Percentuale di premi Nobel degli Ebrei

Il Premio Nobel per la Medicina, l’italiana Rita Levi-Montalcini

I premi Nobel sono stati assegnati a oltre 900 individui, di cui almeno il 20% erano Ebrei, sebbene la popolazione ebraica comprenda meno dello 0,2% della popolazione mondiale. Varie teorie sono state fatte per spiegare questo fenomeno, che ha ricevuto notevole attenzione.

Gli ebrei sono stati i destinatari di tutti e sei le classificazioni dei premi. Il primo ricevente ebreo, Adolf von Baeyer, fu insignito del premio in Chimica nel 1905. A partire dal 2018, i più recenti destinatari ebrei furono il premio di fisica Arthur Ashkin e il premio di economia William Nordhaus.
I vincitori ebrei Elie Wiesel e Imre Kertész sopravvissero ai campi di sterminio durante la Shoah, mentre François Englert sopravvisse nascondendosi negli orfanotrofi e nelle case dei bambini. Altri, come Walter Kohn, Otto Stern, Albert Einstein, Hans Krebs e Martin Karplus dovettero fuggire dalla Germania nazista per evitare la persecuzione. Altri ancora, tra cui Rita Levi-Montalcini, Herbert Hauptman, Robert Furchgott, Arthur Kornberg e Jerome Karle hanno sperimentato un significativo antisemitismo nelle loro carriere.

Analisi

Varie teorie sono state fatte per spiegare questo particolare fenomeno, che ha ricevuto notevole attenzione.
La Bibbia è piena di credenti che hanno compiuto grandi imprese, sicuramente la fede in DIO è uno degli elementi riscontrati che accomuna questi uomini e queste donne che hanno lasciato indelebili tracce del loro “passaggio” sulla Terra.
Gli Ebrei sono noti per il loro grande zelo, religiosità è sinonimo di dottrina, e la pratica e la costanza sono principi cardine per ogni credente, ma cerchiamo in seguito di analizzare altri aspetti che potrebbero aver influenzato questa statistica sulla percentuale di riconoscimenti del Nobel.

La Sindrome di Davide contro Golia

Come gruppo spesso represso e perseguitato, i discendenti di Giacobbe (che cambiò il nome in Isaraele), gli Ebrei storicamente hanno dovuto soffrire più del comune per riuscire ad emergere davvero. Nonostante l’identità kibbutziana (i membri delle kibbutz) israeliana, dei “nuovi ebrei” (più scuri di carnagione, forti, e fisicamente dotati rispetto a essere semplicemente intellettualmente avanzati) nei quali la forza fisica solitamente è stata sempre messa in secondo piano rispetto a quella intellettuale.
La storia di Israele lo insegna, seppure ci furono uomini di DIO dalla grande forza fisica (Re Saul o Sansone su tutti), i figli di Iraele sono da sempre stati riconosciuti maggiormente per
la loro scaltrezza ed intelligenza.
Il primo esempio è in Re Davide, piccolo di statura, suonatore di arpa e non guerriero, che riesce ad abbattere un soldato filisteo enormemente più forte e grosso di lui solo grazie all’astuzia. I favori di DIO provengono non solo dallo zelo, ma spesso dalla preparazione, dallo sudio, e dalla meditazione, che corrisponde alla preghiera. DIO aiuta lo scaltro, ma non lo stolto (coloro che non hanno sapienza), e il piccolo pastorello si scaglia contro Golia solo dopo aver affinato l’arte nell’usare la fionda, e scelto il miglior sasso da scagliare.
Ma anche Abramo (particolarmente in Genesi 12, 13-14 meritandosi i favori del Faraone non omettendo il fatto che Sara fosse la sua sorellastra), Giuseppe (Genesi 37 fingendosi estraneo ai fratelli per riavere l’opportunità di incontrare il fratello minore e il padre Giacobbe), Mosè (lasciato in un cesto per scampare alla morte, sulla riva del fiume nilo dove la figlia del Faraone usava fare il bagno), Giacobbe (chiamato per l’appunto etimologicamente il soppiantatore, che prese con l’astuzia la primogenitura dal fratello maggiore Esaù) e molti molti altri.

La Religione istruisce alla Conoscenza

La religione concerne conoscenza, e l’ebraismo rimarca l’importanza dell’apprendimento e dell’analisi, non solo per quanto concerne la memorizzazione della dottrina.
Lo stereotipo “due ebrei, tre opinioni” è profondamente radicato nella nostra cultura, il vero ebreo non da nulla per scontato, e desidera conoscere il “perché” e il “come” di ogni situazione che la vita gli mette davanti, l’analisi è un fattore chiave, mentre altre religioni danno valore al dogma.

Un meccanismo di sopravvivenza

Dopo la distruzione del Secondo Tempio (centro della religione ebraica e del rito), i credenti dovevano diventare letterati per continuare a studiare e praticare l’ebraismo. L’alfabetizzazione è ciò che ha aiutato la religione a sopravvivere e ha impedito che gli Ebrei fossero assimilati dalle culture circostanti. L’alfabetizzazione è anche un’abilità necessaria per lo sviluppo economico, e questo divenne un vantaggio per la popolazione ebraica dal Medioevo in poi.

Il XX secolo iniziò con massicce migrazioni di ebrei negli Stati Uniti, nelle città della Russia (e dopo Unione Sovietica) e in Palestina. In ciascuna di queste nuove terre, gli ebrei si sono rivolti alla scienza in gran numero in quanto prometteva un modo per trascendere gli ordini del vecchio mondo che per tanto tempo avevano escluso la maggior parte degli ebrei dal potere, dalla ricchezza e dalla società. La scienza, basata com’è su valori di universalità, imparzialità e meritocrazia, si appellava potentemente agli ebrei che cercavano di avere successo nelle loro nuove dimore. Non è tanto come gli ebrei fossero (intelligenti, e appassionati di libri) che può spiegare il loro successo nel campo delle scienze, ma come ciò che avrebbero voluto diventare (uguali, accettati, stimati), e in quali luoghi ambivano a vivere (società liberali e meritocratiche).

Su 67 Americani che tra il 1901 e il 1965 hanno ottenuto il premio Nobel 18 sono Ebrei, una percentuale quindi del 27% mentre gli Americani di origine Israelitica non raggiungono il 3% sul totale della popolazione degli Stati Uniti. L’importanza culturale nel mondo moderno del piccolo popolo ebrep “fa saltare non solo qualunque regolarità statistica, ma qualunque tentativo di spiegazione sociologica. (…) Il mondo ha potuto cercare di sterminarli, ma il lievito che nascostamente lo gonfia, la linfa che lo nutre è Ebraica e Cristiana attraverso loro” (S. Quinzio). Già nel 1843 il venticinquenne Marx scriveva a proposito di economia e culture, ma anche di politica, di “una signoria completa della tradizione Giudaica nel mondo”.

Crescere imparando più di una lingua

È dimostrato infatti che apprendere più di una lingua rende più intelligenti e potenzia moltissime capacità della materia grigia. La scienza da anni parla dei suoi benefici e ormai tutti gli esperti concordano sul fatto che l’apprendimento di un altro idioma non è solo utile per trovare lavoro, oppure per fare nuove amicizie, ma modifica effettivamente il cervello, che grazie all’allenamento, cresce.  Una delle migliori palestre per la mente insomma, che non solo cambia le regioni del cervello destinate ai centri del linguaggio a livello strutturale, potenziandole, ma offre incredibili vantaggi psicologici. Aumenta la plasticità del crevello che tende a moltiplicare il numero di connessioni tra le cellule nervose. In pratica maggiori sono queste, migliore sarà l’agilità della mente di immagazzinare informazioni, ricordi, dati ed elaborarli.
Imparare una nuova lingua aiuta a vedere le cose in maniera più aperta, entrando in contatto infatti con realtà diverse da quelle di cui è permeata la nostra cultura, è più facile approcciare ai problemi e alla vita di tutti i giorni con occhi nuovi e più disposti a cogliere ovunque novità. Il cervello lavora per distinguere i suoni, molto di più di quanto si fa con la lingua madre, verso la quale l’approccio è più “pigro”, essendone già completamente padroni. Imparare un nuova lingua, allena il cervello a percepire meglio ciò che arriva alle orecchie.
Una ragione apparentemente non rilevante, ma al di fuori di Israele, gli ebrei osservanti imparano almeno due lingue non imparentate da bambini: l’ebraico, più la lingua nazionale del loro paese, che tipicamente è una lingua indoeuropea, non una lingua semitica. Sembra che quando un bambino impara due lingue completamente estranee, questo sforzo extra dà al bambino una spinta intellettuale.

Altri esempi

  • Negli Stati Uniti, gli asiatici orientali hanno una reputazione simile per il super-successo intellettuale. Spesso crescono imparando cinese, giapponese o coreano a casa, oltre all’inglese per strada e a scuola.
  • Gli ebrei ungheresi del XIX e XX secolo erano particolarmente dotati nei campi scientifici. Erano persone che imparavano almeno tre lingue da bambini, tipicamente ungherese, ebraico e tedesco (ma anche il francese e altre lingue indoeuropee).
  • Gli Indiani del Sud nell’high-tech americano, sono noti per essere di un numero sproporzionato di laureati IIT (Indian Institutes of Technology). Gli indiani del Sud ben istruiti tipicamente crescono parlando una lingua dravidica a casa e per strada, e poi gli viene insegnato l’hindi e l’inglese a scuola. Anche se l’hindi e l’inglese sono imparentati, essendo entrambi indoeuropei, non sono assolutamente simili con le altre lingue dravidiche: principalmente Telugu, Malayalam, Kannada e Tamil.
  • Nella Persia antica la corte decise di promuovere l’aramaico, non il persiano, come lingua nazionale dell’Impero. Quindi, le persone istruite nell’Impero hanno imparato entrambe le lingue, il persiano lingua indoeuropea, e l’aramaico lingua semitica.
  • Durante l’età dell’oro islamica all’incirca la metà di questi grandi scienziati musulmani non erano arabi, ma erano stati redatti per decreto a Baghdad dalla vasta diffusione etnica dell’impero islamico: principalmente dalla Persia, ma anche dall Turchia, dal Nord Africa, l’India del Nord, l’Uzbekistan, il Turkmenistan e altre parti dell’Asia centrale. Di conseguenza, la maggior parte di questi uomini parlavano non solo l’arabo, ma anche le loro lingue di origine, legate al persiano, al turco, all’hindi o al berbero, tutte estranee all’arabo.
  • Il paese basco è stato a lungo il centro industriale della Spagna. Il basco è la principale lingua europea non indoeuropea d’Europa, dopo l’ebraico.
  • A Singapore, il potere finanziario dell’Asia orientale, le persone istruite parlano comunemente cinese, inglese e malese: ancora una volta, queste sono tre lingue non correlate.

Chiaramente, parlare due lingue non correlate non è abbastanza; è plausibile che sia necessaria anche un’enfasi culturale sull’alfabetizzazione e sull’educazione, in modo che l’alunno che parla più lingue non correlate, cresca come un persona di successo.

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