Francia in rivolta: Il perchè delle proteste che hanno messo Parigi sotto assedio

La protesta dei gilet gialli a Parigi, il 1 dicembre 2018

La Rivoluzione che fa tremare l’Europa: Chi sono e cosa vogliono i gilet gialli Francesi

Tutta l’Europa teme una grande rivoluzione popolare, e la Francia è il primo grande campanello d’allarme per il Sistema Europeo ormai in grande crisi.
La Brexit è stato uno dei primi sentori di questo malessere della classe bassa e media che ormai, dopo l’ingresso della moneta unica europea, si sono unite nel malessere e nella crisi monetaria e sociale.
In Italia invece ci si prepara per le feste, si pensa al calcio e alle scommesse, e quando a fine mese non si riesce proprio ad arrivare, si può sempre chiedere aiuto ai genitori o ai nonni.
Ma cosa succederà quando i soldi messi da parte dalle famiglie italiane con tanti sacrifici finiranno? Perchè gli Italiani del III millennio devono sempre essere gli ultimi ad aprire gli occhi e a protestare per i loro diritti? Gli scandali della Politica e della Chiesa continuano a riempire i telegiornali, ma l’italiano medio sembra dormire su sette cuscini invece di essere giustamente preoccupato per il suo futuro, ma sopratutto per quello dei propri figli.
Poche settimane fa i gilet gialli sono emersi dal nulla, grazie a Facebook, e hanno bloccato le strade di tutta la Francia. La rabbia scaturita per l’aumento delle tasse sul gasolio si è allargata fino a diventare una protesta contro il presidente Emmanuel Macron. “Alla fine del mese, semplicemente non posso permettermi di riempire il serbatoio della mia macchina”, “Non stiamo bloccando il traffico, semplicemente lo filtriamo”, “Non siamo ricchi, ma non siamo poveri. È un attacco alle classi medie che lavorano”. Questi sono solo una goccia nell’oceano di voci che si alzano contro il governo, contro il Sistema e contro le Lobby che ormai controllano e sottomettono i lavoratori.

La risposta del Capo del governo Francese però non è affatto convincente, il governo sostiene che l’aumento di 7,6 centesimi di euro al litro di diesel fa parte di un piano per riallineare le tasse sui carburanti e sul petrolio, e per diminuire l’inquinamento dovuto agli scarichi dei veicoli. Un ulteriore aumento di 6,5 centesimi è previsto per il gennaio 2019. “Preferisco tassare il carburante che il lavoro”, ha dichiarato Macron. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi sono le stesse che chiedono un’azione contro l’inquinamento dell’aria perché i loro figli si ammalano”.

La mancanza di una guida formale rende i gilet gialli imprevedibili e difficili da gestire

Nelle grandi città francesi i pendolari sono ben serviti da metropolitane, programmi di biciclette in condivisione e autisti Uber, e le tasse ecologiche sono viste come un elemento virtuoso. Ma in luoghi come le campagne della Normandia, le persone che guadagnano meno non credono alle argomentazioni ambientaliste dell’esecutivo. Ricordano come i precedenti governi avessero incoraggiato l’uso del diesel e oggi pensano che l’aumento delle tasse sia una punizione nei confronti delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.

Il primo giorno di proteste, il 17 novembre, sono scese a manifestare in tutto il paese circa 280mila persone che indossavano i gilet gialli. Una settimana dopo erano circa la metà. Ma una manifestazione a Parigi è degenerata quando alcune vetrine sono state distrutte sugli Champs-Elysées ed è stato dato fuoco ad alcune barricate. La polizia antisommossa ha disperso i manifestanti con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
La Francia è abituata a manifestazioni di attivisti e all’uso dell’immaginario rivoluzionario: a una rotonda nel sud del paese i gilet gialli hanno portato una ghigliottina e un manichino di Macron. “Il giorno in cui il popolo ha preso d’assalto la Bastiglia non era chiaro quale fosse l’obiettivo”, ha dichiarato alla radio un deputato d’estrema sinistra. Ma la mancanza di una guida formale rende i gilet gialli imprevedibili e difficili da gestire.

Qualche giorno fa tra governo e Gilet gialli “è arrivato il momento del dialogo”: lo ha detto il primo ministro francese Edouard Philippe dopo un altro sabato di tensione, con scontri in tutto il Paese e anche a Bruxelles e 1220 fermi. Un dialogo che, ha sottolineato Philippe, “è iniziato con incontri di politici e continuerà anche a Matignon dove voglio incontrare questi francesi che protestano”. La prossima settimana si attende che si esprima il presidente Emmanuel Macron, che finora in pubblico ha mantenuto sull’ondata di proteste in corso ormai da quasi un mese. Il piano sicurezza approntato ha portato a 1220 fermi in tutta la Francia. Sono stati 125.000 i manifestanti nel Paese, di cui 8.000 nella sola Parigi. “C’è stata una violenza inaccettabile anche se tenuta sotto controllo grazie all’abnegazione delle forze dell’ordine”, ha commentato il ministro dell’Interno, Christophe Castaner.

“Siamo stati in grado di spezzare lo slancio dei vandali”, ha aggiunto, e ha ricorto che sono state trovate, ancor prima che iniziassero le manifestazioni, armi bianche e maschere anti gas. Segno, per Castaner, che “centinaia di gilet gialli erano arrivati a Parigi per provocare danni”. La protesta si è allargata anche a Bruxelles: almeno 400 persone fermate e un poliziotto rimasto ferito nella capitale belga, dove era sceso in piazza un migliaio di manifestanti. L’agente, colpito al volto, non è in pericolo di vita. Alcuni ‘gilet gialli’ hanno lanciato oggetti contundenti, tra cui ciottoli, contro le forze dell’ordine schierate nel quartiere delle istituzioni europee, completamente chiuso a veicoli come a pedoni.

Chi sono i gilet gialli

Quali idee ci sono dietro il movimento di protesta che sta assediando Parigi? In francese si chiamano gilets jaune, gilet gialli. Il nome prende spunto dal giubbotto che gli automobilisti devono indossare nelle situazioni di emergenza, obbligatorio anche in Italia per aumentare la propria visibilità sulla strada. La protesta è esplosa contro un rialzo dei prezzi del carburante previsto dal governo di Emmanuel Macron all’interno di piano per la transizione energetica del paese.

La mobilitazione è nata da una raccolta di firme su internet, trasformandosi in un movimento di piazza che sta mettendo sotto pressione la leadership di Macron. La battaglia originaria contro il caro benzina (e diesel) si è allargata a rivendicazioni più generali su potere d’acquisto e tagli alle tasse, dando sfogo al malcontento che ha fatto piombare ai minimi la popolarità del titolare dell’Eliseo.

Mandatory Credit: Photo by IBL/REX/Shutterstock (10019832an)
Gillet gialli: proteste anti governative con centinaia di manifestanti che vandalizzano auto, negozi o proprietà pubbliche, installando blocchi stradali sugli Champs Elysees
Protesta “Gilets Jaunes”, Parigi, Francia – 08 dic 2018

Cosa vogliono: le rivendicazioni dei gilet gialli

Le rivendicazioni dei “giubbotti gialli” vanno oltre la questione dei prezzi del carburante, è ufficiale.
Oggi è lo stesso movimento a fornire un elenco delle priorità, tra cui l’aumento del reddito minimo (smic in francese) a 1300 euro netti, ritorno al pensionamento a 60 anni e l’abbandono della ritenuta d’acconto. Tutti interventi che sembrano ormai necessari anche per l’Italia e per tutte le altre nazioni dell’Unione Europea.
La lista comprende molte misure sociali, ma anche interventi relativi al trasporto, come lo stop all’aumento delle tasse sul carburante e l’introduzione di una tassa sull’olio combustibile e sul cherosene marino.

Ecco l’elenco delle più importanti richieste fatte direttamente dai gilet gialli:

Zero poveri in strada: misura urgente

Vantaggio progressivo sulle imposte

Reddito minimo a 1300 euro netti

• Favorire i piccoli commerci delle città più piccole e del centro città per le metropoli. Contro i grandi centri commerciali

Un piano per migliorare l’economia domestica dell’energia per salvaguardare l’ambiente

• Tasse: le grandi multinazionali devono pagare tanto, i piccoli commercianti poco.

• Stesso sistema di sicurezza sociale per tutti, compresi gli artigiani e i lavoratori autonomi

Un sistema di pensioni sociale e sostenibile, niente pensione a punti

• Stop all’aumento delle tasse sul carburante

• Vietate le pensioni sotto i 1200 euro

• Qualsiasi rappresentante eletto avrà diritto al salario medio. Le spese di trasporto saranno monitorate e rimborsate se giustificate. Diritto ai buoni ristorante e buoni vacanza

• I salari di tutti i francesi, nonché delle pensioni e delle indennità devono tenere conto dell’inflazione

• Proteggere l’industria francese: proibendo il trasferimento all’estero.

• No al lavoro distaccato. È anormale che una persona che lavora in territorio francese non benefici dello stesso stipendio e degli stessi diritti.

• Per la sicurezza del lavoro: limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende. Vogliamo più tempi indeterminati.

• Fine del CICE. Usa questi soldi per il lancio di un’industria automobilistica francese ad idrogeno (che è veramente rispettosa dell’ambiente, a differenza della macchina elettrica).

• Fine della politica di austerità. Stiamo smettendo di rimborsare gli interessi sul debito dichiarato illegittimo e stiamo iniziando a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai poveri, ma perseguendo gli $ 80 miliardi di evasione fiscale.

• Affrontare le cause della migrazione forzata.

• I richiedenti asilo sono trattati bene. Dobbiamo loro alloggio, sicurezza, cibo e istruzione per i minatori. Collaborare con l’ONU affinché i campi di accoglienza siano aperti in molti paesi del mondo, in attesa dell’esito della domanda di asilo.

• I richiedenti asilo non possono essere respinti nel loro paese di origine

• Implementare una vera politica di integrazione. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di francese, corso di storia francese e corso di educazione civica con certificazione alla fine del corso)

• Salario massimo fissato a 15.000 euro

• Limitare la disoccupazione

• Aumento delle quote disabili nei posti di lavoro

• Limitazione del costo degli affitti. Più alloggi a basso costo (soprattutto per studenti e lavoratori precari).

• Divieto di vendere la proprietà statali(dighe, aeroporti)

• Mezzi migliori concessi al sistema giudiziario, alla polizia, alla gendarmeria e all’esercito. Che gli straordinari delle forze dell’ordine siano pagati o recuperati

• Tutto il denaro guadagnato dai pedaggi autostradali sarà utilizzato per la manutenzione di autostrade e strade in Francia e per la sicurezza stradale

• Poiché il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato per colpa della privatizzazione, vogliamo che diventi di nuovo pubblico e che i prezzi scendano in modo significativo

• Benessere per i nostri anziani. L’oro grigio è finito. Inizia l’era del benessere grigio

• Massimo 25 studenti per classe dalla scuola materna

• Risorse per la psichiatria

• Il referendum popolare deve entrare nella Costituzione

• Ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica

• Pensionamento a 60 anni e, per tutti coloro che hanno avuto un lavoro manuale, diritto alla pensione a 55 anni

• Promuovere il trasporto di merci su rotaie

• Fine delle indennità presidenziali a vita

 

Quanto potranno durare dipende in parte dalla loro capacità a sopravvivere a un tentativo di trasformazione in un movimento più organizzato. Rivalità interne e obiettivi contrastanti potrebbero spaccare il movimento, e il sostegno pubblico potrebbe diminuire se il movimento si radicalizzasse. Questa settimana una delegazione ha incontrato il ministro dell’ambiente, François de Rugy. Ma la legittimità dei portavoce che stanno emergendo non è chiara.

 

Republica.it
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