Cassino – Gerusalemme: Giorno 6

Alloggio del Santuario

16 Settembre 2017

Partenza: Castelpetroso – 11:29 am
Arrivo: Eremo di Sant’Egidio
Meteo: Soleggiato
Distanza: 28,8 Km
Tempo in movimento: 5h 08m
Dislivello effettuato: 886 mt

Mi sono svegliato con comodo, sentendomi davvero rifocillato dal buon cibo e rinvigorito dall’acqua calda della doccia che, dopo solo sei giorni lontano da casa, mi sembrava un grande onore. È davvero incredibile di quanto il viaggio da pellegrino, separato dagli standard moderni di comfort, possa resettare l’ordine delle necessità nella vita di un uomo. Poche cose nelle nostre vite sono davvero utili, e pochissime inidispensabili, una delle cose più belle che questo viaggio mi ha lasciato, è proprio il saper tornare ad apprezzare le piccole cose, quelle nelle quali risiede la vera pace dell’anima. Anche Socrate insegnava che: “felice, è colui che si accontenta del poco”, sostenendo inoltre che la ricchezza non proviene dalle cose che si possiedono, ma dalla natura (come brillantemente Baruch Spinoza esponeva, in quanto il CREATORE, essendo davvero infinito, non potrebbe non essere parte di tutto il resto del Creato), e la natura è DIO.

Campagne nei pressi di Cantalupo nel Sannio

Mi rimisi lo zaino sulle spalle, il centro di accoglienza pellegrini al Santuario di Castel Petroso, mi offrì generosamente anche dei panini per la giornata di cammino che avevo davanti, la prossima mia destinazione sulla via del tratturo era Bojano.
Ricordo che appena imboccai nuovamente la Strada Statale 17, ebbi la mia prima esperienza con un’automobilista che si fermò invitandomi a salire per offrirmi un passaggio. È davvero arduo rifiutare quando sei stanco, e quando chi è alla guida si rivela particolarmente insistente (seppur in un, a me graditissimo, altruismo empatico). L’uomo, di mezz’età, era per di più un sacerdote, probabilmente anch’egli appena uscito dal Santuario, e al mio rifiuto rimase parecchio sorpreso. Cercai di giustificarmi con gentilezza, spiegando che preferivo proseguire a piedi, e così, dopo aver insistito un pò se ne andò, riuscii però a scorgere, dai suoi tratti mentre ripartiva, un certo broncio che mi fece sorridere dentro di me. Non potevo mettermi a raccontare a chiunque si fermasse del voto che avevo fatto a DIO di arrivare a Gerusalemme a piedi, del resto molto probabilmente non sarei nemmeno stato creduto, e così il mio spirito si discolpò prontamente e ripartii. Ben presto iniziai però a prendere l’abitudine di camminare nel verso contrario di marcia delle auto, in modo da non dare l’idea di essere un autostoppista.

Abbandonai presto la S.S.17 preferendo le strade secondarie ed i sentieri sterrati delle magnifiche campagne limitrofe a Cantalupo nel Sannio (mappa gpx in basso), la natura è sempre stata per me la miglior compagna di viaggio. Continuavo ad avere molta forza di spirito e nelle gambe, quello che più mi motivava era costantemente presente dentro di me: l’adorazione per DIO (la Fede), ed il desiderio di acquisire Conoscenza. Sono davvero riuscito ad intervallare ottimalmente per tutti i miei 101 giorni in viaggio sia lo studio (con l’ausilio del mio dispositivo multimediale), che la meditazione, che spesso sovvertiva in preghiera e lode.
Il tratto in mezzo a quei verdi campi molisani di fine Settembre era magnifico, ed i ricordi di quei luoghi percorsi (così come molti altri in Italia e all’estero), sono rimasti sorprendentemente ancora assai nitidi nella mia memoria.
Quanti territori ho oltrepassato che mi hanno lasciato sbalordito durante questi primi giorni di pellegrinaggio, eppure avrei dovuto essere al corrente di quanta bellezza si celasse in queste terre. D’altra parte nel mio sesto giorno di cammino, ero solo ad un’ora di macchina di distanza dalla mia terra di nascita, sembrava strano, ma iniziavo a rendermi conto del perchè: Puoi affermare di conoscere davvero un luogo solamente se lo percorri a piedi. Camminando si ammira ogni singolo metro di strada, camminando si apprende la vita, e meglio lo scopo del proprio viaggio. I più grandi pensieri si elaborano mentre si cammina, più facilmente si risanano le ferite dei giorni passati, ed io mi sentivo finalmente e davvero vicino ai miei antenati, non solo con il corpo che si sacrificava, ma in modo speciale con lo Spirito che si espandeva. Il più grande miracolo non è riuscire a volare o camminare sulle acque, ma saper procedere a piedi e percorrere la terra.

Vecchia ferrovia

Mi stavo rivoluzionando (da “rivoluzione” in latino revolutio -onisrivolgimento, ritorno“), non stavo diventando un’uomo diverso, ma più propriamente stavo ritornando l’uomo che ero sempre stato, ma che nel grande caos della vita stavo dissipando. La vera rivoluzione è quella dello Spirito, tutto il resto ormai stava diventato secondario, e già risultavano irrilevanti alcuni dettagli che prima, invece, condizionavano troppo spesso la mia vita.
La prima inutile barriera che crollò dentro di me, fù eretta dal mio ego, il giudizio che gli altri avevano di me, e che spesso mi aveva condizionato nella vita, non mi importava ormai più. Inizialmente percorrevo strade secondarie anche per non essere troppo visto, e quindi giudicato, non perchè mi iportasse di quel giudizio, ma semplicemente per non “sentirmi sulla bocca altrui” durante un viaggio così personale. Troppo facilmente e troppo spesso si giudica senza conoscere e senza moderazione, inizialmente mi feriva l’idea di poter essere assimilato ad un senzacasa o ad un vagabondo (io che avevo una destinazione così ben impressa nel cuore). Anche richiedere ospitalità e del cibo ad una struttura ecclesistica mi turbava, ragionai che non avrei dovuto imbarazzarmi dato che la mie necessità (acqua, cibo e un riparo per la notte) erano realmente vitali per me, siamo tutti fratelli e sorelle su questa terra, e solo amando il prossimo che si vede, si può amare il DIO celato, che non si vede. Il fine lungamente giustificava i mezzi, non comprendevo più il motivo del perchè avrei dovuto imbarazzarmi.

Arrivai a Bojano, ed affamato mi recai subito in un supermercato locale dove acquistai, con i soldi delle offerte ricevute fino a quel momento, un pò di cibo e mi apprestai a chiedere informazioni sui luoghi del posto per cercare un monastero o un convento e domandare ospitalità. Venni a conoscenza quel giorno dell’esistenza in zona dell’Eremo di Sant’Egidio, e, seppur si trovasse in una zona davvero remota (nemmeno le macchine potevano arrivare fino a lì), mi decisi ad incamminarmi. Ero felice di fare un giorno di detour per vedere una struttura ecclesistica di così grande merito e significato, la strada sul massiccio del Matese fù abbastanza ardua, ma ne valse davvero la pena.

Arrivato a 1025 metri s.l.m. sull’eremo era ormai calata la notte, udii delle voci e vidi un fuoco acceso, mi avvicinai e scorsi delle figure, due ragazzi ed una suora. Furono molto più lieti di vedere uno stanco pellegrino che il feroce cinghiale che inizialmente avevano ipotizzato potesse apparire a seguito dei rumori dei miei passi. La serata inizio con una risata, quei ragazzi mi informarono che stavano campeggiando in onore della festa annuale del Santo Patrono del luogo, e così come avevano offerto alla suora dell’eremo della carne alla brace, me ne offrirono a me. Mi ero imbattuto nella seconda solenne ricorrenza in due giorni, non credo nella sorte, ma nel ringraziare DIO, in verità quelle mie prime esperienze furono accolte da me in modo propiziatorio per il prosieguo del mio pellegrinaggio.

 


La relazione più importante che possiamo avere è quella che tu hai con te stesso, il viaggio più importante che puoi intraprendere è quello dello scoprire se stessi. Per conoscere te stesso, devi passare del tempo con te stesso, non devi aver paura di restare solo. Conoscere se stessi è l’inizio di ogni saggezza.
(Aristotele)


Tracciato gpx Giorno 6



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