Amare DIO è amare l’amore: L’uomo non osi separare ciò che DIO ha unito

DIO è amore (Ez 36, 26-27 ; Ef 2, 4-5 ; 1Gv 3, 1) e lo Spirito è il centro, dentro il nostro corpo della Spiritualità (1Cor 6, 19); La famiglia invece è il centro, al di fuori delle nostre membra della vita.
È questo cosa si impara dallo studio delle Sacre Scritture e il monito del versetto secondo il Vangelo di Matteo al capitolo 19 versetto 6, l’insegnamento che il Rabbino Gesù predicava duemila anni fa, ma che ancora oggi risulta di difficile comprensione.

L’uomo non osi separare ciò che DIO ha unito
(Matteo 19, 6)

I nostri cuori sono fatti per amare, DIO in primis, poi noi stessi e infine il prossimo. Ovviamente nessuno può essere più prossimo/vicino di una moglie o di un marito, e l’amore al quale un/una coniuge deve aspirare non è solo incondizionato, ma anche duraturo.
Rompere la promessa del matrimonio di essere fedeli fino alla morte non è solamente contro il vero amore (e quindi contro DIO), ma ferisce in modo particolare la famiglia stessa, ovvero il futuro della stessa, i bambini.

Gesù si è sacrificato sulla croce, perché era ciò che doveva fare per amare e salvare il popolo di DIO. Se un padre e una madre non sono disposti a donarsi fino a soffrire per essere fedeli sempre reciprocamente, e quindi fedeli e dediti alla loro famiglia e ai loro figli, essi dimostrano alla loro progenie cosa significhi davvero amare. E se i genitori non mostrano ai figli cosa sia l’amore, chi altro potrà insegnarglielo? Questi bambini cresceranno spiritualmente poveri e questo genere di povertà è molto più difficile da superare rispetto a quella materiale.

È vero che molte famiglie hanno sperimentato sofferenze, violenze, alcolismo e abusi che hanno spesso portato a una rottura del rapporto. I problemi ci sono in ogni famiglia, indistintamente, ma se i membri di una famiglia pregano assieme, resteranno sotto la protezione Divina, saranno davvero uniti e si fortificheranno nelle difficoltà: insieme si ameranno l’un l’altro come DIO ama ciascuno di loro.
Il frutto della preghiera è pace, amore ed unità nella famiglia e questo sarà un esempio di amore per i bambini e per il prossimo (il resto della famiglia, gli amici, i parenti, i vicini di casa, ecc).

Lo Spirito di DIO risiede dentro ogni corpo: 1Corinzi Capitolo 6, “19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito di DIO che è in voi e che avete da DIO, e che non appartenete a voi stessi?”

Cosa ci insegnano le Sacre Scritture

Già dai primi versetti, le Sacre Scritture sono molto chiare in merito all’importanza della relazione tra l’uomo (in Ebraico אִשׁ, ish) e la donna (in Ebraico אִשָּׁה, ishàh):

18 Poi DIO il SIGNORE disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». 19 Il SIGNORE, DIO avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato. 20 L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui. 21 Allora il SIGNORE DIO fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. 22 Il SIGNORE DIO, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. 23 L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». 24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.
(Genesi Capitolo 2, 18-24)
[Riferimenti Biblici 1Co 11:7-10; 1Ti 2:11-13 ;Ef 5:22-33; Mt 19:3-9]

La donna entra così nel disegno Divino sullo stesso piano dell’uomo. Quest’armonia perfetta riceve la benedizione del CREATORE: “DIO li benedisse; e DIO disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra’” (Gn 1:28), e DIO si compiace della Sua opera affermando che ciò “era molto buono” (Gn 1:31). Quindi anche se l’essere umano è uno: “DIO creava l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di DIO; li [“lo”, nel testo ebraico: אֹתֹו (otò)] creò maschio e femmina” (Gn 1:27).
La Bibbia afferma:

 

וַיִּבְרָא אֱלֹהִים ׀ אֶת־הָאָדָם בְּצַלְמֹו בְּצֶלֶם אֱלֹהִים בָּרָא אֹתֹו זָכָר וּנְקֵבָה בָּרָא אֹתָם׃

(traslitterazione) “vayvrà elohìm et-haadàm betzalmò betzèlem elohìm barà otò sachàr uneqevàh barà otàm”

“e creò DIO il terroso a immagine di Sé a immagine di DIO creò esso maschio e femmina creò loro”

Qui si ha l’immagine di DIO come di un Vasaio, il Creatore prende del fango e lo modella per poi dargli vita con il suo alito vitale (lo Spirito di DIO):

Tu mandi il Tuo Spirito, ed essi sono creati
(Sl 104, 30)

Guai a chi ha conteso col suo Formatore, come un frammento di terracotta con gli altri frammenti di terracotta del suolo! Deve l’argilla dire al suo formatore: ‘Che fai?’
(Is 45, 9)

“DIO, l’ETERNO formò l’uomo [הָאָדָם (haadàm), “il terroso”] dalla polvere della terra [אֲדָמָה (adamàh)], gli soffiò nelle narici un alito di vita [נִשְׁמַת חַיִּים (nishmàt khayìym), “soffio di vita”], e l’uomo [הָאָדָם (haadàm), “il terroso”] divenne un essere vivente [נֶפֶשׁ חַיָּה (nèfesh khayàh), “anima(le) vivente]”. – Gn 2, 7

DIO concede all’uomo prima lo Spirito di Vita e poi la grazia di una compagna, e finalmente l’uomo è appagato dal Creato. anche se presto la loro “caduta” nel peccato risprofonderà la condizione dell’uomo nel malessere. La punizione è giustamente da DIO sentenziata (Gen 3, 16-19) ed i coniugi si ritrovano soli a riniziare da zero, al di fuori del Giardino dell’Eden. Da li la strada per l’uomo e la donna verso la Redenzione è stata sempre molto difficoltosa, ma la Grazia e la Misericordia di DIO continuano a guidare:

22 Chi ha trovato moglie ha trovato un bene
e ha ottenuto un favore dal SIGNORE.
(Libro dei Proverbi 18, 22)

E ancora:

9 Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. 10 Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz’avere un altro che lo rialzi! 11 Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? 12 Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.
(Libro dell’Ecclesiaste 4, 9-12)

 

Gli insegnamenti del Nuovo Testamento

In merito all’indissolubilità di questa relazione sancita dal Volere Divino, si devono tenere in mente anche i passaggi del Nuovo Testamento riferiti all’insegnamento di Gesù (Yeshua in Ebraico e traslitterato in Greco Iesous ed in latino Iesu) “ciò che IDDIO ha congiunto l’uomo non separi” (Mt 19, 5-6) e  “Chiunque ripudia la propria moglie e ne prende un’altra, commette adulterio; e chiunque, prende quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio” (Lc 16, 18)
Anche gli inseganamenti di San Paolo sono estremamente chiari: “ai coniugati, ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, e qualora si sia separata, rimanga senza rimaritarsi, o si ricongiunga con suo marito” (1Cor 7, 10-11).

Quindi anche il Vangelo (“la buona Novella”) conferma la coerenza degli insegnamenti di Gesù: meglio non sposarsi (Mt 19, 8-11) se non si è certi di questa indissolubilità, che farlo e rischiare di ritrovarsi nel peccato.

La sottomissione dell’uomo e della donna

La sottomissione dell’uomo e della donna quindi è prima verso DIO, e poi nel rispetto reciproco della donna nei confronti del marito. Pietro parla delle “sante donne che speravano in DIO, restando sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abraamo, chiamandolo Signore” (1Pt 3, 5,6). E anche San Paolo afferma: “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti” (Ef 5:22), e lo dice nello stesso modo in cui dice: “Servi, ubbidite ai vostri padroni” (Ef 6:5). Queste affermazioni vanno lette per i tempi nel quale furono scritte, il comportamento del vero credente è chiaro: non si può lottare per cambiare una società, in quanto sarà DIO stesso a cambiarla a tempo debito, quindi come l’uomo e la donna di fede si comportano è semplice: cambiare prima se stessi e la propria famiglia, e per il resto affidandosi a DIO.
Ma questa subordinazione della donna nei confronti dell’uomo può rimanere valida solo se l’uomo considera e tratta la sua compagna davvero secondo il consiglio pietrino: “Voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita”. (Prima lettera di Pietro, 1Pt 3, 7).
La subordinazione della donna all’uomo era quindi un dato di fatto, una realtà della condizione umana dopo il peccato che pian piano con l’evoluzione è andata migliorando fino ai nostri giorni, a pari passo con l’avanzamento spontaneo evolutivo dell’uomo e della vita sulla terra.

La visione della donna per le Religioni Abramitiche
A differenza delle religioni pagane che assimilavano la donna alla “madre terra”, la Bibbia identifica la donna con la vita. La prima donna ebbe un nome naturale: Eva, חַוָּה (khavàh), “vivente” (Gn 3, 20). La traduzione greca biblica dei Settanta (LXX) traduce il nome di Eva con Ζωή (zoè), “vita”. La “grazia della vita” avviene per grazia di DIO attraverso la donna. A causa del peccato la trasmissione della vita avviene da parte della donna con la propria sofferenza: “Con dolore partorirai figli” (Gn 3, 15), ma è la donna che rimane principio di vita per l’intera umanità. Dice DIO: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo” (Gn 3, 15). Mentre il male è condannato a soffrire con lo schiacciamento della testa, la donna trionfa sulla morte e assicura la continuità del genere umano. Mai altrove nella Bibbia si usa l’espressione “seme” (זַרְעָ, zarà) riferito ad una donna”, qui tradotto “progenie”; la LXX greca, in armonia col testo Ebraico, traduce con σπέρμα (spèrma), “seme”.

La vita di coppia oggi
La vita familiare odierna, ma soprattutto la vita di coppia dei nostri giorni, è gravemente messa in pericolo dalle false dottrine.
Le relazioni d’affetto, sia familiari che di coppia, erano generalmente durature: promettevamo di amarci reciprocamente per sempre. Oggi invece questi legami non uniscono più ad aeternum, si trasformano, non sembrano più quello che erano una volta, finisce quello che pensavamo dovessero essere, si sgretolano e così infrangono l’unica cosa davvero integra del nostro corpo, lo Spirito. Nella nostra epoca ci si vanta della grande abbondanza di beni e di “raccolti” (Cor 57, 20), ma nelle nostre famiglie più della metà dei nostri matrimoni si conclude con il divorzio, e sofferenza, angoscia ed ansia dilagano nei nostri figli e nella nostra società. Meno regole generano più caos, e più libertinaggio conduce solo a più insoddisfazione, il principio di vero amore sta scomparendo per sempre dalle nostre memorie.
Nessuno di noi può dire di essere passato indenne attraverso il fuoco dell’amore, al quale anche la forza dei Re si sottomette, e la Bibbia ci testimonia esempi epici.

Re Davide si invaghisce di Betsabea (2Sam 11, 2-4), moglie di uno dei suoi fedeli soldati, Urìa l’Hittita. La vede dalla terrazza, la desidera ardentemente e fa di tutto per possederla. Ma Betsabea resta incinta e il Re manda Urìa in battaglia in prima fila, ed ordina al resto dell’esercito di lasciarlo scoperto (2Sam 11, 14-17). Uria troverà la morte, ma Davide si ritroverà reo di peccato, accusato dal Profeta Natan e punito duramente dal SIGNORE (2Sam 12, 13-15) iniziando con il decesso del neonato.

Anche suo figlio Salomone, successore di Re Davide al trono, peccherà a causa dell’amore verso le numerose mogli e concubine, testimoniandoci l’esempio più eclatante di quanto la vita di coppia e la monogamia riscano ad essere l’unico scudo contro le tentazioni. Lui, il Re più Sapiente della storia, colui che scrisse tre Libri del canone Biblico, colui che costrui il primo Tempio di DIO, e colui il quale si lascia sviare nella sua condotta ed incombe nel peccato e si subordina alla tentazione.

Il Tempio di Gerusalemme oggi

 

Eppure la sapienza che DIO gli aveva donato era veramente straordinaria:

DIO concesse a Salomone sapienza, una grandissima intelligenza e una mente vasta come la sabbia che è sulla riva del mare. E la sapienza di Salomone superò la sapienza di tutti i figli d’Oriente e tutta la sapienza degli Egiziani. … Da tutti i popoli veniva gente per udire la sapienza di Salomone, mandati da tutti i re della terra che avevano sentito parlare della sua sapienza.
(1 Re 4, 29-34)

Eppure Re Salomone in tutta la sua Sapienza, indebolito dall’avanzare dell’età e dalla fatica delle sue grandi opere, si allontanò dalle Leggi di DIO, dal primo e più importante Comandamento: “Non avrai altro dio all’infuori di Me”.
Quindi egli davvero amò il SIGNORE “con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima e con tutte le sue forze”, e visse seguendo quello che suo padre Davide gli aveva ordinato, tuttavia, questo non durò per sempre.

Quello che abbiamo fatto ieri non garantisce quello che faremo oggi.
I peccati di idolatria che Salomone si ritrova sul suo capo, peseranno gravemente sulla sua eredità:

 

Ma il re Salomone, oltre la figlia del Faraone, amò molte donne straniere, moabite, ammonite, idumee, sidonie e hittee, appartenenti ai popoli di cui l’Eterno aveva detto ai figli d’Israele: “Voi non vi unirete in matrimonio con loro, né essi con voi, perché essi faranno certamente volgere il vostro cuore verso i loro dèi”. Ma Salomone si unì a tali donne per amore. Egli ebbe settecento principesse per mogli e trecento concubine; e le sue mogli gli pervertirono il cuore. Così, quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente all’ETERNO, il suo DIO, come il cuore di Davide suo padre. Salomone seguì quindi Ashtoreth, la dea dei Sidoni, e Milkom, l’abominazione degli Ammoniti. Così Salomone fece ciò che è male agli occhi dell’ETERNO e non seguì pienamente l’ETERNO, come aveva fatto Davide suo padre. Allora Salomone costruì sul monte di fronte a Gerusalemme un alto luogo per Kemosh, l’abominazione di Moab, e per Molek, l’abominazione dei figli di Ammon. Così fece per tutte le sue mogli straniere, che bruciavano incenso e offrivano sacrifici ai loro dèi.
(1 Re 11, 1-8)

 

Da questa parte del racconto Biblico inizia la divisione tra le tribù di Giuda e di Israele, identificate escatologicamente con la separazione tra gli Ebrei (Giuda) e il resto delle Nazioni (Israele), scissione che ancora oggi continua.

Ma la scissione non sembra crescere solo tra le nazioni e tra i popoli, questa spaccatura sembra entrare più profondamente nei nostri Spiriti quando è la stessa nostra famiglia che si separa.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una serie di profonde trasformazioni nei rapporti di coppia. Il modello tradizionale incentrato sul matrimonio è sempre più entrato in crisi, sia per l’emergere di una maggiore libertà sessuale, sia per la crescente intolleranza degli uni verso gli altri, in poche parole, non si ama più il prossimo come se stessi (dove per “prossimo” il testo Biblico del Levitico al Cap 19 identifica letteralmente coloro che ti sono vicini/prossimi all’interno della comunità, e quindi in primis la famiglia).
Invece, ormai troppo spesso, le persone vengono meno nei confronti dei vincoli e gli obblighi principalmente morali, scompare così la tolleranza e in ambito familiare/matrimoniale le persone spesso si ritrovano in una separazione spesso quasi forzata e giustificata dagli eventi.

Altre illustri opinioni

Giovanni Paolo II: La conferma di un grande Santo della Chiesa
Papa Wojtyła nel Concilio di Trento nella sua XXIV sessione, non fa altro che confermare quanto sancito dalla Tradizione, stabilendo che DIO per mezzo del sacramento del matrimonio “portava l’amore naturale a maggior perfezione, ne confermava l’indissolubile unità, e i coniugi stessi santificava”. Da qui stabiliva, per alcuni casi particolari, quanto segue: “Chiunque dice che il vincolo del matrimonio può essere sciolto dal coniuge, a causa di eresia o di molesta coabitazione o di pretesa assenza, sia anatema. Chiunque dice che la Chiesa erra quando ha insegnato e insegna che, secondo la dottrina evangelica ed apostolica, non può essere disciolto il vincolo del matrimonio per l’adulterio di uno dei coniugi, e che nessuno dei due, neanche l’innocente che non diede motivo all’adulterio, può contrarre altro matrimonio, vivente l’altro coniuge, e che commette adulterio tanto colui il quale, ripudiata l’adultera, sposa un’altra, quanto colei che, abbandonato il marito, ne sposa un altro, sia anatema”.

La saggezza di Pio VI
In una lettera del 1789 indirizzata al vescovo di Agra spiega che “è evidente che il matrimonio, nel medesimo stato di natura e certo assai prima che fosse sollevato alla dignità di Sacramento propriamente detto, è stato divinamente istituito in maniera da portare seco la perpetuità e la indissolubilità del nodo, tale perciò che da nessuna legge civile possa essere disciolto. Quindi, sebbene la ragione di sacramento possa andare disgiunta dal matrimonio, come tra gli infedeli, anche in tale matrimonio tuttavia, se è vero matrimonio, deve restare e certamente resta in perpetuo quel nodo che fino dalla prima origine è così inerente al matrimonio che non va soggetto a nessun potere civile. Così qualsiasi matrimonio si dica contratto, o venga contratto in modo da essere un vero matrimonio, avrà insieme quel nodo perpetuo che per diritto divino va connesso con ogni vero matrimonio”.

Se i nostri Padri ci hanno tramandato per mezzo delle Sacre Scritture più volte l’importanza di questa indissolubilità è sicuramente per il nostro bene. Se Davide e Salomone nella loro grandezza sono caduti nell’errore per “motivi familiari”, allora il popolo di DIO oggi deve impegnarsi maggiormente per far si che questo Precetto fondamentale di unione dei coniugi davanti a DIO rientri con forza nelle nostre vite.

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