori, i vescovi.

Nella lettera, il Papa si dice pienamente disponibile ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del popolo cinese.

L’invito a rispettare tutte le religioni

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto, il Papa affermò: «DIO punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l’invito al rispetto di tutte le religioni.

Durante la visita in Germania del settembre 2006, Benedetto XVI lanciò un monito all'”Occidente laico” che, escludendo DIO, spaventerebbe le altre culture dell’Asia e dell’Africa: «La vera minaccia per la loro identità non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di DIO e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sull'”Islam fondamentalista” disse: «La guerra santa è contraria alla natura di DIO».

Il rapporto della Chiesa con ebrei e musulmani

La visita in Terra santa

In occasione di un’udienza alle organizzazioni ebree statunitensi in Vaticano, il Pontefice annunciò che nella primavera 2009 si sarebbe recato in Terra santa: Israele, Palestina e Giordania. Nella stessa occasione, il Papa ha chiesto perdono al popolo ebraico con le stesse parole che usò Giovanni Paolo II nel 2000: «Faccio mia la sua preghiera. “SIGNORE dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza“». Inoltre, il Papa ha definito «inaccettabile e intollerabile» la posizione di chi, tra gli uomini di Chiesa, nega o minimizza la Shoah (riferimento, questo, esplicito alla posizione del vescovo scismatico Williamson). Il presidente dello Yad Vashem, il museo israeliano sulla Shoah, ha espresso apprezzamento e fiducia per le «frasi inequivocabili» del Pontefice. Questo scambio sembra aver chiuso l’accesa polemica sulle posizioni del vescovo negazionista e scismatico lefebvriano Richard Williamson.

Il dialogo con i musulmani

Basandosi sui documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa».

Numerose volte egli ha incontrato esponenti del mondo islamico, come a Colonia, durante il viaggio in Terra santa e a Istanbul, dove ha compiuto l’inedita e per certi versi storica visita alla Moschea Blu.

Rinuncia al ministero petrino

L’11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia al ministero petrino, a partire dal 28 febbraio, lasciando così spazio alla convocazione di un conclave per l’elezione del suo successore, come previsto dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. La notizia è stata comunicata dal papa in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di altri tre beati, seguendo le regole previste dal Canone 332 del Codice di Diritto Canonico, che al comma 2 richiede «che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata».

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino… Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005.»
(Papa Benedetto XVI, Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, 11 febbraio 2013.)

Benedetto XVI ha cessato dunque il suo pontificato dalle ore 20:00 del 28 febbraio 2013. In quel momento è iniziato il periodo di sede vacante nel quale è stato organizzato il conclave (a cui Benedetto XVI non ha preso parte) che si è concluso la sera del 13 marzo 2013 con l’elezione al soglio pontificio di papa Francesco.

Benedetto XVI ha espresso la volontà di risiedere nella Città del Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae. Attendendo la fine di alcuni lavori di ristrutturazione all’interno del monastero, prevista per il mese di maggio 2013, soggiorna nelle ville pontificie di Castel Gandolfo. Qui è giunto alle 17,30 del 28 febbraio 2013; circa mezz’ora prima ha lasciato il Vaticano in elicottero, partendo dal suo eliporto: l’intero abbandono degli appartamenti pontifici è stato ripreso da 19 telecamere del Centro Televisivo Vaticano e trasmesso in diretta televisiva. A Castel Gandolfo il papa ha salutato per l’ultima volta la folla con un breve intervento in cui ha parlato a braccio.

Allo scoccare delle ore 20.00, gli atti che hanno formalmente segnato l’avvio della sede vacante sono stati la chiusura del portone di accesso al Palazzo Pontificio, il passaggio di consegne tra la Guardia svizzera pontificia e la Gendarmeria Vaticana che ha assunto i compiti di protezione dell’ormai pontefice emerito, l’ammainabandiera al Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo (la bandiera issata indica infatti la presenza del papa nell’edificio), la sigillatura dell’appartamento papale del Palazzo Apostolico, la dismissione degli abiti pontifici da parte di Benedetto XVI. L’annullamento dell’anello piscatorio è avvenuto il 5 marzo tramite rigatura.

L’appellativo ufficiale di Benedetto XVI è divenuto “sommo pontefice emerito” o “papa emerito”, mentre la titolazione è rimasta Sua Santità; continua ad indossare l’abito talare bianco semplice, senza tuttavia la pellegrina bianca e la fascia, mentre all’anulare destro è tornato a portare l’anello vescovile.

L’intenzione di rinunciare al ministero petrino non è stata una decisione improvvisa, ma maturata gradualmente e accuratamente ed era già nota ai suoi stretti collaboratori da molto tempo; tuttavia solo alla fine si è palesata la reale intenzione di compiere tale atto, e non dunque una mera ipotesi.

Papa emerito

Il 23 marzo 2013 papa Francesco si è recato a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita al papa emerito Benedetto XVI. Dopo essersi abbracciati, i due papi hanno pregato insieme, inginocchiati uno accanto all’altro. Storicamente si è trattato del primo incontro fra due pontefici.

Il 2 maggio 2013, dopo due mesi trascorsi a Castel Gandolfo, ha fatto il suo ritorno in Vaticano, andando a vivere nel monastero Mater Ecclesiae così come precedentemente previsto, al termine dei lavori di ristrutturazione.

Il 5 luglio 2013, Benedetto XVI è apparso in pubblico per la prima volta da papa emerito insieme a papa Francesco all’inaugurazione di un nuovo monumento a san Michele Arcangelo nei Giardini Vaticani.

Il 22 febbraio 2014 ha partecipato al primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali di papa Francesco assistendo al rito sedendo tra i cardinali e salutando il pontefice regnante al termine della processione d’ingresso. Si è trattato della prima volta in cui si è verificata la compresenza di due papi viventi all’interno della basilica di San Pietro.

Il 27 aprile 2014 ha concelebrato con papa Francesco la messa per la canonizzazione dei suoi predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Il 28 settembre 2014 Benedetto XVI ha presenziato con Francesco alla festa dei nonni e alle iniziative connesse sul sagrato della basilica di San Pietro.

Il 19 ottobre 2014 concelebra nuovamente con papa Francesco la messa in piazza San Pietro in occasione della beatificazione di Paolo VI e della contestuale conclusione del sinodo straordinario dei vescovi.

Il 14 febbraio 2015 il papa emerito ha nuovamente partecipato nella basilica di San Pietro al secondo concistoro per la creazione di nuovi cardinali di papa Francesco.

Il 30 giugno 2015 papa Francesco si è recato al monastero Mater Ecclesiae per salutare il predecessore prima di un periodo di riposo che questi avrebbe trascorso per un paio di settimane presso la residenza estiva di Castel Gandolfo, trattenendosi per un colloquio di circa mezz’ora. Durante il soggiorno a Castel Gandolfo Benedetto XVI ha ricevuto, il 4 luglio 2015, il dottorato honoris causa dalla Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia e dell’Accademia di Musica di Cracovia dal cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo della città polacca.

Il 30 novembre 2015 durante la consueta conferenza stampa nel percorso aereo di ritorno dal viaggio apostolico in Africa, papa Francesco, in merito ai recenti scandali – denominati Vatileaks 2 – che hanno scosso il Vaticano, ha dichiarato che continuerà “con i cardinali, con le commissioni quell’opera di pulizia iniziata da Ratzinger”, eletto proprio contro la corruzione. “13 giorni prima che morisse Wojtyła – ha continuato Bergoglio – Ratzinger ha parlato della sporcizia nella Chiesa” alla Via Crucis al Colosseo e, successivamente, nell’omelia della messa pro eligendo Pontifice. “Noi lo abbiamo eletto per questa sua libertà di dire le cose”, ha aggiunto papa Francesco.

L’8 dicembre 2015, giorno di apertura del Giubileo straordinario della misericordia, Benedetto XVI ha assistito all’apertura della Porta santa, varcandola subito dopo papa Francesco.

Il 28 giugno 2016, in occasione del 65º anniversario di ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, si è svolta una cerimonia nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico alla presenza di papa Francesco e di altri membri della Curia romana. La cerimonia è stata animata dalla Cappella musicale pontificia sistina ed è stata introdotta da un discorso di papa Francesco, seguito poi dagli interventi del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e del cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio. Al termine il papa emerito ha preso la parola pronunciando un discorso a braccio di ringraziamento.

Documentari

  • Le Chiavi del Regno, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI del Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications, 2006.
  • Benedetto XVI, il Papa dell’amicizia con Dio della RAI e trasmesso da Rai 1 per l’80° genetliaco del Pontefice.
  • Benedetto XVI – Ritratto di un Papa tedesco La Storia siamo noi.
  • Tg2 Dossier – Benedetto si racconta di Enzo Romeo, trasmesso da Rai 2 per l’85° genetliaco del Pontefice.
  • Tg2 Dossier – Benedetto XVI, ritratto inedito di Lucio Brunelli, trasmesso da Rai 2 il 7 gennaio 2013.

Opere

 

Bibliografia

  • Marco Bardazzi, Nella vigna del Signore. La vita e il pensiero di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, Milano, Rizzoli, 2005. ISBN 88-17-00869-9
  • Mariano Dell’Omo, La genealogia episcopale di papa Benedetto XVI, “Benedictina” 52 (2005), pp. 9–14.
  • Dag Tessore, Introduzione a Ratzinger. Le posizioni etiche, politiche, religiose di Benedetto XVI, Roma, Fazi, 2005. ISBN 88-8112-659-1
  • Andrea Tornielli, Benedetto XVI il custode della fede, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2005. ISBN 88-384-8559-3
  • Giancarlo Zizola, Benedetto XVI. Un successore al crocevia, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-200-3988-5
  • Discepoli di verità, Senza misericordia, Milano, Kaos Edizioni, 2005. ISBN 88-7953-149-2
  • Discepoli di verità, I triangoli rosa di Benedetto XVI: la fobia antigay di Joseph Ratzinger, Milano, Kaos Edizioni, 2005, ISBN 88-7953-151-4.
  • Leonardo Boff, Un papa difficile da amare, 2005, Datanews. ISBN 88-7981-275-0
  • Jeff Israely e Gianni Giansanti, Benedetto XVI – L’alba di un nuovo papato, Vercelli, WhiteStar, 2006.
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  • Autore anonimo, Contro Ratzinger, ISBN Edizioni, 2006. ISBN 88-7638-038-8
  • Autore anonimo, Contro Ratzinger 2.0. Scontro di civiltà e altre sciocchezze, ISBN Edizioni, 2006. ISBN 88-7638-057-4
  • Alessandra Borghese, Sulle tracce di Joseph Ratzinger, Siena, Edizione Cantagalli, 2006.
  • Dino Boffo e altri, Benedetto – Gli 80 anni di un Papa che conquista, Milano, Avvenire, 2007.
  • Francesco Antonio Grana, Compromettiti con Dio. La rivoluzione di Benedetto XVI, prefazione del cardinale Michele Giordano, Napoli, L’Orientale Editrice, 2007. ISBN 978-88-87466-53-9
  • Discepoli di Verità, Povero Cristo. Potere, denaro, omofobia: Satana nella chiesa di Benedetto XVI, Kaos Edizioni, 2009, ISBN 978-88-7953-200-6
  • Amedeo Benedetti, Il linguaggio di Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, in “Rivista di Studi Politici Internazionali”, vol. 77, n. 1, gennaio-marzo 2010, pp. 93–109.
  • Paolo Rodari e Andrea Tornielli, Attacco a Ratzinger – Accuse e scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI, Casale Monferrato, Piemme, 2010. ISBN 978-88-566-1583-8
  • Piergiorgio Odifreddi, Caro Papa, ti scrivo, Milano, Mondadori, 2011, ISBN 978-88-04-61007-6
  • Amedeo Benedetti, Il linguaggio di papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, Genova, Erga, 2012, ISBN 978-88-8163-657-0.

 

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