Damasco

Damasco (in arabo: دمشق‎, Dimashq) è la capitale della Siria. Città storica, nata nello stesso periodo delle civiltà mesopotamiche, in origine la sua popolazione era costituita da genti di stirpe semitica orientale, successivamente note come Aramei. È considerata, al pari di Gerico, la più antica città del mondo fra quelle abitate in maniera continuativa perché secondo gli archeologi le prime testimonianze di abitazioni a Damasco risalirebbe ad 11.000 anni fa. La capitale di questo Stato potrebbe quindi essere la città più antica del mondo tuttora esistente. Con 1.949.000 abitanti (censimento del 2013) è la seconda città più popolata del Paese dopo Aleppo, mentre l’area metropolitana, con oltre 5.000.000 di abitanti, è la più popolata della Siria.

Città bizantina fino alla conquista araba, attuata dall’esercito musulmano guidato da Khālid b. al-Walīd, da Abū ʿUbayda b. al-Jarrāḥ, Yazīd b. Abī Sufyān, Shuraḥbīl b. Ḥasana e da ʿAmr ibn al-ʿĀṣ. Damasco si arrese per accordo, conservando così la libertà di culto e i titoli di proprietà dei suoi abitanti (anche se all’epoca del califfo omayyade al-Walīd I b. ʿAbd al-Malik si disse che una parte della città, inconsapevole delle trattative era stata conquistata manu militari, legittimando le autorità musulmane ad espropriare del tutto l’area sacra su cui sorgeva la cattedrale di San Giovanni Battista, trasformata nella Moschea degli Omayyadi).

Damasco fu dal 661 al 750 la capitale del califfato omayyade e fu solo con la vittoria degli Abbasidi che la sede califfale fu spostata a Baghdād. Declinò politicamente per tutto il periodo abbaside, per riacquistare importanza nel periodo ayyubide e mamelucco. In età ottomana decadde del tutto, trasformandosi in una cittadina di nessuna rilevanza economica, pur mantenendo un certo prestigio culturale.

Damasco è stata eletta capitale araba della cultura per il 2008.

Storia

Nell’antichità

La Grande Moschea di Damasco, detta anche “La Moschea Bianca”

Le prime testimonianze della città si trovano nelle tavolette di Mari (1810-1750 a.C.) e negli archivi di Ebla (2500 a.C.). All’inizio del II millennio a.C. divenne amorrita e, alla metà di quello stesso millennio, entrò nella sfera di influenza egiziana, come viene confermato da diversi documenti degli archivi di Amarna, la capitale del faraone Akhenaton. Dopo la metà del secondo millennio, entrò nell’orbita del regno ittita e dopo la battaglia di Kadesh, del 1274 a.C., divenne parte dell’impero ittita, ma per poco, perché ancora durante il regno di Ramesse II, Damasco rientrò nella sfera di influenza Egiziana.

 

Aram-Damasco

Nel IX secolo a.C., Damasco fu occupata dagli Aramei, che vi fissarono la loro capitale, Aram-Damasco, e la città assunse un ruolo primario nel controllo dell’espansione dei regni di Israele e di Giuda. Nel 732 a.C., la città venne conquistata dal re assiro, Tiglatpileser III e nel 572 a.C. dal re babilonese, Nabucodonosor II, che occupò la Siria e la Palestina inglobando nel suo impero anche Damasco. Nel 539 a.C., tutta la regione venne conquistata dal re persiano Ciro II, che ne fece una provincia (satrapia), il cui governatore (satrapo) risiedeva a Damasco.

La Damasco greco-romana

Dopo la battaglia di Isso, del novembre 333 a.C., le truppe macedoni di Alessandro Magno occuparono la satrapia di Siria e nel 332 a.C. il generale Parmenione conquistò Damasco. Dopo la morte di Alessandro e la spartizione del suo impero, i Seleucidi, che avevano ereditato la parte orientale dei suoi domini – Mesopotamia, Siria, Persia e parte dell’Asia Minore – e i Tolomei, che si erano autoproclamati Faraoni d’Egitto, lottarono a lungo per il predominio sulla Palestina e la Fenicia. Damasco fu coinvolta negli scontri ed ebbe a soffrire la mancanza di un’amministrazione sicura fino alla conquista dei Nabatei (85 a.C. circa), che la tennero sino all’arrivo di Pompeo (64 a.C.). Damasco fece parte dell’Impero romano per circa 700 anni, inclusa nel territorio della provincia siriaca che aveva per capitale Antiochia, la terza città dell’impero.

Solo alcuni anni dopo la conquista i Romani cedettero la città al controllo dei Nabatei che ne fecero una città-stato con un ruolo importante in ambito commerciale. Durante il periodo augusteo, la città fu arricchita di nuove costruzioni, tra cui un teatro, un ippodromo e un ginnasio, una via colonnata (come a Palmira e Apamea) e da un sistema idrico che prelevava l’acqua dal fiume Barada ed alimentava la città; nello stesso periodo fu dedicato un santuario al culto di Giove Damasceno.

Durante il I secolo d.C., la città fu visitata da San Paolo che proprio a Damasco venne in contatto col capo della comunità cristiana, Anania. L’imperatore Adriano, nel 117 d.C., conferì a Damasco il titolo di metropoli, e Alessandro Severo, nel 222, la elevò al rango di colonia romana. Dopo l’adozione della religione cristiana, nel IV secolo con Teodosio I, il tempio di Giove Damasceno fu trasformato nella cattedrale di San Giovanni Battista.

Nel V secolo Damasco fece parte dell’impero bizantino e nel VI secolo, con Giustiniano, ebbe un ruolo di rilievo nella politica militare dell’imperatore, come postazione difensiva contro le tribù provenienti dal deserto siriano. Nel 614, tuttavia, la città subì un saccheggio da parte dell’esercito sasanide, guidato da Cosroe II.

Il dominio arabo

Nel 636, dopo la sconfitta di Eraclio I alla battaglia dello Yarmuk (agosto 636), Damasco fu conquistata dagli Arabi guidati da Khālid b. al-Walīd al termine di un assedio durato sei mesi. Sotto il governo del primo califfo omayyade, Muʿāwiya b. Abī Sufyān (661-680), Damasco divenne la capitale del califfato, un impero esteso dall’Atlantico fino all’Asia centrale e al fiume Indo, e la città fu abbellita con nuovi quartieri, palazzi e ospedali; fu migliorata la distribuzione dell’acqua, con la costruzione del canale Nahr Yazīd, esistente ancora oggi, e fu edificata la grande moschea trasformando la cattedrale cristiana di san Giovanni Battista.

Questa fase di splendore finì con l’ascesa al potere degli Abbasidi, che sterminarono gli Omayyadi e spostarono la capitale a Baghdad con il loro secondo califfo al-Manṣūr. Damasco perse di importanza e non fu più governata unitariamente ma fu divisa in quartieri, con proprie istituzioni – moschee, bagni pubblici, mercati, corpi di polizia e milizia civica – che si autogovernavano. All’interno dei quartieri i vari isolati tendevano a dividersi secondo etnia, confessione religiosa o corporazione artigianale. Inoltre gli Abbasidi cercarono di distruggere i segni della presenza degli usurpatori omayyadi, radendo al suolo, tra gli altri il palazzo di Muʿāwiya, detto al-Khaḍra (il palazzo Verde).

La decadenza della dinastia abbaside e del califfato portò Damasco sotto la sfera d’influenza dell’Egitto (878), governato prima dai Tulunidi, poi dagli Ikhshididi ed infine, dal 969, dai Fatimidi. Nel 975, Damasco fu conquistata da un avventuriero turco, di nome Alteghin, che la governò per un breve periodo, con la protezione dell’imperatore di Bisanzio, Basilio II.

L’epoca turca

Nel 1076 la città fu conquistata dai Turchi selgiuchidi, che ne fecero un importante snodo commerciale e la trasformarono in un baluardo contro i Crociati, che ne tentarono più volte la conquista. Dall’inizio del XII secolo, la città fu retta per circa mezzo secolo dalla dinastia dei Buridi. In questo periodo l’economia della regione ebbe a soffrire delle feroci lotte tra Crociati, Turchi selgiuchidi e Fatimidi d’Egitto: i prodotti di prima necessità cominciarono a scarseggiare, per cui quando, nel 1154, l’atabeg turco di Aleppo e Mosul e fiero avversario dei Crociati in Siria, Nūr al-Dīn, diede l’ordine di attaccare la città, gli abitanti stremati lo accolsero come un liberatore, in grado di riportare la pace e la prosperità.

A Nūr al-Dīn, successe come sultano di Siria Salāḥ al-Dīn, già sovrano d’Egitto e capostipite della dinastia degli Ayyubidi, che governò sino al 1193. Di fede sunnita, moltiplicò a Damasco le scuole teologiche, dotate di rendite che resero la città un importante centro intellettuale e religioso; sono di questo periodo la Madrasa al-Nūrī, la Madrasa al-ʿĀdiliyya e il Maristan di Nūr al-Dīn, uno dei più celebri ospedali del mondo medievale musulmano, e l’osservatorio di Qasiyun; inoltre la città, tornata capitale, si espanse fuori della cinta muraria. Nel 1219 iniziarono i lavori per la nuova cittadella, mentre i quartieri della città furono riorganizzati sulla base delle confessioni religiose. Infine, sotto il profilo commerciale, Damasco conobbe uno dei periodi più brillanti della sua storia, grazie alla fama dei broccati di seta, delle armature e delle lame damaschinate, sempre più richieste in Europa dopo che i Crociati ve le avevano diffuse.

I Mamelucchi

Dopo le devastazioni dei Mongoli di Hulagu Khan, nel 1260 prese il potere la dinastia dei Mamelucchi, che fece di Damasco la capitale della provincia di Siria. Nonostante una seconda devastazione ad opera del Khan mongolo, Ghazan, nel 1300, Damasco continuò a godere di una certa prosperità economica, grazie ai rapporti commerciali che intrattenne coi porti provenzali, occitani e con le città di Genova, Pisa e Venezia.

Dopo il grave saccheggio subito dai Mongoli di Tamerlano, nel 1401, la città rimase spopolata per circa mezzo secolo, per poi ripopolarsi espandendosi verso sud. I mamelucchi la arricchirono di scuole coraniche, conventi per confraternite di mistici, fontane e bagni pubblici.

Gli Ottomani

Dopo l’arrivo dei Turchi ottomani, nel 1516, Damasco perse ogni interesse strategico e militare, per cui le fortificazioni furono abbandonate, i fossati colmati e la cittadella cadde in rovina. La città divenne sede di una provincia (pashalik) e grazie alla saggia amministrazione di alcuni governatori, tra cui quelli della famiglia Azem, conobbe un nuovo momento di prosperità, che portò alla costruzione di due splendidi caravanserragli, il khan Sulayman Pascià e il khan Asad Pascià e del palazzo Azm, che oggi ospita il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari. All’interno del centro storico fu costruito, a partire dal XVI secolo, il grande mercato coperto. Nel 1860, i Drusi massacrarono le comunità cristiane ed ebraiche, colpevoli ai loro occhi di godere di troppi privilegi. La città, alla fine del XIX secolo, contava circa 150.000 abitanti e grazie alla presenza di un gruppo intellettuale molto attivo divenne il riferimento politico e culturale del nascente nazionalismo arabo.

Prima guerra mondiale

Damasco venne liberata dal dominio turco-ottomano il 1º ottobre 1918 dalle truppe inglesi di Lawrence d’Arabia e dai beduini di Fayṣal b. al-Ḥusayn b. ʿAlī, che per due anni fu re della Siria.
La città fu liberata al termine della cosiddetta Campagna del Sinai e della Palestina, contro l’Impero ottomano, alleatosi durante la Prima guerra mondiale alle Potenze Centrali.

Dal Primo dopo guerra all’età moderna

Ma, nel 1920, la Siria divenne un protettorato francese e nonostante le proteste e le sollevazioni il generale francese Gourand entrò a Damasco il 25 luglio. Fayṣal, sconfitto il 23 dello stesso mese a Battaglia di Maysalun, dovette fuggire e nel 1921 divenne re dell’Iraq. Damasco fu scossa da una ribellione, nel 1925, durante la rivolta del Jebel druso e fu bombardata dall’aviazione francese.

Capitale della Siria dal 16 settembre 1941, data della proclamazione di indipendenza, durante gli anni della Repubblica Araba Unita (1958-1961) fu relegata in secondo piano rispetto a il Cairo, per poi tornare a essere la sede del governo autonomo della Siria alla fine della fallimentare esperienza. Sino agli anni sessanta del XX secolo Damasco è rimasta una città di dimensioni modeste, ma con l’incremento demografico ha fagocitato le vecchie mura e si è sviluppata in tutte le direzioni, inglobando anche i villaggi dell’oasi.

Religione

L’Islam è la religione dominante. La maggioranza dei musulmani sono sunniti, mentre gli alawiti e gli sciiti Twelver costituiscono minoranze consistenti. Gli alawiti vivono principalmente nei distretti di Mezzeh 86 e Sumariyah. I Twelver vivono principalmente vicino ai luoghi sacri sciiti di Sayyidah Ruqayya e Sayyidah Zaynab. Si ritiene che ci siano più di 200 moschee a Damasco, la più nota delle quali è la Moschea degli Omayyadi. I cristiani rappresentano circa il 15%-20% della popolazione. Diversi riti cristiani orientali hanno la loro sede a Damasco. I quartieri cristiani della città sono Bab Tuma, Qassaa e Ghassani. Ognuno ha molte chiese, in particolare l’antica cappella di San Paolo. Nel sobborgo Soufanieh una serie di apparizioni della Vergine Maria sarebbero state osservate tra il 1982 e il 2004. Una minoranza drusa più piccola abita la città, in particolare nei sobborghi misti cristiani e drusi di Tadamon, Jaramana e Sahnaya. La Chiesa Suprema dei Siriani Ortodossi ha sede a Damasco, Bab Toma. Questa chiesa è indipendente dalla Chiesa siro-ortodossa di Damasco, con sede in Medio Oriente, e ha una propria leadership e struttura in India, anche se entrambe praticano la stessa o simile denominazione del cristianesimo. Ci sono 700.000 membri siriaci ortodossi in Siria.

C’era una piccola comunità ebraica cioè in quello che è chiamato Haret al-Yahud il quartiere ebraico. Sono i resti di un’antica e molto più grande presenza ebraica in Siria, che risale almeno all’epoca romana, se non prima ai tempi del re Davide.

Sufismo

Il sufismo nella seconda metà del XX secolo è stato una corrente influente nelle pratiche religiose sunnite, in particolare a Damasco. Si dà il caso che il più grande movimento musulmano di sole donne e ragazze al mondo sia orientato al sufismo e abbia sede a Damasco, guidato da Munira al-Qubaysi. Il sufismo siriano ha la sua roccaforte nelle regioni urbane come Damasco, dove ha anche stabilito movimenti politici come Zayd, con l’aiuto di una serie di moschee, e clero come Abd al-Ghani al-Nabulsi, Sa’id Hawwa, Abd al-Rahman al-Shaghouri e Muhammad al-Yaqoubi.

Siti storici

Damasco è ricca di siti storici che risalgono a diversi periodi della storia della città. Poiché la città è stata costruita con ogni occupazione, è diventato quasi impossibile scavare tutte le rovine di Damasco che si trovano fino a 2,4 m (8 piedi) sotto il livello moderno. La Cittadella di Damasco si trova nell’angolo nord-ovest della Città Vecchia. La Via Dritta di Damasco (a cui si fa riferimento nella conversione di San Paolo in Atti 9:11), conosciuta anche come la Via Recta, era il decumano (strada principale est-ovest) della Damasco romana, e si estendeva per oltre 1.500 m (4.900 ft). Oggi, consiste nella via di Bab Sharqi e nel Souk Medhat Pasha, un mercato coperto. La via Bab Sharqi è piena di piccoli negozi e conduce al vecchio quartiere cristiano di Bab Tuma (Porta di San Tommaso). Il Medhat Pasha Souq è anche un mercato principale di Damasco e prende il nome da Midhat Pasha, il governatore ottomano della Siria che rinnovò il Souk. Alla fine della via Bab Sharqi, si raggiunge la Casa di Anania, una cappella sotterranea che era la cantina della casa di Anania. La Moschea degli Omayyadi, conosciuta anche come la Grande Moschea di Damasco, è una delle più grandi moschee del mondo e anche uno dei più antichi luoghi di preghiera continua dall’ascesa dell’Islam. Si dice che un santuario nella moschea contenga il corpo di San Giovanni Battista. Il mausoleo dove fu sepolto Saladino si trova nei giardini appena fuori dalla moschea. La moschea di Sayyidah Ruqayya, il santuario della figlia più giovane di Husayn ibn Ali, si trova anche vicino alla moschea degli Omayyadi. L’antico quartiere di Amara è anche a pochi passi da questi siti. Un altro sito molto visitato è la Moschea di Sayyidah Zaynab, dove si trova la tomba di Zaynab bint Ali.

Sciiti, Fatemidi e Dawoodi Bohras credono che dopo la battaglia di Karbala (680 d.C.), in Iraq, il califfo omayyade Yezid portò la testa dell’Imam Husain a Damasco, dove fu inizialmente conservata nel cortile di Yezid Mahal, ora parte del complesso della Moschea Omayyade. Tutti gli altri membri rimanenti della famiglia dell’Imam Husain (rimasti vivi dopo Karbala) insieme alle teste di tutti gli altri compagni, che furono uccisi a Karbala, furono anch’essi portati a Damasco. Questi membri furono tenuti come prigionieri alla periferia della città (vicino a Bab al-Saghir), dove le altre teste furono tenute nello stesso luogo, ora chiamato “Raous-us-sohda-e-karbala”, visitato da tutti gli sciiti. C’è una qibla (luogo di culto) segnata sul posto, dove l’Imam Ali-Zain-ul-Abedin pregava durante la prigionia.

L’Harat Al Yehud o quartiere ebraico è una destinazione turistica storica recentemente restaurata e popolare tra gli europei prima dello scoppio della guerra civile. I vacanzieri possono godersi il quartiere e le antiche case scenografiche abbandonate dalla comunità ebraica siriana completamente scomparsa.

La città vecchia

Entro la cerchia muraria della città vecchia, si trovano tutti i maggiori monumenti cittadini. Il centro è diviso dalla via principale della città romana, la Via recta, che corrispondeva al decumano massimo. Nella zona est, risiedevano i cristiani e gli ebrei, separati: a nord i cristiani, nel quartiere denominato, Bāb Tūmā, e a sud gli ebrei; nel quartiere (Harat al-Yahūd), oggi, per la maggior parte esuli.
La parte occidentale della città vecchia era riservata ai musulmani e in questa zona della città si trova il maggior numero di monumenti. Fuori dalle mura, sotto le mura della cittadella, vi è la statua in bronzo del Saladino a cavallo con ai piedi Rinaldo di Chatillon e Guido di Lusignano, che commemora la vittoriosa Battaglia di Hattin.

La Città Vecchia di Damasco, con un’area approssimativa di 128 ettari, è circondata da bastioni sui lati nord ed est e parte del lato sud. Ci sono sette porte della città esistenti, la più antica delle quali risale al periodo romano. Queste sono, in senso orario a partire dal nord della cittadella:

  • Bab al-Faradis (“la porta dei frutteti”, o “del paradiso”)
  • Bab al-Salam (“la porta della pace”), tutte sul confine nord della Città Vecchia
  • Bab Tuma (“Touma” o “porta di Tommaso”) nell’angolo nord-est, che conduce al quartiere cristiano omonimo,
  • Bab Sharqi (“porta orientale”) nel muro orientale, l’unica a conservare la sua pianta romana
  • Bab Kisan a sud-est, da cui la tradizione vuole che San Paolo sia fuggito da Damasco, calato dai bastioni in una
  • cesta; questa porta è stata chiusa e trasformata in cappella di San Paolo per ricordare questo evento,
  • Bab al-Saghir (La piccola porta)
  • Bab al-Jabiya all’ingresso del Souk Midhat Pasha, a sud-ovest.

Anche altre zone al di fuori della città murata portano il nome di “porta”: Bab al-Faraj, Bab Mousalla e Bab Sreija, entrambe a sud-ovest della città murata.

Architetture religiose

Moschee

  • Grande Moschea degli Omayyadi. Detta la Moschea Bianca è situata nel quartiere di Bāb Tūma (Porta di Tommaso) è senza dubbio uno degli edifici più importanti e rappresentativi della città. Fu costruita dal califfo omayyade al-Walīd b. ʿAbd al-Malik nel 705 d.C. sopra antichi templi e una cattedrale cristiana. Un grande impatto hanno i tre minareti, costruiti in stili diversi. La moschea ha una grande sala di preghiera e un enorme cortile. Qui sono conservate le reliquie di Giovanni Battista, considerate sacre sia dagli abitanti del posto, in gran parte sunniti, sia dalla minoranza sciita, sia dai cristiani.
  • Moschea di Solimano. Costruita per volere di Solimano il Magnifico fra il 1554 e il 1560.
  • Moschea Sayyida Zaynab. Completata nel 1990 è un mausoleo importantissimo per l’Islam sciita in quanto contiene le spoglie di Zaynab bint Ali, terza figlia del primo Imam sciita Ali ibn Abi Talib e nipote del profeta Maometto.
  • Moschea Sayyida Ruqayya. Mausoleo sciita dedicato a Fatima, la figlia di al-Husayn ibn Ali, nel 1985 gli iraniani vi costruirono una moschea piuttosto sobria all’esterno e decoratissima all’interno.

Madrase

  • Madrasa al-Nūrī.
  • Madrasa al-ʿĀdiliyya.
  • Madrasa al-Ẓāhiriyya.

Chiese cristiane

Architetture civili

  • Mausoleo del Saladino. Venne costruito dal al-ʿĀdil I, fratello del Saladino e completato nel 1196. Successivamente vi fu aggiunta una madrasa oggi scomparsa. Caduto in abbandono, il mausoleo fu ricostruito nel 1898 sotto il patrocinio dell’imperatore tedesco Guglielmo II.
  • Palazzo Azm. Grande residenza del governatore ottomano in città, è un bell’esempio di architettura tradizionale damascena. Venne costruito fra il 1749 e il 1754.
  • Khan di Azim Pascià. Il più grande Caravanserraglio di Damasco, costruito nel XVIII secolo da Azim Pascià.

 


Referenze

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