Cassino – Gerusalemme: Giorno 2 Canneto

Picinisco: Vista delle montagne circostanti

Partenza: Picinisco – 8:00 am
Arrivo: Canneto
Meteo: Pioggia
Distanza: 12,5 Km
Km progressivi: 57,7
Tempo in movimento: 2h 39m
Dislivello effettuato: 1.011 mt


Non te l’ho Io comandato? Sii Forte e coraggioso. Non essere spaventato; non essere abbattuto, perché il SIGNORE tuo DIO sarà con te ovunque tu vada.
Giosuè 1, 9)


Durante la notte mi ero alzato più volte, le perplessità nella mia testa mi portavano alla mente un vecchio proverbio, tra il dire, programmare, e il fare, mettere in pratica, c’era davvero di mezzo quel famoso mare. La prima giornata di cammino era stata faticosa, avevo camminato per più di due ore con condizioni metereologiche tali che la pioggia era riuscita ad infiltrarsi anche al di sotto del mio impermeabile. Imparai da subito quanto fosse importante rimanere asciutti, specialmente le scarpe, se sei molto bagnato prima di ripartire dovrai asciugarti, oppure camminerai davvero scomodo, o ancora peggio potrai ammalarti. E riguardo la notte la situazione era anche peggiore, avevo letto di quanto importante fosse stato in passato l’uso del mantello per i viandanti, se non dormi sufficientemente isolato dal terreno umido, e se non riesci a coprirti dalla brina puoi morire di ipotermia.

Mi svegliai di primo mattino, assicurandomi che avessi finito di riporre il sacco a pelo prima dell’orario di apertura degli uffici del municipio. Feci una veloce colazione nel bar del paese utilizzando i soldi dell’offerta ricevuta il giorno prima e mi rimisi subito con lo zaino in spalla, incamminandomi in verso il suggestivo sentiero di montagna che dal centro del paese conduce fino al confine con l’Abruzzo. Dopo pochi minuti di strada ricordo ancora il sobbalzo che feci quando la calma di quel bosco venne freddata dal grugnito di un gruppetto di cinghiali i quali, evidentemente spaventati dal mio passaggio, si ritiravano nella fitta vegetazione. Incredibile, la tanto riflettuta scelta di allungare il mio percorso passando attraverso l’Abruzzo, iniziava a ripagarmi. Avrei potuto da Cassino percorrere la Via Casilina verso sud, ovvero la vecchia strada di epoca romana che conduceva a Capua, la quale mi avrebbe condotto brevemente in Campania. Ma lo scopo del mio pellegrinaggio non era raggiungere il più brevemente possibile la mia meta Gerusalemme, ma prima di tutto ricercare le condizioni più favorevoli per il mio viaggio spirituale ed introspettivo. Iniziare con le montagne Laziali ed Abruzzesi mi avrebbe dato davvero la possibilità di “partire con il piede giusto”, unito con la natura, accompagnato dalla pace, e circondato dal creato, elementi fondamentali che mi hanno sempre consentito di alleggerire le mie fatiche. Anche il vento sembrava volesse aiutarmi a camminare spingendomi da dietro il grande zaino, curioso è sapere che il termine ebraico per spirito è ruach, che nel suo senso genuino significa proprio vento.

Il cammino del secondo giorno si è concluso in soli 12,5 kilometri, più che stancante il percorso in montagna lo ricordo come particolarmente complicato. Forte del supporto GPS del mio cellulare, sul quale precedentemente avevo scaricato le mappe per l’utilizzo offline, mi orientavo particolarmente bene anche nei tratti dove la strada non era battuta. Ma nei pressi del lago di Grottacampanaro, per un paio di volte mi persi avendo l’impressione che stessi ritornando sempre nello stesso punto, e ancora oggi, zoomando sulla traccia GPX di quel secondo giorno, non posso fare a meno di sorridere imbarazzato da quel po’ di incoscienza che caratterizza un pellegrino.
Arrivato nella magnifica valle di Canneto ero ancora indeciso se proseguire o meno la mia giornata di cammino, piovigginava, il tempo non era dei migliori, ma essendo da poco passata l’ora di pranzo avevo ancora quattro o cinque ore buone di luce che mi avrebbero accompagnato. Dubbioso, mi recai nell’unico posto dove sembrava esserci qualcuno per chiedere informazioni, e di fatti nei pressi del rifugio del posto incontrai un pastore di vacche che mi fornì utilissime informazioni. Mi sconsigliò vivamente di proseguire per il Valico dell’Orso a causa del maltempo dato che lui era appena sceso proprio da quelle montagne, e ci tenne a precisare che seppur nella valle la luce era abbondante e la pioggia non così restrittiva, ad alta quota la situazione era ben diversa.
Decisi quindi di accamparmi li e prepararmi per la notte, non prima però di aver mangiato qualcosa nel rifugio. Feci conoscenza con delle gentili persone del posto, mentre un graditissimo caminetto acceso asciugava i miei panni zuppi, così come il primo giorno non condivisi con nessuno nè i motivi del mio viaggio, nè la mia destinazione finale, telefonai a casa, scambiai qualche chiacchiera con i presenti e mi gustavo il mio tanto meritato panino al formaggio.

Interno del Santuario di Canneto

Subito dopo essermi rifocillato, mi allontanai per cercare un luogo adatto per provare a montare la tenda, era la mia prima volta. Ricordo come, nelle settimane precedenti alla mia partenza, mi ero ripromesso più volte di provare a montarla, desistetti nel mio giardino di casa, così come lo feci quel giorno a canneto. Troppo complicata e troppa poca necessità di montarla, o forse ero solo molto disinteressato a spendere il mio tempo per una cosa che sembrava così noiosa. Inoltre il clima non era così rigido, e avevo tempo di trovare un’alternativa. Poco distante avvistai una casetta di legno, la ispezionai e seppur non avesse più la porta d’ingresso, sembrava l’ideale per la mia sistemazione. Dopo aver riposto la borsa in un angolo e steso trascuratamente qualche panno che era rimasto umido, mi incamminai verso il Santuario di Canneto, del quale avevo sentito parlare come meta universale di pellegrini.
Quel luogo sacro era magnifico e deserto, subito dopo le mie preghiere di mezzogiorno, mi concessi una inaspettata ma gradita visita in quel luogo onorato dal titolo di Basilica pontificia. All’interno spiccava per atipicità la statua della Madonna bruna che da sempre fu oggetto delle speculazioni ed ipotesi più svariate. Una rappresentazione non è da adorare, prerogativa imposta dai primi due Comandamenti del Decalogo, ma comprendo bene il perché questa statua è stata così contemplata nei secoli. Una santa donna di colore in Occidente, un avvistamento così raro che è quasi inevitabile che non susciti uno spiccato desiderio cognitivo nella mente di un osservatore.
Tra i suddetti azzardi qualcuno addirittura coinvolgeva la chimica, quei i pigmenti di quel particolare legno si sarebbero anneriti nel tempo, altri invece ipotizzavano statue miracolosamente scampate ad incendi, o annerite dal fumo dalle tante votive candele. La sostenibilità di tutte queste teorie non mi sembra affatto fondata su elementi solidi, anche perchè la Madonna nera non era presente solo nella tradizione di quel particolare luogo. A cosa sarebbe dunque servito conservare con così tanta solennità una statua di quel caratteristico colore scuro per così tanto tempo se non per custodire un’eredità? Come un’epigrafe che sigilla un messaggio eterno: Siamo tutti figli di DIO, non per razza, provenienza, nazionalità, ma per l’amore che riusciamo a rilasciare nel cosmo. Per essere considerati Santi non serve la ricchezza, ma l’ubbidienza, non la bellezza, ma la rettitudine, non il colore della pelle, ma quello che c’è sotto di essa, in profondità nei nostri cuori. Questa è una testimonianza degna di commemorazione, bella e di colore scuro come le tende degli Ismaeliti nel Cantico dei Cantici: “Io sono nera, ma bella, o figlie di Gerusalemme! Come le tende di Kedar, come le tende di Salomone. Non guardatemi [con disprezzo] perché sono bruna, perché il sole mi ha abbronzata; i figli di mia madre erano adirati contro di me; mi hanno fatto custode delle vigne; [ma] la mia stessa vigna io non l’ho curata.”

Tracciato gpx Giorno 3

Distanza totale: 13232 m
Altitudine massima: 1081 m
Altitudine minima: 652 m
Totale salita: 1791 m
Totale discesa: -1418 m
Velocità media: 1.78 m/s
Total time: 05:42:43


Video Giorno 2

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