Cassino – Gerusalemme: Giorno 8

18 Settembre 2017

Partenza: Bojano – 08:40 am
Arrivo: Sepino
Meteo: Soleggiato
Distanza: 18,35 Km
Tempo in movimento: 3h 24m
Dislivello effettuato: 491 mt

Uscii dalla minuscola tenda contorcendomi come se avessi dormito in un cassetto di un vecchio comò. Mi accertai che lo zaino fosse intatto, dato che per motivi di spazio avevo dovuto lasciarlo fuori la tenda con sopra il telo impermeabile, era zuppo, così come lo era l’esterno della tenda. La brina aveva ricoperto tutto, ed ero consapevole che oltre al tempo necessario per rimontare la tenda, avrei dovuto ulteriormente aspettare che il tutto si asciugasse per evitare, che una volta riposto, potesse subire danni permanenti. Fu la prima ed ultima volta che dormii nella tenda, troppo spreco di tempo e di energie. Durante le mie tappe, al calar del sole, e una volta arrivato a destinazione dopo tanta strada e peripezie, l’ultima cosa di cui hai bisogno è impegnarti in un ulteriore attività se non quella di riposare.

Resti dell’antica Saepinum

Mi rimisi in marcia poco prima delle 9 a.m., la mia destinazione era il Convento della Santissima Trinità di Sepino, costruito da Bartolomeo Di Capua nel 1519 ed uno dei monasteri più importanti di tutto il Molise, dove, ormai solo nel passto, si studiava teologia e si formavano spiritualmente i sacerdoti. Era stato il giorno prima il caro Don Gianni ad avermi fornito il numero di un certo SIg. Umberto che faceva volontariato in questo vecchio convento, dicendomi che sicuramente li avrei trovato persone disponibili nell’ospitare pellegrini.
La giornata fu soleggiata e il cammino fino a sepino piacevole, anche se, preferendo come da mia routine le strade di campagna secondarie, mi imbattei in alcune salite particolarmente impegnative. Una volta arrivato a Sepino volli visitare il sito della vecchia città romana di Saepinum la quale aveva una notevole importanza commerciale, essendo stazione montuosa del tratturo Pescasseroli-Candela. Ne rimasi davvero esterrefatto, quei resti delle colonne dei templi, dei lastricati, delle torri, e dell’anfiteatro erano così ben conservati in un luogo così piacevolmente immerso nel verde che mi sembrò impossibile che i soli turisti in quel giorno erano un gruppo di quattro stranieri muniti di grandi fotocamere e un pellegrino trovatosi lì quasi per caso… Pensandoci meglio però, tutto questo ha senso, in un mondo dove il successo sembra essere il pilastro della nostra cultura, è normale che l’anonimato per un sito di questo genere, è la prima difesa contro l’ostilità del mondo. A quante scorribande di approfittatori, e a quanti turisti male educati quel magnifico posto sarà scampato, e se questo è il risultato negli anni di rimanere nell’ombra, allora ben venga allontanare dalle nostre vite la popolarità, la celebrità e la notorietà.

Una vecchia porta della città di Saepinum

Trascorsi molto tempo percorrendo e ripercorrendo quelle strade antiche, circondato da tutta quelle pietre che narravano la storia di una civiltà talmente grande da assimilare quasi i tre quarti delle terre conosciute in quel tempo. Il mio smartphone continuava ad illuminarmi sui trascorsi di Saepinum, e nel frattempo le numerose piante di fichi sparse un pò ovunque in quel luogo, mi deliziavano il pomeriggio.
Ripartii solo dopo essermi assicurato di non aver tralasciato nessun angolo e dettaglio di quel magnifico luogo, e mi incamminai attraverso un’antica porta della città e dopo pochi chilometri di strada giunsi al convento della Santissima Trinità poco prima dell’ora di pranzo.

La struttura era davvero imponente vista dall’esterno, mi apprestai ad entrare, e per mia gioia i “custodi” di quel luogo mi stavano aspettando. Umberto, sua moglie e Don Bruno si presentarono e mi misero subito a mio agio, e dopo un mio ringraziamento d’obbligo e sentito, si affrettarono nel farmi sistemare nella mia stanza. Erano evidentemente a conoscenza (e mi domando tutt’ora se dovuto dal mio pessimo aspetto o dalla loro comprensione del mio status di “camminatore”) dalla mia necessità di rifocillarmi, e mi dettero appuntamento nel refettorio per il pranzo.

Il Chiostro del Monastero della Santissima Trinità di Sepino

La stanza era pulitissima, la doccia calda e avrei desiderato non terminasse mai, gli asciugamani sembravano coccolarmi, mi rendeva così felice poter “riprendere fiato” in un luogo come quello. Ne approfittai per lavarmi i capelli e i vestiti, mi sdraiai sul letto prima di pranzo, davvero nessun’altro piacere è più grande della pace dello Spirito.

Dopo pranzo ebbi modo di farmi conoscere meglio, e tra le conversazioni fatte ricordo sopratutto due cose che mi hanno colpito. La prima fu constatare quanto bene Don Bruno, l’anziano sacerdote affetto malauguratamente dal parkinson, conoscesse la Turchia. Aveva trascorso lì periodi molto lunghi come missionario, e dato che quello era il paese dove avrei percorso più chilometri durante il mio pellegrinaggio, le molte informazioni recepite quel giorno mi furnono davvero utili. Mi rimase scolpito in testa soprattutto la grande stima del parroco nei confronti del popolo turco e riguardo la loro ben nota generosità ed ospitalità, e le preoccupanti problematiche con l’acqua potabile che aveva quello stato. Per quanto la prima potesse darmi animo, il problema dell’acqua era a me già noto, e ritenevo che già possedevo una soluzione. Non sono di certo un medico, ma so bene che la flora intestinale può essere cosantemente rafforzata, sin dai mesi precedenti alla mia partenza, allenandomi per questo pellegrinaggio, ho sempre cercato (dove il buon senso lo ritenava possibile e in piccolissime quantità alla volta) ho sempre bevuto acqua dalla fontane e dai fiumi. Questa abitudine l’ho mantenuta durante tutto il viaggio fino a Gerusalemme, e grazie a DIO non ho mai avuto neppure il più minimo problema, nè di stomaco, nè di salute.

La seconda cosa interessante la appresi parlando con Umberto, quel luogo oggi così privo di religiosi, era un tempo uno dei più affollati della regione. Il convento della SS. Trinità in Sepino fu fondato nel 1519 e venne adibito a casa di studi per la formazione culturale e religiosa dei giovani francescani. La carenza di sacerdoti nella Chiesa è ormai un tema molto noto, e non comprendo come possa essere ancora preso sottogamba dato che il numero di cattolici per sacerdote è crollato dal dopoguerra ad oggi. Se poi si aggiunge il fatto che la maggioranza dei nuovi sacerdoti proviene da paesi sottosviluppati, allora il dubbio è lecito che la religione non sia al passo con il progresso. Chiunque studia sa benissimo che basta aprire a caso un Testo della Sacra Scrittura per constatare di quanto attualissimo ed immortale rimane ad oggi il Messaggio di DIO, ma è l’interpretazione umana odierna e i suoi schemi che non ci appartengono, e questo contribuisce soltanto a renderci sempre più sconosciuti, meno liberi, e sempre più solitari.

 


“La sensazione più piacevole? La pace interiore
L’accoglienza migliore? Il sorriso
La miglior medicina? L’ottimismo
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto
La forza più grande? La fede
La cosa più bella del mondo? L’amore.”
(Madre Teresa di Calcutta)


Tracciato gpx Giorno 8



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