|
Ascolta il post in Audio
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Tabella dei Contenuti
Introduzione
Il Sabato è uno dei doni più antichi e solenni che DIO abbia affidato all’uomo. Prima ancora di essere un comandamento dato a Israele, esso affonda le sue radici nella Creazione: DIO cessò dalla Sua opera, benedisse il settimo giorno e lo santificò. Il Sabato è dunque tempo separato, consacrato, nel quale l’uomo è chiamato a interrompere il proprio lavoro e a ricordare che la vita non dipende soltanto da ciò che produce, costruisce o guadagna.
Ma che cosa significa realmente non lavorare di Sabato?
Nel corso dei secoli, uomini sinceramente desiderosi di osservare la Legge hanno costruito interpretazioni, regole e precauzioni sempre più dettagliate, spesso con il nobile intento di evitare persino la possibilità di trasgredire il comandamento. Rispetto profondamente questo desiderio di obbedienza. Tuttavia, per chi considera le Sacre Scritture la suprema autorità nel discernere la volontà di DIO, rimane una domanda fondamentale: dove termina il comandamento di DIO e dove comincia l’interpretazione dell’uomo?
La Mishnah, come gli Hadith nella tradizione islamica e molti altri corpus religiosi sviluppatisi nel corso della storia, contiene insegnamenti, interpretazioni e tradizioni elaborate da uomini di fede. Possono essere studiati, rispettati e compresi nel loro contesto; ma non per questo diventano automaticamente Parola pronunciata da DIO. Quando vogliamo sapere che cosa il Creatore abbia realmente comandato, il primo riferimento deve quindi rimanere ciò che è scritto nelle Sacre Scritture.
Questo principio non significa trasformare il Sabato in un giorno nel quale “tutto è permesso”. Non tutto ciò che facciamo volentieri è lecito di Sabato. Un uomo potrebbe commerciare, raccogliere legna o svolgere il proprio lavoro con grande piacere, ma il piacere personale non annulla un comandamento divino. La domanda corretta non è quindi: “Mi piace farlo?” La domanda è: “DIO lo ha proibito?”
Personalmente, il Sabato spengo il telefono, interrompo il lavoro, non mi occupo degli affari ordinari e cerco di restituire questo giorno al suo significato più profondo: ringraziare DIO, stare con la famiglia, leggere e meditare le Scritture, parlare maggiormente di amore, bene, pace e incontro. E anche scrivere, quando ciò che nasce dalla mente e dal cuore è rivolto alla ricerca di DIO e alla condivisione del bene.
Ma questa convinzione non deve poggiare semplicemente sul sentimento personale. Deve poter affrontare la Scrittura.
Per questo la domanda dalla quale dobbiamo partire è semplice e, allo stesso tempo, decisiva:
Che cosa ha realmente comandato DIO sul Sabato?
Che cosa ha realmente comandato DIO sul Sabato?
Per comprendere il Sabato bisogna partire da DIO, non dalle regole costruite successivamente intorno al Suo comandamento.
In Genesi 2:2-3, DIO completa l’opera della Creazione e cessa nel settimo giorno, benedicendolo e santificandolo. Il principio originario è quindi semplice: sei giorni appartengono all’opera dell’uomo; il settimo viene separato e consacrato.
Nel quarto comandamento DIO rende questo principio esplicito:
“Il settimo giorno è il Sabato in onore del SIGNORE tuo DIO: non farai alcuna melakhah.”
(Esodo 20:10)
La parola ebraica מְלָאכָה – melakhah indica l’opera, il lavoro, l’attività mediante la quale l’uomo produce, realizza e porta avanti le proprie occupazioni. La Torah non dice: non pensare, non parlare, non leggere, non camminare, non amare, non gioire. Dice: cessa dalla tua opera.
Deuteronomio 5 aggiunge un significato ancora più umano: Israele deve ricordare di essere stato schiavo in Egitto. Il Sabato diventa così anche liberazione dal dominio del lavoro. Devono riposare il padre, la madre, i figli, il servo, la serva, lo straniero e perfino gli animali. Nessuno deve essere ridotto a macchina produttiva sette giorni su sette.
La Scrittura mostra anche attività concretamente incompatibili con il Sabato: raccogliere ciò che serve al proprio lavoro, svolgere commercio, trasportare merci, continuare le normali attività economiche. Il caso dell’uomo che raccoglie legna in Numeri 15 e la denuncia dei commercianti in Neemia 13 ricordano che il piacere personale non può trasformare un’attività proibita in un’attività lecita.
Ma vale anche il principio contrario: non possiamo trasformare automaticamente in peccato ciò che DIO non ha chiamato peccato.
La domanda corretta, quindi, non è: “Quante cose possiamo proibire per essere più sicuri?”
È:
“Che cosa ha comandato DIO, e come posso santificare veramente il giorno che Egli ha separato?”
Questo è il punto dal quale deve partire ogni sincera osservanza del Sabato.
Il Sabato è riposo dal lavoro, non dalla vita
Santificare il Sabato non significa sospendere la vita. Significa liberarla, per un giorno, dalla necessità di produrre.
Isaia chiama il Sabato “delizia” e invita l’uomo a non inseguire continuamente i propri interessi, ma a trovare gioia nel SIGNORE (Isaia 58:13-14). Anche il Salmo 92, espressamente dedicato al giorno del Sabato, parla di ringraziare DIO, proclamare la Sua bontà e contemplare le Sue opere.
Il Sabato, quindi, non nasce come una prigione fatta di divieti, ma come uno spazio consacrato alla libertà interiore: tempo per DIO, per la famiglia, per la gratitudine, per la conoscenza, per la misericordia e per il bene.
Yeshua esprime questo principio con parole semplicissime:
“Il Sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il Sabato.”
(Marco 2:27)
E aggiunge:
“È lecito fare del bene di Sabato.”
(Matteo 12:12)
Queste parole non cancellano il comandamento. Al contrario, ne riportano alla luce il significato.
Per questo considero perfettamente coerente con il Sabato leggere le Scritture, parlare di DIO, stare con i propri figli, aiutare qualcuno, discutere di pace, condividere amore e conoscenza e, se nasce spontaneamente una riflessione, anche metterla per iscritto.
La Scrittura non afferma che pensare sia lavoro. Non afferma che amare sia lavoro. Non afferma che insegnare il bene sia lavoro. E non afferma che scrivere, in quanto tale, sia una violazione del Sabato.
Quando una tradizione religiosa aggiunge ulteriori confini, può farlo con l’intenzione sincera di proteggere il comandamento. Ma una precauzione umana non dovrebbe essere confusa con una proibizione pronunciata da DIO.
Il Sabato non ci chiede di diventare immobili.
Ci chiede di ricordare, almeno una volta ogni sette giorni, che siamo molto più di ciò che produciamo.
Conclusioni
Osservare il Sabato significa prima di tutto ascoltare DIO.
Le tradizioni possono aiutare, custodire memoria, offrire disciplina e perfino proteggerci da errori. Ma nessuna tradizione dovrebbe diventare più autorevole della Parola che intende servire.
Per questo non considero il Sabato un esercizio di paura, nel quale l’uomo trascorre il giorno chiedendosi continuamente quale gesto possa renderlo colpevole. Lo considero invece un giorno di libertà consacrata: cessare dal lavoro, allontanarsi dagli interessi ordinari, ricordare il Creatore, vivere la famiglia, cercare il bene, studiare, ringraziare, amare.
E scrivere, se ciò che scriviamo nasce da questo stesso spirito.
Non pretendo che ogni credente osservi il Sabato come faccio io. Rispetto profondamente chi, per coscienza, sceglie regole più severe. Ma allo stesso modo credo che nessun uomo dovrebbe dichiarare peccato ciò che DIO non ha dichiarato peccato.
La Scrittura ci mette persino in guardia dall’aggiungere o togliere alla Sua Parola.
Il mio desiderio, quindi, non è rendere il Sabato più facile. È renderlo più fedele.
Perché il Sabato non appartiene ai rabbini, ai sacerdoti, ai teologi o alle nostre tradizioni.
Il Sabato appartiene a DIO.
E proprio per questo rimane uno dei Suoi doni più belli all’umanità: un giorno nel quale smettere di produrre, per tornare semplicemente a vivere davanti al Creatore.
BIBLIOGRAFIA
- Alex P. Jassen, Scripture and Law in the Dead Sea Scrolls — Cambridge University Press
Studio accademico molto utile per il nostro tema perché analizza come Isaia 58:13 e altri testi biblici sul Sabato siano stati interpretati e progressivamente trasformati in norme più dettagliate nel giudaismo del Secondo Tempio e nella successiva letteratura rabbinica. Aiuta quindi a distinguere bene testo scritturale e sviluppo interpretativo.
Link: https://doi.org/10.1017/CBO9781139013871.007 - Julia Rhyder, “Sabbath and Sanctuary Cult in the Holiness Legislation: A Reassessment”, Journal of Biblical Literature 138 (2019)
Articolo pubblicato nel Journal of Biblical Literature, una delle principali riviste accademiche internazionali di studi biblici. Esamina il ruolo e il significato del Sabato nella legislazione di santità del Levitico, quindi è particolarmente utile per fondare il discorso sul testo biblico e sul suo contesto storico-letterario, senza partire dalla Halakhah successiva.
Link: https://www.jstor.org/stable/10.15699/jbl.1384.2019.2
- Sefaria – Exodus 20:8-11
Testo ebraico del quarto comandamento con traduzioni e strumenti di consultazione della tradizione ebraica. Utile come riferimento diretto alla Torah.
https://www.sefaria.org/Exodus.20.8-11 - Vaticano – Catechismo, “The Sabbath Day”
Presenta la lettura cristiana del Sabato partendo dalla Creazione, dall’Esodo e dal significato spirituale del riposo consacrato a DIO.
https://www.vatican.va/content/catechism/en/part_three/section_two/chapter_one/article_3/i_the_sabbath_day.html - Quran.com – Qur’an 4:154
Utile per mostrare che anche il Corano riconosce esplicitamente il Sabato come parte solenne dell’Alleanza imposta ai figli d’Israele, parlando della proibizione di trasgredirlo.
https://quran.com/4/154
Condividi:
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail