Amare DIO è amare l’amore: L’uomo non osi separare ciò che DIO ha unito

DIO è amore (Sal 86, 16 ; Deut 7, 9 ; Sal 136, 26 ; Ef 2, 4 ; 1Gv 3, 1) e seppure i nostri sentimenti vanno e vengono dentro di noi, l’amore di DIO è una costante nella vita di chi crede. Così come immutabile dovrebbe essere la stabilità del nostro “io” più esteso: la famiglia. Se il nostro animo è il centro della spiritualità all’interno del corpo (1Cor 6, 19), la famiglia invece è il centro della vita al di fuori delle nostre membra.
È questo cosa si impara dallo studio delle Sacre Scritture e il monito del versetto secondo il Vangelo di Matteo al capitolo 19, l’insegnamento che il maestro (rabbì) Gesù predicava duemila anni fa, ma che ancora oggi risulta di difficile comprensione.

L’uomo non osi separare ciò che DIO ha unito
(Matteo 19, 6)

 

I nostri cuori sono fatti per amare, DIO In primis (amare l’Amore), poi noi stessi e infine il nostro prossimo. Risulta evidente che nessun rapporto terreno può essere più familiare e quindi più prossimo/vicino di quello tra una moglie ed un marito, e questo è il genere di amore al quale un/una coniuge deve aspirare. Non solo che sia incondizionato, ma che ambisca ad essere indissolubile e solido nel tempo.
Rompere la promessa del matrimonio, ovvero di fedeltà eterna non va solamente contro il vero amore (e quindi contro DIO), ma ferisce anche in modo endemico la famiglia stessa, ovvero il futuro dell’uomo e della donna, i loro figli.

Gesù ha sacrificato se stesso sulla croce, perché consapevole che era ciò che doveva essere fatto per dimostrare il vero amore, quello assoluto nei confronti del prossimo (il genere umano, il popolo di DIO). Se un padre e una madre non sono disposti a donare sé stessi anche fino alla sofferenza per dimostrarsi fedeli sempre reciprocamente e dediti alla famiglia e ai figli, questi non riusciranno a far comprendere alla loro progenie il vero significato di amore. E se i genitori non dimostrano ai figli cosa sia l’amore, chi altro allora potrà insegnarglielo? Questi bambini cresceranno spiritualmente poveri, e questo genere di carenza è chiaramente è molto più ardua da affrontare rispetto a quella materiale.

Sicuramente molte famiglie hanno sperimentato l’angoscia della sofferenza, e purtroppo a volte anche violenze, e abusi, atti impossibili da giustificare, e che spesso sono stati causa della frattura nel rapporto. Ma i problemi esistono in ogni famiglia, indistintamente, e ogni problema grande o piccolo che nasce all’interno di una famiglia, sembra sempre iniziare per colpa di una cattiva comunicazione. Se c’è qualcuno che non ascolta, sicuramente ci sarà anche qualcun’altro che non riesce a comprendere, e la Bibbia insegna che il popolo di DIO perisce in mancanza di conoscenza (Os 4, 6). 

Parlare quindi aiuta, ma pregare insieme può fare davvero miracoli. Anche un solo breve ringraziamento giornaliero a DIO può essere sufficiente a ricordare a tutti i membri della famiglia i principi fondamentali su cui si basa una sana esistenza. “Count your blessings” (“conta le tue benedizioni”) è un valido anglicismo che spiega come l’essere grati per le cose che già si hanno nella propria vita (ma che spesso vengono dimenticate), è un ottimo motto per il consolidamento delle fondamenta di una famiglia. Un tetto come riparo e dimora, del cibo come sostentamento, dei familiari che ti ascoltano, spesso sono doni che diamo per scontato fino a quando non vengono a mancare. Pregare con costanza rende consapevoli di “rimanere” sotto la protezione Divina, e farlo insieme a chi ami rende le persone ancora più unite, dato che le grazie/concessioni (ma anche i problemi) vengono esternati.
Il seme della preghiera germoglia in pace di Spirito ed unità familiare, un esempio di amore per i più piccoli e un monito per gli adulti ed il prossimo (il resto della famiglia, gli amici, i parenti, i vicini di casa, ecc).

Cosa ci insegnano le Sacre Scritture

Già dai primi versetti, le Sacre Scritture sono molto chiare in merito all’importanza della relazione tra l’uomo (in Ebraico אִשׁ, ish) e la donna (in Ebraico אִשָּׁה, ishàh):

18 Poi DIO il SIGNORE disse: “Non è bene che l’uomo sia solo; Io gli farò un aiuto che sia adatto a lui”. 19 Il SIGNORE, DIO avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato. 20 L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui. 21 Allora il SIGNORE DIO fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. 22 Il SIGNORE DIO, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. 23 L’uomo disse: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo.” 24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.
(Genesi Capitolo 2, 18-24)
[Altri riferimenti Biblici 1Co 11:7-10; 1Ti 2:11-13 ;Ef 5:22-33; Mt 19:3-9]

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Lo Spirito di DIO risiede dentro ogni corpo: 1Corinzi Capitolo 6, “19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito di DIO che è in voi e che avete da DIO, e che non appartenete a voi stessi?”[/pullquote]La donna entra a far parte così del disegno Divino sullo stesso piano dell’uomo. Quest’armonia perfetta riceve la benedizione del CREATORE: “DIO li benedisse; e DIO disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra” (Gn 1, 28), e DIO si compiacque della Sua opera affermando che ciò “era molto buono” (Gn 1, 31). Quindi inizialmente la creatura di DIO era sola, unica, ma ad essa venne subito concessa un “completamento”: “DIO creò l’uomo a Sua immagine, lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina” (Gn 1, 27).
da notare che l’originale testo ebraico usa l’articolo al singolare maschile: אֹתֹו (otò) ovvero “lo” creò. Questo fornisce indicazioni chiare in merito al fatto che DIO creò un solo essere, e l’uomo e la donna facevano parte dello stesso primo essere הָאָדָם (haadàm) che signifca “il terroso”, tratto dalla terra/polvere.

La Bibbia afferma:

וַיִּבְרָא אֱלֹהִים ׀ אֶת־הָאָדָם בְּצַלְמֹו בְּצֶלֶם אֱלֹהִים בָּרָא אֹתֹו זָכָר וּנְקֵבָה בָּרָא אֹתָם׃
(ebraico)

“vayvrà elohìm et-haadàm betzalmò betzèlem elohìm barà otò sachàr uneqevàh barà otàm”
(traslitterazione)

“e creò DIO il terroso a immagine di Sé a immagine di DIO creò esso maschio e femmina creò loro”
(traduzione)

Qui si ha l’immagine di DIO come di un Vasaio, il Creatore prende del fango e lo modella per poi dargli vita con il suo alito vitale (lo Spirito):

Tu mandi il Tuo Spirito, ed essi sono creati
(Sl 104, 30)

 

Guai a chi ha conteso col suo Formatore, come un frammento di terracotta con gli altri frammenti di terracotta del suolo! Deve l’argilla dire al suo formatore: “Che fai?”
(Is 45, 9)

 

“DIO, l’ETERNO formò l’uomo [הָאָדָם (haadàm), “il terroso”] dalla polvere della terra [אֲדָמָה (adamàh)], gli soffiò nelle narici un alito di vita [נִשְׁמַת חַיִּים (nishmàt khayìym), “soffio di vita”], e l’uomo divenne un essere vivente [נֶפֶשׁ חַיָּה (nèfesh khayàh), “anima(le) vivente]”.
(Gn 2, 7)

 

DIO concede all’uomo prima lo Spirito di Vita e poi la grazia di una compagnia, e finalmente l’uomo è appagato, anche se presto questo stato verrà compromesso dalla loro “caduta” nel peccato, facendo risprofondare la condizione dell’uomo nel malessere. La punizione è giustamente da DIO sentenziata (Gen 3, 16-19) ed i coniugi si ritrovano soli a dover riniziare da zero, da capo e al di fuori del Giardino dell’Eden (più lontani dalla benevolenza del CREATORE). Da li la strada per l’uomo e la donna verso la Redenzione è stata sempre molto difficoltosa, ma la Grazia e la Misericordia di DIO continuano a guidare l’umanità:

22 Chi ha trovato moglie ha trovato un bene
e ha ottenuto un favore dal SIGNORE.
(Libro dei Proverbi 18, 22)

 

E ancora:

9 Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. 10 Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi! 11 Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? 12 Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.
(Libro dell’Ecclesiaste 4, 9-12)

 

Gli insegnamenti del Nuovo Testamento Cristiano

In merito all’indissolubilità di questa relazione sancita dal volere Divino, si devono tenere in mente anche i passaggi del Nuovo Testamento riferiti all’insegnamento di Gesù (Yeshua in Ebraico e traslitterato in Greco Iesous ed in latino Iesu) “ciò che IDDIO ha congiunto l’uomo non separi” (Mt 19, 5-6) e “Chiunque ripudia la propria moglie e ne prende un’altra, commette adulterio; e chiunque, prende quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio” (Lc 16, 18).
Anche la dottrina riportata da San Paolo è estremamente chiara: “ai coniugati, ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, e qualora si sia separata, rimanga senza rimaritarsi, o si ricongiunga con suo marito” (1Cor 7, 10-11). Anche la dottrina riportata da San Paolo è estremamente chiara: “ai coniugati, ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, e qualora si sia separata, rimanga senza rimaritarsi, o si ricongiunga con suo marito” (1Cor 7, 10-11). Meglio è quindi per il credente non sposarsi (Mt 19, 8-11) a meno che non si è davvero certi dell’indissolubilità del proprio legame, in modo da non rischiare di ritrovarsi nel peccato.

La sottomissione dell’uomo e della donna

La sottomissione dell’uomo e della donna deve essere quindi è prima nei confronti di DIO, e poi, nel rispetto reciproco, della donna nei confronti del marito in quanto “capostipite”, non come supremo leader, ma sottoforma di rispetto, sempre riconosciuta e mai imposta. Pietro parla delle “sante donne che speravano in DIO, restando sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abraamo, chiamandolo Signore” (1Pt 3, 5-6). E anche Paolo di Tarso afferma: “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti” (Ef 5, 22), e lo dice nello stesso modo in cui dice: “Servi, ubbidite ai vostri padroni” (Ef 6, 5). Queste affermazioni vanno lette naturalmente per i tempi nei quali furono scritte, il comportamento del vero credente è chiaro: non si può lottare per cambiare una società (in questo caso la famiglia), in quanto sarà DIO stesso a cambiarla a tempo debito, quindi come l’uomo e la donna di fede si comportano è consapevoli di dover cambiare (migliorare) prima se stessi, poi la propria famiglia, e per il resto affidanrsi a DIO.
Ma questa subordinazione della donna nei confronti dell’uomo può rimanere valida solo se l’uomo considera e tratta la sua metà davvero secondo il consiglio pietrino: “Voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita”. (Prima lettera di Pietro, 1Pt 3, 7).
La sottomissione della donna nei confronti dell’uomo era quindi un dato di fatto, una realtà della condizione umana storica dopo il peccato che pian piano attraverso le generazioni è andata evolvendosi fino ai nostri giorni, a pari passo con l’avanzamento spontaneo (e naturale) dell’uomo e della vita stessa sulla terra.

La visione della donna per le Religioni Abramitiche
A differenza delle religioni pagane che assimilavano la donna alla “madre terra”, la Bibbia identifica la donna con la vita. La prima donna ebbe un nome naturale: Eva, חַוָּה (khavàh), “vivente” (Gn 3, 20). La traduzione greca biblica dei Settanta (LXX) traduce il nome di Eva con Ζωή (zoè), “vita”. La “grazia della vita” avviene per grazia di DIO attraverso la donna. A causa del peccato la trasmissione della vita avviene da parte della donna con la propria sofferenza: “Con dolore partorirai figli” (Gn 3, 15), ma è la donna che rimane principio di vita per l’intera umanità. Dice DIO: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo” (Gn 3, 15). Mentre il male è condannato a soffrire con lo schiacciamento della testa, la donna trionfa sulla morte e assicura la continuità del genere umano. Mai altrove nella Bibbia si usa l’espressione “seme” (זַרְעָ, zarà) riferito ad una donna”, qui tradotto “progenie”; la LXX greca, in armonia col testo Ebraico, traduce con σπέρμα (spèrma), “seme”.

La vita di coppia oggi

La vita familiare odierna, ma soprattutto la vita di coppia dei nostri giorni, è gravemente messa in pericolo dalla eccessiva secolarizzazione della società, dalle false dottrine. nota 1
Le relazioni d’affetto, sia familiari che di coppia, erano generalmente durature: promettevamo di amarci reciprocamente per sempre. Oggi invece questi legami non uniscono più ad aeternum, si trasformano, non sembrano più quello che erano una volta, finisce quello che pensavamo dovessero essere, si sgretolano e così infrangono l’unica cosa davvero integra del nostro corpo, lo Spirito. Nella nostra epoca ci si vanta della grande “abbondanza di beni e di raccolti” (così come egregiamente spiega il Corano cap. 57 vv. 20), ma a che serve il benessere materiale se nelle nostre famiglie più della metà dei matrimoni si conclude con il divorzio? Sofferenza, angoscia ed ansia dilagano nella nostra odierna società (nel Mondo negli ultimi 10 anni solo la depressione è aumentata di quasi il 20%), e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) affliggerà ancora di più quella dei nostri figli, riversandosi nella società. Meno buone regole generano solamente più caos, e più libertinaggio conduce solo a maggiore insoddisfazione, il principio di vero amore sta scomparendo per sempre dalle nostre memorie.
Nessuno di noi può dire di essere passato indenne attraverso il fuoco dell’amore, al quale anche la forza dei Re si è sottomessa, e la Bibbia ne testimonia esempi epici.
Re Davide si invaghisce di Betsabea (2Sam 11, 2-4), moglie di uno dei suoi fedeli soldati, Urìa l’Hittita. La vede dalla terrazza, la desidera ardentemente e fa di tutto per possederla. Ma Betsabea resta incinta e il Re manda Urìa in battaglia in prima fila, ed ordina al resto dell’esercito di lasciarlo scoperto (2Sam 11, 14-17). Uria troverà la morte, ma Davide si ritroverà reo di peccato, accusato dal Profeta Natan e punito duramente dal SIGNORE (2Sam 12, 13-15) iniziando con il decesso del neonato.
Anche suo figlio Salomone, successore di Re Davide al trono, commetterà peccato a causa dell’amore verso le numerosissime mogli e concubine, testimoniandoci l’esempio più eclatante di quanto la vita di coppia e la monogamia sembrano davvero essere l’unico scudo contro le tentazioni. Lui, il Re più Sapiente della storia, colui che scrisse tre Libri del canone Biblico, colui che costruì il primo Tempio di DIO, e colui il quale si lascia sviare nella sua condotta ed incombe nel peccato e si subordina alla tentazione.

Eppure la sapienza che DIO gli aveva donato era veramente straordinaria:

DIO concesse a Salomone sapienza, una grandissima intelligenza e una mente vasta come la sabbia che è sulla riva del mare. E la sapienza di Salomone superò la sapienza di tutti i figli d’Oriente e tutta la sapienza degli Egiziani. … Da tutti i popoli veniva gente per udire la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra che avevano sentito parlare della sua sapienza.
(1 Re 4, 29-34)

Cupola della Roccia – Vista dall’esterno del Monte del Tempio, Gennaio 2018

Eppure Re Salomone in tutta la sua Sapienza, indebolito forse dall’avanzare dell’età e dalla fatica delle sue grandi opere, si allontanò dalle Leggi di DIO, dal primo e più importante Comandamento: “Non avrai altro dio all’infuori di Me”. Egli davvero amò il SIGNORE “con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutte le sue forze”, e visse seguendo quello che suo padre Davide gli aveva insegnato, tuttavia, questo non fu sufficiente, non durò per sempre.

Quello che di buono abbiamo fatto ieri non garantisce quello che faremo oggi e domani

I peccati di idolatria che Salomone si ritrova sul suo capo, peseranno gravemente sulla sua eredità:

Ma il re Salomone, oltre la figlia del Faraone, amò molte donne straniere, moabite, ammonite, idumee, sidonie e hittee, appartenenti ai popoli di cui l’Eterno aveva detto ai figli d’Israele: “Voi non vi unirete in matrimonio con loro, né essi con voi, perché essi faranno certamente volgere il vostro cuore verso i loro dèi”. Ma Salomone si unì a tali donne per amore. Egli ebbe settecento principesse per mogli e trecento concubine; e le sue mogli gli pervertirono il cuore. Così, quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente all’ETERNO, il suo DIO, come il cuore di Davide suo padre. Salomone seguì quindi Ashtoreth, la dea dei Sidoni, e Milkom, l’abominazione degli Ammoniti. Così Salomone fece ciò che è male agli occhi dell’ETERNO e non seguì pienamente l’ETERNO, come aveva fatto Davide suo padre. Allora Salomone costruì sul monte di fronte a Gerusalemme un alto luogo per Kemosh, l’abominazione di Moab, e per Molek, l’abominazione dei figli di Ammon. Così fece per tutte le sue mogli straniere, che bruciavano incenso e offrivano sacrifici ai loro dèi.
(1 Re 11, 1-8)

 

Da questa parte del racconto Biblico inizia la divisione tra le tribù di Giuda e di Israele, identificate escatologicamente con la separazione tra gli Ebrei (Giuda) e il resto delle Nazioni (Israele), scissione visibile ancora nel mondo odierno.
Ma questa “spaccatura” non si manifesta solo tra le nazioni e tra i popoli, anzi sembra entrare più profondamente nei nostri Spiriti quando è la nostra stessa famiglia a separarsi.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una serie di profonde trasformazioni nei rapporti di coppia. Il modello tradizionale incentrato sul matrimonio è sempre di più entrato in crisi, sia per il crescente egoismo ed ambizione dell’uomo e della donna, sia per una dilagante intolleranza degli uni verso gli altri. Non si ama più il prossimo come se stessi (dove per “prossimo” il testo Biblico del Levitico al Cap 19 identifica letteralmente coloro che sono vicini/prossimi all’interno della comunità, e quindi In primis la famiglia). Invece, ormai troppo spesso, le persone vengono meno nei confronti dei vincoli e gli obblighi principalmente morali, scompare così la tolleranza e in ambito familiare/matrimoniale le persone spesso si ritrovano in una separazione spesso quasi forzata e giustificata dagli eventi.

Due illustri opinioni nella Chiesa

Giovanni Paolo II
Papa Wojtyła nel Concilio di Trento (sessione XXIV), non fa altro che confermare quanto sancito dalla tradizione, stabilendo che DIO per mezzo del matrimonio “portava l’amore naturale a maggior perfezione, ne confermava l’indissolubile unità, e i coniugi stessi santificava”. Da qui inoltre stabiliva, per alcuni casi particolari: “Chiunque dice che il vincolo del matrimonio può essere sciolto dal coniuge, a causa di eresia o di molesta coabitazione o di pretesa assenza, sia anatema. Chiunque dice che la Chiesa erra quando ha insegnato e insegna che, secondo la dottrina evangelica ed apostolica, non può essere disciolto il vincolo del matrimonio per l’adulterio di uno dei coniugi, e che nessuno dei due, neanche l’innocente che non diede motivo all’adulterio, può contrarre altro matrimonio, vivente l’altro coniuge, e che commette adulterio tanto colui il quale, ripudiata l’adultera, sposa un’altra, quanto colei che, abbandonato il marito, ne sposa un altro, sia anatema”.

Pio VI
In una lettera del 1789 indirizzata al vescovo di Agra afferma: “è evidente che il matrimonio, nel medesimo stato di natura e certo assai prima che fosse sollevato alla dignità di Sacramento propriamente detto, è stato divinamente istituito in maniera da portare seco la perpetuità e la indissolubilità del nodo, tale perciò che da nessuna legge civile possa essere disciolto. Quindi, sebbene la ragione di sacramento possa andare disgiunta dal matrimonio, come tra gli infedeli, anche in tale matrimonio tuttavia, se è vero matrimonio, deve restare e certamente resta in perpetuo quel nodo che fino dalla prima origine è così inerente al matrimonio che non va soggetto a nessun potere civile. Così qualsiasi matrimonio si dica contratto, o venga contratto in modo da essere un vero matrimonio, avrà insieme quel nodo perpetuo che per diritto divino va connesso con ogni vero matrimonio”.

Conclusioni

I nostri antenati, i Padri che hanno vissuto prima di noi sono presenti nei nostri Spiriti, tutti portiamo dentro di noi coloro che sono venuti prima e che hanno speso le loro intere vite devoti alla crescita e l’evoluzione della specie. Se dunque le Sacre Scritture sono state il testamento di questo lungo succedersi di “ere”, e se queste più volte hanno sottolineato l’importanza dell’indissolubilità della famiglia, allora un motivo importante dietro tutto ciò deve sicuramente esserci, ed è solo a motivo del nostro bene ci deve essere. Un naturale volere e propensione al migliorarsi solo per due scopi: il primo il nostro stesso accrescimento di conoscenza (benessere); il secondo è quello di permettere a noi stessi di lasciare in eredità questa conoscenza a coloro ai quali abbiamo a cuore.

 


Nota

nota 1 Per “false dottrine” non si intendono “altre religioni”, ma tutte quelle credenze le quali seguono falsi idoli (falsi dèi come il denaro e il potere) e conducono all’immoralità e alla regressione della condizione umana personale e sociale.

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