Bibbia (Libro di Isaia)

Il Libro di Isaia (in ebraico: ר ישעיהו, in greco Ησαΐας [esaìas]; in latino Isaias) è il primo degli ultimi profeti nel Canone della Bibbia Ebraica e il primo dtra i profeti maggiori dell’Antico Testamento nel canone della Bibbia Cristiana. All’inizio del Testo si trova una soprascritta che ne deternima l’autore: “parole del profeta dell’VIII secolo a.C. Isaiah ben Amoz”, ma vi sono prove che alcune di queste parole furono composte (o ricomposte) durante o dopo la prigionia babilonese.
Il tema comune che ha catalizzato le magnifiche profezie di uno dei profeti più asoltati e letti nelle Religioni Abramitiche è quello della salvezza del popolo da parte di DIO, ma il lungo Libro di Isaia (66 capitoli) può essere diviso in due temi principali: dal capitolo 1 al 33 la promessa del Giudizio e restaurazione per Giuda, Gerusalemme e le nazioni; Dai capitoli 34 al 66 si presume che il Giudizio sia stato pronunciato e che il restauro verrà presto. Può quindi essere letto come una meditazione estesa sul destino di Gerusalemme e di tutta la terra durante e dopo l’esilio.

Una parte importante del libro descrive come DIO farà di Gerusalemme il centro per la Sue Leggi mondiali attraverso un salvatore di stirpe (un Messia) che distruggerà il suo oppressore (Babilonia); Una cosa davvero eccezionale per gli standard ebraici, questa volta il profeta Isaia “designa” Messia il Re Persiano straniero Ciro il Grande, che è semplicemente l’agente che permette la regalità di YAHWEH. Isaia parla contro i leader corrotti e per gli svantaggiati, e radica la giustizia nella santità di DIO piuttosto che nell’Alleanza di Israele. Isaia 44, 6 contiene la prima chiara affermazione del monoteismo: “Io sono il primo e anche l’ultimo, al di fuori di me non c’è DIO”. Questo modello di monoteismo divenne la caratteristica distintiva delle religioni Abramitiche: il Giudaismo postesilico e la base per il Cristianesimo e l’Islam.

Isaia era una delle opere più popolari tra gli ebrei nel periodo del Secondo Tempio (515 aC circa – 70 EV). Nei circoli cristiani, è stato tenuto in così grande considerazione da essere chiamato “il quinto Vangelo”, e la sua influenza si estende oltre il cristianesimo alla letteratura inglese e alla cultura occidentale in generale, dal libretto del Messia di Handel a una serie di frasi di tutti i giorni come “spade in vomeri” e “una voce nel deserto”.

 

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