La Parola di DIO non divide, è l’ignoranza dell’interpretazione umana a farlo
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Come possiamo, nel XXI secolo, continuare a vedere i bambini palestinesi brutalmente uccisi, senza provare lo stesso strazio che provammo i nostri predecessori, (e che tutti avrebbero dovuto provare)  nel vedere i bambini ebrei strappati dai seni delle madri, separati dai genitori, deportati nei lager, sterminati senza pietà? Le lezioni della storia non ci hanno forse insegnato nulla?

Non è questione di religione, di etnia, di geografia o di bandiera: quando muore un solo bambino, muore un pezzo del nostro stesso futuro. Non possiamo riconoscerci parte attiva dell’umanità intera, solo nelle vittorie: internet, la tecnologia, la medicina, le scienze. Vinciamo tutti, ma anche involontariamente ci auguriamo che a perdere siano sempre gli altri, quelli a noi lontani.
Ogni bambino ucciso, sia esso palestinese, israeliano o di qualsiasi altro popolo, rappresenta una ferita profonda nel cuore di chiunque si definisca essere umano, credente in DIO, persona retta.

Chi resta indifferente davanti a questa realtà ha perso la propria coscienza. L’ingiustizia non diventa più tollerabile se colpisce milioni di Palesinesi da una parte, e poche migliaia dall’altra, perchè un solo bambino basta a condannarci tutti.

L’Unità delle Fedi: Una Chiamata dal Corano

Il Sacro Corano solitamente non è compreso interamente, tradotto erroneamente, o letto con pregiudizio. Eppure, i suoi versetti a chi ha cuore, parlano chiaramente a favore di coloro che cercano la giustizia, la misericordia e la pace.

“In verità, coloro che credono, gli Ebrei, i Cristiani e i Sabei, chiunque creda in DIO e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti.”
(Corano 2, 62)

“E non discutete con la gente del Libro [gli Ebrei e i Cristiani del tempo] se non in modo migliore, eccetto coloro tra loro che sono ingiusti, e dite: ‘Noi crediamo in ciò che ci è stato rivelato e in ciò che è stato rivelato a voi. Il nostro DIO e il vostro DIO è uno solo, e a Lui noi siamo sottomessi’.”
(Corano 29, 46)

Questo versetto del Corano (29, 46) è tra i più chiari ed elevati richiami all’unità spirituale tra le fedi abramitiche. Esso non solo invita al dialogo rispettoso con la “gente del Libro”, ovvero ebrei e cristiani — ma afferma con solennità un principio cardine della Rivelazione: “Il nostro DIO e il vostro DIO è uno solo.”

Ma è l’ultima parola, spesso ignorata o mal compresa, che merita particolare attenzione: “sottomessi”.

Nel testo arabo, il termine usato è muslimūn (مسلمون), che letteralmente significa coloro che si sottomettono (a DIO). Da qui deriva il termine “musulmano”, non come appartenenza ad un’identità politica o etnica, ma come condizione spirituale di chi accetta volontariamente la volontà del Creatore.

Nel contesto coranico, “sottomettersi” non significa appartenere ad una religione, o piegarsi con timore davanti a un despota, ma riconoscere l’Ordine Divino, accettarne le leggi morali, e vivere nella consapevolezza della propria creatura-limite, lasciando che sia DIO a guidare, correggere, illuminare.

Purtroppo, molte interpretazioni moderne, sia da parte di detrattori che di estremisti, hanno frainteso o manipolato questo concetto, associando la “sottomissione” a immagini di coercizione, obbedienza cieca o addirittura violenza. Ma questo è l’opposto del significato originario. Nella prospettiva coranica, sottomettersi a DIO è atto di libertà spirituale, è riconoscere una volontà superiore che opera per il bene, la giustizia, e la misericordia. È il gesto consapevole di Abramo, che si “sottomise” per amore e fiducia in DIO, e che per questo è padre non solo dell’Ebraismo, ma anche dell’Islam, e del cristianesimo.

Il versetto afferma che ciò che conta veramente, e non è di certo l’etichetta confessionale, ma il compiere il bene e il riconoscere l’Unicità di DIO. Chiunque percorra questa via, ebreo, cristiano, musulmano o sabeo, è un credente autentico.


Versetti del Corano che Invitano alla Giustizia, Pace e Uguaglianza

“O voi che credete! Siate assidui nella giustizia, testimoni per DIO, anche contro voi stessi, i vostri genitori o i vostri parenti. Che sia ricco o povero, DIO è più vicino ad entrambi…”
(Corano 4, 135)

“DIO vi ordina di restituire i depositi ai loro legittimi proprietari e, quando giudicate tra la gente, giudicate con giustizia…”
(Corano 4, 58)

“E se [i nemici] inclinano alla pace, allora inclina anche tu alla pace, e riponi la tua fiducia in DIO…”
(Corano 8:61)

“DIO non vi proibisce di essere buoni e giusti verso coloro che non vi hanno combattuto per la religione né vi hanno cacciato dalle vostre case…”
(Corano 60, 8)

Il messaggio è inequivocabile: la giustizia non è un’opzione, ma un dovere. La pace non è debolezza, ma forza. L’Islam, come il cuore delle altre fedi abramitiche, è fondato su questi principi.

Molti erroneamente interpretano il Corano e l'Islam come religione violenta

Troppe volte l’Islam viene dipinto, per ignoranza o per propaganda, come una religione guerrafondaia. Ma il messaggio autentico del Corano è chiaro: giustizia, misericordia, dignità per ogni essere umano. Le sure che parlano di guerra si riferiscono a contesti storici specifici, in cui i musulmani erano perseguitati, cacciati, aggrediti.

Il vero “jihad”, secondo il Profeta Muhammad (pace su di lui), è la lotta interiore contro l’ego e l’ingiustizia. L’Islam non solo permette, ma incoraggia la pace, il dialogo e la coesistenza.

Anche la Torah e la Bibbia possono essere mal interpretate

Persino nella Bibbia, testo di pace, giustizia e amore, si trovano passi che possono essere travisati. La storia ci insegna come le Scritture siano state usate per giustificare crociate, colonizzazioni e schiavitù. Ma il problema non è il testo, bensì l’intento di chi lo legge senza umiltà.

Le parole di DIO devono essere comprese nello Spirito, non solo nella lettera, devono essere contestualizzate al periodo storico. Chi le usa per giustificare l’odio tradisce la loro essenza. Chi invece le legge con cuore sincero e mente aperta, scopre che tutti i Libri Sacri, se letti con cuore puro, conducono alla compassione, al rispetto e all’unità.

Conclusione: Un’unica Famiglia Spirituale

I figli di Abramo sono oggi chiamati a un’opera sacra: spezzare le catene dell’odio, costruire ponti di riconciliazione e alzare la voce per i piccoli, per gli innocenti, per chi non ha voce. La vera spiritualità non sta nel proclamarsi detentori della verità assoluta, ma nel riconoscere l’immagine di DIO nell’altro.

Le Parole di DIO non dividono. È l’uomo, con la sua arroganza e la sua ignoranza, a usare quelle parole per creare barriere. Ma se torniamo all’essenza, alla Verità che unisce e non divide, allora potremo davvero prepararci alla Prima Pace Mondiale.

“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.”
Primo Levi, Se questo è un uomo

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