Giona: La storia, e perchè il profeta scappò via

Giona, dipinto da Michelangelo nella cappella Sistina a Roma

Scappare davanti le proprie responsabilità è una cosa che può accadere anche nei grandi uomini e donne di DIO. La storia di Giona, la sua fuga e i tre giorni trascorsi nel pesce, è una delle più intriganti ed enigmatiche della Bibbia. Il profeta Giona fu incaricato da DIO di ammonire il popolo della grandissima e moderna città assira del suo tempo, Ninive, profetizzando sulla loro imminente sciagura nel caso non si fossero pentiti della loro condotta iniqua. Il profeta riceve il compito di avvertire il popolo, ma invece di seguire il comando di DIO, spaventato Giona cerca di scappare e in questa sua fuga sale su una imbarcazione diretto quanto più lontano possibile. Una volta in mare all’improvviso l’imbarcazione è minacciata da inquietanti tempeste, i marinai allora invocano ognuno il proprio Dio nella speranza di essere salvati. Mentre accade tutto ciò, Giona nella stiva dormiva profondamente. Una tempesta delle acque era sicuramente più domabile della tempesta che dimorava nel suo animo, ma un’uomo che era a bordo della nave andò a svegliarlo, incitandolo ad unirsi nella preghiera. Ma Giona è a conoscenza del perchè di quella tempesta, e che la colpa di quell’ira di DIO è solamente sua. Ritienendo che l’unico modo per salvare la nave è farsi gettare in mare, i marinai lo ascoltano e quando il profeta cade in mare, la tempesta si placa e miracolosamente. Giona in acqua viene inghiottito da un grosso pesce, e mentre è nella sua pancia per tre giorni prega DIO e finalmente accetta di compiere la sua missione. Il pesce libera Giona e diventa l’ammonitore e il profeta di Ninive che grazie alla Misericordia di DIO si pentono dei loro peccati. Ma Giona non è contento di aver guidato il popolo, DIO ancora non ha completato la Sua opera ed insegna ancora un’ultima lezione al profeta, la misericordia e la compassione di DIO continuano ad operare per Giona insegnandogli e guidandolo verso l’essenza di DIO.


Bibbia – Libro di Giona

Vocazione di Giona; fuga e punizione del profeta

La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, in questi termini:

2 “Alzati, vai a Ninive, la grande città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a Me.”

Ma Giona si mise in viaggio per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE. Scese a Iafo, dove trovò una nave diretta a Tarsis e, pagato il prezzo del suo viaggio, si imbarcò per andare con loro a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE.

Il SIGNORE scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi. I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio Dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. Il capitano gli si avvicinò e gli disse: “Che fai qui? Dormi? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Egli si darà pensiero di noi e non periremo.” Poi si dissero l’un l’altro: “Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia.” Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona.

Allora gli dissero: “Spiegaci dunque per causa di chi ci capita questa disgrazia! Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?” Egli rispose loro: “Sono Ebreo e temo il SIGNORE, DIO del cielo, che ha fatto il mare e la terraferma.” 10 Allora quegli uomini furono presi da grande spavento e gli domandarono: “Perché hai fatto questo?”. Quegli uomini infatti sapevano che egli fuggiva lontano dalla presenza del SIGNORE, perché egli li aveva messi al corrente della cosa. 11 Poi gli dissero: “Che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi per noi?”. Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. 12 Egli rispose: “Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia”.

13 Tuttavia quegli uomini remavano con forza per raggiungere la riva; ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso. 14 Allora gridarono al SIGNORE e dissero: “SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché Tu, SIGNORE, hai fatto come Ti è piaciuto.” 15 Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò. 16 Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; offrirono un sacrificio al SIGNORE e fecero dei voti.

Giona nel ventre di un pesce; sua preghiera e sua liberazione

Il SIGNORE fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo DIO, e disse:

3 “Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce.

Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto.

Io dicevo, sono cacciato lontano dal Tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo Santo Tempio?

Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa.

Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma Tu mi hai fatto risalire dalla fossa, oh SIGNORE, mio DIO.

Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a Te, nel Tuo Santo Tempio.

Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia;

10 ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal SIGNORE.”

11 E il SIGNORE diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.

Predicazione di Giona a Ninive

La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, per la seconda volta, in questi termini:

2 “Alzati, vai a Ninive, la gran città, e proclama loro quello che io ti comando.” Giona partì e andò a Ninive, come il SIGNORE aveva ordinato. Ninive era una città grande davanti a DIO; ci volevano tre giorni di cammino per attraversarla. Giona cominciò a inoltrarsi nella città per una giornata di cammino e proclamava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta.”

I Niniviti credettero a DIO, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacchi, tutti, dal più grande al più piccolo. E poiché la notizia era giunta al re di Ninive, questi si alzò dal trono, si tolse il mantello di dosso, si coprì di sacco e si mise seduto sulla cenere. Poi, per decreto del re e dei suoi grandi, fu reso noto in Ninive un ordine di questo tipo: “Uomini e animali, armenti e greggi, non assaggino nulla; non vadano al pascolo e non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e gridino a DIO con forza; ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza compiuta dalle sue mani. Forse DIO si ricrederà, si pentirà e spegnerà la sua ira ardente, così che noi non periamo.”

10 DIO vide ciò che facevano, vide che si convertivano dalla loro malvagità e si pentì del male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece.

Irritazione di Giona; rimproveri del SIGNORE

Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato. Allora pregò e disse: “Oh SIGNORE, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un DIO misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. Perciò, SIGNORE, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere».

Il SIGNORE gli disse: “Sei profondamente addolorato?”

Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città. DIO, il SIGNORE, per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo. Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino.

L’indomani, allo spuntar dell’alba, DIO mandò un verme a rosicchiare il ricino e questo seccò. Dopo che il sole si fu alzato, DIO fece soffiare un soffocante vento orientale e il sole picchiò sul capo di Giona così forte da farlo venir meno. Allora egli chiese di morire, dicendo: “È meglio per me morire che vivere.”

DIO disse a Giona: “Sei profondamente addolorato a causa del ricino?”, egli rispose: “Sì, mi addoloro fino a morire.” 10 Il SIGNORE disse: “Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito; 11 e io non avrei pietà di Ninive, la grande città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?”


Perché Giona non ha voluto ascoltare?

La storia ha chiari messaggi sul potere del pentimento e sul fatto che non si può mai scappare dal futuro che DIO ha assegnato per ognuno di noi nelle nostre vite. Ed è per questo motivo che viene letto come l’haftarah dello Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico, quando si contempla il giudizio di DIO e ci si pente.
Eppure alcune parti della storia rimangono molto enigmatiche. Giona non era un uomo qualunque che ha deciso di non dare ascolto alla sua vocazione e di andare per la sua strada. Era un uomo giusto e un profeta del SIGNORE che aveva ricevuto come comando di andare a profetizzare contro la cattiva condotta del popolo, quindi perché avrebbe dovuto disobbedire?
La tradizione orale ebraica (Pirkei D’Rabbi Eliezer, cap. 10.) spiega che ciò che Giona temeva di più era proprio il successo della sua missione e che il popolo di Ninive si sarebbe pentito. Lo temeva per due motivi, il primo è che Giona sapeva che anche il popolo ebraico del suo tempo (riferito al tempo di 2Re, 9) era lontano dall’essere perfetto e aveva un grande bisogno di pentirsi, e infatti, DIO aveva inviato numerosi profeti per istruirli. Eppure, essi non fecero fede ai loro avvertimenti, così se il popolo di Ninive si sarebbe pentito, come sarebbe apparso il popolo d’Israele? Gli angeli accusatori avrebbero potuto dire: “Guardate, gli abitanti pagani di Ninive si sono pentiti. Ma il tuo popolo non ascolta le tue parole, anche dopo essere stato avvertito così tante volte”.
Inoltre Giona temeva anche che se avesse avvertito Ninive della loro imminente rovina e si fossero pentiti, e quindi il decreto sarebbe stato evitato, il popolo avrebbe affermato che lui era un falso profeta. “Guardate” avrebbero detto “ci hai profetizzato che la nostra città sarebbe stata rovesciata, ma invece non è successo niente.” Sicuramente Giona sapeva che DIO ha tantissimi messaggeri e che se non ci fosse andato, DIO avrebbe ispirato qualcun altro, ma davvero pensava di potersi nascondere da Colui che tutto vede e tutto conosce? No, Giona voleva scappare da se stesso, non si sentiva pronto e DIO lo ha condotto ad un errore per condurlo verso la sua personale crescita, ad un suo perfezionamanto.

Inoltre, Giona sapeva certamente anche che un profeta che si trattiene dal profetizzare è responsabile della morte per mano del cielo. Eppure ha cercato di scappare e anche a suo agio più con l’idea di essere gettato in mare in mezzo a una tempesta infuriata piuttosto che essere lui a profetizzare. Sicuramente alla fine la punizione sarebbe comunque arrivata, ma almeno lui, Giona, non ne avrebbe fatto parte. La lezione di questa storia è fantastica, non è solo sulla potenza del pentimento o sul fatto che non si può scappare da DIO, ma anche che se si mantiene la fede (farsi buttare in mare nella tempesta) alla fine DIO provvede sempre per i credenti affinchè tutto si risolva per il meglio.

Nel Corano

Giona (in arabo: يُونُس, romanizzato: Yūnus) è il titolo del decimo capitolo del Corano. Egli è tradizionalmente considerato molto importante nell’Islam come un profeta fedele ad DIO e che ha trasmesso i Suoi messaggi. Giona è l’unico dei Dodici Profeti Minori ad essere menzionato per nome nel Corano. Nelle Sure 21, 87 e 68, 48, Giona è chiamato Dhul-Nūn (in arabo: ذُو ٱلنُّوْن; significa ” Colui del pesce”). In 4, 163 e 6, 86, egli è indicato come “un apostolo di DIO”. E la Surah 37, 139-148 racconta la storia per intero di Giona:

Così anche Giona era tra coloro che sono stati inviati [da DIO].
Quando scappò [come uno schiavo dalla prigionia] sulla nave [completamente] carica,
Essi tirarono a sorte, ed è stato condannato:
Poi il grande pesce lo inghiottì, egli aveva compiuto atti degni di biasimo.
Se non fosse stato [per il fatto] che si pentì e glorificò DIO,
sarebbe certamente rimasto dentro il pesce fino al Giorno della Resurrezione.
Ma [DIO] lo getto sulla nuda riva, in uno stato di malessere.
E [in seguito] feci crescere sopra di lui una pianta in germogliazione,
e lo mandai [in missione] a centomila [uomini] o più.
E loro hanno creduto, così è stato permesso loro di godere [della loro vita] per ancora un po’ di tempo.
(Corano, capitolo 37 As-Saaffat, versetti 139-148)

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