Chi era Qoelet nel Libro dell’Ecclesiaste
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Introduzione

Nel contesto Biblico delle Sacre Scritture secondo le Religioni Abramitiche, risalta una figura nota come Qoheleth. Un termine arcaico, e ricco di connotazioni spirituali, tradotto letteralmente con “predicatore”, o “maestro”. Questa figura si trova nel versetto iniziale di uno dei Testi spiritualmente più profondi, l’Ecclesiaste, che riflette la saggezza divina impartita nelle Sacre Scritture.

La profondità spirituale di Qoheleth trascende la comprensione dei mortali, poiché egli non è solo un personaggio, ma un tramite divino di conoscenza, che si riverbera negli echi di Ecclesiaste 1, 12 ; 7, 27 e 12,8-11.

Ecclesiaste 1, 12 – “Io, il Predicatore, sono stato re su Israele a Gerusalemme.”

Ecclesiaste 7, 27 – “Ecco ciò che io ho trovato, dice il Predicatore, considerando una cosa alla volta, per trovare una soluzione.”

Ecclesiaste 12, 8-11 – “Vanità delle vanità, dice il Predicatore; tutto è vanità. Il Predicatore, oltre ad essere saggio, ha anche insegnato al popolo la conoscenza; egli ha ponderato, cercato e disposto molte massime. Il Predicatore ha cercato di trovare parole gradite e scrivere con retta verità parole di verità. Le parole dei saggi sono come stimoli, come punti fissati dai pastori, sono stati dati da un solo Pastore. Prendete, figli miei, l’esortazione: l’acquisire molti libri non ha fine e il molto studio affatica il corpo.”

Il suo ruolo quindi racchiude il sacro dovere di diffondere la saggezza divina, un faro che ci guida nel vasto mare dei misteri della vita. La profondità spirituale di Qoheleth ci sfida a scavare più a fondo nell’analisi spirituale degli esseri umani, nella comprensione della nostra stessa natura e posto nell’Eterna Creazione di DIO, provando a svelare le profonde verità che si celano al suo interno.

Chi era Qoelet?

Sebbene nel testo non sia resa alcuna identità esplicita, un attento esame delle scritture, intrecciato con una comprensione approfondita della realtà dei credenti, ci ha portato a identificare Qoheleth con Salomone. Questo deriva dal fatto che il saggio figlio di Re Davide era un tempo il sovrano in Israele, allineandosi con il riferimento “re di Gerusalemme”. Inoltre seppure l’espressione riportata nel primo versetto “figlio di Davide”, un altro aspetto dell’identità di Salomone in congruenza con Ecclesiaste 1:1. Infatti, Salomone è direttamente “figlio di Davide”. In effetti, Salomone è un “figlio” diretto di Davide, il che rende questo versetto più chiaramente applicabile a lui che a quasi tutti gli altri.

La ricerca dell’identificazione di Qoheleth trova profonda consistenza verso la conclusione dell’Ecclesiaste. Ecclesiaste 12, 9 illumina Qoheleth come colui che “meditò, cercò e mise in ordine molti proverbi”, una rappresentazione che risuona con quella di Salomone come autore di proverbi (1 Re 4, 32 ; Proverbi 1, 1). L’attribuzione della saggezza a Qoheleth è un’ulteriore congruenza con la rappresentazione di Salomone (1 Re 4, 29).

Ecclesiaste 12, 9 descrive Qoheleth come colui che impartisce la conoscenza al popolo, una caratteristica sinonimo della rappresentazione biblica di Salomone (1 Re 4:33-34). Questa immagine è ulteriormente rafforzata in Ecclesiaste 1,16-17.

L’essenza dell’Ecclesiaste si intreccia anche con la nozione di Salomone come Qoheleth. Salomone, noto per la sua profonda saggezza, l’immensa ricchezza e il formidabile potere (2 Cronache 1:11-13), si allinea alle esperienze dell’autore dell’Ecclesiaste, che viene raffigurato come un possessore di ricchezza e potere (Ecclesiaste 2:6-7). Questa correlazione rafforza l’ipotesi che Salomone sia l’enigmatico Qoheleth.

Re Salomone e la saggezza

Seppur “saggio tra i saggi”, purtroppo, esiste un periodo nella vita di Salomone in cui egli si allontanò dal cammino di onorare DIO attraverso la sua sapienza. Ebbe numerosissimi matrimoni e centinaia di concubine, allontanandosi dal Piano del Signore (2 Re 11, 1-3). È interessante notare che, a differenza di altri re d’Israele che erano associati a profeti, per Salomone non è specificato tale legame. Questo aspetto intrigante si allinea ulteriormente con l’idea che Salomone sia l’enigmatico Qoheleth dell’Ecclesiaste, un libro scritto da un individuo che ha esplorato ogni strada alla ricerca della realizzazione, solo per trovare tutto vano e senza un apparente “senso concreto” (Ecclesiaste 1, 2). L’Ecclesiaste racconta la storia di una persona saggia che si è comportato volutamente da stolto per giungere alla conclusione che DIO è la ricerca definitiva (Ecclesiaste 12, 13-14). Questo ritratto è in armonia con la rappresentazione biblica di Salomone, in particolare per quanto riguarda la sua saggezza, ricchezza e conoscenza spirituale.

Il contenuto dell’Ecclesiaste ha un tono profondamente personale e introspettivo, offrendo intuizioni e rimpianti di una persona che si avvicina al tramonto della vita. È plausibile che Salomone stesso abbia composto queste parole in prossimità della sua morte, con le sfide affrontate verso la fine del suo regno che potevano portare a una profonda convinzione (1 Re 11,9-12).
Nel complesso, le prove contro l’identità di Salomone come Qoheleth rimangono inconcludenti, mentre una quantità sostanziale di prove circostanziali supporta l’affermazione.

Svelare l’enigmatico Salomone

Dopo un’esplorazione completa dell’identità di Qoheleth, emerge chiaramente il suo viaggio di trasformazione espresso nelle pagine di Ecclesiaste. Attraverso la lente di questa odissea spirituale, siamo invitati a immergerci nelle profonde complessità della saggezza. Leggendo ci ritroveremo ad affrontare la natura fugace delle ricerche mondane, Qoelet esamina le varie vie che l’umanità percorre per cercare felicità e realizzazione, come la ricchezza, il piacere, il potere e la fama, ma alla fine giunge alla conclusione che tutto ciò è effimero e insoddisfacente. Ciò ci spinge a riflettere sulle nostre stesse ricerche e desideri, invitandoci a considerare se stiamo inseguendo le cose giuste o se ci stiamo perdendo in una corsa senza fine verso il nulla.

Ma attraverso le parole di Qoheleth risuona anche una clamorosa verità: solo DIO possiede la chiave per la vera realizzazione. Egli ci invita a guardare al di là delle fugaci soddisfazioni che il mondo può offrire e a rivolgere il nostro sguardo verso l’eterno. Solo nel Creatore, e quindi nel “bene”, possiamo trovare una vera e duratura pienezza, una gioia che va al di là delle circostanze mutevoli e delle delusioni della vita. Se DIO è il nostro scopo ultimo, se riponiamo davvero la nostra fiducia nel Padre, e seguiamo i Suoi cammini, troveremo la pace.

 

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