PARTE I
Una giovane donna di nome Maria a era promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe discendente della famiglia di Re Davide. Ma prima che i due coniugi iniziassero a stare insieme, Marià rimase incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a cattive parole da parte delle persone, si ripropose di lasciarla ma senza che nessuno lo sapesse.
Ma proprio mentre aveva questi pensieri nell’animo, un Angelo del SIGNORE gli apparve in sogno, dicendo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie, perché ciò che in lei è stato generato, proviene dallo Spirito Santo. Lei partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù, da Yeshua che in Ebraico significa DIO salva, infatti egli salverà il suo popolo dai peccati.”
Questo avvenne, affinché si adempisse quanto profetizzato da Isaia: “La giovane donna resteràrà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto il nome di Emmanuele”, che tradotto vuol dire: “DIO è con noi”.
Giuseppe si svegliò dal sonno, e fece come l’Angelo di DIO aveva comandato e tenne con sé sua moglie Maria che partorì un figlio che chiamarono Gesù.
Gesù era nato a Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. In quel tempo dei magi provenienti dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo”.
Ma ad udire queste parole il re Erode si arrabbiò molto, e così riunendo tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informò sul luogo in cui il prescelto doveva nascere. Il prescelto era colui che nelle Sacre Scritture era stato unto con l’olio in segno di consacrazione a DIO, chiamato in Ebraico Messia e in Greco Cristo.
Venuto Erode a sapere che il Messia doveva nascere a Betlemme, nella Giudea, fece chiamare nuovamente i magi, chiedendo loro di fornirgli precise informazioni sul bambino, in modo che anche lui potesse recarsi ad adorarlo.
Così i magi partirono, seguendo la stella che avevano vista in Oriente, giungendo così fino luogo dov’era il bambino.
Si prostrarono, adorarono il bambino e offrirono dei doni che avevano portato: oro, incenso e mirra. Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un’altra strada.
In quei giorni l’imperatore Romano Augusto ordinò che tutti andassero a presentarsi ai governatori in modo da poter contare il grande numero della popolazione, ognuno registrandosi nella propria città. Giuseppe, perché apparteneva alla famiglia discendente di Davide, andò con Maria sua moglie, nella città di Nazareth in Galilea a Betlemme in Giudea. Era proprio in quel minuscolo posto di periferia, poco lontano dalla gloriosa Gerusalemme, dove era nato il famose re del passato Davide, colui che aveva sconfitto il gigante Golia.
Fu proprio mentre erano a Betlemme che Maria partorì Gesù, e dato che erano lontani da casa dimorarono in un luogo provvisorio, munito solamente di una mangiatoia per animali, che la mamma utilizzò come una culla. Lo avvolse in calde e morbide fasce e aspettarono l’indomani.
In quel luogo c’erano molti pastori che vivevano nella periferia dei campi, e che vegliavano sulle loro greggi di notte. Ed in quella notte percepirono un Angelo di DIO, che con una luce celeste li rischiarava, spaventandoli, ma il Messaggero del Signore DIO disse loro:
“Non temete, perché ecco che vi porto una buona notizia. Una grande gioia che arriverà per tutto il popolo dei credenti, perché oggi è nato nella città di Davide un bambino che sarà il Salvatore ed il Prescelto. Questo sarà il segno che vi guiderà: Troverete un bambino in fasce che giace in una mangiatoia”.
Ed improvvisamente si unirono con l’Angelo una gran moltitudine di figure celesti che cantavano la lode a DIO dicendo:
“Gloria a DIO in altissimo, e pace in terra tra gli uomini e le donne di buona volontà”.
Quando gli Angeli si allontanarono, i pastori si dissero: “Andiamo a Betlemme a vedere ciò che DIO ci ha voluto far conoscere”. Così trovarono Maria, Giuseppe ed il bambino che giaceva in una mangiatoia.
Quando lo videro, fecero sapere ciò che era stato annunciato loro di questo bambino, e tutti si meravigliarono. Eppure Maria tenne per sé queste cose, seppure le ricordò nel suo cuore.
I pastori se ne andarono, ringraziando e lodando DIO per ciò che di meraviglioso avevano sentito e visto, e soprattutto per la grande predizione del buon avvenire dei credenti.
PARTE II
La grande fuga e l’avventura in Egitto
Non molto tempo dopo la nascita di Gesù, un angelo che operava per conto di DIO si presentò in sogno a Giuseppe. L’angelo era come un messaggero supereroe e disse: “Presto, Giuseppe! È tempo di compiere una grande avventura. Prendi Maria e il bambino Gesù, prendi le tue cose e vai in Egitto. Il re Erode, ha reso oscuro il suo cuore e la sua Anima, sta cercando Gesù perchè è molto geloso, e vuole liberarsene”.
Giuseppe era un uomo di fede, che credeva in DIO, anche se gli parlava solo attraversdo i sogni. Come un padre supereroe, non perse tempo. Svegliò Maria, prese in braccio il piccolo Gesù e partirono per l’Egitto sotto la coltre del cielo notturno, come agenti segreti in missione. In Egitto si trasferirono in una nuova dimora e vi rimasero fino a quando il re Erode non fu più una minaccia per la loro famiglia.
Tornato a Betlemme, il re Erode si aggirava nervoso nel suo palazzo, arrabbiato quando si rese conto che i Magi lo avevano ingannato. Comportandosi come un re malvagio in un libro delle fiabe, ordinò qualcosa di molto terribile. Uccidere tutti i bambini di Betlemme di età non superiore ai due anni. Fu un periodo buio e triste per gli abitanti di Betlemme.
Ma non c’è da preoccuparsi! Ogni bella storia ha delle parti tristi, ma poi le cose volgono sempre al meglio. Quando il cattivo re Erode morì, l’angelo celeste tornò in sogno a Giuseppe e gli disse: “Via libera, Giuseppe! Ora è tutto tranquillo. Puoi prendere Maria e Gesù e tornare a casa tua in Israele”.
Il grande ritorno e una nuova casa
Giuseppe fece come gli aveva detto l’angelo. Prese Maria e Gesù e tornarono in Israele. Ma quando sentirono che il figlio di Erode era diventato re, si spaventarono parecchio. Immaginate di tornare nel vostro vecchio quartiere per poi scoprire che il fratello minore del bullo è adesso al comando.
Così si trasferirono in un’altra città, Nazareth, in Galilea. Era un luogo tranquillo, perfetto per la crescita di Gesù. Questa parte della storia ci mostra che anche quando le cose sembrano preoccupanti, DIO ha sempre un piano e si prende cura dei giusti.
Ricordatelo quando vivrete le vostre avventure. Forse non vi appariranno angeli in sogno o non dovrete fuggire in Egitto, ma l’amore e la protezione di DIO sono con voi, proprio come con Gesù, Maria e Giuseppe.
PARTE III
Gesù, il giovane studioso nel tempio
Dopo la grande avventura in Egitto, Giuseppe, Maria e Gesù tornarono in Israele. Tuttavia, quando sentirono che il figlio di Erode era diventato re, provarono un brivido di paura. Decisero quindi di trasferirsi in un altro quartiere, una città chiamata Nazareth in Galilea, un po’ come se si trasferissero in una nuova scuola o in una nuova strada.
Man mano che Gesù cresceva, proprio come state facendo voi ora, diventava più forte, la sua mente diventava più acuta e si riempiva di saggezza. Aveva un cuore gentile e tutti gli volevano bene, proprio come il bambino più amichevole della tua classe.
Un giorno, quando Gesù aveva dodici anni, la stessa età di alcuni di voi, la sua famiglia si recò nella vivace città di Gerusalemme per una grande festa. Era un’occasione speciale, come il Natale o una grande festa di compleanno.
La festa era molto divertente, con tanto cibo, giochi e risate. Ma quando tutto finì e tutti fecero i bagagli per tornare a casa, Gesù, il nostro giovane eroe, decise di rimanere nel tempio. Era immerso in una conversazione con gli insegnanti, un po’ come se si fermasse dopo le lezioni per chiacchierare con il proprio insegnante preferito.
Maria e Giuseppe, proprio come potrebbero fare i vostri genitori, iniziarono il viaggio verso casa, pensando che Gesù fosse da qualche parte nel gruppo. Ma poi si sono resi conto che, oh-oh, Gesù non era con loro! È stato come quel momento in cui non si trova il proprio giocattolo o animale domestico preferito.
Erano preoccupati e si affrettarono a tornare a Gerusalemme, con il cuore che batteva forte nel petto. Cercarono ovunque, sotto ogni sasso, dietro ogni angolo, come in un drammatico gioco a nascondino.
Passò un giorno, poi due, poi tre. Dopo tre giorni interi di ansiosa ricerca, finalmente lo trovarono. E indovinate dov’era? Nel tempio, seduto comodamente tra gli insegnanti, ad ascoltare e a fare domande. Pensate un po’, un dodicenne che discute di grandi idee con sapienti studiosi!
Tutti coloro che videro Gesù rimasero sbalorditi dalla sua comprensione e dalle sue risposte. Erano stupiti, con gli occhi spalancati e le mascelle che cadevano, proprio come quando sorprendi i tuoi genitori con qualcosa di nuovo che hai imparato.
Quando Maria vide Gesù, fu sollevata ma anche un po’ turbata, proprio come potrebbe esserlo la tua mamma se ti allontanassi. Disse: “Figlio, perché ci hai trattato così? Ti abbiamo cercato dappertutto e siamo stati molto preoccupati”.
Ma Gesù, con un sorriso sereno, rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che dovevo essere nella casa del Padre mio?”. Le sue parole erano come un indovinello segreto di cui solo lui conosceva la risposta.
Maria e Giuseppe erano perplessi. Si grattavano la testa e si scambiavano occhiate confuse. Ma anche se non capivano del tutto, erano sollevati di vedere il loro bambino sano e salvo.
Così Gesù, il nostro giovane eroe, tornò con loro a Nazareth. Continuò a crescere in saggezza, impressionando tutti quelli che incontrava, proprio come voi impressionate i vostri insegnanti e i vostri genitori con ogni cosa nuova che imparate.
Ogni giorno che passava, Gesù diventava più alto, la sua saggezza si approfondiva e il favore di Dio splendeva su di lui. Era un faro di luce nella sua città, proprio come un faro che guida le navi nella notte.
Crescendo, si fece molti amici e imparò anche un mestiere. Divenne un falegname, come Giuseppe, che creava cose bellissime con il legno, proprio come si fanno bei disegni o si costruiscono cose fantastiche con i blocchi.
Gli anni passarono e il nostro giovane eroe non era più così giovane. Ma non dimenticò mai la sua missione. Sapeva di avere un lavoro speciale da svolgere, molto
PARTE IV
Gesù, il figlio del falegname, diventa grande
Quando Gesù si trasformò da ragazzo in giovane uomo, imparò molte cose. Una di queste era fare il falegname, proprio come suo padre Giuseppe. Imparò a trasformare i pezzi di legno in oggetti utili, proprio come si può costruire con il Lego o disegnare un bel quadro.
Gesù non era solo bravo con le mani; era anche di buon cuore, proprio come la persona più gentile che conoscete. Aiutava le persone ogni volta che poteva, sempre pronto con un sorriso e una mano.
Era anche intelligente, come la persona più intelligente della tua classe. Aveva sempre risposte ponderate e faceva domande interessanti. Era rispettoso con gli anziani e gentile con i giovani.
Tutti a Nazareth conoscevano Gesù. Era benvoluto da tutti, dalla nonna più anziana al più piccolo dei bambini. La sua calda presenza era accogliente come una giornata di sole dopo una settimana di pioggia.
Ma Gesù era più del figlio di un falegname. Era speciale. Era colui che Dio aveva promesso molto tempo prima. Era colui che avrebbe portato la luce nel mondo, come una torcia nel buio.
Era una grande promessa, una grande responsabilità. Ma Gesù si stava preparando. Si stava preparando per il giorno in cui avrebbe iniziato quel lavoro così importante, proprio come ci si prepara per un esame importante o per una presentazione scolastica.
Man mano che Gesù cresceva, capiva sempre di più questo importante lavoro. Sapeva di essere qui per mostrare alle persone come amarsi l’un l’altro e come amare Dio, proprio come un insegnante ti aiuta a capire una lezione difficile.
Capì che era qui per salvare le persone dalle loro malefatte, per mostrare loro una via migliore. Era come una guida che conduceva le persone su un sentiero sicuro attraverso una fitta foresta.
Sapeva di dover insegnare alle persone il regno di Dio, un luogo di amore, pace e gioia. Era come parlare di un bel sogno che poteva diventare realtà.
Ogni giorno che passava, Gesù si preparava per la sua missione. Era come un supereroe in allenamento, che si preparava a salvare il mondo.
Ma queste sono storie per un altro giorno. Per ora, chiudiamo qui questo capitolo. È ora di chiudere il libro e di pensare alla storia che abbiamo appena letto.
Sogniamo quindi stelle, angeli, pastori e un bambino nato in una mangiatoia. Un bambino che sarebbe diventato un falegname gentile, un maestro saggio, una guida amorevole e un supereroe che avrebbe cambiato il mondo.
PARTE V
Giovanni Battista e il battesimo di Gesù
Il tempo scorreva come un fiume e Gesù da bambino diventava uomo. Nello stesso periodo, un altro uomo di nome Giovanni faceva scalpore nel deserto.
Giovanni era un tipo interessante. Viveva nel deserto, lontano dal trambusto delle città. I suoi abiti erano fatti di peli di cammello, ruvidi e graffianti, e aveva una dieta che faceva storcere il naso: locuste e miele selvatico!
Quest’uomo era conosciuto come Giovanni Battista. Non fu chiamato così in onore del ballerino di danza o del giocatore di basket. No, era chiamato Battista perché aveva un compito molto importante: battezzava le persone nel fiume Giordano.
Il battesimo era un rito speciale. Le persone entravano nell’acqua e Giovanni le immergeva. Quando risalivano, era come se ricominciassero da capo, pronti a diventare persone migliori.
Giovanni disse a tutti di allontanarsi dalle loro azioni sbagliate, proprio come si potrebbe chiedere scusa dopo aver fatto qualcosa di cattivo. Disse che dovevano prepararsi perché stava arrivando una persona molto speciale.
Questa persona speciale era più potente, più gentile e più amorevole di chiunque altro. Era come aspettare la più grande e bella sorpresa di compleanno!
Un giorno, Gesù andò a trovare Giovanni. Anche lui voleva essere battezzato. Anche se Giovanni riteneva di dover essere battezzato da Gesù, Gesù insistette. Così, Giovanni battezzò Gesù, proprio come aveva fatto con tutti gli altri.
Quando Gesù uscì dall’acqua, accadde qualcosa di straordinario. Fu come la fine di un gioco di prestigio, quando tutti sussultano per la sorpresa. Il cielo si aprì e lo Spirito Santo scese su di lui.
Ora, lo Spirito Santo non scese di corsa come una stella cadente. Scese dolcemente, pacificamente, come una colomba che atterra sul ramo di un albero. Era uno spettacolo bellissimo, quasi come un dipinto che prende vita.
Poi, una voce risuonò dal cielo, forte e chiara. Non era spaventosa, ma incuteva timore, come il ruggito di un leone o un tuono. La voce disse: “Questo è il Figlio mio, che io amo; di lui mi compiaccio”.
Sentendo questo, tutti capirono che Gesù non era un uomo comune. Era il Figlio di Dio, amato da Dio, e Dio era molto contento di lui. Era come ricevere la più grande stella d’oro sul proprio lavoro dall’insegnante più severo.
Questo era l’inizio della missione di Gesù, il suo importantissimo lavoro. Era pronto a insegnare alle persone l’amore di Dio, il perdono e come vivere una vita piena di bontà e gentilezza.
Dopo il battesimo, Gesù non si affrettò a partire. Rimase nel deserto per un po’. Passò del tempo da solo, preparandosi per il viaggio che lo attendeva, come un corridore prima di una gara o un pilota prima di un volo.
Durante questo periodo, fu messo alla prova in molti modi. Ma rimase forte, scegliendo sempre ciò che era giusto e buono. Era come un cavaliere coraggioso che resiste a uno stregone malvagio.
Dopo questo periodo nel deserto, Gesù era pronto. Iniziò il suo lavoro, diffondendo la buona notizia dell’amore di Dio. Andava in giro a insegnare, guarire e aiutare le persone.
Le sue parole toccarono molti cuori. Le sue azioni cambiarono molte vite. E il suo amore fece una grande differenza. Era come un piccolo seme che cresceva in un grande e bellissimo albero.
E così iniziò la missione di Gesù. Non era più solo il figlio del falegname. Era Gesù l’insegnante, Gesù il guaritore, Gesù il Salvatore.
PARTE VI
Il ministero e i miracoli di Gesù
Dopo il battesimo, Gesù iniziò il suo ministero, una missione speciale affidatagli da Dio. Viaggiò di città in città, diffondendo la buona notizia dell’amore di Dio. La notizia dei suoi insegnamenti e dei suoi miracoli si diffondeva a macchia d’olio e le folle si radunavano per vederlo, proprio come i tifosi a una partita di calcio.
Una delle cose più sorprendenti di Gesù era la sua capacità di compiere miracoli. Immaginate di poter far tornare la vista a un cieco, semplicemente toccandogli gli occhi! Gesù ha fatto questo e molto di più. Guariva le persone malate, anche quelle che erano malate da molti anni. Era come se avesse un tocco magico di guarigione.
Ma non è tutto. Gesù ha persino riportato in vita le persone! C’era un uomo di nome Lazzaro che era morto da quattro giorni, ma quando Gesù lo chiamò, Lazzaro uscì dalla sua tomba, di nuovo vivo! Immaginate la sorpresa sul volto di tutti.
Gesù aveva anche un rapporto speciale con la natura. Una volta, durante una spaventosa tempesta, quando i suoi amici pensavano che la loro barca sarebbe affondata, Gesù disse semplicemente: “Pace, state tranquilli”, e la tempesta si fermò immediatamente. Era come se il vento e le onde lo ascoltassero!
Ma Gesù non si limitò a compiere miracoli. Insegnava anche alle persone lezioni importanti sulla vita. Lo faceva attraverso storie, che oggi chiamiamo parabole. Una delle sue parabole più famose è la storia del Buon Samaritano, che ci insegna ad amare il prossimo, anche se è diverso da noi.
In questa parabola, un uomo viene picchiato dai ladri e abbandonato sulla strada. Molte persone passano senza aiutarlo, ma un samaritano, appartenente a un gruppo spesso ignorato o non gradito, si ferma e soccorre l’uomo ferito. Questa storia ci insegna che dovremmo aiutare chiunque abbia bisogno, a prescindere da chi sia.
Un’altra parabola famosa è quella del Figliol Prodigo. Questa storia parla di un giovane che si allontana da casa, spreca tutti i suoi soldi e poi torna a casa, temendo che suo padre si arrabbi. Ma il padre è felice che sia tornato a casa e gli organizza una grande festa. Questa parabola ci insegna il perdono e l’amore di Dio.
Gesù insegnò ai suoi seguaci anche come pregare. Ha dato loro le parole che oggi chiamiamo “Il Padre Nostro”. È una bellissima preghiera che parla del regno di Dio, chiede le necessità quotidiane, il perdono e la guida.
Nel suo ministero, Gesù ha mostrato alle persone il potere dell’amore, del perdono e della misericordia di Dio. Ha invitato tutti a far parte del regno di Dio e ci ha mostrato come vivere una vita piena di amore e gentilezza. I suoi insegnamenti continuano a guidarci anche oggi, a distanza di migliaia di anni.
PARTE VII
L’ultima cena
Mentre il suo tempo sulla terra volgeva al termine, Gesù organizzò un pasto speciale da condividere con i suoi amici, i discepoli. Non si trattava di un pasto qualsiasi, ma della Pasqua ebraica, una grande festa in cui le famiglie si riunivano per ricordare come Dio aveva salvato i loro antenati dalla schiavitù in Egitto.
Si riunirono in una grande sala superiore, un luogo pieno di calore e di luce. La tavola era imbandita con i piatti più raffinati e l’aroma del banchetto riempiva la stanza. Ma c’era anche un senso di tristezza, perché Gesù sapeva che quello sarebbe stato l’ultimo pasto con i suoi amici prima di doverli lasciare.
Mentre si sedevano per mangiare, Gesù fece qualcosa di inaspettato. Si alzò dal pasto, si tolse gli abiti esterni e si avvolse un asciugamano intorno alla vita. Poi versò dell’acqua in una bacinella e cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli, asciugandoli con l’asciugamano che lo avvolgeva.
Questo era un lavoro che di solito faceva un servo, non un insegnante o un leader. I discepoli rimasero scioccati. Ma Gesù spiegò che lo faceva per mostrare loro un esempio di amore e di servizio. Voleva che sapessero che essere un leader significa prendersi cura degli altri, anche nei modi più umili.
Dopodiché, Gesù tornò a tavola e prese un pezzo di pane. Ringraziò Dio, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me”.
Poi, dopo la cena, Gesù prese una coppa di vino. Lo rese grazie e poi lo passò ai suoi amici, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”.
Queste parole erano piene di un significato profondo. Gesù stava dicendo ai suoi amici che si sarebbe sacrificato per loro e per tutti gli uomini. Voleva che ricordassero il suo sacrificio ogni volta che mangiavano il pane e bevevano il vino insieme.
Ma nelle sue parole c’era anche un accenno di speranza. Dicendo “nuova alleanza”, Gesù prometteva che la sua morte non sarebbe stata la fine. Al contrario, avrebbe creato un nuovo rapporto tra Dio e il popolo, basato sul perdono e sull’amore.
Dopo il pasto, hanno cantato insieme un inno. È stato un momento agrodolce, pieno di amore e tristezza, speranza e paura. Ma in tutto questo, Gesù era lì con loro, confortandoli e preparandoli per ciò che sarebbe accaduto.
L’Ultima Cena non fu solo un pasto. Fu un momento di profondo legame, un ricordo che i discepoli avrebbero portato con sé per il resto della loro vita. Ed è una storia che ricordiamo ancora oggi, ogni volta che ci riuniamo intorno a un tavolo per spezzare il pane e condividere il calice nel nome di Gesù.
PARTE VIII
La morte e la risurrezione di Gesù
Dopo l’Ultima Cena, Gesù e i suoi discepoli si recarono in un giardino chiamato Getsemani. Lì, Gesù pregò profondamente, sapendo cosa stava per accadere. Ma mentre pregava, arrivarono dei soldati e lo arrestarono. Lo portarono dai capi che erano gelosi di Gesù e non capivano il suo messaggio d’amore.
Gesù fu portato davanti a Ponzio Pilato, il governatore romano. Pur non trovando alcuna colpa in Gesù, Pilato, temendo una sommossa da parte della folla, cedette alle loro grida di crocifiggerlo. Gesù fu condotto via, portando sulle spalle una pesante croce di legno.
Fu messo a morte su questa croce, una punizione riservata ai criminali. Mentre era appeso, chiese a Dio di perdonare coloro che gli avevano fatto del male, mostrando il suo immenso amore e il suo perdono anche nei suoi ultimi momenti. I suoi amici e la sua famiglia assistettero addolorati, con il cuore spezzato.
Il corpo di Gesù fu tolto dalla croce e deposto in una tomba. Una grande pietra fu rotolata sull’ingresso e fuori furono poste delle guardie. Fu un momento di profonda tristezza e confusione per i suoi amici. Colui che avevano amato e seguito non c’era più.
Ma tre giorni dopo accadde qualcosa di straordinario. Quando alcune donne, tra cui Maria Maddalena, si recarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù con le spezie, trovarono la pietra rotolata via e il sepolcro era vuoto!
Improvvisamente apparvero due angeli che dissero: “Perché cercate il vivo tra i morti? Non è qui; è risorto!”. Rimasero stupiti. Poteva essere vero? Gesù poteva essere risorto dai morti?
Tornarono di corsa a raccontare la storia agli altri discepoli, che rimasero stupiti. Pietro e Giovanni si precipitarono al sepolcro e lo trovarono proprio come avevano detto le donne. Ma non videro Gesù. Era un mistero.
Più tardi, quel giorno, Gesù apparve a due discepoli sulla strada di un villaggio chiamato Emmaus. All’inizio non lo riconobbero, ma quando spezzò il pane con loro, i loro occhi si aprirono. Tornarono di corsa a Gerusalemme per raccontarlo agli altri.
Mentre parlavano, Gesù stesso si presentò in mezzo a loro e disse: “La pace sia con voi”. Erano terrorizzati, pensando di aver visto un fantasma. Ma Gesù mostrò loro le mani e i piedi e chiese qualcosa da mangiare. Erano felicissimi e stupiti.
Nei quaranta giorni successivi, Gesù apparve a molte persone. Insegnò loro, mangiò con loro e assicurò loro che era vivo. Disse loro di diffondere a tutti la buona notizia dell’amore e del perdono di Dio. Promise anche che lo Spirito Santo sarebbe venuto per guidarli e aiutarli.
Poi, quando giunse il momento di partire, Gesù condusse i suoi discepoli su una collina fuori Gerusalemme. Li benedisse e poi fu assunto in cielo, scomparendo dalla loro vista.
I discepoli tornarono a Gerusalemme pieni di gioia. Sapevano che Gesù era vivo, che era il Figlio di Dio e che aveva sconfitto la morte. Questa era la notizia più grande di tutte.
Ricordarono tutte le parabole che Gesù aveva raccontato loro, come quella del Figliol Prodigo, che mostrava il perdono incessante di Dio; quella del Buon Samaritano, che insegnava loro ad amare il prossimo; quella del Seminatore e dei Semi, che ricordava loro di diffondere la buona novella. Tutte queste storie avevano ora un significato ancora più profondo.
Così, attesero la venuta dello Spirito Santo, pronti a continuare l’opera che Gesù aveva iniziato: condividere l’amore di Dio con tutti, ovunque. Ed è quello che facciamo ancora oggi, ricordando la morte e celebrando la risurrezione di Gesù, il nostro Salvatore, e condividendo il suo messaggio d’amore.
PARTE IX
L’Ascensione di Gesù
Dopo la sua risurrezione, Gesù rimase sulla terra per quaranta giorni. Durante questo periodo, camminò e parlò con i suoi discepoli, dando loro ulteriori istruzioni e saggezza. Spiegò loro di più sul Regno di Dio e su come dovevano vivere. Essi ascoltavano attentamente, assorbendo ogni parola che Gesù diceva.
Parlò loro di amore e gentilezza, di perdono e umiltà. Li incoraggiò ad essere coraggiosi e ad avere fede anche quando le cose sembravano difficili. Ricordò loro che non erano soli, che Dio era sempre con loro e che potevano sempre contare sull’amore e sulla guida di Dio.
Dopo quei quaranta giorni, Gesù condusse i suoi discepoli su una collina fuori Gerusalemme. Mentre li guardavano, fu sollevato e scomparve in una nuvola, tornando al Padre suo nei cieli. Rimasero lì a fissare il cielo, stupiti di ciò a cui avevano appena assistito.
Ma prima di andarsene, Gesù fece una promessa ai suoi discepoli. Disse loro che avrebbe mandato lo Spirito Santo per confortarli, guidarli e dare loro il potere di continuare la sua opera sulla terra. Lo Spirito Santo, spiegò Gesù, avrebbe ricordato loro tutto ciò che aveva insegnato loro e li avrebbe aiutati a comprenderlo più profondamente.
Poi, con un’ultima benedizione, Gesù salì al cielo. I suoi discepoli lo guardarono scomparire tra le nuvole, con il cuore pieno di stupore e meraviglia. Ma non furono lasciati soli. Gesù aveva promesso loro lo Spirito Santo, ed essi confidarono nella sua parola.
La storia di Gesù non finisce con la sua ascensione. Perché anche se non è fisicamente con noi, Gesù è ancora presente nella nostra vita. È presente ogni volta che mostriamo amore gli uni agli altri, ogni volta che aiutiamo qualcuno nel bisogno, ogni volta che offriamo una parola di gentilezza o un atto di generosità.
Facciamo parte della storia di Gesù ogni volta che preghiamo, ogni volta che ci riuniamo nel suo nome, ogni volta che scegliamo di seguire i suoi insegnamenti. È così che manteniamo viva la storia di Gesù: vivendo come lui ci ha insegnato a vivere, amando come lui ci ha insegnato ad amare.
Seguire gli insegnamenti di Gesù può renderci più felici nella nostra vita. Può aiutarci a formare relazioni forti e affettuose, può fornirci un senso di scopo e di direzione e può darci una pace profonda e duratura che deriva dalla consapevolezza di essere amati da Dio.
Inoltre, vivere secondo gli insegnamenti di Gesù può renderci più saggi. Gesù ci ha insegnato a essere umili, ad ascoltare attentamente e a pensare prima di agire. Questi insegnamenti possono aiutarci a prendere decisioni sagge e ad affrontare le sfide della vita con grazia e comprensione.
Gli insegnamenti di Gesù ci rendono anche più forti. Ci aiutano a sviluppare un forte carattere morale, ci danno il coraggio di difendere ciò che è giusto e ci danno la capacità di andare avanti, anche quando la vita si fa dura.
Quindi, anche se Gesù è asceso al cielo, è ancora con noi, ci insegna e ci guida. È presente nelle nostre vite, nei nostri cuori e nelle nostre azioni. E quando viviamo i suoi insegnamenti, diventiamo parte della sua storia, della sua opera continua nel mondo.
Questo è il bellissimo messaggio del Vangelo. È un messaggio di amore, di speranza e del potere trasformativo degli insegnamenti di Gesù. È un messaggio che ci invita a far parte di qualcosa di molto più grande di noi, a far parte della storia continua dell’amore di Gesù per il mondo.