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Introduzione

L’Aprente (Fatiha in arabo: الفاتحة ‎, ‘al-fātiḥa’ “la Aprente”) costituisce la prima Sura (Capitolo) del Corano.

Secondo l’Islam essa racchiude l’essenza dell’intero Libro Sacro dell’Islam, il Corano, ed è spesso usata come preghiera (è l’unica Sura assolutamente necessaria per la Ṣalāt) e come formula rituale per sottolineare la pietas Islamica di chi la recita.
In particolari cerimonie, in particolare la stipula di contratti che comportano l’assunzione di diritti e doveri, la recitazione della Fatiha costituisce il momento essenziale che sancisce il patto.

Contenuto

La maggiore diversità rispetto alle altre Sure sta nel fatto che, mentre le altre sono espressione della parola di DIO, e quindi DIO è in prima persona e si rivolge al Profeta Muhammad, usando di solito la terza persona per gli altri uomini (spesso con una formula introduttiva: “di’ (loro): …”), la Fātiḥa si presenta con l’aspetto di una preghiera rivolta a DIO dagli uomini (in questo senso, è stata da molti avvicinata al Padre Nostro dei Cristiani, in quanto preghiera fondamentale della fede).
Da osservare che la formula iniziale “Nel nome di DIO, il Compassionevole il Misericordioso”, la cosiddetta basmala, presente all’inizio di tutte le Sure (ad eccezione della IX), viene qui considerata un versetto a pieno titolo, e computata quindi nel numero totale dei versetti, contrariamente a quanto avviene in tutte le altre sure, in cui la basmala è un incipit che sta “al di fuori” dei versetti veri e propri.

Sura al-Fatiha Analisi Parola per Parola

Corano Capitolo 1 (Mp3 Audiobook)

Sura Al Fatiha Traduzione Interlineare

Versetto Traduzione ASH Maulana Muhammad Ali Arabo Traslitterazione
1 Nel Nome di DIO, il Compassionevole, il Misericordioso. In the name of Allah, the Beneficent, the Merciful. بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ Bismi Allāhi ar-Raḥmāni ar-Raḥīm
2 Lode appartiene a DIO, SIGNORE dei mondi. Praise be to Allah, the Lord of the worlds. الْحَمْدُ لِلَّهِ رَبِّ الْعَالَمِينَ Al-ḥamdu lillāhi rabbi al-‘ālamīn
3 Il Compassionevole, il Misericordioso. The Beneficent, the Merciful. الرَّحْمَٰنِ الرَّحِيمِ Ar-Raḥmāni ar-Raḥīm
4 Re del Giorno del Giudizio. Master of the day of Requital. مَالِكِ يَوْمِ الدِّينِ Māliki yawmi ad-dīn
5 Noi solo Te adoriamo, e solo a Te chiediamo aiuto. Thee do we serve and Thee do we beseech for help. إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ Iyyāka na‘budu wa iyyāka nasta‘īn
6 Guidaci sulla retta Via. Guide us on the right path. اهْدِنَا الصِّرَاطَ الْمُسْتَقِيمَ Ihdinā aṣ-ṣirāṭa al-mustaqīm
7 La via di coloro che hai riempito di grazia; non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né degli sviati. The path of those upon whom Thou hast bestowed favours, not those upon whom wrath is brought down, nor those who go astray. صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ غَيْرِ الْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلَا الضَّالِّينَ Ṣirāṭa alladhīna an‘amta ‘alayhim ghayri al-maghḍūbi ‘alayhim wa lā aḍ-ḍāllīn

Nota (vv.1–3): Questi versetti aprono la Sura alludendo all’Unità e alla regalità della Divinità. Il Suo splendore e la Sua Misericordia sono eterni: l’amore è l’Essenza di DIO, e ricordare la descrizione del SIGNORE dei Mondi riesce a dissipare il dolore dei credenti.

Questo mondo può salvarsi solo attraverso il Suo Nome, e l’Aldilà eterno solo attraverso il Suo perdono. Se non fosse per il messaggio e il Nome di DIO su questa terra, la casa di ogni servo sarebbe desolata; e se non fosse per la Sua Misericordia e generosità nell’Aldilà, il lavoro dei Suoi servi sarebbe insopportabile e inutile. Se non fosse per la visione che illumina il cuore in Paradiso, nulla renderebbe veramente felice un povero corpo umano.

Nota (v.1 – Bismillah): Iniziare una buona azione “nel Nome di DIO” — Allah in arabo — significa rispettare e ricordare il Creatore, augurandosi il buon esito dell’opera. Significa anche che il supplicante intraprende il lavoro in Nome e per conto di DIO, per servire il bene nell’opera e per raggiungere il proprio scopo.

In altre parole, egli dedica la sua vita ad Allah e impiega la propria attività, orientata all’interesse personale e globale, al servizio del bene. Ammette anche la propria impotenza e si affida alla convinzione che ogni cosa può portare frutto esclusivamente se il SIGNORE lo vorrà — inshaAllah — e non per volontà di altri. Invocando DIO nel Nome della Sua benevolenza e misericordia, il credente prega il Suo aiuto per ottenere il successo nella propria impresa.

È certezza dei credenti che nulla esista o abbia effetto al di fuori del corso della Volontà di DIO, che governa ogni attività senza determinare i desideri e i metodi di ogni essere creato, lasciando così a ciascuno il libero arbitrio. La tradizione riporta che il Santo Profeta Muhammad ha fatto sapere che qualsiasi cosa compiuta senza invocare la grazia divina recitando la Bismillah non è approvata da DIO.

Chiunque può iniziare un’opera senza invocare DIO con la Bismillah, e l’opera potrà anche compiersi se la Volontà divina lo permette; tuttavia, ogni modo per ricordare la propria appartenenza al Creatore allontana dagli errori.

Nell’iniziare un’opera nel Nome di DIO, il recitante manifesta aspetti di fondamentale importanza: il riconoscimento dell’Essere Supremo come suo SIGNORE e Padre; la confessione della propria impotenza di semplice uomo senza la piena Conoscenza di DIO; la fede in DIO come Onnipresente e Onnipotente; la fiducia nell’Essere Supremo, cercando il Suo compiacimento e la Sua misericordia.

Nota (v.2 – Al-Ḥamdu): Al-ḥamdu significa che ogni lode, ringraziamento e gratitudine devono essere diretti esclusivamente a DIO, e a nessun altro, dall’inizio dell’Universo fino alla sua fine. Non per costrizione, ma perché solo il Creatore merita veramente di essere lodato.

La lode non è semplicemente per la Sua soddisfazione, ma soprattutto per tutte le benedizioni e i doni messi a disposizione dell’uomo nella sua esistenza: riconoscere i favori ricevuti e non voltare le spalle alla Grazia.

DIO è amore nella sua pienezza e perfezione. Egli non ha bisogno di essere lodato; tuttavia, nella preghiera viene lodato affinché l’orante ami e custodisca gli attributi che vengono lodati, poiché siamo chiamati a imitare DIO.

L’Onnisciente SIGNORE conosce pienamente i bisogni e i desideri di tutte le Sue creature più di quanto esse stesse sappiano. Egli elargisce i Suoi favori e i Suoi doni anche senza ricevere petizioni; eppure, per educare, formare e disciplinare l’umanità, la preghiera in cui Egli viene lodato è necessaria, affinché l’uomo rimanga legato al Creatore misericordioso mentre gode dei doni divini, consapevole della sovranità assoluta del SIGNORE dei doni e della grazia.

Nota (v.4): “Padrone del Giorno del Giudizio” allude alla permanenza della regalità dell’Unità Divina e alla sussistenza dell’onnicomprensività di DIO. Nel Giorno del Giudizio, l’Ultimo Giorno, ogni re e ogni regno finiranno e scompariranno, lasciando spazio soltanto alla regalità eterna del Creatore.

Nei mondi esistenti nulla e nessuno è al di fuori della Sua regalità e del Suo governo. Egli è oggi il SIGNORE dei mondi e domani il Padrone del Giorno del Giudizio. È stato detto che il castigo è vicino, così come la resa dei conti e la ricompensa.

Nota (v.5): “Noi adoriamo solo Te, e solo a Te chiediamo aiuto” allude a due grandi pilastri della religione, attorno ai quali ruota il viaggio di coloro che hanno fede. Il primo è adornare l’Anima attraverso l’adorazione e l’autopurificazione, cioè il miglioramento personale.

Si tratta di mantenere se stessi adornati con un’adorazione priva di ostentazione e con un’obbedienza priva di ipocrisia. L’altro pilastro è purificare l’Anima dall’associare altri a DIO e dal prestare attenzione al potere e alla forza come se fossero indipendenti da Lui.

Nota (v.6): “Guidaci sulla retta via” è la sorgente della preghiera e il midollo spirituale dell’obbedienza. È la supplica, la richiesta e l’implorazione dei fedeli: la ricerca della rettitudine e della fermezza nella fede.

Significa: “Guidaci su questa via, facci viaggiare su di essa e rendici saldi in essa”. Si tratta di purificare la propria anima, di mantenerla pulita dal male, dalla menzogna, dall’associazionismo e dalla corruzione, e di non dipendere dal proprio potere e dalla propria forza.

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