Quando la Legge era Giustizia Equivalente
“Occhio per occhio, dente per dente.” Questa espressione, che oggi suona agli orecchi moderni come cruda e vendicativa, fu in origine una formula giuridica di giustizia proporzionale, introdotta per limitare l’impulso alla vendetta personale e stabilire un principio di equità. Nei tempi antichi, in cui la legge scritta era rara e il diritto consuetudinario dominava, la vendetta poteva facilmente degenerare in faide sanguinose e senza fine. In tale contesto, la Torah, così come il Codice di Hammurabi in Babilonia, propose una regola di contenimento, un passo avanti rispetto alla barbarie della vendetta illimitata.
Nel Libro dell’Esodo è scritto:
“Ma se segue una disgrazia, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”
(Esodo 21, 23-24)
Questa non era un’esortazione alla crudeltà, ma piuttosto una codificazione giuridica per garantire che la pena fosse commisurata al danno, né più né meno. In un tempo in cui la dignità umana era spesso negata, il principio della lex talionis (legge del taglione) introduceva un seme di giustizia regolata. Se oggi questo principio ci pare duro, è solo perché il nostro senso di giustizia si è evoluto proprio grazie a secoli di fermento etico e spirituale, fermento acceso da queste stesse Scritture.
La legge del taglione, dunque, rappresenta un primo gradino della scala che porta l’umanità verso una visione superiore della giustizia. Essa fu necessaria, in un tempo in cui il cuore umano non era ancora pronto ad accogliere il perdono, la misericordia e l’amore per il nemico. La Rivelazione non cala nel mondo come un assoluto astratto e incomprensibile, ma si incarna nella storia, si piega alla comprensione del tempo per poi elevarla, passo dopo passo.
Nel contesto biblico, questa legge non veniva sempre applicata in forma letterale. Anche nella tradizione ebraica si sviluppò presto un principio di compensazione monetaria per i danni subiti, come attestato nel Talmud. Dunque, la “lettera” del comandamento cedeva già allora il passo allo spirito della giustizia, che mira al ristoro e non alla mutilazione.
Il Linguaggio della Rivelazione: Scritture per il Loro Tempo
DIO non cambia, ma l’uomo cambia, ed è proprio per questo che la Rivelazione si dispiega nel tempo. Essa non cala come un monolite immodificabile, ma si rivela progressivamente, adattandosi alla capacità di ricezione dell’umanità. Come un maestro saggio che insegna a un bambino prima l’alfabeto e poi la poesia, così il Signore ha parlato ai Suoi figli secondo le stagioni della loro crescita spirituale.
Il principio della gradualità è visibile in tutta la Scrittura: ciò che in un tempo era comandato, in un altro è superato o trasformato. Non perché sia contraddetto, ma perché è compreso in una luce nuova. La legge del taglione, ad esempio, nella tradizione ebraica rabbinica fu oggetto di una riflessione profonda e umanizzante. Il Talmud Bavli, trattato Bava Kamma 83b-84a, ci dice chiaramente che “occhio per occhio” non andava applicato in senso fisico, ma andava convertito in compensazione monetaria, proporzionata al danno subito.
“Rabbi Eliezer dice: ‘Occhio per occhio’ – significa davvero occhio? No, poiché la Torah dice ‘giudicherete con giustizia’, e la giustizia non può consistere nel ferire un altro. È denaro.”
(Bava Kamma 83b)
Questo passo straordinario dimostra che la tradizione orale e la coscienza spirituale del popolo ebraico avevano già intuito ciò che la lettera della Legge, da sola, non poteva esprimere. Anche nel cuore della Legge mosaica vi era un seme di misericordia, una direzione, un orientamento verso un’etica più alta. E la funzione del profeta, del saggio, del maestro è proprio quella di rivelare il significato profondo dietro le parole, non fermarsi alla superficie.
Così, la Scrittura non è mai solo ciò che appare: è una scala tra Cielo e terra, una pedagogia del Divino che accompagna l’uomo in un processo di purificazione interiore e collettiva. Chi legge la Bibbia, il Vangelo o il Corano come testi fermi e senza tempo, non ha ancora compreso che essi sono vivi, come l’umanità alla quale si rivolgono.
Il Superamento di Gesù: Porgi l’Altra Guancia
Quando il Messia di Israele, il Figlio dell’Uomo, salì sul monte e aprì bocca per insegnare, non intese abolire quanto era stato detto prima di Lui, bensì ricondurre ogni parola al suo significato più alto, spirituale e salvifico. Così disse:
“Avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio: anzi, se uno ti percuote la guancia destra, porgigli anche l’altra.”
(Matteo 5:38-39)
Questo non è un semplice insegnamento morale, ma una trasfigurazione della giustizia, una chiamata a uscire dal ciclo eterno della reciprocità del male. Non più “ciò che mi fai, ti farò”, ma “ciò che mi fai, lo riceverò con amore, perché la tua cattiveria non contamini il mio cuore”.
Gesù, in queste parole, non contraddice la Legge di Mosè, ma la porta al compimento (cfr. Matteo 5:17). Origene di Alessandria, nel suo commento al Vangelo secondo Matteo, scrive:
“Il Signore non distrugge la Legge, ma la approfondisce. Non la cancella, ma la svela nel suo senso spirituale, affinché non la si osservi solo nella lettera, ma nel cuore.”
(Origene, Commento a Matteo, XV)
E ancora, Giovanni Crisostomo, il grande predicatore di Antiochia, afferma con forza:
“La legge diceva ‘occhio per occhio’ per frenare la rabbia. Cristo invece dice ‘porgi l’altra guancia’ per spegnere il fuoco del male con l’acqua della carità.”
(Omelie su Matteo, XVIII)
Così, il Maestro non distrugge, ma eleva. Prende l’umanità per mano e la conduce su un sentiero più stretto, ma che porta alla libertà vera: quella dell’anima che non è più schiava della reazione, del risentimento, del desiderio di ripagare con la stessa moneta. In questa visione, la giustizia non è più equilibrio del danno, ma sovrabbondanza di bene, che disarma il male con la mitezza.
Nel momento della Croce, questa dottrina non rimane teoria, ma diventa testimonianza incarnata: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23:34). Ecco il vero superamento della legge: non nella cancellazione, ma nell’amore che compie ogni giustizia.
Il Profeta dell’Islam: Misericordia e Contesto nella Sharia
Come per Mosè e per Gesù, anche nella missione del Profeta Muhammad (صلى الله عليه وسلم) troviamo parole forti e norme precise, alcune delle quali – se estrapolate dal contesto – potrebbero sembrare severe o rigide. Tuttavia, quando si guarda alla sua vita intera, si scopre che il suo cuore era avvolto dalla misericordia, e che la legge era per lui uno strumento al servizio della giustizia e della rettitudine, non della vendetta.
Il Corano stesso dice chiaramente:
“E non ti abbiamo inviato se non come misericordia per i mondi.”
(Sura Al-Anbiyā’, 21:107)
Ecco alcuni episodi significativi:
📍 1. La conquista della Mecca (Fath Makkah)
Uno degli episodi più emblematici. Dopo anni di persecuzioni, esilio e guerre, il Profeta ritorna vittorioso alla Mecca. Avrebbe potuto applicare il principio di “occhio per occhio”, ma al contrario dichiara:
“Andate, siete liberi!”
(Sīrah Ibn Hisham, vol. 4)
Non solo perdona i Quraysh, ma non impone alcuna punizione, nemmeno ai suoi peggiori nemici. Tra essi vi era anche Wahshi ibn Harb, l’uccisore di suo amato zio Hamza. Muhammad (صلى الله عليه وسلم), pur profondamente addolorato, lo accoglie nell’Islam.
📍 2. Il caso della donna che insultava il Profeta
Una donna ebraica lanciava quotidianamente rifiuti e insulti al passaggio del Profeta. Quando ella si ammalò, egli si recò a farle visita. Sorpresa, chiese il motivo, ed egli rispose: “Poiché non ti ho vista oggi, ho temuto per la tua salute.”
(riportato in tradizioni orali e sīrah popolari)
Questo episodio, pur non attestato nei Sahih, è profondamente radicato nella cultura islamica e nel cuore dei credenti, e dimostra un insegnamento etico, indipendentemente dalla sua autenticità storica.
📍 3. Il perdono a Suhayl ibn ‘Amr
Durante il trattato di Hudaybiyya, Suhayl ibn ‘Amr fu uno dei più rigidi oppositori. Dopo la conquista della Mecca, ‘Umar ibn al-Khattab propose di farne un esempio. Ma il Profeta rifiutò, dicendo: “Forse un giorno questo uomo parlerà con parole che piaceranno a DIO.”
(Ibn Kathir, al-Bidāyah wa al-Nihāyah)
E in effetti Suhayl divenne musulmano e in seguito pronunciò un discorso potente dopo la morte del Profeta, confortando i credenti.
📍 4. La clemenza verso il beduino che urina nella moschea
Un beduino, ignaro della sacralità del luogo, urinò all’interno della moschea. Alcuni Compagni volevano punirlo, ma il Profeta li fermò:
“Lasciatelo finire, poi lavate il posto con dell’acqua. Siete stati mandati per facilitare, non per rendere le cose difficili.”
(Sahih Bukhari, Hadith 6128)
Conclusioni
Le tre grandi religioni abramitiche — Ebraismo, Cristianesimo e Islam — non si contraddicono, ma si completano nella storia della rivelazione divina, come tappe di una stessa ascesa verso la luce. La legge del taglione, letta con gli occhi del cuore, era un primo passo verso l’ordine, la giustizia, la dignità umana. Ma era solo l’inizio.
Con Gesù, quella legge si fa trasparente, rivelando il volto nascosto del Padre: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:48), ossia misericordiosi, pazienti, pieni di grazia. E con il Profeta Muhammad (صلى الله عليه وسلم), quella misericordia si incarna nelle relazioni quotidiane, nell’atto di governare, nel trattenersi dall’odio, nel trattare il nemico con umanità. La Rivelazione, in tutte le sue forme, ci invita a trascendere la giustizia come equilibrio e ad abbracciare la giustizia come dono, come amore che non chiede il suo.
La giustizia di DIO non è la giustizia degli uomini. Essa eleva, non punisce; corregge, non schiaccia. Per questo, ogni uomo che legge le Scritture deve imparare a distinguere tra la lettera e lo Spirito, tra il comando dato a un popolo nel deserto e l’invito che oggi lo Spirito rivolge a chi vive tra grattacieli e città globali.
“La lettera uccide, ma lo Spirito dà vita.”
(2 Corinzi 3:6)
Così, fratello o sorella che leggi: non giudicare ciò che è stato scritto per il passato, ma discerni ciò che lo Spirito sta dicendo al presente. La Scrittura è viva perché DIO è vivo, e guida l’umanità con pazienza infinita, parlando a ciascuno secondo la sua stagione.
Che tu sia ebreo, cristiano o musulmano, non farti ingannare dai frammenti letti fuori contesto. Guarda alla direzione, al telos, al fine: portare l’umanità a vincere il male con il bene, a rompere la catena della vendetta, a costruire la pace dentro e fuori di sé.
Perché solo quando l’uomo supera l’“occhio per occhio”, e sceglie di porgere l’altra guancia, diventa a sua volta un riflesso di DIO, che perdona, educa e ama.
Bibliografia
Talmud Bavli, Bava Kamma 83b–84a
Origene, Commento a Matteo, XV
Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, XVIII
Vangelo secondo Matteo, cap. 5
Corano, Sura 21:107 (Al-Anbiyā’)
Sahih al-Bukhari, Hadith 6128
Ibn Hisham, Sīrah al-Nabawiyyah
Ibn Kathir, Al-Bidāyah wa al-Nihāyah
Geza Vermes, Jesus the Jew
Reuven Firestone, An Introduction to Islam for Jews
Condividi:
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail